La strage fascista del 22-23 gennaio 1923 alla Spezia ricordata a Torino. 18 Dicembre 2025 ore 17.30 Polo del Novecento
La strage fascista del 22-23 gennaio 1923 alla Spezia ricordata a Torino
18 dicembre 2025 ore 17,30
Polo del Novecento – Torino
Giovedì 18 dicembre la città di Torino ricorderà la strage fascista del 18 dicembre 1922 insieme alle stragi di Roma del 30 ottobre 1922 e della Spezia del 22-23 gennaio 1923.
Alle ore 17,30 nell’Auditorium del Polo del ‘900, in piazzetta Antonicelli, si terrà l’’iniziativa “Le stragi fasciste del 1922-1923. Una scia di sangue unisce Roma, Torino e La Spezia”.
Interverranno Barbara Berruti, direttrice di ISTORETO Torino, Giorgio Pagano, storico, co presidente del provinciale Unitario della Resistenza della Spezia, e Gabriele Polo, giornalista.
L’iniziativa è organizzata dall’ANPPIA, in collaborazione con il Museo Diffuso della Resistenza e con ISTORETO.
Si tratterà di un confronto sulla violenza identitaria del primo squadrismo fascista, sui metodi stragisti esercitati contro la popolazione innocente e sull’impunità per gli assassini. Per la prima volta, i rappresentanti di tre comunità cittadine differenti scambieranno memorie locali per mantenere viva una verità storica di un’intera nazione.
Tra il 18 e il 20 dicembre 1922 le squadre al comando del fascista Piero Brandimarte seminarono terrore nei quartieri operai di Torino. Undici morti – ma secondo fonti non ufficiali furono più numerosi –, decine di feriti, la Camera del Lavoro distrutta. Nell’occasione saranno ricordate anche la strage fascista a Roma, nel quartiere di San Lorenzo, del 30 ottobre 1922 (almeno otto morti), e quella alla Spezia del 22-23 gennaio 1923 (almeno diciannove morti).
Gaetano Salvemini citò i fatti di Torino del dicembre 1922 e della Spezia del gennaio 1923 come segni che il fascismo al governo, dopo la marcia su Roma, aveva scelto la strada della crescente illegalità. Così Pietro Nenni su l’”Avanti!”: il volto repressivo del governo di Mussolini era simboleggiato da La Spezia, “dove l’uccisione di un fascista da parte di fascisti è stata vendicata col sistema torinese, di dieci per uno, dieci vite colte così a caso, nel buio della notte, fra gente che professava un’idea che non ha più il placet del governo”.
Così Salvemini raccontò i fatti spezzini: “Nella notte del 21 gennaio 1923 un fascista, certo Lubrano, fu ucciso a La Spezia da certi fratelli fascisti […] A La Spezia, come a Torino, l’incidente diventò un pretesto per un’azione di violenza su larga scala allo scopo di terrorizzare la città”.
Giovanni Lubrano, guardiano della fabbrica Pertusola, era uno degli squadristi più feroci. A ucciderlo furono i fratelli Giulio e Aldebrando Poggi di San Terenzo, aiutati da due complici. Aldebrando era un fondatore del Fascio di San Terenzo. Giulio era stato maltrattato e percosso da Lubrano qualche giorno prima. I fascisti cercarono di far passare la tesi della rappresaglia: i comunisti si sarebbero infiltrati nel Fascio per compiere il delitto.
La furia esplose nella notte tra il 21 e il 22 e nella giornata del 22, e proseguì nella notte successiva.
Sulla base della lettura dei giornali e delle testimonianze raccolte, si arriva a un numero di vittime ben superiore a quello esecrato da Nenni: non “dieci per uno”, ma 19. I nominativi individuati sono ad oggi 12. Ma è vero che i giornali scrissero anche, genericamente, di “cadaveri rinvenuti” senza poter dare ad essi un nome.
- Torino 18 dicembre 2025 – 1
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Ieri la città di Torino ha ricordato i primi martiri antifascisti: le vittime della strage fascista del 18 dicembre 1922 insieme alle vittime delle stragi di Roma del 30 ottobre 1922 e della Spezia del 22-23 gennaio 1923.
Al mattino, in piazza XVIII dicembre, si è tenuta la cerimonia commemorativa, alla quale sono intervenuti Paolo Ferrero per CGIL, CISL, UIL, Boris Bellone, Presidente di ANPPIA, e Stefano Lo Russo, sindaco di Torino.
Al pomeriggio, nell’Auditorium del Polo del ‘900, si è tenuta l’’iniziativa “Le stragi fasciste del 1922-1923. Una scia di sangue unisce Roma, Torino e La Spezia”.
