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Presentazione di “Tra utopia e realismo. Appunti sul Sessantotto” – Sabato 3 gennaio ore 17.30 a Levanto

a cura di in data 20 Dicembre 2025 – 10:25

Invito

Presentazione di
Tra utopia e realismo. Appunti sul Sessantotto
Sabato 3 gennaio ore 17.30
Levanto

Il libro “Tra utopia e realismo. Appunti sul Sessantotto” (ETS edizioni) sarà presentato sabato 3 gennaio alle ore 17,30 a Levanto – Ospitalia del Mare – per iniziativa del Comune di Levanto, della Biblioteca Civica e dell’Associazione Culturale Mediterraneo. Giorgio Pagano, curatore del lbro, dialogherà con Luca Del Bello, sindaco di Levanto, e con Luca Basile, coautore.
Il libro ospita scritti di: Giorgio Pagano, Marcello Flores, Luisa Passerini, Chiara Dogliotti, Giovanni Gozzini, Alessandro Santagata, Alfonso Maurizio Iacono, Massimo Cappitti, Luca Basile, Marcello Montanari, Guido Viale.
Sessant’anni fa, il 30 novembre 1964, iniziò l’occupazione di Sproul Hall, nel campus di Berkeley. Joan Baez intonò Blowin’ in the wind di Bob Dylan («Su quante strade deve camminare un uomo / Prima di essere chiamato tale?»). Mario Savio, leader del Free Speech Movement, tenne un brevissimo discorso agli studenti, basato sul concetto che «la storia non è finita» e che «è possibile una migliore società». Il Sessantotto fu la richiesta di un cambiamento di civiltà all’insegna della fratellanza: l’essere persone nuove e il sentirsi reciprocamente legati. Più che un movimento nato nelle sedi istituzionali della politica, un movimento “morale” che poi scoprì la politica ma non assunse una forma definita.
E che volle rispondere alle sfide della secolarizzazione ricercando un nuovo senso della vita, intrecciando in questo tentativo spinte di provenienza marxista, cattolica, libertaria. Fu utopia, ma anche realismo, lotta per conquistare qui e ora una scuola e una fabbrica più libere e democratiche, una radicale riforma del sapere e della cultura, una maggiore giustizia sociale.
In questo libro storici, filosofi e studiosi di diversa provenienza riflettono e discutono ancora sugli anni Sessanta e sul Sessantotto. Forse perché l’utopia concreta di «una migliore società» non può esaurirsi, e la storia può e deve ricominciare. Quegli anni sono ormai molto lontani da noi, ma l’approccio umanistico contro un mondo disumanizzato è più che mai necessario.


La presentazione a Levanto, agli Ospitalia del mare, del libro “Tra utopia e realismo. Appunti sul Sessantotto”, curato da Giorgio Pagano, è stata l’occasione di un’intensa discussione, tra storia e politica, che ha coinvolto – dopo il saluto del sindaco Luca Del Bello – lo storico del pensiero politico Luca Basile, il curatore e i cittadini presenti.
Per Luca Basile – autore di uno dei contributi pubblicati nel libro – il libro “spiega bene che cosa fu il Sessantotto: innanzitutto una spinta alla socializzazione, alla partecipazione, una grande domanda di massa per cambiare la società e renderla più libera e più giusta”. Il 1969 – ha proseguito – “fu significativamente l’anno in cui salirono di più sia l’indice medio dei salari che l’indice medio di lettura del libri”. Protagonisti furono gli operai e gli studenti, gli intellettuali, uniti nella lotta “contro la secolarizzazione, cioè per il senso del sacro, inteso come aspirazione alla ricomposizione del genere umano e alla fratellanza, qualcosa di trascendente rispetto all’esistente”. Le forze politiche, dal PCI di Longo e Berlinguer alla DC di Moro, “si sforzarono di capire il movimento e di fargli da sponda”, ma ci riuscirono fino a un certo punto: le forze della trasformazione furono sconfitte alla fine degli anni Settanta “per i loro errori e per la capacità dell’avversario di conquistare l’egemonia nelle idee: l’apatia contro la partecipazione, l’individualismo competitivo contro la giustizia sociale”.
Pagano ha condiviso questa analisi: “aver voluto ricondurre le tensioni sociali all’interno del sistema politico contro cui erano dirette” portò alla sconfitta. La risposta non poteva essere “l’unità dei vecchi partiti”, serviva “un grande rinnovamento dei partiti e la loro apertura alle nuove spinte sociali e culturali”, senza i quali “la crisi dei partiti sarebbe proseguita fino alla loro fine, come in realtà avverrà da lì a breve”. Ma incisero anche “la capacità delle idee avverse di entrare nella psiche delle persone, attraverso l’utilizzo prima della televisione e poi di internet” e lo “stragismo”, voluto “non per fare il colpo di stato ma per spaventare l’opinione pubblica e bloccare ogni trasformazione sociale”.
Tuttavia molto è rimasto: “Il Sessantotto ci ha lasciato i frutti della ‘rivoluzione molecolare’: la vita delle persone e delle istituzioni è cambiata in meglio, chi allora non aveva diritti ha preso la parola, dagli operai alle donne agli omosessuali”. Il Sessantotto ci ha lasciato “anticorpi” ai “disvalori” emersi dagli anni Ottanta che “sono validi ancora oggi”: “la centralità della riforma dei saperi e della cultura, una concezione della liberazione non solo ‘dall’alto’ ma anche personale, il pacifismo, la partecipazione e la spinta a ravvivare la democrazia”.
Nell’incontro molto si è dibattuto su come riprendere oggi la lotta per la trasformazione umanistica della società. Pagano ha concluso: “Non lo sappiamo. I giovani del Sessantotto cercarono il marxismo e il socialismo ma alla fine ripiegarono nel dottrinarismo e a volte nel militarismo. Sappiamo che quella tradizione è finita, ma anche che Marx senza i marxismi successivi e il socialismo originario hanno ancora qualcosa da dirci. E che il cattolicesimo sociale non è morto, anzi: i messaggi di papa Francesco e di papa Leone sono tra quelli che oggi tengono viva la speranza in un mondo più umano”.

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