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Cultura, la svolta necessaria

a cura di in data 8 marzo 2014 – 13:47Nessun commento

Il Secolo XIX – 8 Marzo 2014 – La cultura è a rischio, anche a Spezia. Diminuiscono i fondi pubblici, le sponsorizzazioni, i contributi delle fondazioni bancarie. Il rischio è la riduzione delle attività, della progettualità, dell’immissione di giovani e di pensieri nuovi. E la caduta del senso di appartenenza tra i cittadini, che sentono le istituzioni culturali più lontane. Il convegno su “Le città e la cultura”, organizzato dall’Associazione Culturale Mediterraneo, è stato utile per riflettere su una nuova strategia, frutto della convergenza tra gli esperti esterni intervenuti, l’assessore alla cultura Luca Basile e le associazioni e gli operatori culturali della città. La crisi deve diventare un’opportunità per un cambiamento coraggioso. Altrimenti, se passa la strategia dell’attesa che “passi la nottata”, diventa, per dirla con uno dei relatori, lo spezzino Fabio Donato, direttore del Master in Cultural Management dell’Università di Ferrara, una “crisi sprecata”. 

Il primo asse di fondo del cambiamento è la partecipazione, la costruzione condivisa di cultura: i musei, i teatri, le biblioteche devono essere sempre più luoghi sociali e inclusivi, che non si limitino ad offrire attività culturali ma si aprano alla voglia di fare dei cittadini, dei gruppi, delle scuole, coinvolgendoli nelle scelte decisionali. La partecipazione fornisce contributi preziosi di idee; ravviva le strutture culturali rendendole luoghi di incontro e punti di riferimento della vita culturale del territorio; attiva idee ed energie oggi disperse; favorisce il rafforzamento dell’identità locale e del senso di appartenenza. E crea l’ambiente adatto per la sostenibilità economica della cultura: attrazione di nuovo pubblico, progettualità europea, partenariato con il privato.
C’è poi un secondo asse di fondo del cambiamento. Le politiche per la partecipazione possono certamente essere realizzate a livello di singola struttura culturale, come a Spezia sta già avvenendo. Ma la loro efficacia sia ha soprattutto attraverso la costituzione di quello che Donato definisce “un sistema culturale territoriale”. Sia per le economie di scala: per una gestione professionale dei processi partecipativi sono infatti necessarie adeguate competenze, più facilmente acquisibili attraverso entità organizzative multi-scala. Sia perché i cittadini stessi percepiscono il patrimonio culturale in modo unitario ed integrato: dal punto di vista dei cittadini cadono le divisioni istituzionali tra un museo o una biblioteca o un teatro o tra strutture facenti capo a enti diversi.
L’assessore Basile ha preso impegni seri sul primo asse: costituzione di un “Forum cultura” permanente e convocazione degli “Stati Generali della Cultura”. E’ stato meno netto sul secondo asse, perché molto non dipende da lui, ma dall’insieme della classe dirigente provinciale. Veniamo da una storia di fallimenti dei tentativi di dar vita a modelli di governance della cultura più coordinati. Ma non possiamo più permetterci che ogni Comune, ogni ente, ogni struttura agisca per conto suo. Serve una logica di rete tra singole istituzioni che mantengono autonomia operativa ma razionalizzano i costi e acquisiscono maggiori competenze per la partecipazione e il marketing. Quella che prima era una virtù ora è diventata una necessità.

Giorgio Pagano

Presidente dell’Associazione Culturale Mediterraneo

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