“O capitano! Mio Capitano”, adulti e giovani, ieri e oggi. Lunedì 21 Settembre dalle ore 17.15 al Circolo Arci di Solaro
9 Settembre 2026 – 11:14

“O capitano! Mio Capitano”, adulti e giovani, ieri e oggi
Lunedì 21 Settembre dalle ore 17.15
Circolo Arci di Solaro
Lunedì 21 settembre alle ore 17,15, con prosecuzione dopocena, al Circolo ARCI Solaro (Lerici) si terrà l’iniziativa “O …

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Presentazione di “Ennio Carando. Un filosofo nella Resistenza” di Giorgio Pagano, Mercoledì 19 agosto ore 19,30 al Festival provinciale de l’Unità, Venerdì 21 agosto ore 21 a Sesta Godano e Sabato 22 agosto ore 17 a Bosco di Corniglio

a cura di in data 17 Agosto 2026 – 20:00

Inviti

Presentazione di “Ennio Carando. Un filosofo nella Resistenza”
di Giorgio Pagano
mercoledì 19 agosto ore 19,30 Festival provinciale de l’Unità
venerdì 21 agosto ore 21 Sesta Godano
sabato 22 agosto ore 17 Bosco di Corniglio

Nei prossimi giorni si terranno tre presentazioni del libro di Giorgio Pagano “Ennio Carando Un filosofo nella Resistenza”.
La prima si terrà al Festival provinciale de l’Unità alla Spezia, organizzato dal Pd (mercoledì 19 agosto ore 19,30, Passeggiata Morin; l’autore dialogherà con Fabio Certosino, docente del Liceo Classico Costa).
Sarà poi la volta di Sesta Godano, per iniziativa del Comune e della Sezione Anpi Alta Val di Vara (venerdì 21 agosto ore 21, Aia della Corte; l’autore dialogherà con Anna Colombo, della Sezione Anpi Alta Val di Vara).
La terza presentazione si terrà a Bosco di Corniglio (PR), per iniziativa del Comune, del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano e di altri enti e associazioni (22 agosto ore 17, piazzale dell’Albergo Ghirardini; l’autore dialogherà con l’ideatore-conduttore della rassegna “La Valle dei Cento Autori” Nando Donnini e con lo storico Guido Pisi, con un intervento del musicista Luigi Abbati)
Ennio Carando, piemontese nato a Pettinengo ma cresciuto a Bra, si formò come filosofo a Torino, dove fu allievo dei maestri di filosofia morale Erminio Juvalta e Piero Martinetti. Insegnò a Modena, Cuneo, Savona e, dall’ottobre 1942, al Liceo Classico Costa della Spezia. Ovunque formò “comunità” di studenti che diventarono partigiani e furono al suo fianco negli anni della Resistenza. Alla Spezia Carando rappresentò il PCI nel CLN provinciale, di cui fu il trascinatore dal settembre 1943 al luglio 1944, quando il comitato fu scoperto dai fascisti. Il professore, nonostante fosse ormai quasi cieco, decise di salire in montagna per fare il partigiano nel suo Piemonte. Fu ucciso dai fascisti, in seguito a una delazione, il 5 febbraio 1945 a Villafranca Piemonte, insieme al fratello Ettore, ufficiale, e a Leo Lanfranco, operaio della Fiat Mirafiori. Ennio Carando è Medaglia d’Oro al Valor Militare.

