L’occasione mancata. Da Spezia la proposta di un confronto di pace
La Nazione 21 luglio 2026
Nel gennaio 2001 le associazioni genovesi critiche della globalizzazione lanciarono la petizione “Genova città aperta”, per il diritto a manifestare in occasione del G8 di luglio. Iniziò una campagna nazionale di mobilitazione contro il rischio che la città fosse “blindata”. Anch’io mi ribellai. Come sindaco della Spezia chiesi un incontro al Genoa Social Forum e dissi pubblicamente: “Immagino che i movimenti vogliano manifestare a Genova, per motivi simbolici e pratici. Spetta a loro decidere. La mia proposta è di ‘desertificare’ Genova, lasciare soli gli otto, dare spazio ai contenuti qui alla Spezia, organizzare assieme un grande confronto internazionale sull’”altra globalizzazione”: people before profits, le persone prima dei profitti”. Incontrai il Genoa Social Forum, fu un colloquio positivo. Ma non insistetti, capii che la voglia di “contrapporsi sul campo” era troppo forte.
La protesta incontrò la mattanza da parte delle forze dell’ordine, con il consenso del governo di allora. La violenza rese più opachi i contenuti della mobilitazione, almeno in parte. Si sarebbe potuto evitare? Monica Lanfranco, una dei portavoce del Genoa Social Forum, ha scritto in un libro:
“La storia non si fa con i se e con i ma, però è storia vera che arrivò la proposta da parte dell’amministrazione della Spezia, che invitò il Genoa Social Forum: ‘Venite qui, a luglio venite qui. Noi vi offriamo gli spazi per poter fare il Social Forum’. Una di quelle sliding door che, con il senno di poi, avrebbe certamente fatto la differenza. Quello che vedevo come punto di forza di quell’ipotesi era la desertificazione di Genova. Desertificare Genova significava togliere luce e attenzione su quegli otto stronzi non eletti, e alla loro retorica vuota: ci sarebbe stato il comunicatino senza senso del loro incontro inutilmente costoso e disturbante, ma il mondo dell’informazione sarebbe venuto a La Spezia, e lì avremmo potuto davvero far vedere che cos’era l’altra faccia della globalizzazione, quella dello studio di soluzioni alternative ai problemi del pianeta e di chi lo abita. La proposta non passò, perché l’errata voglia dell’immediatezza reattiva e della contrapposizione testosteronica vinse. Il testosterone non è mai un buon consigliere, così come la fretta e la reazione immediata e fronteggiante: ‘Ah, tu sei qui? Allora ci sto anch’io!’. La lezione, spero, in parte si è imparata, ma il prezzo pagato è stato altissimo, a Genova”.
Il tema è complesso. Certo è che, come scrive la poetessa Audre Lorde, “non possiamo smantellare la casa del padrone con gli attrezzi del padrone”. La militarizzazione, anche del linguaggio, uccide la parola. Il movimento era pacifico, ma i Black Bloc riprodussero quella logica del dominio che il movimento voleva uscisse dal proprio orizzonte. Ma forse, indisturbati dalle forze dell’ordine, sarebbero comparsi anche alla Spezia, così come la violenza di Stato.
La Spezia organizzò un programma molto intenso di iniziative – con personalità provenienti da tutto il mondo – poi raccolto in un libro, concluso con il concerto di Bob Dylan allo stadio, dedicato a Carlo Giuliani. E’ bello pensare che quella sera il “Menestrello” abbia cambiato la scaletta e scelto di cantare molte canzoni pacifiste del suo repertorio. Pacifismo e nonviolenza sono l’eredità vera del movimento alterglobalista, la linfa di quelle avanguardie cosmopolite che, dopo il “test morale” di Gaza, stanno facendo ripartire la ruota della storia.
Giorgio Pagano
sindaco della Spezia dal 1997 al 2007
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