“Lerici negli anni Sessanta”  Stefania Novelli, Riccardo Bonvicini ed Enzo Millepiedi dialogano con Giorgio Pagano, Giovedì 30 settembre ore 18 al Circolo ARCI a La Serra
26 Settembre 2021 – 21:03

“LERICI NEGLI ANNI SESSANTA”
Stefania Novelli, Riccardo Bonvicini ed Enzo Millepiedi
dialogano con Giorgio Pagano
Giovedì 30 settembre ore 18
Circolo ARCI – La Serra

“Lerici negli anni Sessanta”.
Stefania Novelli, Presidente del Comitato territoriale ARCI La Spezia e i giornalisti …

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Dissesto idrogeologico prevenzione ignorata

a cura di in data 10 Gennaio 2011 – 13:28Nessun commento

Il  Secolo  XIX – 10 gennaio 2010 – Oggi, in Provincia, si tengono gli “Stati Generali” sull’emergenza maltempo che ha devastato lo spezzino. Sindaci, Regione, parlamentari faranno il punto su attività, strategie, risorse. “La Regione è in ginocchio – ha dichiarato l’assessore Guccinelli – a fronte dei danni subiti nel 2010, quantificabili in 250 milioni, di cui solo 10 assegnati”. Il presidente Burlando incontrerà mercoledì il sottosegretario Letta, per chiedere che il decreto Milleproroghe stanzi le risorse necessarie a ripristinare la sicurezza. Non c’è da essere ottimisti: ha ragione l’Anci a denunciare la drammatica mancanza di fondi per fronteggiare il disastro ambientale che ha colpito tanta parte del Paese.
Non c’è solo l’emergenza. In tutti questi anni è stato ignorato il tema della prevenzione dal dissesto idrogeologico. Il Governo Berlusconi ha falcidiato le risorse per la manutenzione del territorio, tagliandole di oltre un quinto rispetto a quelle già scarse stanziate dal Governo Prodi. I fondi sono passati dai 510 milioni del 2008 ai 93 del 2011. Ma la svolta da fare è proprio quella della prevenzione, come hanno ricordato in questi giorni i geologi e gli ambientalisti: per non arrivare all’emergenza delle frane, degli smottamenti e delle esondazioni serve la manutenzione ordinaria di un territorio fragilissimo. Si pensi che sono ben 5.581 (il 70%) i Comuni considerati a rischio idrogeologico elevato. Occorrerebbe un “grande patto per la prevenzione”, che impegni Governo, Regioni, Autorità di bacino, Province, Comuni, privati per quella che è la vera grande opera pubblica di cui ha bisogno il Paese. Che farebbe anche risparmiare, perché i costi della prevenzione sono dieci volte inferiori a quelli dell’emergenza.
La prevenzione, però, non è solo un problema di risorse finanziarie, necessita anche di un cambiamento di mentalità, per una gestione organica del suolo in tutti i suoi aspetti, urbanistici, ambientali, sociali. Vuol dire gestire versanti, colline, boschi, corsi d’acqua; cambiare modo di pianificare e progettare; impedire la cementificazione delle colline; favorire il ritorno dell’agricoltura.
Per la difesa delle colline spezzine il nuovo Piano Urbanistico Comunale, adottato nel 2000 ed entrato in vigore nel 2003, ha segnato una svolta: le edificazioni in collina sono molto ridotte, e in ogni caso collegate alla conduzione di un fondo agricolo, proprio per proteggere il territorio dal rischio idrogeologico; i boschi  e il paesaggio terrazzato sono salvaguardati. E tuttavia, valutando la fase attuativa, emerge un problema: molte realtà abitative sono solo seconde case, e non c’è il legame diretto con l’agricoltura. Occorre, allora, ridurre ancor più drasticamente le costruzioni e vincolarle in modo più efficace al recupero e alla manutenzione del territorio.
L’ambiente è dunque una priorità. I temi sono molti. Cito solo quello dell’energia. Il Governo ha deciso per il raddoppio della Snam, ma nessuno o quasi ne parla. E la convenzione con l’Enel si farà? In che modo verranno ridotte le emissioni inquinanti dal 20 al 30%, come prevede il Piano dell’Unione Europea, fatto proprio dai sindaci spezzini? E la green economy prenderà  finalmente slancio? Non è il momento della “calma piatta”, ma di una grande e creativa discussione pubblica.

lontanoevicino@gmail.com

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