Giugno-settembre 1944. La caduta e la rinascita del CLN spezzino e il mistero sul suo presidente
Città della Spezia, 18 agosto 2024
Le vicende che ho raccontato nell’articolo di domenica scorsa – la morte di “Facio”, il rastrellamento d’agosto e la costituzione del comando unico – avvennero in un momento di grave crisi degli organi unitari della Resistenza spezzina: il CLN (Comitato di Liberazione Nazionale) e il suo sottocomitato militare. Quest’ultimo era stato sgominato dalla polizia fascista nel giugno 1944: il liberale Rodolfo Ghironi e il democristiano Isio Mattazzoni erano stati arrestati e deportati in Germania (Mattazzoni morì a Mauthausen, Ghironi nel 1946, al suo ritorno), il socialista Mario Fontana e il comunista Renato Jacopini erano invece riusciti a fuggire e a rifugiarsi in montagna, dove si impegnarono per la costituzione – come abbiamo visto – della I Divisione Liguria, di cui Fontana sarà nominato comandante. Il sottocomitato militare si ricostituì solamente a settembre, ma con funzioni più limitate perché nel frattempo era sorto il comando unico. In esso la figura più importante fu il savonese Giovanni Rosso “Luigi”, inviato alla Spezia per rafforzare la Federazione, incaricato di tenere i collegamenti con la I Divisione Liguria per conto sia del PCI che del CLN.
Nel mese di luglio, proprio nei giorni in cui si discuteva la costituzione del comando unico, fu l’intero CLN spezzino ad essere colpito. Mario Da Pozzo, rappresentante del Partito d’Azione, fu anch’egli arrestato e deportato a Mauthausen, dove morì. I delegati socialista e comunista – Pietro Beghi “Mario” e Ennio Carando – sfuggirono per poco alla cattura. Carando, che era semi cieco, raggiunse la famiglia in Piemonte, dove sarebbe diventato ispettore delle divisioni Garibaldi del cuneese. Fu trucidato a Villafranca Piemonte insieme al fratello Ettore il 5 febbraio 1945. Beghi si nascose in una casa diroccata a Monticelli di Fabiano, nelle colline spezzine.
Nell’agosto Beghi riprese i contatti con il comunista Antonio Borgatti “Silvio”, segretario della Federazione,che dopo il trasferimento di Carando era divenuto il rappresentante comunista nel CLN. I liberali, i democristiani e gli azionisti non riuscirono a sostituire i loro membri: il CLN divenne in sostanza una diarchia Beghi-Borgatti, con il supporto di “Luigi” per i rapporti con le formazioni partigiane. Furono Beghi e “Luigi” a giocare un ruolo determinante nella ricostituzione, a settembre, della I Divisione Liguria, d’intesa con Borgatti. I rapporti tra Beghi e Borgatti, inizialmente non buoni, poi migliorarono decisamente, e la “diarchia” funzionò.
Nella sostanza, come ha scritto lo storico Maurizio Fiorillo, si può sostenere che “il CLN provinciale spezzino fu in grado di svolgere un ruolo abbastanza importante nella riorganizzazione del partigianato pur non essendo nella propria composizione rappresentativo di tutte le forze politiche antifasciste e in ultima analisi rinunciando a svolgere un ruolo politico autonomo nel capoluogo provinciale”. L’ultima frase è riferita al fatto che, nel dicembre 1944, il CLN fu rifondato, per volontà di Beghi e Borgatti, in montagna. In questo modo al CLN poterono partecipare anche i rappresentanti del PdA, della DC e poi del PLI. Anche se, come notarono criticamente il CLN e il PCI regionali, in questo modo il CLN spezzino perdeva in autonomia rispetto alle formazioni e sanciva la sua incapacità di operare in città.
PIETRO BEGHI “MARIO” E ENNIO CARANDO
Facciamo un passo indietro nel tempo per affrontare un problema storico irrisolto. I protagonisti del “mistero” sono due. Il primo, Pietro Beghi “Mario”, socialista, figlio di un deputato socialista veneto, era un ragioniere, dirigente d’azienda non iscritto al Fascio. Per poter lavorare si trasferì alla Spezia. Fu impegnato nel CLN dalla sua costituzione fino alla Liberazione e oltre. Diventato prefetto della Liberazione – era un partigiano tra i più autorevoli – Beghi fu eletto presidente del CLN il 30 giugno 1945 ma fu sostituito da Osvaldo Prosperi nemmeno un mese dopo, il 18 luglio, per incompatibilità con il ruolo di prefetto (sostituzione a cui fu in qualche modo costretto, nonostante il suo parere contrario, nel corso di una riunione del CLN regionale). Beghi ricoprì il ruolo di prefetto fino al 22 febbraio 1946. Fu poi segretario provinciale del PSI, consigliere provinciale e presidente del Consiglio Federativo della Resistenza della Spezia.
