Presentazione alla Spezia di “Io sono un operaio. Memoria di un maestro d’ascia diventato sindacalista” di Dino Grassi – Martedì 5 marzo ore 17 Centro anziani di piazza Brin, via Corridoni 7
26 Febbraio 2024 – 21:59

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Sanità, è il momento di svegliarci

a cura di in data 28 Novembre 2023 – 22:38

La Spezia, forte di Montalbano
(2016) (foto Giorgio Pagano)

Città della Spezia, 11 giugno 2023

A pandemia in corso sembrava che tante cose potessero cambiare in meglio, il sistema sanitario in primis, e invece…
La nostra sanità era arrivata stremata all’appuntamento con la pandemia. Debilitata da anni di continui tagli, di blocco degli organici e di attacchi al servizio pubblico. Di riflesso si era levata una prepotente, unanime, richiesta: “Mai più tagli al nostro Servizio Sanitario Nazionale!”.
Si era ipotizzato un investimento di 30 miliardi di euro per rimettere in piedi il settore che con la pandemia aveva dimostrato essere il punto di maggiore fragilità del sistema, quello dei servizi territoriali. Ma a questi,
alla fine, arriveranno solo briciole dalla torta del PNRR e quasi niente per il personale.
I governi, da molti anni a questa parte, hanno di fatto eliminato la sanità pubblica dal tetto delle priorità. Con il Governo Meloni la musica non cambia, la tendenza si conferma e, per alcuni aspetti, si accentua. Nel Def (Documento di economia e finanza) 2023 si programma una riduzione pesante della spesa sanitaria che nel 2024 scenderà del 2,4%: un taglio di 3,3 miliardi di euro rispetto all’anno in corso per affossarla al 6,2% rispetto al Pil a partire dal 2025: il valore più basso degli ultimi decenni.
Si conferma così la collocazione del nostro Paese nettamente al di sotto della media europea – fanalino di coda, assai distanziato, dei Paesi del G7 di cui fa parte – sia in termini di spesa pro capite che percentualmente rispetto al Pil. “Si ripropone quindi il gap mai risolto – afferma la Corte dei Conti – tra le risorse dedicate nel nostro Paese al sistema sanitario e quelle dei principali partner europei. Una differenza resa più grave dagli andamenti demografici; […] rilevanti i fabbisogni di personale riconducibili a carenze strutturali e, in prospettiva, alla riforma dell’assistenza territoriale”.
Il problema più drammatico per la tenuta del nostro sistema sanitario è rappresentato dalla carenza di personale medico e infermieristico. Per quest’ultima categoria stiamo andando verso un record negativo a livello internazionale (6.6 x 1.000 abitanti rispetto a una media OCSE di 8.6) e con un rapporto infermieri -medici assolutamente anomalo.
Nel Def non ci sono risorse né per i rinnovi contrattuali scaduti nel 2021, né per un indispensabile piano straordinario di assunzioni.
La situazione è davvero insostenibile e, se non affrontata, porterà al collasso del sistema sanitario nazionale, minando irrimediabilmente il diritto alla salute. E’ un indebolimento lento, che fa sì che la consapevolezza dei cittadini non emerga o emerga con difficoltà. Ma ormai siamo vicinissimi al punto di non ritorno, se non lo abbiamo già superato.
Nel 2021 i cittadini italiani hanno speso 41 miliardi per curarsi. Una cifra che corrisponde ai tagli operati al FSN (Fondo Sanitario Nazionale) negli ultimi dieci anni, e che non calcola la spesa per la non autosufficienza che devono affrontare le famiglie per la gestione delle persone fragili, anziani in primis.
E’ ancora la Corte dei Conti a rimarcare come “il recupero delle liste d’attesa proceda a rilento, la sanità territoriale sia inadeguata quando non inesistente, mentre crescono le diseguaglianze tra le persone e i territori e oltre la metà delle Regioni presenta bilanci in rosso per l’insufficiente finanziamento del FSN (Fondo Sanitario Nazionale) e delle coperture delle spese straordinarie affrontate per Covid e rincari energetici”.
Si assiste inoltre a fughe di medici e infermieri verso la sanità privata e verso gli altri Paesi, in particolare dai settori più usuranti (e che si prestano in misura minore ad attività libero professionale), quali le terapie intensive e il pronto soccorso.
A tutto ciò vanno aggiunti i rischi enormi che comporterebbe l’approvazione dell’autonomia regionale differenziata, normativa barattabile, nel quadro dei rapporti fra le forze politiche che sostengono il governo, con il presidenzialismo. Si intravedono norme di autonomia regionale che risultano eversive rispetto al Servizio Sanitario Nazionale: una maggiore autonomia legislativa, amministrativa e organizzativa in materia di istituzione e gestione di fondi sanitari integrativi che darebbe l’avvio a una equivalenza fra pubblico e privato; la richiesta di contrattazione integrativa regionale per i dipendenti del SSN; una autonomia in materia di gestione del personale e di regolamentazione dell’attività libero professionale mettendo così in atto una concorrenza fra Regioni con la fine della contrattazione collettiva a livello centrale e l’esistenza degli stessi sindacati su base nazionale.
E in Liguria? Nella nostra regione siamo messi particolarmente male. Secondo un recente sondaggio sette persone su dieci ritengono che le liste di attesa siano troppo lunghe, il 57% dei cittadini ricorre a strutture private e il 5% rinuncia addirittura alle cure. Siamo di fronte al palese tradimento dei principi fondamentali del Servizio Sanitario Nazionale, l’universalità e l’uguaglianza.
Manca il personale: senza il quale ogni Piano sociosanitario – come quello per il 2023-2025 approvato dalla Regione – rimane un libro dei sogni, al di là della validità o meno dei suoi contenuti, perché propaganda una realtà che non esiste.

