{"id":939,"date":"2008-05-06T17:18:47","date_gmt":"2008-05-06T15:18:47","guid":{"rendered":"http:\/\/associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/?p=939"},"modified":"2009-09-17T12:10:14","modified_gmt":"2009-09-17T10:10:14","slug":"l-uomo-che-non-credeva-in-dio-di-eugenio-scalfari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/religioni-e-politica\/l-uomo-che-non-credeva-in-dio-di-eugenio-scalfari\/","title":{"rendered":"L&#8217; uomo che non credeva in Dio di Eugenio Scalfari"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft\" style=\"border: 10px solid white; margin: 10px;\" title=\"Scalfari Eugenio - L uomo che non credeva in Dio\" src=\"http:\/\/www.einaudi.it\/einaudi\/images_art\/Scalfari_uomo_speciale.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"322\" \/>Con questo libro Eugenio Scalfari abbraccia l&#8217;avventura della sua esistenza: a partire dalla stagione magica dell&#8217;infanzia, passando per gli anni di formazione (la scoperta della filosofia al liceo di Sanremo, compagno di banco l&#8217;amico Italo Calvino), fino all&#8217;impegno giornalistico, che dura da oltre sessantacinque anni, per arrivare al tempo lungo della vecchiaia. Ma Scalfari non si accontenta di rammemorare, nel suo libro ogni ricordo vive e perdura in funzione di una continua tensione etica e intellettuale. Egli non entra nelle varie stanze della memoria, se prima non \u00e8 certo di intravedere dalla soglia il bagliore di un fuoco razionale che possa ampliare il dato autobiografico, fino a farsi meditazione sulla vita, sui valori di ogni gesto compiuto. Ripensarsi bambino, vestito da Ballila ad ascoltare il duce da Palazzo Venezia, lo costringe a fare i conti con l&#8217;intossicazione del virus ideologico del fascismo. Poi si osserva adolescente entrare nella gabbia dell&#8217;Io, con indosso quella maschera che toglie l&#8217;innocenza; e nei due anni passati nella campagna calabrese, in fuga da Roma occupata dai tedeschi (&#8220;dopo otto mesi di pena, clandestinit\u00e0 e fame nera&#8221;), scopre la possibilit\u00e0 di un oblio di s\u00e9, imparando dal padre ad ascoltare &#8220;la voce degli alberi&#8221;. Oppure si interroga su morale e politica, ricordando la figura di Enrico Berlinguer o quella volta che in un bar della Maremma Ugo La Malfa associ\u00f2 il fare della politica con l&#8217;arte di giocare di sponda a biliardo.<\/p>\n<p><!--[if gte mso 9]><xml> <w :WordDocument> <\/w><w :View>Normal<\/w> <w :Zoom>0<\/w> <w :HyphenationZone>14<\/w> <w :Compatibility> <w :BreakWrappedTables \/> <w :SnapToGridInCell \/> <w :ApplyBreakingRules \/> <w :WrapTextWithPunct \/> <w :UseAsianBreakRules \/> <w :UseFELayout \/> <\/w> <w :BrowserLevel>MicrosoftInternetExplorer4<\/w>  <\/xml>< ![endif]--><!--[if !mso]><span class=\"mceItemObject\"   classid=\"clsid:38481807-CA0E-42D2-BF39-B33AF135CC4D\" id=ieooui><\/span>\n<mce :style>< !  st1:*{behavior:url(#ieooui) } --><\/p>\n<p><!--[if gte mso 10]>\n<\/mce><mce :style>< !   \/* Style Definitions *\/  table.MsoNormalTable \t{mso-style-name:\"Tabella normale\"; \tmso-tstyle-rowband-size:0; \tmso-tstyle-colband-size:0; \tmso-style-noshow:yes; \tmso-style-parent:\"\"; \tmso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt; \tmso-para-margin:0cm; \tmso-para-margin-bottom:.0001pt; \tmso-pagination:widow-orphan; \tfont-size:10.0pt; \tfont-family:\"Times New Roman\";} --><\/p>\n<p><!--[endif]--><\/p>\n<p class=\"footnotes-archivio2\" style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"font-size: 12pt;\">L\u2019UOMO CHE NON CREDEVA IN DIO \u2013 Vito Mancuso<\/span><\/strong><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"background: #fafcff none repeat scroll 0% 0%;\"><span style=\"font-family: Verdana; color: #2a2a2a;\">Il titolo <strong><em>L\u2019uomo che non credeva in Dio<\/em><\/strong> ha un sapore di eterno, nel senso che Scalfari vuole essere ricordato come l\u2019uomo che, appunto, non credeva in Dio. Sarebbe del tutto fuorviante leggervi un\u2019apertura tipo \u201cma che ora invece ci crede\u201d. Il titolo intende scolpire il fatto che il rapporto di Scalfari con Dio \u00e8 chiuso, e tale per sempre rester\u00e0.