Ennio Carando, insegnante di filosofia al Liceo Classico della Spezia, fu il primo animatore del CLN spezzino. Così scriveva subito dopo il 25 luglio, in una cartolina postale a Ernestina Bruno:
“Siamo all’inizio di una nuova epoca e gli avvenimenti prossimi e futuri saranno certamente grandiosi e degni di essere vissuti”.
Carando, nato a Pettinengo in Piemonte, si era formato a Torino. Un suo grande amico, che ebbe influenza su di lui, filosofica e politica, fu il filosofo Ludovico Geymonat, che tenne il discorso di commemorazione di Carando alla Spezia nel 1955. Geymonat citò “uno strano volumetto [che] data, se non erro, dal 1939”:
“Una vera riforma deve essere contemporaneamente morale, sociale, economica. […] Non bastano i bei programmi… Sui programmi generali l’uomo comune non è in grado di pronunciare un giudizio filosoficamente fondato; sul carattere invece, sull’integrità della vita morale di un individuo chiunque può giudicare con competenza. E’ con questa integrità che il vero riformatore deve distinguersi dal falso. Il distacco dal denaro, il disprezzo degli onori e di ogni esteriorità, la forza d’animo, la sincerità della propria fede, sono caratteri che nessun malvagio può fingere. Il vero riformatore deve sentirsi così unito alla propria causa, da preferire di morire piuttosto che assistere alla sua rovina”.
Il volumetto non fu mai pubblicato; in possesso, nel 1955, di Geymonat, o quantomeno da lui conosciuto, non è stato rintracciato in alcun archivio. Geymonat accennò a una successiva rivisitazione del testo da parte di Carando, ma “purtroppo il materiale raccolto andò disperso durante la guerra”. Gli studenti, gli insegnanti e i partigiani che conobbero Ennio Carando lo ricordano tutti come uno straordinario esempio di moralità.
IL “MISTERO”
Sappiamo con certezza che nel periodo della “diarchia” Beghi-Borgatti il primo fu il segretario del CLN, e che l’incarico di presidente non fu affidato a nessuno. Fino alla Liberazione fu così. Ma prima? La questione è complessa perché i documenti di archivio grazie ai quali conosciamo la storia del CLN spezzino – sarebbe forse meglio dire una sua parte – sono sia scarsi che controversi. Si tratta di documenti conservati in primo luogo presso l’Istituto ligure della Storia della Resistenza e dell’Età Contemporanea, a Genova: frammenti di corrispondenza con i comandi partigiani e con il CLN ligure, nessuno dei quali anteriore all’estate del 1944, e alcuni verbali dei primi mesi del 1945. I documenti più interessanti sono le due relazioni inviate al CLN ligure nel dicembre 1944 e nel marzo 1945, contenenti una ricostruzione della storia del CLN, e le due relazioni del 1946, entrambe redatte in vista della chiusura dell’Ufficio Stralcio del CLN e inviate a Genova: una di Beghi, l’altra di Osvaldo Prosperi, che costituisce la relazione ufficiale a chiusura dell’Ufficio Stralcio. Della relazione di Beghi possediamo la versione manoscritta, mutila della prima parte, e la versione dattiloscritta, integrale.
Prosperi firmò la relazione finale perché fu il presidente del CLN dal luglio 1945 fino al suo scioglimento, nel dicembre 1946. Nato a Treia (MC), medico alla Spezia, fu uno dei primi antifascisti inviati al confino, nel 1926. Socialista, poi comunista, nuovamente confinato nel 1939, rientrò definitivamente alla Spezia nel 1945 per diventare presidente del CLN, dopo essere stato sindaco di Treia alla Liberazione. Fu sindaco della Spezia dal 1946 al 1951, quando fu costretto a dimettersi per motivi di salute.
Di Beghi possediamo inoltre due testi, del 1955 e del 1965, che sono spesso in contrasto con documenti scritti o controfirmati dallo stesso Beghi nel periodo clandestino e tendono a tacere o a minimizzare la storia tormentata del CLN che ho in precedenza tratteggiato.
