Presentazione di “Ennio Carando. Un filosofo nella Resistenza” di Giorgio Pagano, sabato 16 maggio ore 17 a Moneglia
13 Maggio 2026 – 09:32

Presentazione di
“Ennio Carando. Un filosofo nella Resistenza”
di Giorgio Pagano
sabato 16 maggio ore 17
Moneglia
Sabato 16 maggio, alle ore 17, presso la Sala Consiliare del Palazzo Comunale di Moneglia sarà presentato il libro “Ennio Carando un filosofo …

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Presentazione di “Ennio Carando. Un filosofo nella Resistenza” di Giorgio Pagano, sabato 2 maggio ore 18 a Framura

a cura di in data 29 Aprile 2026 – 22:38

Invito

Presentazione di
Ennio Carando. Un filosofo nella Resistenza
di Giorgio Pagano
sabato 2 maggio ore 18
Framura

Il libro di Giorgio Pagano “Ennio Carando Un filosofo nella Resistenza” sarà presentato sabato 2 maggio alle ore 18 a Castagnola (Framura). L’iniziativa, organizzata dal Circolo Acli Castagnolese e dalla Sezione Anpi Deiva-Framura, si terrà al circolo Acli di Castagnola. Nell’occasione l’autore dialogherà con l’avvocato Roberto Lamma.
Ennio Carando, piemontese nato a Pettinengo ma cresciuto a Bra, si formò come filosofo a Torino, dove fu allievo dei maestri di filosofia morale Erminio Juvalta e Piero Martinetti. Insegnò a Modena, Cuneo, Savona e, dall’ottobre 1942, al Liceo Classico Costa della Spezia. Ovunque formò “comunità” di studenti che diventarono partigiani e furono al suo fianco negli anni della Resistenza. Alla Spezia Carando rappresentò il PCI nel CLN provinciale, di cui fu il trascinatore dal settembre 1943 al luglio 1944, quando il comitato fu scoperto dai fascisti. Il professore, nonostante fosse ormai quasi cieco, decise di salire in montagna per fare il partigiano nel suo Piemonte. Fu ucciso dai fascisti, in seguito a una delazione, il 5 febbraio 1945 a Villafranca Piemonte, insieme al fratello Ettore, ufficiale, e a Leo Lanfranco, operaio della Fiat Mirafiori. Ennio Carando è Medaglia d’Oro al Valor Militare.

Scrive Pagano nella Premessa:
La sua figura esprime un tratto caratteristico di tutti i movimenti di Resistenza: “La fiducia in un futuro politicamente migliore aveva, così alla sorgente come alla foce, la fiducia nella vita e nell’umanità”. E colpisce per il legame tra “la ferrea coerenza del suo pensiero” e il suo rivelarsi “nella capacità di promuovere e dirigere l’azione” per la libertà degli uomini: una concezione morale della vita che ci indica una direzione di “trascendenza” rispetto a un mondo sempre più disumanizzato e ci spinge verso quei nuovi progetti umanistici che stiamo ancora cercando.
Carando fu anche un insegnante straordinario. Un’esperienza irripetibile, ma che lascia segni difficili da cancellare, che ci riguardano e ci parlano ancora: l’arte maieutica fondata sul dialogo, l’impegno alla formazione globale del giovane e all’educazione delle menti all’analisi della complessità, contro ogni dogmatismo e ogni scorciatoia cognitiva. Nel tempo delle distanze generazionali, la vita di Carando ci rivela che quando docenti e studenti, e più in generale adulti e giovani, partecipano a grandi esperienze morali e politiche possono entrare a far parte di una stessa “comunità”.


Il libro di Giorgio Pagano “Ennio Carando Un filosofo nella Resistenza” è stato presentato a Castagnola (Framura), per iniziativa del Circolo Acli Castagnolese e della Sezione Anpi Deiva-Framura, con grande partecipazione di cittadini.
Pagano ha evidenziato come il tema della moralità sia stato centrale in tutti i momenti e i ruoli della vita di Carando: come filosofo morale, come insegnante totalmente impegnato a “svegliare” la coscienza morale dei suoi studenti e far crescere in loro la responsabilità e la voglia di libertà, come partigiano – l’unico partigiano cieco della Resistenza italiana – che si sacrificò fino alla morte perché, aveva scritto, “è meglio morire che vivere schiavi”.
Molto si è poi discusso, in dialogo con i cittadini, sul tema del rapporto tra morale e politica oggi, anche riguardo alla politica internazionale – Carando criticava Hitler e Mussolini anche per la loro mancanza assoluta di moralità in campo internazionale, perché erano mossi solo dalla forza e non dal diritto. L’autore ha così concluso:

Dopo il 1989 tanti dissero che “la storia è finita”. Ma invece, nonostante tutto, la storia è tornata. L’“ultimo uomo” è risultato irriducibile al consumatore insaziabile. Neanche la potenza delle macchine “intelligenti” con i loro algoritmi l’ha piegato, finora. Al contrario, un mondo sempre più disumanizzato genera la reazione morale “per restare umani”. In solidarietà con il martoriato popolo palestinese… Con Mamdani a New York… Con i giovani che difendono la Costituzione e dicono NO a tutti i prepotenti… Questa reazione non genera, non può generare di per sé un progetto politico. Per questo serve il ritorno della Politica all’altezza della Storia. Una Politica con una dimensione trascendente. Una Politica guidata dalla morale. Come per Carando. Senza un principio etico universale non c’è più neppure l’azione politica, la capacità creativa dell’umano. Qui sta l’attualità della “pagina morale della Resistenza”, di cui Carando è un simbolo

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