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Il rapporto tormentato e tragico tra amegliesi e nazisti

a cura di in data 1 Febbraio 2024 – 22:18

Antonino Lucchesi (da bambino)

Ameglia Informa 1° settembre 2023

Nell’articolo del mese scorso, il primo dedicato alla storia della Resistenza ad Ameglia, abbiamo visto quanto il rapporto tra amegliesi e tedeschi sia stato fin da subito – dall’inizio dell’occupazione nazista del nord e del centro dell’Italia, l’8 settembre 1943 – “tormentato e tragico”. I tedeschi erano di casa, perché costruivano lungo la costa le loro difese contro gli angloamericani.
Leggiamo un brano della testimonianza di Antonino Lucchesi – allora un bambino – raccolta nel corso dell’interessante ricerca storica della Terza A della Scuola Media di Ameglia nell’anno scolastico 2013-2014, sotto la guida dell’insegnante Barbara Tommasi:
“E poi… me lo ricorderò sempre quando sono arrivati i tedeschi: ero al bivio, le biciclette legate, poi camion, cannoni, hanno cominciato a lavorare, a fare i fortini fino a Fiumaretta, c’era un fortino lì sul mare, anche a Marinella e uno era dopo il ponticciolo sul canale a Fiumaretta, e c’erano le guardie che controllavano se qualcuno veniva dal canale… e poi han fatto le postazioni alla Punta Bianca che c’erano le gallerie piene di ladri… e han dato anche nel lavoro, a spaccare i sassi a fare le gallerie… loro hanno allargato le strade perché prima le strade erano per modo di dire, hanno preso la ghiaia nel fiume per fabbricare…”.
Il rapporto con gli amegliesi fu quasi sempre all’insegna della violenza e della sopraffazione.
Leggiamo ora un brano dell’intervista della nipote ad Alba Baudone:
“-Come hai vissuto l’infanzia durante la guerra?
-Molto male, ho sofferto la fame, il freddo e ho avuto sempre tanta paura.
-Ti ricordi qualche episodio?
-Sì, mi ricordo quando i soldati tedeschi passavano davanti a casa mia, in una stradina molto stretta, a volte non ci consideravano nemmeno, mentre altre volte erano addirittura ubriachi. Poi mi ricordo quando mio padre, vedendo arrivare i soldati tedeschi, mi nascose dentro una camera con un mobile contro la porta, dicendo ai soldati che non ero in casa ma ero andata via.
Inoltre mi ricordo quando i soldati tedeschi bussarono alla porta, con la cassa del fucile perché volevano portare via mio fratello. Infatti lo fecero, ma quando arrivarono a Marina [Marina di Carrara] lo lasciarono andare, e lui dovette tornare a casa a piedi e tutta la mia famiglia era felice.
-Ricordi in che condizioni erano Ameglia e Fiumaretta?
-C’erano moltissimi soldati tedeschi sia ad Ameglia, Fiumaretta, Bocca Di Magra che a Montemarcello.
-Hanno mai portato via qualcosa i soldati tedeschi da casa tua?
-Sì, ci hanno portato via una mucca da latte. Noi pensavamo l’avessero presa per ucciderla e mangiarne la carne. Dopo sei mesi l’hanno riportata a casa, ma era veramente magra che pensavamo non riuscisse a sopravvivere, ma dopo poco la mucca si è ripresa.
-A parte la mucca i soldati tedeschi vi hanno portato via qualche altro oggetto?
-Ci hanno incendiato una capanna. Ci siamo alzati di notte e abbiamo visto tutto il fuoco attorno alla casa. Una sera sono venuti a casa nostra, hanno bussato alla porta, dopo ci hanno mandato nelle camere del piano di sopra, dicendoci “Raus!” [“Via!” in tedesco] In seguito ci hanno seguito e hanno preso i guanciali, i cuscini, le lenzuola e i materassi. Sono tornati di sotto e hanno dormito lì fino al mattino presto con il fucile sotto il lenzuolo, mentre io e i miei fratelli abbiamo dormito nella rete del letto ed avevamo molta paura.
-A parte i tuoi fratelli ci sono stati altri tuoi parenti che hanno vissuto la guerra?
-Si, mio cognato è stato portato in Germania, a volte l’hanno picchiato violentemente e per mangiare andava a raccogliere del granturco oppure prendeva delle bucce di patata nella spazzatura.
-Sai quando è tornato?
-Sì, quando è tornato, si è ammalato per la brutta vita che ha fatto in Germania.
-Ti hanno rubato qualcos’altro i soldati tedeschi?
-Si, ma non so precisamente se erano i soldati tedeschi o i “Mai morti” [i fascisti della Repubblica di Salò] della brigata nera, comunque ci hanno buttato via tutto l’olio appena fatto e con la cassa del fucile hanno rotto il recipiente e infine ci hanno rubato anche un agnello”.
Ci furono pagine molto buie, come l’uccisione di Giovanni Pelosini che ho raccontato la volta scorsa, o la deportazione del cognato di Alba Baudone. I tedeschi erano inoltre continuamente alla caccia dei partigiani, casa per casa. Ma la quotidianità del rapporto fu contrassegnata dai furti, dagli incendi, dalle tante angherie.

Alba Baudone (in età adulta)

Emblematica è la lettera inviata il 14 dicembre 1943 dai Carabinieri al capo della provincia e al comando germanico:
“Si comunica che verso le 22 dell’11 corrente i contadini Bagnone Egisto di Davide, d’anni 30, e Giovannelli Emmo di Leandro, d’anni 21, entrambi domiciliati in via Pretura del Piano di Ameglia, mentre nelle rispettive abitazioni si accingevano a coricarsi furono attratti da rumori insoliti provenienti dal pollaio, situato nel cortile sottostante. Affacciatisi immediatamente alle finestre videro due soldati tedeschi, dei quali uno si allontanava subito, mentre l’altro – nascostosi dietro il pollaio – sparava due colpi di rivoltella in direzione delle finestre, fortunatamente andati a vuoto, dandosi anch’esso alla fuga. Nell’allontanarsi lasciò cadere per terra tre pallottole per pistole cariche e due bossoli i quelle sparate, riconosciute per armi germaniche. I soldati vennero perfettamente individuati per germanici, dato l’intenso chiarore lunare” .
Dobbiamo pensare che allora gli amegliesi, come tutti gli italiani, erano denutriti: i furti di animali e di generi alimentari, frutto di sudori e di fatiche, costituivano un colpo durissimo alle condizioni di vita. Mentre i tedeschi volevano arricchire le loro libagioni e fare lauti festini, in cui spesso ubriacarsi, gli amegliesi erano in preda alla fame, e i partigiani erano alla ricerca di un pezzo di castagnaccio, la “santa pattona”.

Giorgio Pagano

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