{"id":9556,"date":"2015-05-05T10:20:02","date_gmt":"2015-05-05T08:20:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/?p=9556"},"modified":"2015-05-06T14:09:42","modified_gmt":"2015-05-06T12:09:42","slug":"la-brigata-dei-sarzanesi-seconda-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/citta-della-spezia\/rubrica-luci-della-citta-di-giorgio-pagano\/la-brigata-dei-sarzanesi-seconda-parte\/","title":{"rendered":"La brigata dei sarzanesi &#8211; seconda parte"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_9561\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/IMG_4311elab.jpg\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-9561\" loading=\"lazy\" src=\"http:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/IMG_4311elab-300x199.jpg\" alt=\"Fosdinovo, Canepari, &quot;I Fiati Sprecati&quot; nella piazza dove ebbe sede il comando della Brigata &quot;Muccini&quot;, &quot;Percorsi della Resistenza&quot; 21 aprile 2013 (foto Giorgio  Pagano)\" width=\"300\" height=\"199\" class=\"size-medium wp-image-9561\" srcset=\"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/IMG_4311elab-300x199.jpg 300w, https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/IMG_4311elab.jpg 800w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-9561\" class=\"wp-caption-text\">Fosdinovo, Canepari, &#8220;I Fiati Sprecati&#8221; nella piazza<br \/>dove ebbe sede il comando della Brigata &#8220;Muccini&#8221;,<br \/>&#8220;Percorsi della Resistenza&#8221; 21 aprile 2013<br \/>(foto Giorgio  Pagano)<\/p><\/div>\n<p class=\"testoGiustificatoFirst\"><strong>Citt\u00e0 della Spezia, 26 aprile 2015 &#8211; <\/strong>La costituzione della Brigata \u201cMuccini\u201d  lasci\u00f2 alle singole formazioni un\u2019ampia autonomia. Le azioni  furono frequenti, importanti e a volte clamorose. Il 24 settembre 1944 una pattuglia del distaccamento \u201cSignanini\u201d, composto da uomini di \u201cTullio\u201d, uccise un tedesco a Ressora di Arcola, mentre altri due vennero fatti prigionieri. Dieci giovani vennero fucilati da tedeschi e fascisti per rappresaglia. Tra di essi c\u2019era Renato Grifoglio, vecchio antifascista di Migliarina, che era stato, insieme a un gruppo di altri migliarinesi, in contatto con i sarzanesi fin dai tempi della banda \u201cBetti\u201d. In mezzo alla popolazione arcolana, pur fortemente antifascista, l\u2019uccisione del tedesco non venne generalmente approvata.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\">Un\u2019altra azione contro le brigate nere, effettuata da altri distaccamenti intorno al 20 settembre, conclusasi con la cattura di alcune di esse, indusse i fascisti a prelevare quattordici ostaggi tra la cittadinanza sarzanese, tra i quali i padri di  Piero Galantini \u201cFederico\u201d, di Guglielmo Vesco \u201cGino\u201d e del partigiano cattolico Franco Franchini. Nella notte tra il 25 e il 26 cinquanta partigiani della \u201cMuccini\u201d entrarono in Sarzana e penetrarono nel carcere per liberare gli ostaggi, ma essi erano stati trasferiti altrove. La notte successiva duecento partigiani, guidati da \u201cFederico\u201d, bloccarono completamente da ogni parte Sarzana. Fu una grande azione di efficienza e di forza, che serv\u00ec anche a rincuorare la popolazione civile. Gli ostaggi furono poi liberati grazie a uno scambio con i fascisti catturati il 9 novembre dalla Brigata \u201cCarrara\u201d della Divisione \u201cLunense\u201d. Il 3 novembre il capitano tedesco Rudolf Jacobs, che aveva disertato e aderito alla \u201dMuccini\u201d, organizz\u00f2 un eroico e sfortunato attacco contro la caserma delle brigate nere sita nell\u2019albergo \u201cLaurina\u201d: Jacobs cadde crivellato di colpi (si vedano: \u201cLa lezione di Jacobs l\u2019ufficiale partigiano\u201d, in \u201cil Secolo XIX\u201d, 3 novembre 2014, ora in www.associazioneculturalemediterraneo.com; e, in questa rubrica, \u201cRudolf Jacobs e l\u2019altra Germania\u201d, 9 novembre 2014). Il 28 novembre, durante un attacco ai tedeschi in Garfagnana, condotto dalla \u201cMuccini\u201d assieme alla Divisione \u201cLunense\u201d e agli Alleati, che per\u00f2 all\u2019ultimo momento rinunciarono a intervenire, mor\u00ec eroicamente Miro Luperi \u201cReno\u201d, per proteggere la ritirata dei compagni.