{"id":9637,"date":"2015-05-23T21:04:45","date_gmt":"2015-05-23T19:04:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/?p=9637"},"modified":"2015-05-23T21:08:30","modified_gmt":"2015-05-23T19:08:30","slug":"la-solitudine-di-marcello","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/citta-della-spezia\/rubrica-luci-della-citta-di-giorgio-pagano\/la-solitudine-di-marcello\/","title":{"rendered":"La solitudine di Marcello"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_9639\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/Immagine-328elab.jpg\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-9639\" loading=\"lazy\" src=\"http:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/Immagine-328elab-300x225.jpg\" alt=\"Mostra fotografica &quot;Sixty&quot; di Giorgio Pagano, 18 ottobre - 22 novembre 2014, Archivi multimediali Sergio Fregoso: Paesaggi naturali, Appennino, da Sassalbo a Torsana, i pendii del monte Punta Buffanaro (2007)\" width=\"300\" height=\"225\" class=\"size-medium wp-image-9639\" srcset=\"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/Immagine-328elab-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/Immagine-328elab.jpg 800w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-9639\" class=\"wp-caption-text\">Mostra fotografica &#8220;Sixty&#8221; di Giorgio Pagano,<br \/>18 ottobre &#8211; 22 novembre 2014,<br \/>Archivi multimediali Sergio Fregoso:<br \/>Paesaggi naturali, Appennino, da Sassalbo a Torsana, i pendii del monte Punta Buffanaro (2007)<\/p><\/div>\n<p class=\"testoGiustificatoFirst\"><strong>Citt\u00e0 della Spezia, 17 maggio 2015 &#8211; <\/strong>Nel tardo pomeriggio dell\u20198 settembre 1943 giunse improvvisa attraverso la radio la notizia che l\u2019Italia aveva firmato l\u2019armistizio con gli Alleati. I nostri militari, con i comandi senza ordini e disorientati, si sbandarono, mentre i tedeschi, quasi indisturbati, occuparono il Nord del Paese, Spezia compresa. Il 9 settembre ci furono alcuni brevi, disperati tentativi di resistere ai tedeschi. Tra i protagonisti c\u2019era Renato Jacopini, ufficiale di fanteria, spezzino. Quel giorno era ad Arcola. Leggiamo il suo racconto, tratto dal libro \u201cCanta il gallo\u201d, pubblicato nel 1960: \u201cCominciai a provare un certo panico, come se un vento di folle terrore fosse passato su tutti. Incerto se andare a Spezia o a Sarzana, mi diressi verso quest\u2019ultima, dove almeno avevo un letto. Poco oltre il ponte sul Magra, incontrai un tenente e un sottotenente medico, gli unici ufficiali alpini rimasti\u2026 Di colpo vedemmo di l\u00e0 dal fiume una pattuglia di tedeschi venire avanti\u2026 A due passi da noi era in postazione una mitragliatrice Fiat pesante: la sua sola presenza era un invito: mirai, pi\u00f9 o meno bene, sulla pattuglia che avanzava allo scoperto, certa di non trovare resistenza, e lasciai partire tutto un caricatore. Seguirono subito il mio esempio i due ufficiali e due o tre civili che si  trovavano nel nostro gruppo. Uno dei tedeschi cadde, colpito, e gli altri si gettarono a terra ai lati della strada rispondendo fiaccamente al fuoco.  Appena dietro di essi comparve un carro armato, sparando verso di noi. Il sottotenente medico, un bolognese, cadde ferito a morte. E\u2019 stato il primo partigiano caduto nella nostra provincia, e mi dispiace di non aver saputo il suo nome. Contro i carri armati non avevamo difesa efficace da opporre, e cos\u00ec ci disperdemmo subito nella campagna\u201d.