Giovedì 5 Marzo alle ore 17.30 “Hiroshima, mon amour” al cinema Il Nuovo per la rassegna “Cinema per un mondo disarmato”
Giovedì 5 Marzo ore 17.30
“Hiroshima, mon amour”
Cinema Il Nuovo di La Spezia
per la rassegna “Cinema per un mondo disarmato”
Il quinto film della rassegna cinematografica “Cinema per un mondo disarmato”, organizzata dall’Associazione Culturale Mediterraneo in collaborazione con il Film Club Pietro Germi Cinema Il Nuovo e con la Rete spezzina Pace e Disarmo, è “Hiroshima, mon amour” di Alain Resnais, che verrà proiettato giovedì 5 marzo alle ore 17,30 al Cinema Il Nuovo (via Colombo, 99).
Il film, del 1959, è considerato uno dei primi della “nouvelle vague”. Fu scritto e sceneggiato dalla scrittrice Marguerite Duras.
Due corpi nudi, abbracciati, in una camera d’albergo: un’attrice francese e un architetto giapponese che si occupa anche di politica. Il luogo è la città di Hiroshima, quattordici anni prima devastata dalla bomba atomica e ora velocemente proiettata verso il consumismo e l’oblio della guerra. In un gioco ossessivo di domande e di ricordi, i due amanti rievocano la tragedia nucleare non conosciuta di persona, i corpi martoriati dalle radiazioni, gli ospedali, il museo, i soccorsi e lo sterminio inatteso di quel giorno d’estate: duecentomila morti, ottantamila feriti in soli nove secondi. La donna francese è prossima a ripartire per l’Europa; lei è a Hiroshima per interpretare un film sulla pace, una coproduzione internazionale, e l’incontro con l’architetto giapponese è avvenuto la sera prima, casualmente: una conoscenza nuova eppure ferocemente intima, viscerale.
Sì, è strano conoscersi a Hiroshima, un luogo così intriso di morte da evocare uno slancio vitale forsennato; quando l’architetto domanda cosa Hiroshima abbia rappresentato in Francia, la donna risponde: “La fine della guerra”. I due sono entrambi sposati, ma la loro reciproca, talora dolente attrazione li conduce a smarrire il senso del presente e a fondersi nella dimensione del passato. Questo soggiorno a Hiroshima porta la donna a rievocare la giovinezza trascorsa nella città natale di Nevers e il suo primo amore, un soldato tedesco ucciso sul finire della Seconda guerra mondiale. I ricordi e le emozioni si fanno sempre più intensi, anche perché il giapponese in un gioco ambiguo e amoroso di domande e provocazioni si sostituisce al soldato tedesco. In un girovagare senza fine per la città nipponica, la donna incontra più volte l’amante, che la implora di non partire per la Francia. Pur soffrendo, lei non recede dalla sua decisione, anzi, rivolta all’uomo afferma: “Ti dimenticherò, ti ho già dimenticato”, sillabando infine “Hiroshima è il tuo nome”; e il giapponese replica: “Sì, e il tuo nome è Nevers, Nevers en France”.
Di fronte a un amore “proibito” e all’indicibile violenza del massacro nucleare Resnais voleva porre lo spettatore dinanzi a quella che definiva “la grande contraddizione (che) consiste nel fatto che abbiamo il dovere e la volontà di ricordarci, ma siamo obbligati a dimenticare per vivere”. Ci è riuscito con una profondità e uno stile inarrivabili.
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