Gabriele Polo, giornalista e scrittore, ha raccontato la strage nel quartiere San Lorenzo di Roma. Il 30 ottobre 1922, mentre le ultime colonne della marcia su Roma entravano in città e Mussolini presentava al re la lista dei ministri del suo primo governo, un centinaio di fascisti armati fece irruzione nel quartiere di San Lorenzo e aprì il fuoco contro passanti e abitanti. Fu un attacco del tutto gratuito, politicamente inutile ai fini della conquista ormai avvenuta del potere, privo di qualsiasi logica, se non quella della vendetta. Gli squadristi avevano come unico obiettivo quello di punire gli abitanti di una zona della capitale in cui non erano mai riusciti a entrare e dove, quando avevano provato a farlo, erano stati sempre respinti. Ne nacque un lungo conflitto a fuoco tra camicie nere, esercito e militanti dei partiti di sinistra che lasciò sul terreno un numero imprecisato di vittime, tutte tra gli abitanti del quartiere. Il generale Pugliese diede subito ordine di trasportare i corpi al cimitero del Verano, per seppellirli “senza cerimonia funebre, per evitare nuovi disordini”. In questo modo, di quei morti e della loro storia si perderà traccia e memoria. Polo ha ricostruito la genesi e la cronaca di quella giornata, alla fine della quale si contarono nove vittime.
Barbara Berruti, direttrice di Istoreto, ha descritto la Torino del tempo: una società sostanzialmente antifascista e nei quartieri operai la resistenza alla svolta autoritaria poteva ancora contare su una solida capacità di organizzazione e su una radicata solidarietà comunitaria. Fu in questo contesto di frustrazione e d’impossibilità e d’incapacità del Fascio a imprimere alla città la propria autorità politica che maturò la strage. Il 17 dicembre al teatro Alfieri Pietro Brandimarte riunì tutte le squadre torinesi e alla cerimonia seguì una sfilata in corso Cairoli. Alla sera un piccolo gruppo di fascisti si addentrò in Barriera di Nizza, dove aveva sede il primo grande stabilimento della FIAT, quello del Lingotto, e dove era forte e politicizzata la presenza operaia. Qui avvenne lo scontro – le cui cause non sono del tutto chiare – fra alcuni fascisti e Francesco Prato, uomo d’azione del Partito Comunista. Il bilancio fu pesante e avrà conseguenze drammatiche. Tre fascisti furono feriti, di cui due, Giuseppe Desdra e Lucio Bazzani gravemente. Anche Prato fu ferito, ma riuscì a fuggire. Dresdra morì, scattò la rappresaglia. Per due giorni, dalla tarda mattinata del 18 e fino alla sera del 20 dicembre, la città, non presidiata dalle forze dell’ordine, fu in balia degli squadristi che scorrazzarono sui camion, occuparono i quartieri operai, devastarono e incendiarono abitazioni e circoli, procedettero a esecuzioni sommarie nelle case e lungo le strade, lasciando poi i cadaveri abbandonati per le vie e nei prati ai bordi della città. Le vittime furono undici.
Giorgio Pagano, storico, co presidente del provinciale Unitario della Resistenza della Spezia, si è soffermato sulla Spezia del biennio rosso 1919-1920 e del biennio nero 1921-1922: lo scontro tra l’antifascismo proletario e il fascismo borghese e militare fu radicale, durissimo, cruento. Ciò spiega la brutale efferatezza della strage del 1923. Giovanni Lubrano, guardiano della fabbrica Pertusola, era uno degli squadristi più feroci. A ucciderlo, nella notte del 21 gennaio, furono i fratelli Giulio e Aldebrando Poggi di San Terenzo, aiutati da due complici. Aldebrando era un fondatore del Fascio di San Terenzo. Giulio era stato maltrattato e percosso da Lubrano qualche giorno prima, probabilmente per questioni di donne. I fascisti cercarono di far passare la tesi della rappresaglia: i comunisti si sarebbero infiltrati nel Fascio per compiere il delitto. Ma furono gli stessi carabinieri e le stesse autorità di P. S a sconfessare questa tesi. Sulla base della lettura dei giornali e delle testimonianze raccolte, si arriva a 19 vittime della furia fascista. I nominativi individuati sono ad oggi 12. Certamente i fascisti avevano un piano, sapevano cioè chi cercare. Nella notte ci fu la prima reazione all’uccisione di Lubrano, ma la mobilitazione organizzata scattò la mattina del 22 gennaio, con la consegna delle armi agli squadristi chiamati nella sede cittadina del Fascio, al Teatro San Carlo in via Sapri. Nel pomeriggio le squadre armate partirono per compiere violenze mirate, ma le autorità finsero di non accorgersene: carabinieri e poliziotti scomparvero. Come scrisse il giornale “Avanti!”, “la rappresaglia feroce che ne seguì assume chiaramente l’aspetto di un mostruoso delitto, pensato, organizzato e preparato da tempo e da attuarsi alla prima occasione”.
Nei tre racconti, ha concluso Giovanni Salierno di ANPPIA Torino, si ritrovano gli elementi che, da quel momento in poi, caratterizzeranno l’era fascista: la violenza, l’eversione, l’impunità e la propaganda, che trasformerà gli atti criminali di quei giorni nel mito della rivoluzione del duce.
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