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Tre domande su porto e waterfront

a cura di in data 5 ottobre 2013 – 09:19Nessun commento

Il Blog di Mastro Geppetto – 3 Ottobre 2013 – Ora che Lorenzo Forcieri, salvo sorprese, sta per essere rinominato -dal Ministro dei Trasporti, d’intesa con il Presidente della Regione- Presidente dell’Autorità Portuale, può essere di qualche utilità rileggere le cronache degli ultimi mesi, “fare il punto” sulle principali questioni aperte e porre qualche domanda.

Inizio dal famoso tweet del 5 aprile del Presidente della Regione Burlando “Salviamo la Marina del Canaletto”, partito di fronte a una tavola imbandita con i nostri muscoli: un capolavoro dell’eterna arte del “facite ammuina”, tesa a produrre il maggior rumore possibile e la più grande confusione per mascherare la riproposizione statica delle vecchie scelte. Era già chiarissimo allora, anche se qualcuno ci cascò. Del resto il Piano Regolatore del Porto era stato approvato in Regione quando Burlando era Presidente… E comunque Burlando fu subito onesto: “Confesso, non conosco i dettagli del PRP alla virgola” (La Nazione, 6 aprile). Peccato che la ricollocazione della Marina del Canaletto non sia un dettaglio, ma il “cuore” del PRP, perché rende possibile la continuità del porto e il suo ampliamento con il terzo bacino. Ma quello che al Presidente interessava era altro: una bella reprimenda a Forcieri, per poi rinominarlo. “Occorre lavorare di più per traguardare l’equilibrio di tutte le esigenze” (La Nazione, 6 aprile); “Di recente c’è stata la questione della concessione pluriennale di cinquant’anni alla Contship. E’ bene che oggi un privato investa, ma il modo in cui si è realizzato ha fatto venire fuori dei malumori. Non deve più succedere per il futuro”; “Servono percorsi partecipati per il PRP e mi pare che qualcuno si sia lamentato che non siano stati fatti a pieno” (Il Secolo XIX, 8 aprile). Il Sindaco Federici non fu da meno, bacchettando Forcieri e rivendicando il ruolo centrale del Comune su tutti gli altri enti: “Il Comune deve esercitare un ruolo primario di guida dei processi che riguardano l’urbanizzazione della città, come quello del waterfront o quello del riposizionamento delle Marine. Ringrazio tutti, ma di queste cose me ne occupo io” (La Nazione, 7 aprile). Dopo gli affondi, un mese dopo, la riconferma. In primo luogo da parte di Federici, che annunciò che il Comune avrebbe riproposto Forcieri nella terna al Ministero: “Nelle scelte strategiche per il futuro del porto mi aspetto sempre un coinvolgimento pieno, non solo formale. Per la realizzazione del PRP occorre uno scatto di operatività. Nel contempo vanno date risposte convincenti ai quartieri del levante per quanto riguarda la fascia di rispetto e gli interventi di ambientalizzazione. Troppo tempo è stato perduto, ora prevalgano intelligenza e capacità di dialogo. Quelli indicati sono i punti di un accordo pubblico e trasparente. Mi sono incontrato con Forcieri e ho riscontrato la sua condivisione” (La Nazione, 7 maggio).
Bene, le parole del Sindaco sono condivisibili. Il PRP è legge, e come tale è vincolante per tutti: va attuato rispettando le fasi temporali e le prescrizioni ambientali previste, coinvolgendo il “Tavolo permanente pubblico”. Se in questi anni si fosse operato con coerenza in questo modo, non si sarebbero accumulati ritardi così gravi e si sarebbe favorita la massima condivisione delle scelte, evitando il ritorno dei ricatti incrociati tra le ragioni del lavoro e quelle dell’ambiente, che sembravano ormai superati. Ricordo che il PRP fu approvato in Consiglio Comunale nel 2002 praticamente all’unanimità (con un solo voto contrario), grazie a un ampio processo partecipativo che vide convergere su una proposta di sintesi tutte le forze in campo, compresi i cittadini del Levante allora rappresentati dalla V Circoscrizione diretta da Franco Arbasetti. Se ci pensiamo bene, i “nemici” del porto non sono certamente coloro -come i cittadini del Levante- che chiedono il rispetto del PRP e la sua rapida attuazione! Ecco allora la prima domanda: che cosa prevede “l’accordo pubblico e trasparente?” Come e quando saranno realizzate la ricollocazione delle Marine, la fascia di rispetto e tutte le misure previste dalle prescrizioni ambientali? Il Sindaco, nella fase della “reprimenda”, propose di ricollocare la Marina del Canaletto nel nuovo waterfront: “Credo che tra le attività presenti sulle calate Paita e Malaspina ci dovranno essere anche le realtà che sono la storia della città, come quelle della Marina del Canaletto: i mitilicoltori, la borgata, le associazioni storiche. Queste attività costituiscono vitalità storica e tipicità. Sul nuovo waterfront potrebbero costituire un valore aggiunto in grado di dare un vero contributo popolare e sociale al contesto” (La Nazione, 7 aprile). Forcieri rispose subito “niet”: “Il waterfront non è il luogo deputato alle barche da diporto”. La proposta del Sindaco è ancora in campo? O rimane valida la scelta del PRP della ricollocazione