Presentazione di “Ennio Carando. Un filosofo nella Resistenza” di Giorgio Pagano, venerdì 6 marzo ore 10.45 alla Biblioteca Liceo Classico Lorenzo Costa della Spezia
Presentazione di
“Ennio Carando. Un filosofo nella Resistenza”
di Giorgio Pagano
venerdì 6 marzo ore 10.45
La Spezia, Biblioteca Liceo Classico Lorenzo Costa
Il Liceo Classico Lorenzo Costa della Spezia, in collaborazione con l’Associazione Culturale Mediterraneo, organizza venerdì 6 marzo, dalle ore 10,45 alle 12,30, la presentazione del libro di Giorgio Pagano “Ennio Carando Un filosofo nella Resistenza”. L’iniziativa, che vedrà la presenza degli studenti di alcune classi quinte, si terrà nella Biblioteca del Liceo.
Ennio Carando, piemontese nato a Pettinengo ma cresciuto a Bra, si formò come filosofo a Torino, dove fu allievo dei maestri di filosofia morale Erminio Juvalta e Piero Martinetti. Insegnò a Modena, Cuneo, Savona e, dall’ottobre 1942, al Liceo Classico Costa della Spezia. Ovunque formò “comunità” di studenti che diventarono partigiani e furono al suo fianco negli anni della Resistenza. Alla Spezia Carando rappresentò il PCI nel CLN provinciale, di cui fu il trascinatore dal settembre 1943 al luglio 1944, quando il comitato fu scoperto dai fascisti. Il professore, nonostante fosse ormai quasi cieco, decise di salire in montagna per fare il partigiano nel suo Piemonte. Fu ucciso dai fascisti, in seguito a una delazione, il 5 febbraio 1945 a Villafranca Piemonte, insieme al fratello Ettore, ufficiale, e a Leo Lanfranco, operaio della Fiat Mirafiori. Ennio Carando è Medaglia d’Oro al Valor Militare.
Scrive Pagano nella Premessa:
La sua figura esprime un tratto caratteristico di tutti i movimenti di Resistenza: “La fiducia in un futuro politicamente migliore aveva, così alla sorgente come alla foce, la fiducia nella vita e nell’umanità”. E colpisce per il legame tra “la ferrea coerenza del suo pensiero” e il suo rivelarsi “nella capacità di promuovere e dirigere l’azione” per la libertà degli uomini: una concezione morale della vita che ci indica una direzione di “trascendenza” rispetto a un mondo sempre più disumanizzato e ci spinge verso quei nuovi progetti umanistici che stiamo ancora cercando.
Carando fu anche un insegnante straordinario. Un’esperienza irripetibile, ma che lascia segni difficili da cancellare, che ci riguardano e ci parlano ancora: l’arte maieutica fondata sul dialogo, l’impegno alla formazione globale del giovane e all’educazione delle menti all’analisi della complessità, contro ogni dogmatismo e ogni scorciatoia cognitiva. Nel tempo delle distanze generazionali, la vita di Carando ci rivela che quando docenti e studenti, e più in generale adulti e giovani, partecipano a grandi esperienze morali e politiche possono entrare a far parte di una stessa “comunità”.
Il Liceo Classico Lorenzo Costa della Spezia, in collaborazione con l’Associazione Culturale Mediterraneo, ha organizzato nella Biblioteca del Liceo la presentazione del libro di Giorgio Pagano “Ennio Carando Un filosofo nella Resistenza”, presenti gli studenti di alcune classi quinte.
Pagano ha tratteggiato la figura di Carando, filosofo morale, insegnante “socratico”e poi partigiano, fino alla tragica morte per mano fascista il 5 febbraio 1945. Carando insegnò al Costa dall’ottobre 1942. Prese casa a Levanto “per poter viaggiare e discutere con le persone, in treno”. L’autore si è soffermato sul fatto che “i licei classici, destinati secondo il fascismo a formare la sua classe dirigente, furono anche un veicolo di antifascismo”. “Il mito della Roma imperiale, il culto della latinità, l’uso reazionario del classicismo per giustificare la ‘nuova civiltà’ fascista e le sue avventure imperialiste non diedero sempre i frutti sperati” – ha spiegato – anche e soprattutto per merito di professori come Carando, che “recuperarono la memoria classica come servizio allo spirito critico e strumento di libertà”. Carando fu un insegnante capace di “far scaturire dall’umanesimo dei classici la maturità di ragionamento e l’autogoverno della vita”. Come Socrate, “cercava di avvicinare il maggior numero possibile di persone, sicuro di trovare in tutti una profonda scintilla di umanità: il suo compito era di svegliare la coscienza morale”.
Pagano ha ricordato che molti allievi di Carando, in tutte le scuole in cui insegnò, scelsero di diventare partigiani. Alla Spezia, tra gli altri, Antonio Celle, nelle formazioni di Giustizia e Libertà, e Enzo Minichini, nelle formazioni garibaldine. Minichini fu partigiano in Piemonte, al fianco del suo professore fino all’ultima sera prima della morte. In Piemonte andò anche il sedicenne di Levanto Marco Fornesi, fratello di Giovanni allievo di Carando, con il compito di assistere il professore, ormai quasi cieco. Marco, la cui biografia è ricostruita per la prima volta nel libro, fu salvato dal plotone di esecuzione all’ultimo istante per intervento di un sacerdote, appena prima della fucilazione di Carando, di suo fratello Ettore e dell’operaio torinese Leo Lanfranco. Un’esperienza drammatica, che lo segnò per il resto della vita.
Carando, ha concluso Pagano, volle andare ai monti perché “esasperato dalla morte di alcuni suoi allievi”. Il professore avrebbe potuto accettare un incarico in Piemonte non in montagna, non in “prima linea”. Ma “una persona come lui, con il suo rigore morale, non poteva stare nelle retrovie, anche se le sue condizioni di salute erano molto peggiorate”. “Meglio morire che essere schiavi”, scriveva il suo maestro, il filosofo Piero Martinetti. Carando fu coerente fino alla fine: “la morte è la parte più bella e più nobile della sua vita”.
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