Giovedì 29 Gennaio alle ore 21 “Green border” al cinema Il Nuovo per la rassegna “Cinema per un mondo disarmato” – Anzichè Giovedì 22 Gennaio ore 17,30 in adesione al lutto cittadino
Giovedì 29 Gennaio alle ore 21
“Green border”
Cinema Il Nuovo di La Spezia
per la rassegna “Cinema per un mondo disarmato”
Il terzo film della rassegna cinematografica “Cinema per un mondo disarmato”, organizzata dall’Associazione Culturale Mediterraneo, in collaborazione con il Film Club Pietro Germi Cinema Il Nuovo e con la Rete spezzina Pace e Disarmo, è Green Border di Agnieszka Holland , che verrà proiettato giovedì 29 gennaio alle ore 21 al Cinema Il Nuovo (via Colombo, 99), anziché – come previsto – giovedì 22 gennaio alle ore 17,30, in adesione al lutto cittadino.
Il “confine verde” è quello tra Bielorussia e Polonia. Ma questa volta non si tratta del colore della speranza. Ne è perfettamente consapevole Agnieszka Holland che, non a caso, opta per un ruvida fotografia in bianco e nero per girare “Zielona Granica” (Green Border) il lungometraggio presentato in concorso alla 80a Mostra del Cinema di Venezia dove ha vinto il premio speciale della Giuria. La settantaquattrenne cineasta polacca, due volte candidata al premio Oscar, ha diretto un’opera che vuole far riflettere su una tragedia del nostro tempo. Immagini potenti e strazianti che parlano al cuore dello spettatore e lo invitano a riflettere sulle scelte etiche con cui tutti quotidianamente ogni essere umano deve confrontarsi.
Holland con Green Border ci accompagna in quell’inferno che è esistito e che esiste sul confine di foreste paludose tra Polonia e Bielorussia quando, all’inizio della guerra in Ucraina, vennero accolti i profughi provenienti da quelle zone di guerra e respinti malamente gli altri che da altre guerre provenivano e da altri lutti e altre fami. Green Border è un film spaventosamente doloroso che racconta in successivi capitoli l’esodo di una famiglia proveniente dalla Siria e di altri profughi che viaggiano con loro. Racconta della brutalità della Polizia di frontiera e dell’esercito, racconta di morte e di freddo, ma il suo racconto necessario si rivolge anche verso chi solidarizza con i profughi, attraverso quella rete sotterranea e carbonara che salva vite a rischio della propria. Un film che sa diventare forte atto d’accusa nei confronti dell’inerte Europa politica e soprattutto nei confronti del proprio stesso Paese che alimenta i respingimenti e i maltrattamenti.
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