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\">Jacopini divenne poi membro del Comando  militare del Cln provinciale come rappresentante del Pci, fu coordinatore militare della Brigata Garibaldi \u201cLiguria\u201d in Val di Vara, e in seguito uno dei fondatori, in Lunigiana e Garfagnana, della Divisione Garibaldi \u201cLunense\u201d. Fu un valoroso partigiano, tanto da essere nominato Questore dopo la Liberazione e da meritare la Medaglia d\u2019Argento. Eppure leggiamo che cosa scrisse nel suo ultimo libro, \u201cL\u2019isola dell\u2019ultima solitudine\u201d, scritto nel 1979: \u201cSono solo, terribilmente solo. Gli uomini mi hanno fatto il male e non mi sono vendicato: mi hanno fatto fare male agli uomini che non conoscevo, e che non mi avevano fatto niente. Gli uomini hanno fatto la guerra e ne vogliono fare ancora. Gli uomini amano la guerra perch\u00e9 si pu\u00f2 uccidere senza andare in galera. Gli uomini mi hanno fatto male e mi hanno fatto uccidere chi non volevo uccidere. Mi hanno insegnato infinite fole cui ho avuto la dabbenaggine di credere. Mi hanno insegnato l\u2019amicizia, l\u2019amore, l\u2019onore\u2026 E non erano altro che inganni per farmi debole davanti al loro spregiudicato egoismo. Mi hanno invischiato in una ragnatela di sentimenti per strozzarmi nel sogno. Poi quando mi hanno vinto con l\u2019inganno, quando mi hanno fatto un sentimentale hanno sputato sul mio sentimento e sul sole rosso della mia anima. E io odio gli uomini. Per questo son solo, terribilmente solo\u201d. Come pot\u00e9 un eroe della Resistenza arrivare, alla fine della sua vita, a conclusioni cos\u00ec amare? E\u2019 una domanda che spinge a studiare meglio la biografia e la complessa personalit\u00e0 di uno dei protagonisti della storia spezzina del secolo scorso.<\/p>\n<p class=\"testoCentrato\">&#8211; &#8211; &#8211; &#8211; &#8211;<\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\"><strong>PRIMA REPUBBLICANO POI COMUNISTA<\/strong><br \/>\nJacopini nacque a Spezia nel 1904. Giovanissimo, sotto l\u2019influenza dei cugini della madre Zelmira e Pasquale Binazzi, dirigenti dell\u2019anarchismo italiano, divenne repubblicano-anarchico. A quindici anni era segretario del circolo giovanile repubblicano Nathan. Scriveva poesie sul \u201cLibertario\u201d, partecip\u00f2 ai moti del luglio 1919, poi in seconda liceo organizz\u00f2 uno sciopero e fu espulso da tutti i licei del Regno. Fugg\u00ec da Spezia per partecipare all\u2019impresa fiumana di Gabriele D\u2019Annunzio, quando rientr\u00f2 riprese ad andare a scuola, all\u2019Istituto tecnico. Del liceo gli rimase senz\u2019altro la bella scrittura, come dimostrano tutti i suoi libri (oltre ai due citati scrisse anche \u201cAl di sopra della mischia\u201d nel 1972 e \u201cLunense\u201d nel 1975). Il 21 luglio 1921, nelle file degli Arditi del Popolo, partecip\u00f2 alla difesa di Sarzana dagli squadristi fascisti. Profondamente irrequieto, leggeva molto: \u201cDivoravo libri su libri, senza, in fondo, trarne gran profitto. Non avevo un metodo, leggevo tutto, alla rinfusa, da Gorki a Rousseau, da Kant a Schopenhauer, da Sinclair a Marx e Engels; quello che mi colp\u00ec di pi\u00f9 fu Nietzsche col suo Zarathustra, conflitto tra luci e tenebre, bene e male, l\u2019idea del Superuomo, libero dalle strettoie della morale e del costume e forte solo della propria volont\u00e0\u201d (dal suo ultimo libro). Diplomatosi ragioniere, frequent\u00f2 il Corso allievi ufficiali a Roma, fu assunto dal Credito Italiano di Milano ma lasci\u00f2 presto la banca per tornare nella sua citt\u00e0, dove vinse, nel 1926, un concorso in Arsenale. Con l\u2019avvento del fascismo dovette interrompere per anni l\u2019attivit\u00e0 politica, fino al 1936, quando ader\u00ec all\u2019organizzazione clandestina comunista, entrando a far parte dell\u2019attivissima cellula di piazza Garibaldi, caduta nelle grinfie dell\u2019Ovra, la polizia segreta fascista. Jacopini riusc\u00ec a sfuggire all\u2019arresto, un amico gerarca fascista lo tolse dai guai definendolo \u201canarchico idealista, non pericoloso\u201d: lui ritrov\u00f2 questa frase nel suo fascicolo personale, quando, dopo il 25 aprile 1945, fu nominato Questore.