Presentazione di “Ennio Carando. Un filosofo nella Resistenza” di Giorgio Pagano, martedì 22 settembre ore 17 al salone di Storia Patria di Savona
Presentazione di “Ennio Carando. Un filosofo nella Resistenza”
di Giorgio Pagano
martedì 22 settembre ore 17
Salone di Storia Patria (Savona)
Ennio Carando, filosofo formatosi a Torino, allievo dei maestri di filosofia morale Erminio Juvalta e Piero Martinetti, insegnò a Modena, Cuneo, Savona, dove lasciò una importante traccia del suo passaggio al Liceo Chiabrera e, dall’ottobre 1942, a La Spezia, al liceo classico Costa.
Ovunque formò “comunità” di studenti che diventarono partigiani e furono al suo fianco negli anni della Resistenza. A La Spezia, Carando rappresentò il PCI nel CLN provinciale, di cui fu il trascinatore dal settembre 1943 al luglio 1944, quando il comitato fu scoperto dai fascisti.
Il professore, nonostante fosse ormai quasi cieco, decise di salire in montagna per fare il partigiano nel suo Piemonte. Fu ucciso dai fascisti, in seguito a una delazione, il 5 febbraio 1945 a Villafranca Piemonte, insieme al fratello Ettore, ufficiale, e a Leo Lanfranco, operaio della Fiat Mirafiori.
Il nuovo libro di Giorgio Pagano (Ennio Carando un filosofo nella Resistenza) sarà presentato martedì 22 settembre 2026, alle ore 17.00, nel Salone di Storia Patria (via Pia, 14/4).
L’autore sarà introdotto da Danilo Bruno, presidente della Società.
- Giuseppe Noberasco, quando era parlamentare del PCI
- Giuseppe Noberasco, quando era allievo e amico di Carando
Il libro di Giorgio Pagano “Ennio Carando un filosofo nella Resistenza” è stato presentato a Savona, nel Salone di Storia Patria. L’autore ha dialogato con Danilo Bruno, presidente della Società.
Ennio Carando, filosofo formatosi a Torino, insegnò a Savona negli anni 1938-1939 e 1939-1940, lasciando una importante traccia del suo passaggio al Liceo Chiabrera e, dall’ottobre 1942, alla Spezia, al Liceo Costa.
Pagano si è soffermato sulle numerose testimonianze degli studenti savonesi, affascinati dal metodo socratico di Carando che, senza nessun indottrinamento, educava alla coscienza morale e alla libertà.
Il professore diventò nell’ottobre 1943 il principale animatore del CLN spezzino. Nel luglio 1944 il comitato fu scoperto dai fascisti, Carando si salvò miracolosamente. Nonostante l’aggravamento dei problemi alla vista – era ormai quasi cieco – Carando volle andare ai monti nel suo Piemonte, contro il parere degli amici, degli allievi e del suo partito, il PCI: “Un filosofo morale come lui – ha detto Pagano – non poteva stare nelle retrovie, come pure gli avevano offerto. Doveva andare in prima linea, soprattutto dopo la morte di alcuni suoi allievi: il levantese Alessandro Scaramuccia e il savonese Claudio Lugaro ‘Rino’”.
A Villafranca Piemonte, dopo una delazione, Carando fu ucciso dai fascisti insieme al fratello Ettore, monarchico, e a Leo Lanfranco, operaio comunista sella Fiat: “La morte è la parte più nobile della vita di Carando, coerente con la sua filosofia morale: meglio morire che essere schiavi. Nello scontro tra i due principi del valore della vita e dei valori che trascendono la vita Carando scelse senza incertezze i secondi”, ha affermato Pagano.
All’iniziativa era presente anche Vladimiro Noberasco, figlio di Giuseppe, savonese, allievo di Carando e suo amico fedele, che nel dopoguerra fu vicesindaco di Savona e parlamentare. Noberasco ha raccontato alcuni episodi della vita di Carando tramandati dal padre, tra cui quello del primo giorno di scuola: “Gli studenti lo accolsero in piedi e col saluto romano come era allora prescritto. Carando disse: ‘Seduti, del saluto romano io ne faccio a meno’. E spiegò che a quel saluto erano costretti gli schiavi gladiatori che andavano a morire. ‘Molto meglio, disse, il nostro buongiorno, che augura almeno un tempo migliore’”.
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