<\/p>\n<div id=\"attachment_9562\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"http:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/012elab.jpg\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-9562\" loading=\"lazy\" src=\"http:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/012elab-300x225.jpg\" alt=\"Veduta della Val di Magra dalle &quot;Colline del sole&quot;, nel sentiero tra Castelnuovo e Vallecchia  (2015)   (foto Giorgio Pagano)\" width=\"300\" height=\"225\" class=\"size-medium wp-image-9562\" srcset=\"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/012elab-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/012elab.jpg 800w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-9562\" class=\"wp-caption-text\">Veduta della Val di Magra dalle &#8220;Colline del sole&#8221;,<br \/>nel sentiero tra Castelnuovo e Vallecchia<br \/>(2015) (foto Giorgio Pagano)<\/p><\/div>\n<p class=\"testoGiustificato\">I nazifascisti reagirono a queste azioni con il grande rastrellamento del 29 novembre. Stretta nella morsa di circa 10.000 nazifascisti, cannoneggiata dalla Palmaria, da Punta Bianca e da altre postazioni, la \u201cMuccini\u201d affront\u00f2 furiosi combattimenti fino a sera. Il nemico ebbe 54 vittime, i partigiani 18. Fall\u00ec il tentativo di annientare la Brigata, ma venne al pettine il nodo di fondo: la \u201cMuccini\u201d era ammassata in uno spazio ristretto privo di risorse naturali, mancante di zone di protezione e di vie d\u2019uscita, chiuso da un anello stradale che per i nazifascisti era un invito a nozze. Il grosso della Brigata si diresse, sotto la guida di Galantini, verso le Alpi Apuane per passare le linee e giungere nelle zone gi\u00e0 in mano agli Alleati. La decisione suscit\u00f2 la critica del Partito comunista. \u201cFederico\u201d pass\u00f2 le linee con l\u2019intenzione di chiedere armi e ritornare in zona, ma trov\u00f2 il diniego degli Alleati. Solo il 5 aprile 1945 ottenne di essere impegnato con i suoi uomini: si cre\u00f2 la cos\u00ec detta Brigata \u201cMuccini di linea\u201d, che partecip\u00f2 alla fase finale della lotta. Flavio Bertone \u201cWalter\u201d e Paolino Ranieri \u201cAndrea\u201d rimasero invece nascosti nei boschi della zona per occuparsi dei feriti. \u201cAndrea\u201d cadde in un\u2019imboscata il 14 dicembre proprio mentre era in cerca di medicinali, fu ferito, arrestato e incarcerato al XXI Reggimento a Spezia, dove rimase prigioniero, nonostante i tanti tentativi di liberarlo, fino al 23 aprile 1945. \u201cWalter\u201d riusc\u00ec, il 16 dicembre, a ricostituire formalmente la \u201cMuccini\u201d, con sei distaccamenti. Con lui, eletto comandante, c\u2019erano Dario Montarese \u201cBrich\u00e8\u201d, Mario Portonato \u201cClaudio\u201d e Goliardo Luciani \u201cWladimiro\u201d (sul rastrellamento del 29 novembre si vedano: il racconto di Piero Guelfi \u201cDanilo\u201d, raccolto in \u201cDai monti di Sarzana\u201d, in questa rubrica &#8211; 9 dicembre 2012; e \u201cA settant\u2019anni dai grandi rastrellamenti del novembre 1944\u201d, in \u201cLa Nazione\u201d, 29 novembre 2014, ora in www.associazioneculturalemediterraneo.com).<\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\">La \u201cMuccini\u201d di \u201cWalter\u201d, pur numericamente esigua e senza aiuti da nessuno, fu comunque molto attiva. Il 2 aprile mor\u00ec in combattimento la prima donna: Amanda Lidia Lalli \u201cKira\u201d, figlia di un esponente socialista, che era entrata nella brigata, inizialmente, come infermiera. Negli ultimi anni \u00e8 diventata un simbolo della Resistenza un\u2019altra donna della \u201cMuccini\u201d, la staffetta Vanda Bianchi \u201cSonia\u201d, mancata pochi mesi fa (si vedano: \u201cSar\u00e0 rosa il futuro della politica\u201d, in \u201cIl Secolo XIX\u201d, 14 marzo 2011, ora in www.associazioneculturalemediterraneo.com; e, in questa rubrica, \u201cUn berretto pieno di speranze\u201d, 3 agosto 2014). Le brigate nere sarzanesi effettuarono una feroce rappresaglia il 10 aprile, fucilando otto antifascisti. Nella notte \u201cWalter\u201d, con dodici uomini, scese a Sarzana e fece saltare con la dinamite la caserma fortificata delle brigate nere: quelle superstiti, prese dal panico, abbandonarono la citt\u00e0. Emergevano sempre di pi\u00f9 il coraggio, la seriet\u00e0 e la capacit\u00e0 di comando di \u201cWalter\u201d. La \u201cMuccini\u201d ebbe anche una forte capacit\u00e0 di stabilire buoni rapporti con la popolazione: per esempio provvide, tramite un muratore, al restauro della scuola di Canepari, gi\u00e0 sede della Brigata, e poi alla ripresa delle lezioni con il pagamento dello stipendio all\u2019insegnante. \u201cWalter\u201d e i suoi uomini furono protagonisti, infine, della liberazione di Fosdinovo e di Sarzana, il 23 aprile, prima degli Alleati. La \u201cMuccini\u201d fu raggiunta dalla \u201cMuccini di linea\u201d: nella piazza di Sarzana ci fu l\u2019abbraccio tra Bertone e Galantini, che sanzionava l\u2019impegno comune degli antifascisti sarzanesi.