<\/p>\n<p class=\"testoCentrato\">&#8211; &#8211; &#8211; &#8211; &#8211;<\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\"><strong>L\u2019ORGANIZZATORE CLANDESTINO<\/strong><br \/>\nCon la seconda guerra mondiale fu richiamato e inviato in Francia e in Jugoslavia, con il grado di capitano di fanteria. Dopo l\u20198 settembre e l\u2019episodio del primo attacco ai tedeschi a Spezia, divenne uno dei primi organizzatori della Resistenza sui nostri monti, con il nome di battaglia di \u201cMarcello Moroni\u201d. Faceva la spola tra la citt\u00e0, dove operavano gli organi politici clandestini, e la montagna, su e gi\u00f9 per i sentieri, fin dall\u2019ottobre 1943, quando nacquero le prime bande, quella di Primo Battistini \u201cTullio\u201d a Montegrosso e quella di \u201cGiustizia e Libert\u00e0\u201d a Torpiana. Entr\u00f2 nel Cln militare, diventando uno dei principali collaboratori del colonnello Mario Fontana, con il quale, scrisse in \u201cCanta il gallo\u201d, ebbe \u201csempre buoni rapporti, nonostante la mentalit\u00e0 diversa\u201d. Nel gennaio 1944 contribu\u00ec alla formazione della banda \u201cBeretta\u201d dei fratelli Cacchioli, nel parmense, e della prima banda in alta Lunigiana, quella di Sassalbo, comandata dallo spezzino Renzo Ferrari. Fu in prima linea nella battaglia politica contro la corrente \u201cattesista\u201d, per fare assumere caratteri offensivi diretti all\u2019attivit\u00e0 partigiana. L\u2019esperienza in Jugoslavia contro i partigiani titini gli aveva insegnato le tattiche della guerriglia, che fece conoscere a Fontana. Era a Mommio di Fivizzano nei giorni del terribile rastrellamento e della rappresaglia che colp\u00ec il paese, che provoc\u00f2 la distruzione di tutte le case e molte vittime: \u201cMarcello\u201d si salv\u00f2 perch\u00e9 incontr\u00f2 due fuggiaschi, con i quali si nascose in una capanna per carbonai. Ma Jacopini rischiava la vita anche a Spezia, dove viveva, perch\u00e9 i bombardamenti degli Alleati si accanivano su una citt\u00e0 per met\u00e0 distrutta: \u201cNon capivo il perch\u00e9 della guerra del crollo, degli allarmi, delle macerie, dei bombardamenti. Ma quando, cessato l\u2019allarme, uscivo e rivedevo tra la gente intontita le grinte della sbirraglia fascista e i musi dei tedeschi o scorgevo, tra centinaia di volti innocui, addolorati e sbigottiti, la livida faccia di qualche spia, allora mi dicevo che anche la guerra in citt\u00e0 era necessaria, pur se molte volte pagavano gli innocenti invece dei malvagi\u201d. Nel giugno 1944 fu arrestato insieme ad altri membri del Cln, che vennero deportati in Germania e non tornarono pi\u00f9. La fortuna di \u201cMarcello\u201d fu un bombardamento davvero tempestivo: l\u2019allarme suon\u00f2 proprio mentre lo stavano portando al comando tedesco, vicino al rifugio di via Spallanzani, lui corse via e raggiunse Marinasco, al bivio per la Valdurasca, punto di passaggio obbligato per raggiungere i partigiani.<\/p>\n<p class=\"testoCentrato\">&#8211; &#8211; &#8211; &#8211; &#8211;<\/p>\n<div id=\"attachment_9638\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"http:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/022elab.jpg\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-9638\" loading=\"lazy\" src=\"http:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/022elab-200x300.jpg\" alt=\"Alpi Apuane, il monte Corchia (2013)    (foto Giorgio Pagano)\" width=\"200\" height=\"300\" class=\"size-medium wp-image-9638\" srcset=\"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/022elab-200x300.jpg 200w, https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/022elab.jpg 512w\" sizes=\"(max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-9638\" class=\"wp-caption-text\">Alpi Apuane, il monte Corchia (2013)<br \/>(foto Giorgio Pagano)<\/p><\/div>\n<p class=\"testoGiustificato\"><strong>LA PIASTRA DI MORTAIO E LA VOGLIA DI FARLA FINITA<\/strong><br \/>\nFinita l\u2019attivit\u00e0 di organizzatore clandestino, cominciava per \u201cMarcello\u201d l\u2019attivit\u00e0 di partigiano nella costituenda Divisione Garibaldi \u201cLiguria\u201d. A luglio Jacopini fu uno dei responsabili del processo a \u201cFacio\u201d, anche se sappiamo che era molto scosso e sofferente (ho scritto pi\u00f9 volte sulla vicenda in questa rubrica). La compagna di \u201cFacio\u201d, Laura Seghettini, ha raccontato che, dopo