La politica che mette alla gogna i nemici del popolo
Città della Spezia, 9 febbraio 2025
Avanza un modo di fare politica – non solo in Italia, naturalmente, ma è del nostro Paese che voglio parlare – che mi piace sempre meno e mi preoccupa sempre più.
Chi governa ormai non sopporta più critiche, dissensi, controlli. Chi esprime un punto di vista diverso diventa oggetto di una strategia aggressiva: “basta con le fake news”, “sei un nemico della nazione”, “noi abbiamo vinto le elezioni, fattene una ragione”, “è colpa di chi governava prima”… E comunque è sempre colpa di qualcun altro. Sotto attacco non sono solamente gli oppositori, ma – fatto più grave – i magistrati e chi fa informazione in modo non asservito. E ora pure gli organi di diritto internazionale.
Tutti sono considerati, appunto, “nemici della nazione” e “nemici del popolo sovrano”, e in quanto tali possono essere, a ragione, messi alla gogna.
In questo modo si minano le regole istituzionali che presuppongono il rispetto – e non il fastidio o l’ostilità – verso gli strumenti istituzionali di controllo e bilanciamento dei poteri tipici delle democrazie. Così come si minano le regole culturali e morali non scritte ma non meno importanti per il funzionamento e la vitalità delle democrazie: le regole della comunicazione e del confronto politico. Quelle che l’economista conservatore Joseph Schumpeter chiamava regole non scritte dell’“autocontrollo democratico”. Queste regole presuppongono il riconoscimento degli oppositori come legittimi rappresentanti di distinti interessi economici e sociali che hanno ragione di esistere in una democrazia, e con i quali chi governa si deve confrontare.
L’ex presidente della Corte Costituzionale Gustavo Zagrebelsky ha osservato giustamente che sta avanzando a grandi passi la “megalomania”. So bene che essa è presente in tutti i luoghi di potere: ma va mitigata con il senso del limite. Se un criminale non viene arrestato ma spedito a spese nostre nel suo Paese, dove è tornato a fare il criminale… Se i migranti imbarcati a spese nostre in Albania vengono tutti rimpatriati… Se l’Italia è, tra i grandi Paesi, quello in cui i salari sono diminuiti di più… chi non è d’accordo deve poter dire la sua. Rappresenta anch’egli la nazione e il popolo: con idee diverse, come è naturale in democrazia. La nazione non è il Presidente del Consiglio, che rappresenta una parte; è il Parlamento, che rappresenta tutti i cittadini.

“Cadimare nascosta”, presentazione fotografica multimediale a cura del
Gruppo Fotografico Obiettivo Spezia, Cadimare – Sagra dell’anciua – 13
agosto 2013
(2013) (foto Giorgio Pagano)
Tutto ciò vale anche per la nostra città. Anzi, ancor di più, perché la città – ogni città – è originariamente il luogo delle relazioni sociali, dell’io-tu, della reciprocità. Oggi la città, anche la nostra, si è allontanata dalla prima configurazione, quella io-tu, ma la traccia di quella sua prima radice non può essere estirpata facilmente. Si può ritornare all’antica “polis”, a un’origine mai del tutto cancellata. Un obiettivo che si può raggiungere se si progetta la città con il dialogo. L’importanza del “governo mediante la discussione” è stata ben spiegata dal più grande studioso di storia delle città, Lewis Mumford, nel suo libro “La città nella storia”. Una città senza dialogo e negoziato, spiega Mumford, è una città senza personalità sociale.
Per dieci anni sono andato ogni sera in un’assemblea di quartiere, ad ascoltare e a prendermi la mia bella dose di critiche. Ma non ho mai accusato nessuno di “fake news”, o meglio di “raccontare delle balle”, come allora si diceva. E’ grazie a quell’ascolto e a quelle critiche che ho fatto alcune cose buone. Quando ne ho fatte di meno buone è perché avevo dialogato troppo poco.
Oggi le assemblee di quartiere non usano più. E tuttavia la cittadinanza attiva non muore, assume forme nuove. Nelle scorse settimane, per esempio, è nato il comitato Onwatch, “per tenere alta la guardia e ottenere il coinvolgimento degli spezzini” sul waterfront, uno dei tanti progetti su cui la partecipazione non c’è.
Come ho scritto nell’articolo di questa rubrica del 22 dicembre scorso:
“Ascoltare voci dal di fuori fa bene ad ogni persona, ad ogni governante, e fa bene anche ad ogni popolo”.
lucidellacitta2011@gmail.com
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