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Presentazione del libro “Gli anni di piombo. Il terrorismo a Genova, Milano e Torino, 1970-1980”

a cura di in data 5 maggio 2015 – 14:57Nessun commento

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Giovedì 7 maggio, alle ore 17.30,
presso la Biblioteca civica “P.M. Beghi”
ci sarà la presentazione del libro
“Gli anni di piombo. Il terrorismo a Genova, Milano e Torino, 1970-1980”
(De Ferrari Editore, 2014).

Il volume, curato da Roberto Speciale, giornalista e Presidente di “Casa America” si presenta come un collettivo di interventi intesi come riflessione su quel periodo. Troviamo infatti contributi di Ennio Remondino, Renzo Miroglio, Piero Fassino e altre autorevoli voci; appunti commentati di chi ha vissuto quel decennio in vesti diverse: dal sindacalista, all’operaio, al giornalista. Venti autori con esperienze, culture e opinioni differenti, ma accomunate dall’obiettivo di difendere la democrazia.

Un libro fondamentale per comprendere un decennio cruciale del nostro Paese.

Saranno presenti: il curatore del volume, Roberto Speciale e l’ On. Gero Grassi, membro della Commissione d’Inchiesta sul rapimento e sulla morte di Aldo Moro. A coordinare l’incontro sarà Giorgio Pagano, Presidente dell’Associazione Mediterraneo.

L’appuntamento è il sesto della rassegna “Succede in Biblioteca”, promossa dalle Biblioteche Civiche.

Locandina Gli anni di Piombo


La presentazione del libro curato da Roberto Speciale “Gli anni di piombo tra Genova, Milano e Torino (1970-1980), organizzata dal Sistema Bibliotecario Urbano in collaborazione con l’Associazione Culturale Mediterraneo, ha affascinato il pubblico presente, e insieme lo ha reso inquieto. Perché ha chiarito una volta di più quanti e quali siano i misteri irrisolti della storia della Repubblica.

Per Speciale il terrorismo “rosso” era figlio di un certo estremismo, quello legato all’area dell’Autonomia, e voleva colpire la strategia del compromesso storico del Pci di Berlinguer: per questo fu usato politicamente da forze di destra che convergevano su questo obbiettivo politico. Il 1978, ha detto Speciale, “fu il punto più alto del terrorismo rosso ma anche l’inizio della sua sconfitta”, perché l’uccisione di Moro isolò totalmente le Brigate Rosse dalla classe operaia e dai giovani; “la sconfitta definitiva vi fu nel 1979, quando le B.R. uccisero l’operaio genovese Guido Rossa, cioè il simbolo e l’espressione più alta della battaglia netta fatta dalla sinistra per isolare ed eliminare il terrorismo”.
Giorgio Pagano, presidente di Mediterraneo, ha messo l’accento sulle complicità che ebbe il terrorismo “rosso”, anche se mai accertate fino in fondo come nel caso dei pezzi di apparati dello Stato e dei Servizi Segreti che appoggiarono il terrorismo “nero”. E ha aggiunto: “Il terrorismo ha sicuramente indebolito la sinistra, ma una parte delle responsabilità della sconfitta della sinistra sta anche nell’incapacità che ebbe la sinistra stessa di costruire uno sbocco politico alla spinta sociale e culturale di quegli anni: i lavoratori e i giovani non furono i protagonisti del compromesso storico”. Un punto, questo della critica alla politica del Pci nel periodo 1976-1979, su cui non c’è stata convergenza tra Pagano e Speciale, che ha definito la strategia del compromesso storico “obbligata nel mondo dei blocchi contrapposti”.

Gero Grassi, presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul rapimento e l’uccisione di Aldo Moro, ha affermato che “la storia del terrorismo non è ancora stata scritta, mentre quella scritta è falsa”, e ha apprezzato il libro di Speciale per gli elementi di verità che contiene. Non sappiamo dare ancora risposte a molte domande, ha continuato Grassi: “Perché Curcio e Franceschini, esponenti delle prime B.R., sostengono che Moretti, il principale responsabile del rapimento Moro, era un agente dei Servizi Segreti? Chi è veramente Moretti? Perché la polizia avrebbe potuto arrestare le B.R. e annientarle nel ’76 e ciò non avvenne? Perché alcuni sapevano prima che Moro sarebbe stato rapito? Perché Moro non ebbe la macchina blindata che aveva chiesto? Chi fece cambiare tragitto alla macchina di Moro il 16 marzo del ’78, il giorno del rapimento? Chi lo ha ucciso?”. Il terrorismo è stato sconfitto, ma va fatta piena luce sulla sua vicenda, hanno concluso i tre relatori: anche perché “la violenza cova sotto la cenere” e “la guardia non va mai abbassata”.

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