Scrive Pagano nella Premessa:
La sua figura esprime un tratto caratteristico di tutti i movimenti di Resistenza: “La fiducia in un futuro politicamente migliore aveva, così alla sorgente come alla foce, la fiducia nella vita e nell’umanità”. E colpisce per il legame tra “la ferrea coerenza del suo pensiero” e il suo rivelarsi “nella capacità di promuovere e dirigere l’azione” per la libertà degli uomini: una concezione morale della vita che ci indica una direzione di “trascendenza” rispetto a un mondo sempre più disumanizzato e ci spinge verso quei nuovi progetti umanistici che stiamo ancora cercando.
Carando fu anche un insegnante straordinario. Un’esperienza irripetibile, ma che lascia segni difficili da cancellare, che ci riguardano e ci parlano ancora: l’arte maieutica fondata sul dialogo, l’impegno alla formazione globale del giovane e all’educazione delle menti all’analisi della complessità, contro ogni dogmatismo e ogni scorciatoia cognitiva. Nel tempo delle distanze generazionali, la vita di Carando ci rivela che quando docenti e studenti, e più in generale adulti e giovani, partecipano a grandi esperienze morali e politiche possono entrare a far parte di una stessa “comunità”.


Il filosofo morale, l’insegnante socratico, il partigiano quasi cieco che insiste per andare ai monti e trova la morte per mano fascista: il “personaggio” Carando ha affascinato le persone presenti anche nelle ultime presentazioni, tenutesi al Festival provinciale de l’Unità alla Spezia, a Sesta Godano e a Bosco di Corniglio, nel Parmense.
Alla Spezia, Fabio Certosino, docente del Liceo Classico Costa, ha detto: “Da insegnante, oggi, sto soffrendo. Carando è di grande attualità, perché è ciò che dovrebbe essere oggi un insegnante, una persona che non indottrina ma insegna a pensare”.
Anna Colombo, della sezione Anpi Alta Val di Vara, ha sottolineato a Sesta Godano “l’eccezionalità di Carando, Medaglia d’Oro al Valor Militare che non prese mai un’arma in mano” ed evidenziato che “la moralità è il tratto che unisce tutti gli aspetti e le fasi della sua vita”. Anche quando prestò giuramento al fascismo “lo fece per cambiare la scuola dal di dentro, per suscitare nei giovani la coscienza morale”.
Nando Donnini, ideatore-conduttore della rassegna “La Valle dei Cento Autori” di Bosco di Corniglio, si è soffermato sull’originalità del “comunismo morale, non marxista, anticlericale ma profondamente religioso”di Carando, e sul suo “coraggio morale, che connetteva con grande coerenza il pensiero all’azione”.
Guido Pisi, storico, già direttore dell’Istituto Storico della Resistenza di Parma, ha apprezzato il libro, che unisce “il rigore di uno storico di mestiere” e “lo stile di una narrazione avvincente, anche grazie ad una scrittura precisa ed asciutta, mai agiografica”: “un testo denso di suggestioni che stimola il lettore a riflettere sul carattere attualissimo di una vita esemplare”. Pisi ha ripercorso tutta la vicenda di Carando, concludendo con una considerazione su come continuare oggi la sua lotta morale, quando le relazioni umane sono così difficili: per combattere il male “non è necessario l’eroismo, basta anche solo cominciare da minimi gesti e non chiudere gli occhi”. Come ci insegna Carando, siamo morali quando facciamo qualcosa per gli altri.
Giorgio Pagano ha condiviso, aggiungendo che l’aspetto più moderno di Carando è “la sua capacità di fare dell’allievo una persona che pensa con la propria testa, che impara a camminare da sè”. Ciò comporta un coraggio morale anche da parte dell’allievo e del cittadino in generale: “Non ci sono verità già belle fatte, abbiamo il dovere morale di compiere il percorso che ci porta a pensare con la nostra testa, di volere essere liberi, non schiavi di qualcuno che pensa per noi. La libertà si sta restringendo quasi dappertutto, dobbiamo ribellarci a coloro che vogliono pensare al nostro posto”. “La moralità oggi – ha concluso – consiste innanzitutto nell’insegnare e nell’imparare a pensare con la propria testa, il che costituisce la precondizione per la nostra azione morale e per la solidarietà con gli altri”.
La serata è stata allietata dagli interventi musicali del fisarmonicista Luigi Abbati.

Questo il link all’intervento di Guido Pisi: Qui il pdf

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