“O capitano! Mio Capitano”. Adulti e giovani, ieri e oggi. Lunedì 21 Settembre dalle ore 17.15 al Circolo Arci di Solaro
9 Settembre 2026 – 11:14

“O capitano! Mio Capitano”, adulti e giovani, ieri e oggi
Lunedì 21 Settembre dalle ore 17.15
Circolo Arci di Solaro
Lunedì 21 settembre alle ore 17,15, con prosecuzione dopocena, al Circolo ARCI Solaro (Lerici) si terrà l’iniziativa “O …

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Rassegna “Libi ‘n Selàa”, Domenica 9 Agosto ore 21.30 a Tellaro

a cura di in data 3 Agosto 2026 – 22:17

Invito

Rassegna “Libi ‘n Selàa
Domenica 9 Agosto ore 21.30
Tellaro

Domenica 9 agosto alle ore 21,30 nuovo appuntamento a Tellaro per la rassegna Libi ‘n Selàa, organizzata dalla Mutuo Soccorso di Tellaro in collaborazione con il Comune di Lerici. Nella piazzetta dell’ex oratorio verrà presentato il libro curato da Giorgio Pagano “Tra utopia e realismo. Appunti sul Sessantotto”. Protagonista sarà Chiara Dogliotti, storica e coautrice del libro, con una lectio magistralis su “Perdere la parola. La violenza politica e il Sessantotto”.
Quale sia il rapporto che intercorre tra il Sessantotto e la stagione della violenza politica degli anni Settanta è questione che è stata a lungo al centro di opposte interpretazioni: da un lato, la rappresentazione del Sessantotto come un’età dell’innocenza, bruscamente interrotta dalla strage di piazza Fontana che segna la nascita della stagione della violenza vista, in questa prospettiva, come un fenomeno soprattutto reattivo a una minaccia; dall’altro, l’individuazione nella contestazione della prima tappa della parabola della lotta armata in Italia. L’esame, svolto da Chiara Dogliotti, di queste opposte interpretazioni consente di mettere a fuoco le ambivalenze che attraversano il Sessantotto italiano: la compresenza di pacifismo e fascinazione per la violenza rivoluzionaria, afflato libertario e irrigidimento ideologico, ampliamento della partecipazione democratica e radicale delegittimazione delle istituzioni. Riconoscere la presenza di culture e linguaggi della violenza già nella stagione della contestazione non significa tuttavia tracciare una genealogia lineare che conduca dal Sessantotto al terrorismo. Molte e profonde sono le linee di frattura tra i due fenomeni, tra queste particolarmente significativa risulta essere il diverso rapporto con la dimensione collettiva e con la parola: alla “presa di parola”, che costituisce uno dei tratti più profondi dell’esperienza sessantottina, si contrappone, nella scelta della lotta armata, la progressiva sostituzione della mediazione politica con l’eloquenza assoluta del gesto. È in questa tensione tra presa e perdita della parola che si cercherà una possibile chiave di lettura del rapporto, complesso e non lineare, tra Sessantotto e violenza politica.

Chiara Dogliotti sarà introdotta da Giorgio Pagano.


La rassegna Libi ‘n Selàa, organizzata dalla Mutuo Soccorso di Tellaro in collaborazione con il Comune di Lerici, si è conclusa con la presentazione del libro curato da Giorgio Pagano “Tra utopia e realismo. Appunti sul Sessantotto” e la lectio magistralis di Chiara Dogliotti, storica e coautrice del libro, su “Perdere la parola. La violenza politica e il Sessantotto”.
“Il Sessantotto – ha affermato Dogliotti – è stato un movimento contraddittorio”. La sua rappresentazione come “un’età dell’innocenza, bruscamente interrotta dalla strage di piazza Fontana che segnerebbe la nascita della stagione della violenza vista, in questa prospettiva, come un fenomeno soprattutto reattivo a una minaccia” non ha molti fondamenti. In realtà – ha proseguito – “ben prima della strage l’afflato liberatorio e non violento del Sessantotto, che indubbiamente esisteva, si impasta con fattori di segno opposto, il settarismo e gli irrigidimenti ideologici e organizzativi e l’idea della violenza, sia in termini di fascinazione estetica, sia in quelli di riflessione teorica”.
Riconoscere la presenza di culture e linguaggi della violenza già nella stagione della contestazione non significa tuttavia, ha concluso la storica, “tracciare una genealogia lineare che conduca dal Sessantotto al terrorismo”. Molte e profonde sono “le linee di frattura tra i due fenomeni, tra queste particolarmente significativa risulta essere il diverso rapporto con la dimensione collettiva e con la parola: alla ‘presa di parola’, che costituisce uno dei tratti più profondi dell’esperienza sessantottina, si contrappone, nella scelta della lotta armata, la progressiva sostituzione della mediazione politica con l’eloquenza assoluta del gesto”.
“Il Sessantotto fu soprattutto altro rispetto alla violenza”, hanno sostenuto Pagano e Dogliotti: “una stagione di mobilitazione collettiva che contribuì a sostanziare la democrazia, ad allargare la base della partecipazione alla costruzione della polis e a inverare il dettato costituzionale, restituendo piena cittadinanza a gruppi sociali che fino a quel momento erano stati in larga misura esclusi dai diritti formalmente riconosciuti in egual misura a tutti i cittadini”.

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