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Colline, va bandita la cementificazione

a cura di in data 4 aprile 2011 – 09:06Nessun commento

Il  Secolo  XIX – 4  aprile  2011 – L’editoriale di Gino Ragnetti sulla Gazzetta della Spezia invita a riflettere sui problemi dell’area collinare della città: un territorio che ha subito, negli ultimi venticinque anni, gli effetti di un’espansione edilizia pervasiva, pubblica e privata. Spesso, scrive Ragnetti, “è stato dato via libera al cemento delle colline senza preoccuparsi di creare nuove e necessarie infrastrutture fra quegli insediamenti e la trama urbana”. Ricordo, appena eletto sindaco, nel 1997, un mio atto abbastanza “temerario”, anche dal punto di vista procedurale: il blocco del Peep delle colline di Marola, con gli investitori già pronti a costruire (c’era già stato il disboscamento). Il messaggio era chiaro: mai più grossi insediamenti abitativi nelle colline. Fu un successo perché dimostrò che l’obbiettivo della tutela della collina era praticabile e condiviso. Cominciò, subito dopo, l’opera faticosa di infrastrutturazione dei Peep esistenti, privi di strade, di parchi, di sedi per la vita collettiva: a San Venerio, al Favaro, a Montepertico, a Ruffino. Ragnetti ricorda gli impegni che presi allora: credo vada riconosciuto che i passi in avanti sono stati enormi, anche se l’insieme delle opere va ancora in parte completato.
La svolta fu  impressa dal Piano Urbanistico Comunale (PUC), adottato nel 2000 ed entrato in vigore nel 2003, che segnò un profondo cambiamento rispetto al piano precedente. La decisione strategica di porre limiti all’espansione della città si tradusse, infatti, nella riduzione sostanziale delle espansioni in area collinare, in una logica di salvaguardia ambientale della nostra principale risorsa ecologica. Queste le tutele previste: le edificazioni in zona agricola sono collegate alla conduzione di un fondo agricolo, al fine di  garantire interventi di recupero alla coltivazione e di manutenzione del territorio, necessari per la conservazione del paesaggio e contro il rischio idrogeologico; i boschi sono privi di potenzialità edificatorie; la rete delle scalinate e dei sentieri è assoggettata ai soli interventi di restauro; i nuclei storici vengono salvaguardati, così il paesaggio terrazzato. Il sistema collinare nel suo complesso viene, inoltre, interpretato come elemento di connessione tra i parchi della Magra e delle Cinque Terre.
Certo, le svolte non sono mai semplici: prima dell’entrata in vigore del PUC non potemmo purtroppo impedire che alcune previsioni edificatorie del vecchio piano si attuassero, perché costituivano una sorta di “diritto acquisito” della proprietà. Non conosco le situazioni denunciate dal presidente della V Circoscrizione Franco Arbasetti, riprese da Ragnetti. Ma penso che debba valere, ancora di più con il PUC, il principio che ho citato: anche il più piccolo nucleo abitativo va  previsto e autorizzato solo in presenza  delle infrastrutture e dei servizi necessari.
Più in generale, ritengo che nelle colline la riduzione delle costruzioni debba essere netta. Questo perché è ormai evidente a tutti che la questione principale è diventata la prevenzione del dissesto idrogeologico e che è non più differibile l’impegno per  una gestione organica del suolo in tutti  suoi aspetti che metta al bando la cementificazione e incentivi il ritorno dell’agricoltura e nuove forme di turismo sostenibile.
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lontanoevicino@gmail.com

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