“Io sono un operaio. Memoria di un maestro d’ascia diventato sindacalista” di Dino Grassi, Venerdì 16 ottobre ore 18 a Fosdinovo
13 Ottobre 2026 – 13:25

“Io sono un operaio. Memoria di un maestro d’ascia diventato sindacalista”
di Dino Grassi
Venerdì 16 ottobre ore 18
Fosdinovo
Il libro di Dino Grassi “Io sono un operaio. Memoria di un maestro d’ascia diventato sindacalista” sarà presentato …

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Il nuovo federalismo è solo una bandiera

a cura di in data 27 Settembre 2017 – 20:58[12641]

Il Secolo XIX nazionale, 21 settembre 2017 – L’Italia è stata sempre attraversata da una forte tensione tra centralismo e localismo: alle spinte autonomiste e federaliste sono sempre seguite le opposte tendenze dirigiste, e viceversa. Negli ultimi anni il tema del federalismo era scomparso dall’agenda. Negli anni Novanta la spinta della Lega lo aveva promosso a priorità nazionale, ed erano arrivate la riforma Bassanini e la modifica del Titolo V della Costituzione. Ma poi, complici anche gli errori compiuti nel processo di riforma, arrivarono la bocciatura popolare della confusa “devolution” proposta dal centrodestra e poi il rinnovato centralismo di Monti, Letta e Renzi, il cui simbolo fu la proposta di riforma costituzionale bocciata nel referendum del 4 dicembre. Oggi l’ago della bilancia è tornato a pendere verso il federalismo. I referendum di Lombardia e Veneto rimettono al centro il tema. Il centrodestra non è solo: anche gli amministratori locali del Pd premono per una nuova stagione che ponga l’accento sui territori, e il M5S, che in Liguria propone il referendum, non è da meno.

Sembrerebbero buone notizie, perché lo sviluppo locale è un tema cruciale per la riorganizzazione del nostro sistema economico e sociale: senza la capacità di iniziativa che nasce dai territori non ci sarà sviluppo del Paese. In realtà il rischio è che si stia parlando di niente. Di bandiere da sventolare in campagna elettorale, e nulla più.
La riforma federalista è infatti “di sistema” e presuppone una cornice e un’anima, un “disegno” politico-culturale, di cui oggi non si vedono le condizioni: non ci sono né le ambizioni né le capacità in nessuna forza politica.

Né, va detto, nelle autonomie locali. Si pensi ai Comuni, divisi tra chi vuole accogliere i migranti e chi no, mentre i Prefetti, che Salvini vuole abolire, assumono un ruolo crescente di mediazione e di supplenza. Se si ricorre ancora a queste figure antiche vuol dire che l’intero sistema dei poteri sui territori va ripensato con urgenza. Le Regioni amministrano sempre più e programmano sempre meno. Mentre nelle Province stanno per tenersi elezioni di secondo livello: ma sono tornate organi costituzionali, e quindi devono essere elette dai cittadini, non dagli amministratori. Fusioni dei Comuni, macro Province e macro Regioni, federalismo cooperativo e solidale, partecipazione dei cittadini: il futuro è questo, è tornare a rifondare democrazia a partire dalla dimensione locale. Servirebbe una spinta dal basso: amministratori lungimiranti cercasi.

Giorgio Pagano
Membro del Comitato Promotore dell’Osservatorio Civico Ligure

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