Ottobre 1944. Calice, lo scacco ai tedeschi e l’atto di amore delle donne
Città della Spezia 13 ottobre 2024
Dal giugno 1944 Calice era “zona libera”, sotto il controllo partigiano. Il presidio repubblichino era stato sgomberato. Nella zona operava, fin dai giorni successivi all’8 settembre 1943, una banda al comando di Daniele Bucchioni “Dany”, che poi prese il nome di Battaglione Val di Vara e fece parte della Colonna Giustizia e Libertà, legata al Partito d’Azione. Nel Calicese erano stati portati i beni di numerosissime famiglie spezzine, per sottrarli ai bombardamenti e alle spoliazioni tedesche e fasciste. Erano stati murati in stalle, sottoscala, ambienti ricavati sterrando a monte dei piani terra, e addirittura nelle cappelle dei cimiteri e nelle tombe. I partigiani proteggevano la popolazione, gli sfollati e anche questi beni. Le donne calicesi diedero un contributo decisivo alla difesa e al funzionamento della “zona libera”: le contadine staffette, sostenitrici, curatrici furono davvero coraggiose e scaltre. Alla gara di solidarietà collaborarono anche le donne insegnanti, impegnandosi a dare gratuitamente lezioni nelle scuole. Poi i partigiani riuscirono a convincere l’ispettore scolastico a dare loro l’assegno mensile.
Nel “disastro” del rastrellamento del 3-4 agosto 1944 solo la banda di “Dany” e la brigata Centocroci si fecero onore resistendo e contrattaccando, e permettendo così alle altre brigate di conservare una parte delle loro forze.
Non è un caso, dunque, che la direttiva del generale Kesselring per una “settimana di lotta contro le bande” tra l’8 e il 14 ottobre 1944 investisse la Resistenza spezzina e lunigianese proprio nel Calicese. Il rastrellamento, ha scritto Daniele Bucchioni in una testimonianza conservata nell’Istituto spezzino per la Storia della Resistenza, “era nell’aria da alcune settimane”:
“Era noto che i tedeschi non si erano rassegnati allo smacco subito il 3 agosto precedente nella zona di Ghiacciarno-Casoni. […] Giunsero ben presto notizie che i tedeschi, al rientro da questo rastrellamento, misero fra i loro obiettivi più pressanti quello della distruzione del Val di Vara. Misero una taglia sulla testa del comandante […] ma i primi sicari, inviati con abiti ed armi partigiani, a Villagrossa furono catturati”.
I nazisti agirono quindi anche per vendetta. Le colonne tedesche puntarono sul Calicese muovendo da quattro direttrici. I partigiani, ricorda “Dany”, diedero l’allarme:
“Il segnale consisteva in brevi raffiche di mitragliatrice alternate da colpi singoli che, se ripetuto due volte a breve intervallo, significava pericolo imminente e grave per tutti e comportava, per i civili, l’abbandono degli abitati, l’occultamento del bestiame e dei beni”.
In ogni casa era stato predisposto un rifugio: un’ampia buca scavata in cantina, nei fondi o nelle stalle.
I tedeschi furono attaccati per primi a Borseda alle otto del mattino, e respinti: ebbero molte vittime. A mezzogiorno fiorì uno dei più bei garofani rossi della Resistenza spezzina e lunigianese: le donne di Borseda, “portavano minestra calda, pane e vino per i combattenti, incuranti del sibilo dei proiettili e degli scoppi delle artiglierie e dei mortai”. Si cementò con questo atto di amore il patto della libertà tra i partigiani giellisti e la loro gente.
Dopo una forte resistenza, “Dany” decise lo “sganciamento” dei partigiani, cioè il ripiegamento ordinato verso i boschi. A coprirli ci pensarono lui e Girolamo Spezia “Piero”, che “sparavano come dannati”. Spezia fu ucciso, colpito al petto e alla testa. In un’intervista, pubblicata in un articolo di questa rubrica del 2012, “Dany” mi raccontò:
“I tedeschi lanciarono una cortina fumogena per impedirci di vederli e di colpirli, ma in questo modo salvarono anche me, perché riuscii a fuggire e a raggiungere i miei compagni”.
Prima di lanciarsi giù per il pendio Bucchioni adagiò tra due rocce il corpo del compagno caduto, per proteggerlo da altri colpi, e gli appuntò sul petto squarciato il proprio nastrino tricolore di comandante. Ecco perché il prefetto fascista Turchi, nella sua relazione mensile, poté vantarsi dell’uccisione di “un capo”.