<\/p>\n<p class=\"testoCentrato\">&#8211; &#8211; &#8211; &#8211;<\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\">Per completare il quadro del contributo della Val di Magra all\u2019antifascismo, va detto che, oltre al ruolo dei sarzanesi e a quello, molto importante, degli arcolani e dei santostefanesi, citato nella prima parte di questo articolo , ci fu anche una forte presenza dei castelnuovesi e degli ortonovesi. A Castelnuovo si form\u00f2 un gruppo comandato prima da Danilo Petacco \u201cSigfrido\u201d e poi da Fulvio Fregosi \u201cScipione\u201d, una  formazione autonoma che ondeggi\u00f2 tra la Brigata \u201cCarrara\u201d della Divisione \u201cLunense\u201d e la \u201cMuccini\u201d, per poi aggregarsi, poco prima del rastrellamento del 29 novembre, alla \u201cMuccini\u201d, assumendo la denominazione di \u201cRudolf Jacobs\u201d.<\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\">Gli ortonovesi, invece, ebbero quasi tutti un legame con la Brigata \u201cCarrara\u201d. Furono protagonisti della battaglia del monte Sagro, negli ultimi giorni di agosto del 1944: i nazifascisti furono ricacciati ma a caro prezzo, con il calvario dello sganciamento notturno in discesa nei \u201cravaneti\u201d, pieni di detriti gettati dai cavatori, che port\u00f2 ad altri morti e feriti. Il 9 novembre gli ortonovesi parteciparono all\u2019assalto di un camion delle brigate nere a Serravalle, premessa dello scambio di prigionieri a cui ho accennato. Ci fu infine, anche per loro, il feroce rastrellamento del 29 novembre: la Divisione \u201cLunense\u201d fu praticamente dissolta, e i partigiani passarono le linee raggiungendo le zone gi\u00e0 liberate. Della vecchia Brigata rimasero solo pochi uomini, che diedero vita alla Brigata \u201cLunense\u201d, sotto il comando di Paolo Pagani. Tra loro c\u2019era Giuseppe Casini \u201cPino\u201d di Pugliola, che mor\u00ec il 3 gennaio 1945 in un\u2019imboscata delle brigate nere ai Pilastri di Fosdinovo, mentre tentava di proteggere il disimpegno e la salvezza dei suoi due compagni. Ortonovo fu liberata dagli Alleati, raggiunti da gruppi di partigiani del luogo che avevano passato le linee. Il tributo di sangue del rastrellamento fu doloroso. Tragico ma bellissimo nel suo significato fu l\u2019episodio della morte degli amici fraterni Domenico Diamanti e Guido Gramolazzo: il primo fu ferito, il secondo lo prese in spalla per cercare di salvarlo, ma furono intercettati e falciati a colpi di mitraglia dai nazifascisti. Il valore dell\u2019amicizia \u00e8 rivelatore di una Resistenza con un forte tratto di umanit\u00e0 e moralit\u00e0. Questo semplice episodio testimonia che la Resistenza fu anche un grandissimo momento di crescita dei giovani, di formazione di s\u00e9, di educazione alla vita, nel segno del superamento di una concezione individualistica e nel segno della scelta morale del bene contro il male, del coraggio contro l\u2019opportunismo, della libert\u00e0 contro la dittatura. Scrivo dopo aver visto, ieri sera, il primo spettacolo, molto bello, della \u201cFesta della Liberazione\u201d, che si tiene dal 25 aprile al 3 maggio ai Giardini Pubblici: \u201cCielo amaranto\u201d, prodotto dalla Compagnia degli Scarti. Il protagonista \u00e8 Nello, un operaio sedicenne dell\u2019Oto Melara che sceglie di organizzare lo sciopero del marzo 1944 e, una volta fatto prigioniero, di non rivelare i nomi dei suoi compagni, anche se questo comporta per lui la deportazione. Nello simboleggia i tanti giovani che nella Resistenza si emanciparono, si liberarono dalla schiavit\u00f9 dell\u2019ignoranza e scoprirono nuovi modi di essere e di vivere.<\/p>\n<p class=\"testoCentrato\"><strong><em>lucidellacitta2011@gmail.com<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Citt\u00e0 della Spezia, 26 aprile 2015 &#8211; La costituzione della Brigata \u201cMuccini\u201d  lasci\u00f2 alle singole formazioni un\u2019ampia autonomia. Le azioni  furono frequenti, importanti e a volte clamorose. 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