l\u2019uccisione di \u201cFacio\u201d, mentre era diretta verso il parmense, Antonio Cabrelli  \u201cSalvatore\u201d e \u201cMarcello\u201d proposero a lei e a due suoi compagni di far saltare un treno carico di armi di passaggio a Pontremoli: \u201cAccettai a patto che Cabrelli mi ridesse le armi che mi erano state tolte; allora mi consegn\u00f2 una rivoltella, io volevo quella di \u2018Facio\u2019, ma non fu possibile in quanto nel frattempo era stata data a \u2018Marcello\u2019\u201d( in \u201cAl vento del Nord\u201d). Jacopini in \u201cCanta il gallo\u201d difende la \u201cversione ufficiale\u201d del processo e dell\u2019uccisione, anche se giudica l\u2019episodio \u201cdoloroso\u201d e scrive che \u201cper molti giorni l\u2019amarezza ci pes\u00f2 addosso\u201d. \u201cFacio\u201d, secondo Jacopini, \u201cera stato un partigiano valoroso\u201d, ma si era reso responsabile del furto di materiali lanciati dagli Alleati che spettavano ad altre formazioni, in particolare una piastra di mortaio. \u201cFacio\u201d stesso, prosegue, ammise la sua responsabilit\u00e0. Jacopini cita a questo proposito lettere di \u201cFacio\u201d al Pci e ai familiari che, secondo gli storici, sono da considerarsi dei falsi (si veda, per esempio, Maurizio Fiorillo in \u201cUomini alla macchia\u201d). Pochi giorni dopo questo tragico episodio ci fu il grande rastrellamento del 3 agosto 1944 con la sconfitta delle formazioni partigiane. Qui c&#8217;\u00e8 una svolta nella vita partigiana di \u201cMarcello\u201d che non \u00e8 ben spiegata: decide di tornare in Alta Lunigiana, dai compagni di Fivizzano, senza nemmeno l\u2019autorizzazione del Cln di Spezia, che lo aveva destinato alla Divisione Garibaldi \u201cLiguria\u201d. Lo fa con un viaggio molto rischioso, insieme a due alpini disertori: \u201cNon era coraggio. Era stanchezza di scappare, di nascondersi, voglia di farla finita\u201d, scrive in \u201cCanta il gallo\u201d. Perch\u00e9 Jacopini non completa il lavoro appena iniziato nella IV Zona operativa e si dedica, in un\u2019altra Zona, alla costituzione della Divisione Garibaldi \u201cLunense\u201d?<\/p>\n<p class=\"testoCentrato\">&#8211; &#8211; &#8211; &#8211; &#8211;<\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\"><strong>LA DIVISIONE \u201cLUNENSE\u201d<\/strong><br \/>\n\u201cMarcello\u201d, d\u2019intesa con l\u2019azionista Roberto Battaglia e con l\u2019ufficiale inglese Anthony Oldham, colleg\u00f2 le due Brigate garibaldine operanti in Lunigiana alle Brigate gielliste attive in Garfagnana, costituendo la \u201cLunense\u201d: la zona, vasta e impervia, era compresa tra i passi del Lagastrello, del Cerreto e di Pradarena, il fiume Tavarone, le Alpi Apuane e la valle del Serchio. A novembre ci fu il grande rastrellamento di quell\u2019area: gran parte della formazione fu costretta a passare la Linea Gotica e a raggiungere gli Alleati; \u201cMarcello\u201d rimase nel territorio occupato dai tedeschi, raccolse le forze superstiti e cre\u00f2 le basi della seconda Divisione \u201cLunense\u201d, che fu attiva fino alla Liberazione. I rapporti con il Cln e con il Pci spezzino ripresero comunque quasi subito, pur operando Jacopini in un\u2019altra Zona operativa. E\u2019 molto interessante la lettura del carteggio tra Marcello e Antonio Borgatti \u201cSilvio\u201d, segretario della Federazione spezzina del Pci, che si tenne in tutti quei mesi: secondo lo storico Giulivo Ricci Jacopini ne emerge come un \u201celemento incline a un\u2019applicazione un poco settaria delle direttive del partito, e poco convinto, probabilmente, della svolta togliattiana\u201d (in \u201cStoria della Brigata garibaldina Ugo Muccini\u201d).<\/p>\n<p class=\"testoCentrato\">&#8211; &#8211; &#8211; &#8211; &#8211;<\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\"><strong>IL DOPOGUERRA E IL SOLE ROSSO CHE NON SI AFFERRA MAI<\/strong><br \/>\nJacopini, nominato Questore, fu uno dei protagonisti della vicenda di \u201cExodus\u201d: prese i primi accordi per fare emigrare gli ebrei scampati ai lager, che raggiunsero Spezia nel maggio 1946 e salparono con le navi \u201cFede\u201d e \u201cFenice\u201d verso Israele.  