Presentazione di “Ennio Carando. Un filosofo nella Resistenza” di Giorgio Pagano, sabato 18 aprile ore 17 a San Terenzo
13 Aprile 2026 – 22:39

Presentazione di
“Ennio Carando. Un filosofo nella Resistenza”
di Giorgio Pagano
sabato 18 aprile ore 17
San Terenzo, Sala Itala Mela – locali parrocchiali
Viale della Vittoria 4
La Coop. Primo Maggio organizza, sabato 18 aprile alle 17, la presentazione a …

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Fate saltare i cantieri del Muggiano

a cura di in data 20 Marzo 2026 – 21:45

La Nazione, primo dicembre 2024

L’8 novembre 1944 il Capo della Provincia – così nella Repubblica di Salò veniva chiamato il Prefetto – Giovanni Appiani inviò al Ministero dell’Interno e al suo collega di Genova un fonogramma con “massima precedenza assoluta”, in cui era scritto:
“Un telegramma segreto pervenuto al locale Comando piazza Germanico dispone che il giorno dieci, con grosse mine, sia fatto saltare stabilimento Terni-Odero al Muggiano e giorno … [i puntini sostituiscono la data] dalle ore sette alle dieci lo stabilimento metallurgico di Pertusola. Poiché ciò contrasta con precedenti affidamenti di sospendere ulteriori distruzioni prego intervenire massima urgenza per evitare il provvedimento”.
Ho scoperto il documento mentre lavoravo alla pubblicazione del libro di Dino Grassi “Io sono un operaio. Memoria di un maestro d’ascia diventato sindacalista” e alla ricostruzione della storia del Cantiere Navale Muggiano. Altri documenti sull’episodio non esistono. Evidentemente i fascisti, spinti dalla borghesia locale, riuscirono momentaneamente nell’intento di impedire la distruzione delle fabbriche. I nazisti avevano ormai asportato macchine e attrezzature in Germania, il Cantiere non serviva più alle esigenze dell’industria bellica tedesca: volevano punire “i traditori italiani” e lasciare, in caso di sconfitta, un Paese in totale rovina.
Il parroco di Borgotaro mons. Carlo Boiardi racconta nel suo Diario, il 13 ottobre 1944, che nella galleria ferroviaria del Borgallo – lungo la linea La Spezia-Parma – c’era “una quantità enorme di materiale accumulato” asportato “dai cantieri di La Spezia”.
I tedeschi volevano “trasferire” le fabbriche italiane in Germania, compresi gli operai deportati con la forza, perché da noi gli operai sabotavano la produzione. L’8 agosto 1944 il segretario della Federazione spezzina del Pci Antonio Borgatti scriveva:
”Produzione di guerra completamente cessata, la maggior parte degli operai fuori dalle officine soprattutto per timore della deportazione, chi lavora produce poco e male. Nel mese scorso quando la produzione era ancora attiva si ebbe un vasto sabotaggio”.
Su “l’Unità” dell’agosto 1944 il testo “Disertori” era rivolto a quegli operai del Muggiano che non sentivano “il dovere di mollare nella produzione a favore dei tedeschi”. Borgatti, il 15 settembre, confermava che “le fabbriche sono pressoché chiuse” e che i pochi lavoratori “sabotano la poca produzione tutt’ora in corso”.
Tentativi tedeschi di far saltare in aria il Muggiano ce n’erano già stati in precedenza. Gli operai hanno sempre rivendicato il loro contributo decisivo allo sminamento del cantiere. I documenti dimostrano che questa mobilitazione fu una costante: nel febbraio 1944, poi nel luglio.
All’inizio del 1945 all’impegno degli operai si accompagnò quello dei disertori tedeschi. Fu un maresciallo tedesco a salvare il golfo minato: gli ordigni di distruzione avrebbero dovuto creare un vuoto tra le truppe tedesche in ripiegamento e quelle alleate avanzanti. Ecco il racconto del comandante partigiano Daniele Bucchioni, di Giustizia e Libertà:
“Il comando venne a conoscenza che il sottufficiale comandante del plotone pionieri, che si occupava in modo specifico delle mine, aveva una relazione con una donna della Spezia; si cercò quindi di entrare in contatto con l’amica del tedesco. Si chiamava Sanfedele Edelmira, abitante in via del Prione. La donna si dichiarò disposta a collaborare con i partigiani, chiese però garanzie per la incolumità sua e del suo amico. […] Il sottufficiale aveva con sé la pianta del golfo della Spezia, da Lerici a Portovenere. In tale pianta erano riportate tutte le mine collocate a sito: un quadro impressionante. Erano circa tremila ordigni, molti di grande potenza, innescati con detonatori elettrici e comandati a distanza”.
Fu concordato che il sottufficiale sarebbe tornato in città e avrebbe tolto gli inneschi alle mine. Cosa che fece, prima da solo, poi con due partigiani. Il resto fu sminato dopo la Liberazione, grazie a quella preziosa mappa. Non conosciamo il nome del sottufficiale – un maresciallo – ma quello del sottufficiale da lui dipendente, il sergente guastatore Theo Rohrwieck.
Altri partigiani fecero la loro parte. Nel Diario della formazione Beretta, che operò tra Val di Vara e Val di Taro, è descritta un’azione dell’8 aprile 1945, che portò all’estrazione dalla galleria del Borgallo di “1000 quintali di esplosivo che erano destinati dal nemico al sabotaggio della Spezia”.

Giorgio Pagano
copresidente del Comitato Unitario della Resistenza

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