{"id":9955,"date":"2015-11-02T14:55:42","date_gmt":"2015-11-02T12:55:42","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/?p=9955"},"modified":"2015-11-02T14:55:42","modified_gmt":"2015-11-02T12:55:42","slug":"nelleredita-di-pasolini-la-profezia-sullafrica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/il-secolo-xix-nazionale\/nelleredita-di-pasolini-la-profezia-sullafrica\/","title":{"rendered":"Nell&#8217;eredit\u00e0 di Pasolini la &#8220;Profezia&#8221; sull&#8217;Africa"},"content":{"rendered":"<p class=\"testoGiustificatoFirst\"><strong>Il Secolo XIX nazionale, 2 novembre 2015 &#8211; <\/strong>La notizia della morte di Pier Paolo Pasolini mi raggiunse in una Venezia triste e piovosa. Ne fui molto colpito. I ragazzi del \u201968, e io con loro, rimproveravano a Pasolini l\u2019incomprensione di fronte a eventi che stavano mutando profondamente il Paese nel segno dell\u2019emancipazione. Per\u00f2 io ero tra coloro che erano affascinati dalla capacit\u00e0 di Pasolini di vedere anche il lato edonista e distruttore di quel processo di emancipazione. Non ho mai dimenticato una sua frase : \u201cIo sono sempre pi\u00f9 scandalizzato dall\u2019assenza di senso del sacro nei miei contemporanei\u201d. Voleva dire che la libert\u00e0 che conquistavamo era sempre pi\u00f9 dipendente dal mercato, che la religiosit\u00e0 degli antichi era sempre pi\u00f9 soppiantata dalla religione delle merci. <!--more-->Pasolini viveva un\u2019enorme contraddizione: voleva l\u2019emancipazione, stava con i comunisti, ma capiva che l\u2019avanzata di quegli anni si accompagnava a un mutamento antropologico che svuotava di moralit\u00e0 e di significato la vita stessa. In questa critica radicale all\u2019insensatezza della societ\u00e0 dei consumi era il Leopardi del Novecento, negatore come lui dei convincimenti dominanti nell\u2019epoca.<\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\">Le sue previsioni profetiche sulla crisi dello sviluppo e sul conseguente desolato paesaggio spirituale sono una sorgente di creativit\u00e0 che dialoga, pi\u00f9 che mai, con noi: \u201cL\u2019ansia del consumo \u00e8 un\u2019ansia di obbedienza a un ordine mai pronunciato. Ognuno in Italia sente l\u2019ansia, degradante, di essere uguale agli altri. Mai la diversit\u00e0 \u00e8 stata una colpa cos\u00ec spaventosa come in questo periodo di tolleranza\u201d. Cos\u00ec come vive ancora la sua opposizione al pensiero unico: \u201cIl rifiuto \u00e8 sempre stato un gesto essenziale. I santi, gli eremiti, ma anche gli intellettuali, i pochi che hanno fatto la storia sono quelli che hanno detto di no\u201d.<\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\">Una suggestione che Pasolini ci lascia \u00e8 il suo guardare all\u2019Africa. In Africa ho riletto Pasolini e ho capito perch\u00e9 lui la considerasse, con una vitalit\u00e0 sempre pi\u00f9 disperata, un luogo dove ritrovare l\u2019autenticit\u00e0 e la verit\u00e0 perdute. All\u2019Africa Pasolini ha dedicato poesie (\u201cAfrica! Unica mia\/alternativa\u2026\u201d), sceneggiature, film. Nella poesia \u201cProfezia\u201d (1964) previde la massiccia immigrazione con i barconi e la trasformazione etnica della sua Roma e del suo Pigneto. Le parole con cui conclude il film \u201cAppunti per un\u2019Orestiade Africana\u201d (1970) sono ancora attuali: \u201cIl potere di decidere del loro destino, almeno formalmente, \u00e8 nelle mani del popolo. Le antiche divinit\u00e0 primordiali coesistono con il nuovo mondo della ragione e della libert\u00e0. Ma come concludere? Ebbene, la conclusione ultima non c\u2019\u00e8, \u00e8 sospesa. Una nuova nazione \u00e8 nata. I suoi problemi sono infiniti. Ma i problemi non si risolvono, si vivono. E la via \u00e8 lenta. Il procedere verso il futuro non ha soluzioni di continuit\u00e0. Il lavoro di un popolo non conosce n\u00e9 retorica n\u00e9 indugi. Il suo futuro \u00e8 nella sua ansia di futuro e la sua ansia \u00e8 una grande pazienza\u201d. Il disperato sguardo, in \u201cProfezia\u201d, di \u201cAl\u00ec dagli occhi azzurri\u201d \u00e8 ancora spalancato.<\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\">L\u2019altra suggestione, come scrisse Franco Cassano in \u201cPensiero meridiano\u201d, \u00e8 se sia possibile un uso rivoluzionario del sacro e della tradizione contro la religione delle merci. E\u2019 difficile, perch\u00e9 il sacro tende a diventare potere e ortodossia: ma vale la pena tentare. Probabilmente lui, cos\u00ec critico con la Chiesa &#8211; istituzione ma fautore di un\u2019interpretazione socialista della vicenda del Figlio di Dio e vicino a san Paolo come santo e non come prete, oggi sarebbe con  Bergoglio: perch\u00e9, scriveva, \u201cnon bisogna aver pi\u00f9 paura di non screditare abbastanza il sacro o di avere un cuore\u201d. Pasolini ci lascia non una nostalgia reazionaria ma una critica dello sviluppo infinito nel nome di uno sviluppo che abbia dei limiti. E ci invita a ripartire dalla sacralit\u00e0 dei rapporti umani e con la natura, dalla \u201cbellezza inutile\u201d, perch\u00e9 senza fini e senza scopi, delle lucciole scomparse, da tutto ci\u00f2 che pu\u00f2 fare da argine al mito del progresso illimitato.<\/p>\n<p class=\"testoCentrato\"><strong><em>Giorgio Pagano<\/em><\/strong><br \/>\nPresidente delle associazioni Mediterraneo e Funzionari senza Frontiere<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Secolo XIX nazionale, 2 novembre 2015 &#8211; La notizia della morte di Pier Paolo Pasolini mi raggiunse in una Venezia triste e piovosa. Ne fui molto colpito. 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