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13 novembre 2019 – 22:55 | No Comment

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Cittadini partecipi nelle decisioni

a cura di in data 26 aprile 2014 – 09:28Nessun commento

Il Secolo XIX – 26 Aprile 2014 – Il convegno “Partecipazione e Governo delle Città”, organizzato dalle nostre tre associazioni, ha offerto indicazioni che vorremmo fossero discusse e valutate sia dalle istituzioni che dalle realtà di base dei cittadini attivi. Il problema riguarda non solo le opere pubbliche, da piazza Verdi a scalinata della Cernaia e a piazza Europa, ma anche i progetti d’area, dal waterfront a Marinella, e soprattutto i Piani Urbanistici Comunali, che stanno per essere revisionati in molti Comuni, tra cui Spezia, Sarzana, Lerici, Arcola e Ameglia. Si sta decidendo il futuro della provincia, e sarebbe bene che le scelte non fossero il frutto dell’elitismo e del decisionismo ma di processi di democrazia deliberativa capaci di coinvolgere tutti gli interessi e i punti di vista: le decisioni sarebbero più dotate di consenso, più efficaci e anche più “creative”.

Oggi i cittadini chiedono la partecipazione e le istituzioni spesso la promettono ma non la realizzano. Il modello di governo che avanza è un altro, quello elitista e decisionista, nella sua versione tecnocratica o populista. La partecipazione solo annunciata fa male: delegittima le istituzioni, aumenta la distanza tra esse e i cittadini attivi, li spinge a rimuovere dal loro orizzonte la questione della riforma del modello di governo e a rinchiudersi in un neocorporativismo comunitario e territoriale che vede solo il conflitto e non anche il rapporto con le istituzioni dentro il conflitto.
Serve una svolta: innanzitutto una legge regionale sulla partecipazione, come in Toscana e in Emilia-Romagna. Ci siamo rivolti al Presidente della Regione e ai gruppi consiliari, chiedendo l’istituzione di un gruppo di lavoro, a cui collaboreremmo a titolo gratuito. Chiediamo inoltre un impegno preciso dei Comuni, anche prima della legge regionale, di fronte alle principali scelte programmatorie e progettuali che li attendono; in particolare un aggiornamento dei loro statuti e regolamenti e della politica di comunicazione alle nuove normative e buone pratiche in materia di partecipazione e di accesso alle informazioni, in primis a quelle a rilevanza ambientale e territoriale.
Il modello di governo che suggeriamo è quello della democrazia deliberativa, che vuole integrare e rafforzare, non sostituire, la democrazia rappresentativa. Essa si fonda su un principio: costruire, intorno a un problema collettivo e alla ricerca delle sue soluzioni, luoghi e momenti per una discussione razionale, argomentata, organizzata secondo regole condivise, inclusiva (che veda cioè la più ampia partecipazione possibile di tutti gli interessi e i punti di vista coinvolti), entro tempi rigorosamente prestabiliti, sulla base di una documentazione ampia, trasparente e paritaria. Dunque un processo decisionale che si svolge attraverso argomenti offerti ai e dai partecipanti; un confronto ragionato che fa emergere le vere ragioni di un conflitto e permette di renderlo “produttivo”, ricercando soluzioni il più possibile condivise. E’ l’istituzione che, al termine del processo, decide, motivando la scelta. Ma lo fa dopo aver sperimentato ogni forma di connessione con la partecipazione. Il decisore politico da solo, o con i suoi tecnici, non ce la fa, è cieco. Può decidere bene solo mettendosi in gioco in un confronto vero con i cittadini. Noi proponiamo di provarci.

Stefania Gatti Associazione Italiana per la Partecipazione Pubblica
Marco Grondacci Fondazione Toscana Sostenibile
Giorgio Pagano Associazione Culturale Mediterraneo

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