Certamente Beghi fu segretario del CLN, ma non sappiamo con altrettanta certezza da quando.
La mancanza dei verbali del Comitato, in particolare di quelli della sua prima fase di attività, non consente di affermare se l’organismo avesse o no un presidente e/o un segretario. Nella relazione del dicembre 1944 è scritto che, nell’ottobre 1943, “la ricostituzione del CLN avvenne in base alle direttive del CLNAI per iniziativa del Partito comunista, subito accolta dal Partito liberale e dal Partito socialista”. La relazione del dicembre è firmata dai rappresentanti di tutti i partiti; il rappresentante del PSIUP – certamente Pietro Beghi “Mario” – è “Segretario del Comitato”. Il punto è capire quando Beghi fu eletto segretario: se nell’ottobre 1943, o nel gennaio 1944, quando l’organismo fu rilanciato, o nella tarda estate del 1944, quando fu ricostituito dopo lo sfascio che seguì ai durissimi colpi della repressione subiti nel giugno e nel luglio.
Nemmeno i documenti dell’archivio del PCI sono di aiuto in questa ricerca, perché non fanno riferimento alla questione se non a partire da una relazione del segretario della Federazione Borgatti del 20 ottobre 1944, in cui è scritto:
“Il Comitato funziona abbastanza bene. Segretario è il socialista”.
Le relazioni di Borgatti potrebbero far pensare a una elezione di Beghi a segretario poco prima del 20 ottobre. Solamente il 15 settembre, infatti, il segretario del PCI spezzino scriveva:
“Silvio è entrato a far parte di detto comit. Ed eccovi le sue impressioni: un complesso di molluschi smidollati opportunisti con qualche pizzico di arrivismo. Socialisti: un unico elemento attivo in tutta la provincia fa parte del comit. Mentre con noi ostenta affiatamento ed amicizia cerca di accordarsi con gli altri per tentare di silurarci”.
Ma è solo una supposizione. Certo è che i rapporti tra Beghi e Borgatti, e tra comunisti e socialisti, migliorarono di molto dopo settembre. Il 16 novembre 1944 Borgatti affermava:
“Con i socialisti andiamo perfettamente d’accordo. Il rappresentante è il segretario”.
Veniamo ora ai documenti post Liberazione.
Il PCI rivendicò subito il ruolo di Carando come segretario del CLN. Lo fece nell’occasione più importante: la “Relazione del comitato federale dal 1939 all’agosto 1945”, datata 15 agosto 1945, scritta per il primo congresso provinciale. Subito dopo l’8 settembre:
“Si procedeva a ritmo serrato. Per nostra iniziativa si diede vita al CLN, che elesse suo segretario l’eroe nazionale Ennio Carando”.
Di segno opposto le biografie dei partigiani e dei patrioti compilate dalla Sezione storica dell’ANPI provinciale, conservate nell’archivio dell’Istituto spezzino per la Storia della Resistenza e dell’Età Contemporanea. Di Beghi ne scrisse due: in una – datata 30 gennaio 1946 – compare come segretario del CLN fin dall’inizio, in un’altra – senza data, ma coeva alla prima – come presidente, sempre fin dall’inizio.
Il 25 aprile 1946 Beghi scrisse l’articolo “Il CLN e la cospirazione” nel numero unico dell’ANPI “25 aprile”, a un anno dalla Liberazione, in cui non fece cenno alla questione degli incarichi. Onorò i dirigenti del CLN caduti, in primo luogo Ennio Carando, “primo organizzatore del CLN, delegato del Partito comunista”.
A Genova sono conservati – come ho accennato – due testi di Beghi del novembre 1946, contenenti entrambi una ricostruzione della storia del CLN in vista della chiusura dell’Ufficio Stralcio del CLN stesso: una relazione manoscritta datata primo novembre 1946 e firmata “Pietro Beghi il segretario del CLN dalla sua costituzione” e una versione dattiloscritta senza firma e senza data. La relazione manoscritta è mutila della prima parte, quella che va dall’inizio all’estate del 1944, mentre nella seconda parte è identica a quella dattiloscritta. Si presume dunque che si tratti dello stesso testo, di poco precedente alla relazione finale ufficiale firmata da Prosperi, datata 20 novembre 1946.
La relazione manoscritta è importante perché conferma ciò che si intuisce dalla lettura della relazione dattiloscritta: l’autore della relazione dattiloscritta è Beghi. Inoltre la relazione manoscritta ha una data che è di poco precedente alla relazione finale dell’Ufficio Stralcio, il che fa intuire che fu scritta proprio in vista di questa relazione.