I tedeschi sfogarono la loro furia sui civili e razziarono il bestiame. Incendiarono anche la casa di “Dany”: ancora una volta l’intervento delle donne contribuì a limitare i danni del fuoco. Il bilancio fu di cinquanta morti nazisti, tre caduti partigiani – oltre a Spezia anche Vincenzo Selvaggio e Olimpio Giorgi –, quattro poveri contadini uccisi e oltre dieci uomini dichiarati dispersi.
Il rastrellamento colpì, nella zona tra Mulazzo e Parana, il Battaglione Picelli al comando di Nello Quartieri “Italiano”, che ebbe due caduti, e, nella zona di Madrignano, il Battaglione Vanni, al comando di Duilio Lanaro “Sceriffo”. Insieme ai nazisti c’erano i fascisti spezzini, guidati dal torturatore criminale Aurelio Gallo. Il Vanni, che si era squagliato ad agosto, questa volta reagì bene, pur avendo 13 caduti: ma molte più vittime inferse al nemico. Sandro Centi, figlio del partigiano del Vanni Sergio, ha raccontato – in un articolo pubblicato sul sito dell’Istituto spezzino per la Storia della Resistenza– le sconfitte e le vittorie degli uomini del Battaglione in quell’8 ottobre e nel giorno successivo:
“Mio padre ha sempre raccontato che per due giorni si era trascinato, al pari dei suoi compagni, bagnato fradicio, nei boschi e nei canali, conducendo una sorta di guerriglia ‘mordi e fuggi’ e trascorrendo le notti dentro i canaloni, semisommerso dall’acqua. Mi diceva anche, però, che, in quelle drammatiche circostanze, aveva ottenuto il permesso del Comando per sconfinare nella zona ‘libera’ di Borseda. Voleva infatti dare l’ultimo saluto all’amico d’infanzia e coetaneo, il diciannovenne vezzanese ‘Piero’ Spezia, deceduto in combattimento con GL e decorato poi di Medaglia d’oro al V.M. alla memoria, la cui salma era stata pietosamente composta nella cappella del cimitero di Borseda.
Ora, ‘Piero” e mio padre, riposano, tutti e due a pochi metri di distanza, nel cimitero di Vezzano Ligure.
Mio padre, come altri, è stato tuttavia fortunato perché ha potuto vivere la sua vita, il povero Spezia, e moltissimi come lui, sono morti, spesso nel fiore degli anni”.
Nonostante lutti e sofferenze, nel rastrellamento di ottobre il movimento partigiano fece un grande passo in avanti. Le bande avevano cominciato a capire la lezione del “disastro” di agosto: collaborazione tra le bande, sostegno dei contadini, combattimento attivo e poi “sganciamento”. Come nella guerriglia. Fu così che riusciranno a salvaguardare le forze nel rastrellamento più terribile, quello del gennaio 1945, passato alla storia come “la battaglia del Gottero”. Fu la premessa della vittoria di aprile.
Ottant’anni dopo non si tratta di fare dei santini oleografici. La Resistenza è stata indubbiamente frustrata, se non sconfitta, sul piano politico. E tuttavia ci ha lasciato in eredità la Costituzione, il bene più prezioso che abbiamo. E ci ha lasciato in eredità alcune grandi esperienze di massa ricche di valori: la disobbedienza e l’assunzione di responsabilità dopo anni di “credere, obbedire, combattere”; la solidarietà dopo anni di egoismo; la voglia di futuro e di pace dopo anni di lotta per la sopravvivenza qui e ora, di guerra, di violenza.
La Resistenza ci ha lasciato in eredità l’idea che le cose possono cambiare. Ora tocca a noi fare la nostra parte.
Post scriptum
Le fotografie in alto ritraggono Daniele Bucchioni e la lapide alla Brigata Val di Vara a Borseda; la fotografia in basso la lapide a Debeduse.
Su Daniele Bucchioni rimando a questi articoli della rubrica:
Il comandante Dany e il rastrellamento del 3 agosto 1944, 12 agosto 2012
Il giovane William e il tragico duello tra ‘Facio’ e ‘Salvatore’ – seconda parte, 1° marzo 2015
La Colonna Giustizia e Libertà, 4 novembre 2017
Daniele Bucchioni e la carica di giovinezza, allora e oggi, 5 novembre 2017
La storia dei disertori che passarono alla brigata Centocroci e di oltre quaranta “bravi tedeschi” – seconda parte
Per ogni altra informazione sulle vicende narrate nell’articolo rimando al Dizionario online sulla Resistenza spezzina e lunigianese, su www.associazioneculturalemediterraneo.com
lucidellacitta2011@gmail.com
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