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Argenti ci fa riflettere sulla storia della città

a cura di in data 7 febbraio 2011 – 15:36Nessun commento

Il  Secolo  XIX – 7  febbraio  2011 – La rubrica è dedicata a un amico e a un maestro: Manlio Argenti, l’artista appena scomparso. Per apprezzarlo fino in fondo bisognava andare nella sua casa di Migliarina, stracolma dei segni della sua vorace passione artistica. Raccontava la sua vita: musicista con i grandi dello spettacolo, e pittore e scultore sperimentale e irrequieto. La sua, scrive Valerio Cremolini, era un’”impostazione linguistica molto libertaria”, passata per il figurativo, l’astrattismo, il surrealismo… Da quegli incontri nacque un rapporto che portò alla donazione al Comune di cento opere, e alla bellissima mostra al Centro Allende del 2005. Fino all’acquarello che Manlio mi donò pochi giorni prima di morire: lo aveva in tasca, continuava, pur non vedendoci quasi più, a dipingere senza sosta. Argenti si formò nel fervido clima artistico spezzino degli anni ’30, e fu un protagonista della “nuova stagione” culturale cittadina degli anni ’60 e ’70. Pensando a lui non si può non riflettere sulla ricchezza di una storia e di una cultura, sulla creatività tante volte espressa dalla nostra città. E’ una consapevolezza che sta crescendo, e che rafforza il senso di appartenenza e l’orgoglio civico, elementi fondamentali perché cresca la città. Lo hanno testimoniato, da ultimo, le affollate conferenze organizzate dalle donne di EWMD e dalle edizioni Giacchè: occasioni preziose anche perché sono state presentate due importanti opere che rafforzano la tesi della ricchezza della storia e della cultura spezzine.
La prima, “1471: il trionfo spezzino di Galeazzo Maria Sforza” di Diego Del Prato, sviluppa l’idea cara all’autore: Spezia, prima dell’Arsenale, non era un anonimo borgo di pescatori ma, fin dal XV secolo, la capitale del levante ligure. Non a caso il duca di Milano, dopo un viaggio a Firenze e prima di recarsi a Genova, la sceglie per una visita, raccontata nel libro attraverso i resoconti degli ufficiali milanesi. Spezia ci appare “dotata di civiltà e di belli edifici” e capace di gestire bene una visita così impegnativa, tanto da diventare qualche anno dopo la sede di un arsenale degli Sforza, il primo arsenale spezzino.
La seconda, “Storia del quartiere umbertino: dalle case operaie ai palazzi liberty” di Annalisa Coviello e Valeria Scandellari, ripercorre le tappe della nascita del quartiere operaio. Dopo un’analisi di alcuni villaggi operai italiani ed europei la Scandellari conclude che il nostro è “su un piano più elevato per qualità, razionalità, funzionalità, caratterizzazione del luogo”, e perché è dotato di una piazza e di cortili per la vita di comunità. Tanto che meriterebbe di “essere inserito nel patrimonio dell’Unesco”. La Coviello ci fa conoscere la vita degli operai di una “fabbrica-caserma” di fine Ottocento, il loro dolore, l’inizio dell’emancipazione. E la storia delle loro famiglie: le donne impegnate a lavare gli abiti dei ricchi nei tregi dei cortili e a procurar da mangiare, i bambini che fanno gli allievi operai e “cadono in preda al sonno in officina”. Ed è qui, in questo quartiere, a fianco delle case operaie, che nasce il liberty spezzino, i cui palazzi vengono finemente descritti dalla Scandellari.
Come la vita di Argenti, questi due libri accrescono l’affetto per la nostra terra e la coscienza della sua importanza.

lontanoevicino@gmail.com

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