{"id":9654,"date":"2015-05-31T09:51:52","date_gmt":"2015-05-31T07:51:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/?p=9654"},"modified":"2015-06-08T08:16:46","modified_gmt":"2015-06-08T06:16:46","slug":"le-parole-della-piccola-e-della-grande-politica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/citta-della-spezia\/rubrica-luci-della-citta-di-giorgio-pagano\/le-parole-della-piccola-e-della-grande-politica\/","title":{"rendered":"Le parole della piccola e della grande politica"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_9656\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"http:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/007elab.jpg\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-9656\" loading=\"lazy\" src=\"http:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/007elab-300x225.jpg\" alt=\"Oristano, lo stagno di Santa Giusta  (2014)  (foto Giorgio Pagano)\" width=\"300\" height=\"225\" class=\"size-medium wp-image-9656\" srcset=\"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/007elab-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/007elab.jpg 800w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-9656\" class=\"wp-caption-text\">Oristano, lo stagno di Santa Giusta<br \/>(2014) (foto Giorgio Pagano)<\/p><\/div>\n<p class=\"testoGiustificatoFirst\">Domenica scorsa ero a Chiavari, al \u201cFestival della Parola\u201d. Nei giorni precedenti, in piazza Mazzini, erano stati riascoltati quattro storici discorsi di Alcide De Gasperi, Nilde Iotti, Tina Anselmi e Bettino Craxi. Li abbiamo commentati in un incontro intitolato \u201cLe parole della Grande Politica\u201d, a cui ho partecipato con Fernanda Contri, il primo giudice costituzionale donna della storia repubblicana, Agostino Giovagnoli, storico, e il Sindaco di Chiavari Roberto Levaggi. Un dibattito a pi\u00f9 voci: io, per esempio, ho criticato la scelta di inserire quel discorso di Craxi, l\u2019intervento in Parlamento sulla richiesta di autorizzazione a procedere nei suoi confronti da parte della Procura di Milano (29 aprile 1993). Su molte cose abbiamo concordato, in particolare su una: le parole della Grande Politica degli anni dopo la Liberazione sono state ormai dimenticate, sopraffatte dalle parole della \u201cpiccola politica\u201d che stanno caratterizzando il dibattito pubblico dell\u2019ultimo trentennio. Oggi le parole sono vuote, o addirittura morte. All\u2019indomani della sconfitta elettorale socialista in Francia il Primo Ministro Manuel Valls ha sostenuto che la parola pubblica \u00e8 diventata una \u201clingua morta\u201d. Anche se, almeno in Italia, non dobbiamo mitizzare il bel tempo andato:  le parole della Prima Repubblica non sono state solo quelle della \u201cGrande Politica\u201d. Giustamente Christian Salmon ha ricordato il famoso \u201carticolo sulle lucciole\u201d, in cui Pier Paolo Pasolini, nel 1975, diagnostic\u00f2 nel linguaggio stesso dei dignitari democristiani \u201cil sintomo di un male pi\u00f9 profondo: il vuoto del potere\u201d.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p class=\"testoCentrato\"><strong>IL TEMPO DEI \u2018POLITICI\u2019 BANALI<\/strong><\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\">Le parole sono vuote, o morte, tanto pi\u00f9 oggi, in quello che Gustavo Zagrebelsky ha definito il \u201ctempo esecutivo\u201d, in cui l\u2019\u201desecutivo\u201d vorrebbe tutto, e il \u201clegislativo\u201d e il \u201cgiudiziario\u201d dovrebbero essere nulla; e, se vogliono contare qualcosa, sono d\u2019impiccio. Leggiamo Zagrebelsky: \u201cIl loro dovere \u00e8 di adeguarsi, di allinearsi, di mettersi in riga. L\u2019esecutivo deve \u2018tirare diritto\u2019 alla meta, cio\u00e8 deve \u2018fare\u2019, deve \u2018lavorare\u2019 (e non pi\u00f9 domandare). Il legislativo e il giudiziario, se non si \u2018adeguano\u2019, costringono a rallentamenti, deviazioni, ripensamenti, fermate: cose che sarebbero normali e necessarie, nel tempo degli equilibri costituzionali; che sono invece anomalie dannose, nel tempo esecutivo. Il tempo esecutivo \u00e8 anche, e innanzitutto, un tempo in cui la politica \u00e8 messa in disparte. Chi parla di politica \u00e8 sospettato di ideologia. La politica \u00e8 innanzitutto discussione e scelta dei fini in comune. Il tempo esecutivo annulla il discorso sui fini e si concentra sui soli mezzi. Concentrarsi sui soli mezzi significa assumere come dato indiscutibile ci\u00f2 che c\u2019\u00e8, l\u2019esistente, il presente. Il fine unico del momento esecutivo \u00e8 la necessit\u00e0 che obbliga. Le parole seduttive e di per s\u00e9 vuote come \u2018innovazione\u2019, \u2018riforme\u2019, \u2018modernizzazione\u2019, \u2018crescita\u2019 sono parole non di libert\u00e0, ma di necessit\u00e0, necessit\u00e0 che non lascia spazio alla scelta del perch\u00e9, ma solo del percome\u2026 Le idee politiche svaniscono entro un linguaggio allusivo che non ha nulla di politico. Cos\u00ec, in assenza di discorsi effettivamente politici, i contrasti vengono ridotti alla contrapposizione tra il voler fare e il voler impedire di fare. Il tempo esecutivo \u00e8 il tempo delle banalit\u00e0 politiche e, parallelamente, il tempo dei \u2018politici\u2019 banali\u201d.<\/p>\n<p class=\"testoCentrato\"><strong>QUANDO LE PAROLE PERDONO SIGNIFICATO<\/strong><\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\">Le parole pi\u00f9 usate e abusate nel linguaggio dei \u2018politici\u2019 banali sono quelle citate da Zagrebelsky. Tutti vi fanno ricorso, a sinistra e a destra, in ogni situazione: il risultato \u00e8 che queste parole hanno perso ogni capacit\u00e0 connotativa. Consideriamo la parola \u201criformismo\u201d: da quando circola su tutte le bocche ha cambiato significato, ha subito un\u2019autentica trasformazione semantica. Storicamente il \u201criformismo\u201d era saldamente incorniciato dentro l\u2019orizzonte di emancipazione delle classi subalterne. Era una modalit\u00e0 per conquistare il miglioramento delle loro condizioni di vita, la redistribuzione della ricchezza, la riduzione delle diseguaglianze. Oggi il \u201criformismo\u201d \u00e8 quello della destra che rimette in discussione e demolisce molte conquiste democratiche e sociali realizzate dal movimento delle classi subalterne. Non solo: la sinistra ha continuato a fare ricorso al termine \u201criformismo\u201d attribuendogli sostanzialmente un significato analogo a quello che vi infonde la destra. Non mi riferisco solo a Renzi, ma anche a chi c\u2019era prima di lui.<br \/>\n\u201cInnovazione\u201d \u00e8 un\u2019altra parola chiave del linguaggio politico italiano a cui si ricorre senza freni, a destra e a sinistra. Si tratta di una sollecitazione ambigua e indefinita, che tende a coincidere con un termine che and\u00f2 molto di moda verso la met\u00e0 degli anni Novanta: \u201cnuovismo\u201d. Entrambi stanno a significare un\u2019ansiosa ricerca di segni di cambiamento: come, quali e perch\u00e9 ha poca importanza. Sulla strada dell\u2019\u201dinnovazione\u201d continua  la sinistra ha diluito e disperso il proprio messaggio fino all\u2019insignificanza.