Per le sue idee, sgradite agli Alleati, fu ben presto esonerato. Riprese il posto di lavoro in Arsenale, e divenne segretario della commissione sindacale interna. Fu trasferito per motivi politici alla base navale della Maddalena, in Sardegna, fino al licenziamento nel 1955, a soli 51 anni. Ebbe incarichi pubblici: consigliere provinciale, presidente dell\u2019Eca, l\u2019ente di assistenza, consigliere dell\u2019Amga, l\u2019azienda di acqua e gas, fino alla direzione del \u201cMazzini\u201d, l\u2019istituto per gli anziani. Fu vicino alle posizioni di Secchia, e quindi critico della linea \u201cufficiale\u201d del partito. Posizione che mantenne sempre, fino alla critica a Berlinguer e alla decisione di non prendere pi\u00f9 la tessera del Pci nei primi anni Settanta. Leggiamo da \u201cL\u2019isola dell\u2019ultima solitudine\u201d: \u201cAvevo delle illusioni che oggi non ho pi\u00f9. Eravamo partiti per demolire un mondo, per rifarne un altro; pi\u00f9 schietto, pi\u00f9 libero\u2026 Molti miei compagni di lass\u00f9, appena scesi, invece di spazzare le macerie con la dinamite, si sono dati a puntellare l\u2019edificio puntellante della borghesia decrepita\u201d. Ma l\u2019amarezza di \u201cMarcello\u201d non \u00e8 solo politica, la sua \u00e8 una tragicit\u00e0 esistenziale. Dopo la disfatta della \u201cLunense\u201d, nel gennaio 1945 visita tutti i distaccamenti, non mancavano le donne. Scrive: \u201cVedevo fiorire l\u2019amore. Ed era naturale: giovinezza chiama amore. E per me sarebbe tornato l\u2019amore? Se avessi chiesto l\u2019amore a una di loro, certo qualcuna mi avrebbe offerto la bocca piena di baci, ma non era quello che cercavo. Non potevo pi\u00f9 amare, avevo ucciso, avevo fatto uccidere, avevo ucciso anche l\u2019amore\u201d. Da qui la scelta della solitudine: \u201cE\u2019 grande solo colui che \u00e8 solo. E la mia solitudine \u00e8 terribile e io amo la mia solitudine. Ma nella mia solitudine io sono libero. Sono libero da divise e fedi. Da ogni commercio con gli uomini. Dalle religioni e dal clero. Da tutte le tirannie e da tutti i pregiudizi. Anche dalla tirannia del denaro. Anche dalla tirannia della morte perch\u00e9 so che devo morire. Sono libero dai partiti ai quali non credo. Dagli amici che non ho. Dalla gloria che non voglio\u201d. Renato Jacopini sembra quasi tornare l\u2019anarchico idealista, amante di Nietzsche, che era in giovent\u00f9. Con in pi\u00f9 l\u2019amarezza per il fallimento: \u201cC\u2019\u00e8 nella cuna del mio pensiero un grande sole rosso. Se risalgo i ricordi della mia vita mi sembra di essere nato con quel gran sole rosso nell\u2019anima. E un poco sempre di sangue d\u2019orizzonte mi \u00e8 rimasto nel cuore attraverso la mia tormentata esistenza. Non era che un sogno. Il mio sogno infantile che s\u2019era trasformato, nel cuore, in un ritornello di speranza. So che alla vita del pensiero, nacqui correndo trafelato, ansando, per afferrare quel sole rosso che calava lento, quel sole grande che si faceva, morendo, pi\u00f9 grande. Cos\u00ec trafelato, disperato fin quando non caddi; anche il sole era caduto, era morto, ravvolto nelle stracciate bandiere delle nuvole nere. Nascendo al pensiero volli afferrare il sole. E caddi. E sempre, anche pi\u00f9 tardi, nella vita, quando ho voluto afferrare il sole, sono caduto affranto, estenuato. E mi \u00e8 rimasto soltanto un po\u2019 di sangue d\u2019orizzonte nel cuore. Perch\u00e9 il sole rosso moriva lontano, tra le stracciate bandiere delle nuvole nere\u201d.<\/p>\n<p class=\"testoCentrato\"><strong><em>lucidellacitta2011@gmail.com<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Citt\u00e0 della Spezia, 17 maggio 2015 &#8211; Nel tardo pomeriggio dell\u20198 settembre 1943 giunse improvvisa attraverso la radio la notizia che l\u2019Italia aveva firmato l\u2019armistizio con gli Alleati. 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