Presentazione di “Tra utopia e realismo. Appunti sul Sessantotto” – Venerdì 13 febbraio ore 16.30 a Pontremoli
Presentazione di
“Tra utopia e realismo. Appunti sul Sessantotto”
Venerdì 13 febbraio ore 16.30
Pontremoli
Il libro “Tra utopia e realismo. Appunti sul Sessantotto” (ETS edizioni) sarà presentato venerdì 13 febbraio alle ore 16, 30 a Pontremoli (MS), nei locali del Circolo Ricreativo Comunale, in piazza Dodi. L’iniziativa è organizzata dal Circolo Ricreativo Comunale. Giorgio Pagano, curatore del libro, dialogherà con Luigi Leonardi e Rosanna Pinotti.
Il libro ospita scritti di: Giorgio Pagano, Marcello Flores, Luisa Passerini, Chiara Dogliotti, Giovanni Gozzini, Alessandro Santagata, Alfonso Maurizio Iacono, Massimo Cappitti, Luca Basile, Marcello Montanari, Guido Viale.
Sessant’anni fa, il 30 novembre 1964, iniziò l’occupazione di Sproul Hall, nel campus di Berkeley. Joan Baez intonò Blowin’ in the wind di Bob Dylan («Su quante strade deve camminare un uomo / Prima di essere chiamato tale?»). Mario Savio, leader del Free Speech Movement, tenne un brevissimo discorso agli studenti, basato sul concetto che «la storia non è finita» e che «è possibile una migliore società». Il Sessantotto fu la richiesta di un cambiamento di civiltà all’insegna della fratellanza: l’essere persone nuove e il sentirsi reciprocamente legati. Più che un movimento nato nelle sedi istituzionali della politica, un movimento “morale” che poi scoprì la politica ma non assunse una forma definita. E che volle rispondere alle sfide della secolarizzazione ricercando un nuovo senso della vita, intrecciando in questo tentativo spinte di provenienza marxista, cattolica, libertaria. Fu utopia, ma anche realismo, lotta per conquistare qui e ora una scuola e una fabbrica più libere e democratiche, una radicale riforma del sapere e della cultura, una maggiore giustizia sociale.
In questo libro storici, filosofi e studiosi di diversa provenienza riflettono e discutono ancora sugli anni Sessanta e sul Sessantotto. Forse perché l’utopia concreta di «una migliore società» non può esaurirsi, e la storia può e deve ricominciare. Quegli anni sono ormai molto lontani da noi, ma l’approccio umanistico contro un mondo disumanizzato è più che mai necessario.
Una discussione interessante e vivace, quella tenutasi venerdì a Pontremoli al Centro Ricreativo Comunale, che ha coinvolto i relatori e un pubblico prevalentemente di donne, molte delle quali giovanissime studentesse nel Sessantotto: hanno ricordato l’impegno delle giovani donne per il Vietnam ma anche per poter indossare la minigonna e i pantaloni, e più in generale per l’emancipazione e la parità, contro una società e una famiglia segnate da autoritarismo e maschilismo.
L’occasione è stata la presentazione del libro “Tra utopia e realismo. Appunti sul Sessantotto”, con il curatore Giorgio Pagano, che ha dialogato con Luigi Leonardi e con i presenti.
“Un fenomeno globale – ha detto Pagano – una ribellione morale, una lotta antiautoritaria contro autorità a cui non si riconosceva più legittimità. Una contestazione della grande razionalizzazione autoritaria che negava autonomia, autorealizzazione di sé e dignità alla persona umana: allo studente della scuola nozionistica e gerarchica, che ossificava la cultura, come all’operaio della fabbrica fordista, nella quale i calcoli ingegneristici applicati ai tempi di produzione si sposavano con un comando brutale affidato all’onnipotenza e alla prepotenza dei capi”.
Molto si è discusso dell’”io” e del “noi”: il Sessantotto – secondo Pagano – “fu un movimento complesso, che aveva alle origini una miscela di sentimenti e di politica, un intreccio tra l’affermarsi di una volontà di autogoverno della propria vita e lo sviluppo di un’azione collettiva ispirata ai valori dell’eguaglianza e dell’autenticità. C’erano sia l’io che il noi: il collettivo era per esistere come persona nuova”.
Non poteva mancare il riferimento all’oggi. Pagano ha così concluso:
“Il Sessantotto rifluì nelle vecchie idee contro cui si era battuto. Nacque l’estremismo. D’altro lato le pulsioni vitali del movimento non riuscirono a entrare nel patrimonio genetico delle varie forze politiche. Tutte le culture politiche, nel medio periodo, fallirono. Va aggiunto che ebbero certamente un ruolo anche altri attori politici, relegati nel ‘sommerso della Repubblica’: lo stragismo. Tutto ciò fece sì che il sogno di una generazione venisse spezzato. Tuttavia le pulsioni vitali di quegli anni hanno lasciato segni difficili da cancellare, che ci riguardano e ci parlano ancora. Alcune idee giuste del Sessantotto originario rimangono: il pacifismo, la centralità del tema del sapere accanto a quello del lavoro, la concezione del cambiamento dal basso, attraverso la liberazione personale e sociale. Il nuovo Sessantotto di cui abbiamo bisogno dovrà essere migliore di quello di allora, ma avrà molti punti in contatto: proseguirà in forme nuove la lotta umanistica contro un mondo sempre più disumanizzato”.
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