La relazione di Beghi è molto simile alla relazione finale dell’Ufficio Stralcio: ne costituisce la base/traccia. Del resto Prosperi non era alla Spezia durante la Resistenza: la sua relazione finale non poteva non fare riferimento a un testo di Beghi, che del CLN aveva fatto parte fin dall’inizio.
Molte parti delle due relazioni sono sostanzialmente identiche. La relazione di Prosperi contiene però due differenze significative rispetto a quella di Beghi.
La prima riguarda l’eliminazione del passo della relazione di Beghi sui primi due centri di smistamento di armi a Follo e a Brugnato dopo l’8 settembre, che sottolinea il ruolo della componente socialista e azionista. Al posto di questo passo, nella relazione di Prosperi, ve ne sono altri, ben più ampi, che evidenziano il ruolo del Partito comunista: le azioni dei GAP del novembre e dicembre 1943, la costituzione del distaccamento Muccini [in realtà del suo primo nucleo], il recupero delle armi effettuato dal Partito comunista dopo l’8 settembre, la precisazione sull’azione a Valmozzola del marzo 1944 e sul ruolo in essa di quello che sarà il distaccamento Muccini, l’iniziativa del Partito comunista per sostenere presso il CLN lo sciopero di marzo, il contributo del Fronte della Gioventù e dei Gruppi di difesa della donna organizzati per spinta del Partito comunista, la costituzione delle SAP, formate in maggior parte da comunisti.
La seconda differenza riguarda il ruolo di Ennio Carando nel CLN: per Beghi è il rappresentante del PCI; Prosperi lo definisce invece segretario del CLN dall’ottobre 1943. Beghi, secondo la relazione finale, fu eletto segretario dopo gli arresti del giugno 1944, quando “Carando dovette allontanarsi perché ricercato dalle SS”.
Beghi non obiettò mai, formalmente, alla relazione di Prosperi su questo punto, ma sostanzialmente lo fece sempre, perché sempre si definì segretario del CLN dalla sua costituzione. Il suo testo del 1955 riporta, al termine, l’elenco dei “Nominativi dei diversi componenti del CLNP della Spezia e di coloro i quali erano alle dirette dipendenze dello stesso”: in esso Beghi è indicato come segretario dal settembre 1943. Nel testo del 1965 Beghi si definisce segretario del primo CLNP.
L’Istituto storico della Resistenza spezzino, nel 1972, pubblicò i “Discorsi e scritti dal 1954 al 1966” di Beghi, tra cui i due testi del 1955 e del 1965; in appendice pubblicò la relazione di Prosperi. Le due contrapposte “verità” erano contenute nello stesso testo.
Va detto che anche gli altri componenti del primo CLN ancora in vita – il liberale Naef e il democristiano Borachia – non obiettarono mai alla relazione di Prosperi. Però neppure scrissero mai, similmente a Beghi, che Carando fu segretario del CLN, o presidente.
E’ anche difficile immaginare che la DC, nella fase iniziale della vita del CLN in netto contrasto con il PCI e con Carando sulle azioni armate, potesse scegliere un comunista per una carica primaria nell’organismo.
Ma, soprattutto, va considerato che nell’Archivio del Partito comunista, a Roma, sono conservati i documenti di partito dell’epoca. Alcuni sono stati citati in questo articolo. Ebbene, in tutti i documenti del PCI del 1943-1944 non si scrive mai di Carando come segretario o presidente, ma sempre come rappresentante del PCI nel CLN. Così viene indicato Carando dai suoi compagni: lo fanno, per esempio, l’ispettore regionale Raffaele Pieragostini “Lorenzo” nel rapporto del 10 dicembre 1943 e in quello del primo marzo 1944, e Anelito Barontini “Rolando”, segretario prima di Borgatti, nel febbraio 1944. E così si autodefinisce Carando stesso, nella “Relazione del rappresentante del PCI nel CLN “ del 20 gennaio 1944.
UN’IPOTESI
Forse ormai non possiamo sapere, ma solo immaginare. L’ipotesi che appare più probabile è che sia stata operata, nel 1945-1946, una “forzatura”, da tutti – tranne che da Beghi – accettata, data l’enorme stima che circondava Carando. Già in vita e poi quando divenne un martire. E’ l’assenza di ogni riferimento a Carando come presidente o segretario nei documenti del PCI del 1943-1944 che spinge a formulare questa ipotesi.