La Spezia, forte di Montalbano
(2016) (foto Giorgio Pagano)

In Liguria La Spezia è la cenerentola. Nell’ASL 5 abbiamo il 30% del personale in meno rispetto alle altre ASL della regione: circa 1.200 lavoratori in meno. Il personale manca nei servizi territoriali e negli Ospedali. Speriamo che, nonostante i tanti errori commessi, il nuovo Ospedale arrivi: ma come potrà funzionare senza il personale necessario? Il tema del nuovo Ospedale richiama un’altra importantissima criticità: il partenariato pubblico privato attraverso cui la Regione vuole realizzarlo comporta il pagamento di un canone annuale di circa 17 milioni di euro da parte di Asl 5 per quasi trent’anni. Con questo cappio al collo mancheranno per molti anni le risorse per poter fare tutti gli altri investimenti necessari nei servizi.
Occorre battersi contro tutto questo con idee e proposte alternative, per cambiare radicalmente le strategie del Governo e della Regione.
Non è semplice. Malinconici, spaventati, rassegnati: è il ritratto degli italiani che emerge dal Rapporto Censis del 2022. Una popolazione sempre più povera e più vecchia, preoccupata sia dal presente che dal futuro ma restia a cambiare. Cresce il malcontento per le diseguaglianze sociali, ma non si registrano fiammate conflittuali o intense mobilitazioni collettive: invece di attivarsi, gli italiani si chiudono. E come non scendono in piazza, non vanno nemmeno a votare: l’astensionismo elettorale registratosi quest’anno è il più ampio nella storia della Repubblica.
Ma dobbiamo attivarci: stanno disapplicando la Costituzione e affossando la riforma conquistata con le grandi lotte degli anni Sessanta e Settanta.
E’ un tema che riguarda tutti: gli elettori di destra, che dovrebbero riflettere su come la destra al governo abbia messo nel cassetto ogni vaga idea di “socialità” e di “vicinanza al popolo” sbandierata in passato; quelli di sinistra, che dovrebbero chiedere un cambiamento netto rispetto a strategie passate che non hanno certo eretto le necessarie difese, né normative né di cultura politica, alla linea dello smantellamento della sanità pubblica; quelli che non sono andati a votare, perché non è con la chiusura in se stessi che si cambiano le cose, ma solo con la faticosa costruzione di un nuovo “noi”.
Alla Spezia una rete di associazioni si è incontrata con l’obiettivo di dar vita a una grande mobilitazione popolare per salvare la sanità pubblica. E’ il momento di svegliarci.

Ho scattato le fotografie di oggi nel forte di Montalbano, nel 2016.

lucidellacitta2011@gmail.com

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