a Levante, tra il molo Enel e il molo Pagliari? E, se è così, come credo, a quando un progetto vero e partecipato? E’ la domanda fondamentale, perché tutto il resto, cioè lo sviluppo del porto, non può che venire dopo! Su questo punto chiave tre consiglieri comunali del Pd, Marcello Delfino, Tiziana Cattani e Iacopo Montefiori, hanno presentato pochi giorni fa un’interpellanza che contiene una forte critica all’Autorità Portuale per il mancato funzionamento del “Tavolo permanente pubblico” previsto dal PRP e per aver “violato il patto città-porto disconoscendo il ruolo di governo del territorio degli Enti locali, cui spetta il compito di mediazione tra le istanze del territorio in modo che prevalga l’interesse generale e non quello di parte”. E’ assolutamente necessario, hanno scritto, “recuperare lo spirito dell’accordo tra gli enti, grazie al quale le amministrazioni precedenti e la gestione precedente dell’Autorità Portuale hanno realizzato un obiettivo di grande valore sul piano politico e culturale per la nostra città”. La risposta in Consiglio Comunale dell’assessore Savoncelli è stata netta: si è impegnato a farsi carico della ripresa dei lavori del Tavolo, “non escludendo, se necessario, l’eventualità che il Comune riassuma l’esclusiva responsabilità di guida e coordinamento del Tavolo stesso”. Insomma, l’”ammuina” è servita per confermare un assetto di potere, ma siamo ancora lontani da “un accordo pubblico e trasparente”.
Una seconda domanda: una volta risolto il problema della ricollocazione e delle misure ambientali, si potrà procedere alla realizzazione del terzo bacino. L’Autorità Portuale ha scelto di far realizzare l’opera a un privato già operante nel porto -Contship- in cambio della concessione dell’opera per 53 anni, con un canone da pagare. Nessuna obiezione di principio, anzi. La legge 84/94 consente l’opzione su più progetti, prevede una discussione del business plan, vincola il concessionario a determinati investimenti e al pagamento di un canone per la concessione. Il problema è che in Comitato Portuale il rappresentante del Comune, l’assessore Savoncelli, si astenne; e che poi il Sindaco chiese un supplemento di istruttoria per verificare la legittimità dell’atto. Insomma: fu posta la questione di un comportamento “autorevole” dell’Autorità Portuale, non al servizio del terminalista (come ricordato da Burlando). La risposta, almeno quella “pubblica e trasparente”, non è mai arrivata. Non è bene che il Sindaco riferisca in materia al Consiglio Comunale e alla città?
La terza domanda riguarda il waterfront. L’ultima volta se ne è discusso nella fase della “reprimenda”, poi più nulla. Burlando disse, chissà perché, che “con l’arrivo delle navi da crociera al molo Garibaldi il progetto del waterfront è superato” (Il Secolo XIX, 8 aprile). Il PRP prevede che il molo Garibaldi sia dedicato ad ospitare le attività portuali oggi ubicate in calata Paita: se rimane per le crociere addio waterfront, è vero. Ma sarebbe una sciagura! La scelta di Forcieri non può che essere quella della provvisorietà della scelta dell’attracco delle navi da crociera nel molo Garibaldi, non può cioè prestarsi ad un superamento o accantonamento delle scelte fatte da anni su calata Paita. Federici, invece, in quella fase fu tranchant con entrambi i progetti Lavador: “Il secondo progetto (il masterplan fortemente voluto da Forcieri) paradossalmente è più vecchio del progetto vincitore del concorso di idee. Uno studio dell’Università Bocconi, commissionato proprio dall’AP, ha dimostrato l’insostenibilità economica del progetto. Non possiamo più permetterci di aspettare ancora anni per restituire quella parte di porto alla città. Si smetta di parlare di fronte a mare e si facciano invece i primi interventi… Penso a un contenitore culturale dedicato alla subacquea, alla tecnologia del sommerso, alla marineria.” (La Nazione, 7 aprile). E annunciò la costituzione di un gruppo di lavoro con la Marina chiamato a trasformare, in due mesi, la suggestione in progetto. Netto, anche in questo caso, il “niet” di Forcieri: “La crisi che ha preso il sopravvento dopo la presentazione del progetto rende lo stesso ora insostenibile, ma i suoi fondamentali restano validi”. Dopo di che è sceso il silenzio su tutto. L’”ammuina” non ha portato ad alcuna proposta concreta per uscire dallo stallo. Non sarebbe bene, invece, riaprire il confronto, e renderlo partecipato? Se il masterplan è insostenibile dal punto di vista economico -e, aggiungo, da quello ambientale- non sarebbe il caso di ripartire non da zero ma dall’idea progettuale vincitrice del concorso di idee, sviluppando un percorso partecipativo? Con l’obbiettivo di un suo miglioramento e di una sua realizzazione a stralci, dentro però un disegno organico. Attenzione: il waterfront ha bisogno anche di investimenti pubblici, oggi possibili solo con i finanziamenti europei 2014-2020. Ma il tempo stringe: vogliamo parlarne prima di perdere un’occasione storica?

Giorgio Pagano

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