<\/p>\n<p class=\"testoCentrato\"><strong>ELOGIO DELLA LENTEZZA<\/strong><\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\">E nella campagna elettorale regionale? Ormai non ci sono pi\u00f9 parole connotative per destra e sinistra, conservatori e progressisti. E\u2019 un\u2019unica, indistinta, melassa. Si prenda la parola \u201cvelocit\u00e0\u201d, parola chiave della campagna del Pd. Certamente bisogna \u201cfare\u201d le cose. Ma quali cose? La sollecitazione \u00e8 anche in questo caso indefinita. E poi, anche se fossero cose giuste, l\u2019importante \u00e8 farle bene. Senza troppa fretta. Se il corpo, come raccomanda l\u2019Organizzazione Mondiale della Sanit\u00e0, ha bisogno di almeno 5mila passi, lenti, al giorno, la mente rischia il buio nel sovrapporsi di decisioni troppo rapide e noi rischiamo di fare scelte sbagliate. C\u2019\u00e8 un vecchio proverbio popolare che recita: \u201cRespira, prima di parlare\u201d. Nell\u2019attimo del respiro c\u2019\u00e8 il riconoscimento del valore della lentezza, che riesce a farci ascoltare le ragioni degli altri prima di esporre le nostre. Solo questo ritmo, non sottoposto alla pressione di continui strappi, porta al vero dialogo e a una vera ricerca di reciproca conoscenza. La lentezza vuol dire vita buona ma anche coltivazione del pensiero razionale, della conoscenza e della meditazione. La democrazia \u00e8 deliberazione, cio\u00e8 discussione pubblica razionale, prima della decisione: la deliberazione non \u00e8 perdita di tempo in chiacchiere, non ostacola o ritarda la decisione, ma la incalza, la prepara, la cambia, la rende migliore.<\/p>\n<div id=\"attachment_9655\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/013elab.jpg\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-9655\" loading=\"lazy\" src=\"http:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/013elab-300x225.jpg\" alt=\"Oristano, Marina di Torre Grande  (2014)   (foto Giorgio Pagano)\" width=\"300\" height=\"225\" class=\"size-medium wp-image-9655\" srcset=\"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/013elab-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/013elab.jpg 800w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-9655\" class=\"wp-caption-text\">Oristano, Marina di Torre Grande<br \/>(2014) (foto Giorgio Pagano)<\/p><\/div>\n<p class=\"testoCentrato\"><strong>PRIMA LE PERSONE<\/strong><\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\">Le parole pi\u00f9 \u201cgrandi\u201d sono quelle di una forza \u201cpiccola\u201d, Progetto Altra Liguria. \u201cPrima le persone\u201d \u00e8 una frase bellissima: vuol dire che la politica deve uscire dalle \u201coligarchie dei giri\u201d e riconnettersi alla vita reale. Nei giorni scorsi \u00e8 venuto in Liguria, alla ricerca dei suoi trascorsi liguri a Favaro, Jos\u00e8 Alberto \u201cPepe\u201d Mujica, ex Presidente dell\u2019Uruguay. Una persona straordinaria.  Leggiamo un brano di una sua intervista a un quotidiano italiano: \u201cDobbiamo imparare a muoverci per il governo della specie e non solo in base agli interessi dei Paesi, dei singoli Stati, con la consapevolezza che siamo responsabili di un pianeta, di una barchetta che sta andando alla deriva nell\u2019universo. Bisogna avere chiaro che non governano le persone, ma gli interessi del grande capitale finanziario e i suoi ricatti. Abbiamo un\u2019arma pi\u00f9 vicina del Palazzo d\u2019Inverno su cui agire, qualcosa di pi\u00f9 vicino e potente: le nostre menti e le nostre coscienze. C\u2019\u00e8 una rivoluzione possibile nella testa di ognuno per costruire una nuova umanit\u00e0. Dobbiamo agire perch\u00e9 ognuno sia cosciente che il mercato ci toglie la libert\u00e0. Non cambiamo il mondo se non cambiamo noi stessi. Per tanto tempo abbiamo seguito una linea tracciata: abbiamo pensato che bastasse prendere il potere, cambiare i rapporti di propriet\u00e0 e di distribuzione per cambiare l\u2019umanit\u00e0. Invece quel che \u00e8 successo in Unione Sovietica ha dimostrato che le cose sono molto pi\u00f9 complicate. Oggi dobbiamo puntare di pi\u00f9 sulla cultura. Non dobbiamo agire per comandare ma perch\u00e9 le persone diventino padrone di se stesse\u201d.