Si trattò forse di un episodio finale del contrasto tra i partiti antifascisti che percorse la Resistenza, e di uno dei primi della “lotta per la memoria”, una delle vesti in cui quel contrasto proseguì.
Il 5 luglio 1945 – si consideri la data – si tenne il convegno nazionale dei rappresentanti del PCI nei CLN provinciali. Parteciparono, per La Spezia, Osvaldo Prosperi e Adalberto Pizzirani. Nel testo di sintesi del convegno, conservato nell’Archivio del Partito comunista, è scritto:
“Pizzirani – La Spezia – Mette anzitutto in rilievo la poca collaborazione dimostrata in provincia di La Spezia dal Partito socialista”.
L’ipotesi della “forzatura” nulla toglie al fatto che Carando, per convinta ammissione dello stesso Beghi e di tutti, sia stato – in ogni caso – il primo animatore del CLN.
In seguito non si è mai fatta chiarezza sulla questione.
Il numero di “La Spezia Rivista del Comune” del 1955 interamente dedicato alla figura di Carando non affrontò il tema del suo ruolo politico e militare quanto quello della sua spiritualità e dell’energia morale che da lui si sprigionava e che lo sorresse tutta la vita.
Circa le affermazioni degli storici, “grande è la confusione sotto il cielo”.
La tesi della relazione di Prosperi è ripresa da Arnaldo Cotogni, che scrive di Carando segretario fin dall’ottobre 1943. Giorgio Gimelli lo definisce invece presidente dal gennaio 1944, mentre Beghi è segretario, sempre da gennaio. Per Giulivo Ricci Beghi è segretario dall’ottobre 1943, Carando presidente dal gennaio 1944. Nessuno dei due cita le fonti, ma è probabile che la tesi di Carando presidente dal gennaio 1944 derivi dalle memorie del partigiano Jacopini nel libro “Canta il gallo”. La tesi secondo cui Carando fu “presidente del secondo CLN spezzino” è, senza fonte, anche nella sua biografia nel sito dell’ANPI nazionale. Giuseppe Fasoli, anch’egli senza citare le fonti, scrive in un testo di Beghi segretario, in un altro di Carando presidente. Antonio Bianchi e Maurizio Fiorillo non affrontano la questione. Nel libro del 2013 “Pietro Beghi Mario Prefetto della Liberazione” – con testi di Maria Beghi, Giuseppe Forlani, Paolo Galantini, Patrizia Gallotti – il testo introduttivo non firmato sostiene, senza citare le fonti, che Carando fu il primo segretario, fino al luglio 1944, e che Beghi lo divenne nel nuovo CLN costituitosi nel dicembre 1944, mentre Maria Beghi, utilizzando come in altri testi precedenti gli scritti del padre, sostiene nella nota biografica che egli fu sempre segretario: il contrasto sulla questione quindi resta, tanto da emergere ancora con tutta evidenza all’interno stesso dell’ultima pubblicazione dedicata a Beghi.
E’ un contrasto che va indagato ancora. Ma è molto difficile farlo perché – come abbiamo visto – i documenti espongono spesso punti di vista parziali o interessati.
In ogni caso il ruolo di Beghi è indiscusso: la sua opera di tessitura e di raccordo fu preziosa. E certamente non fu uno “smidollato opportunista”. Così come è indiscusso il ruolo di Carando. Di lui va ancora studiato – nonostante, anche in questo caso, molti suoi testi siano andati perduti – soprattutto il legame, che tanto colpì Norberto Bobbio, tra “la ferrea coerenza del suo pensiero” e il suo rivelarsi “nella capacità di promuovere e dirigere l’azione” per la libertà.
In fondo aveva ragione quel Notiziario della GNR (Guardia Nazionale Repubblicana) inviato al duce il 19 giugno 1944:
“Gli antifascisti non vanno molto d’accordo tra di loro […] ma, quando si tratta di dare addosso al fascismo, sanno far tacere i rancori e le gelosie di partito al solo fine di coalizzarsi contro il regime”.
La libertà era il loro obiettivo primario, la conquistarono per tutti noi.
Postscriptum:
Le fotografie in alto ritraggono Ennio Carando e Pietro Beghi “Mario”.
La fotografia in basso riproduce il manifesto in ricordo di Ennio Carando a un anno dalla morte.
Per approfondimenti su persone e vicende citate nell’articolo si può consultare il Dizionario della Resistenza spezzina e lunigianese, su www.associazioneculturalemediterraneo.com
lucidellacitta2011@gmail.com
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