<\/p>\n<p class=\"testoCentrato\"><strong>CIAO \u201cFRA DIAVOLO\u201d<\/strong><\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\">Mentre scrivo mi giunge una notizia dolorosissima, anche se purtroppo non inattesa: se ne \u00e8 andato Luigi Fiori, il comandante partigiano \u201cFra Diavolo\u201d. Un mio caro compagno e amico, un combattente infaticabile per i valori della Resistenza e della Costituzione. Potete leggere le sue parole in \u201cLerici ribelle\u201d, in questa rubrica (27 aprile 2014). Molto belle sono le sue ultime parole, raccolte da Alessio Giannanti e Simona Mussini nell\u2019ultimo numero di Micromega: \u201cIn Val di Taro mi hanno subito dato il nome di battaglia di \u2018Fra Diavolo\u2019, come il brigante di Itri. Questo nome era stato scelto perch\u00e9 dicevano che fossi elegante nel vestire\u2026 sicuramente mi era rimasto un mio senso dell\u2019ordine e della disciplina, che un po\u2019 era dovuto al mio essere un ufficiale del regio esercito, ma soprattutto dipendeva dalla mia educazione borghese. All\u2019inizio non \u00e8 stato facile, mi sono dovuto confrontare con persone molto diverse da me, diverse per educazione e provenienza sociale, ma la Resistenza \u00e8 stato anche questo miracolo: mettere insieme contadini, operai e borghesi per perseguire un comune ideale. Lass\u00f9 ai monti, un povero montanaro e un intellettuale, un professore universitario erano sullo stesso piano, contavano come persone, non per il loro status\u2026 Io mi sono sempre chiesto che Paese sarebbe oggi il nostro se si fosse veramente applicata la Costituzione? Perci\u00f2 io dico che il miglior programma politico \u00e8 quello di tornare alla Costituzione, di applicarla fermamente, e fare leggi che siano dalla parte degli operai, dei giovani, insomma dalla parte dei pi\u00f9 bisognosi. I politici di oggi si sono adattati a quello che era l\u2019andamento della societ\u00e0, e sono diventati in gran parte intrattabili, si comportano in maniera disonesta, se voi guardate, la politica \u00e8 tutta presa da queste cose, sono tutti coinvolti in un modo o nell\u2019altro. Invece bisogna non cedere mai. L\u2019onest\u00e0 \u00e8 l\u2019onesta\u201d. Luigi, in questi anni, ha portato nelle scuole e nelle piazze 80mila copie della Costituzione: il libro che contiene tutte le parole della \u201cGrande Politica\u201d. All\u2019Italia che vuole, per dirla con Machiavelli, \u201cingaglioffirsi\u201d, dimenticando le sue radici, dobbiamo continuare a contrapporre e a riproporre l\u2019Italia di \u201cFra Diavolo\u201d.<\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\"><a href=\"http:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/allegati\/Le%20parole%20della%20Grande%20Politica.pdf\" target=\"_blank\" style=\"font-size:18px;\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-8430\" alt=\"icona-pdf\" src=\"http:\/\/associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/icona-pdf-150x150.png\" width=\"50\" height=\"50\" srcset=\"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/icona-pdf-150x150.png 150w, https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/icona-pdf-300x300.png 300w, https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/icona-pdf.png 512w\" sizes=\"(max-width: 50px) 100vw, 50px\" \/>Testo dell\u2019intervento a \u201cLe parole della Grande Politica\u201d<\/a><\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\">&nbsp;<\/p>\n<p class=\"testoCentrato\"><strong><em>lucidellacitta2011@gmail.com<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Domenica scorsa ero a Chiavari, al \u201cFestival della Parola\u201d. 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