<br \/>\nUn ruolo decisivo nel libro lo ricopre Friedrich Nietzsche, il pensatore al quale Scalfari dedica pi\u00f9 spazio e con cui si dichiara pi\u00f9 in debito, pi\u00f9 di Cartesio, Spinoza, Kant, Freud, che pure hanno giocato un ruolo di primo piano nella sua formazione. Ma mentre questi filosofi hanno contribuito a formare Scalfari che poi li ha per cos\u00ec dire superati, Nietzsche sembra rimanere il faro, la stella attorno a cui gravita il suo pensiero. Quale Nietzsche per\u00f2? Vi sono infatti tre concetti-vertice del pensiero di Nietzsche, tra loro difficilmente componibili: la volont\u00e0 di potenza, il Superuomo (o meglio l\u2019Oltreuomo, come Vattimo traduce <em>\u00dcbermensch<\/em>), l\u2019Eterno ritorno. A seconda che si privilegi l\u2019uno o l\u2019altro di questi concetti scaturisce una diversa filosofia: una visione ancora antropocentrica se si privilegia la Volont\u00e0 di potenza, una visione non pi\u00f9 antropocentrica se si assume l\u2019Oltreuomo, infine una visione naturalistica, idealmente spinozista, alla luce dell\u2019Eterno ritorno. Qual \u00e8 il vero Nietzsche? Tutti e tre, evidentemente, e per questo il filosofo tedesco \u00e8 oggetto di passioni contraddittorie, amato e odiato sia a destra sia a sinistra. Anche in teologia \u00e8 cos\u00ec: Simone Weil scriveva nei suoi Quaderni di non riuscire a sopportarne neppure lo stile figuriamoci il pensiero, mentre Bonhoeffer non \u00e8 pensabile senza Nietzsche, al quale deve il celebre concetto di Dio-tappabuchi.<br \/>\nMa ben aldil\u00e0 della pars construens, Nietzsche \u00e8 decisivo per la sua opera demolitrice. Che cosa ha demolito? La ragione. Faceva filosofia col martello e a martellate ha distrutto la gloria dell\u2019umanit\u00e0, la ragione. La morte di Dio annunciata da Nietzsche \u00e8 in realt\u00e0 da interpretarsi pi\u00f9 radicalmente come morte della ragione, nel senso ontologico di grammatica e respiro dell\u2019essere, nel senso di Logos. Dicendo \u201cDio \u00e8 morto\u201d Nietzsche ha annunciato la morte della Razionalit\u00e0 quale grembo primordiale da cui tutto nasce e a cui tutto ritorna. Il senso di tragedia che aleggia sulle pagine del libro di Scalfari sta a mio avviso tutto qui: nell\u2019uso spassionato e fedele della ragione all\u2019interno di un mondo ritenuto privo di ragione. Questa scissione tra l\u2019Io e il Mondo \u00e8 il dramma del \u2018900, e leggendo le pagine di Scalfari lo si tocca ancora una volta con mano.<br \/>\nNel libro vi \u00e8 tutta la seriet\u00e0 analitica di cui pu\u00f2 essere capace un uomo del \u2018900, e insieme la malattia di cui soffre questo tempo, cio\u00e8 la frattura rispetto alla natura e alla sua razionalit\u00e0, ci\u00f2 che Hans Jonas definiva gi\u00e0 nel <\/span><span style=\"font-family: Verdana; color: #2a2a2a;\">1<\/span><span style=\"font-family: Verdana; color: #2a2a2a;\">974 \u201csindrome gnostica\u201d. \u00c8 a causa di ci\u00f2 che la ricerca di senso \u00e8 destinata al naufragio, quella ricerca che secondo Scalfari \u201c\u00e8 il tema dominante della specie\u201d, qualcosa di cui noi esseri umani \u201cabbiamo bisogno\u201d. La domanda si declina ai nostri giorni come questione antropologica: chi siamo noi? che cos\u2019\u00e8 la coscienza? che cos\u2019\u00e8 il pensiero? che cos\u2019\u00e8 l\u2019Io? siamo noi i protagonisti del nostro pensiero, oppure esso si forma indipendentemente da noi in base a una strana alchimia di geni e di influssi ambientali e poi utilizza il nostro linguaggio facendoci illudere di esserne i protagonisti, mentre siamo solo una sorta di raffinati altoparlanti? Queste domande si compendiano in quella che riguarda l\u2019esistenza della libert\u00e0 e si possono tradurre in due equazioni alternative. La prima: Io = Mondo. La seconda: Io &gt; Mondo. Chi sostiene la prima equazione nega la libert\u00e0; chi sostiene la seconda l\u2019afferma, nel senso che la libert\u00e0 \u00e8 ci\u00f2 che rimane sottraendo a me stesso l\u2019apporto biologico e sociale del Mondo. Il che si pu\u00f2 riesprimere dicendo: Io \u2013 Mondo = x. L\u2019incognita x \u00e8 precisamente la libert\u00e0. Chi nega la libert\u00e0 dice invece: Io \u2013 Mondo = 0.<br \/>\nIn questa prospettiva capisco perch\u00e9 Scalfari dica che \u201cforse \u00e8 la parola anima che ci imbroglia la testa\u201d (pag. 4<\/span><span style=\"font-family: Verdana; color: #2a2a2a;\">1<\/span><span style=\"font-family: Verdana; color: #2a2a2a;\">), dato che il termine anima non fa che tradurre in termini ontologici il contenuto della libert\u00e0 dell\u2019uomo rispetto al mondo. L\u2019anima dice staticamente ci\u00f2 che la libert\u00e0 dice dinamicamente. Entrambi i termini intendono dare un nome all\u2019incognita che risulta sottraendo a me stesso tutto ci\u00f2 che \u00e8 opera del mondo. Per questo sui concetti di anima e di libert\u00e0 si gioca non solo la questione antropologica, ma anche quella teologica.<br \/>\nCi sono due modalit\u00e0, a mio avviso entrambe deficitarie, nel pensare la natura e conseguentemente l\u2019anima. La prima \u00e8 quella che pensa la natura come governata dall\u2019alto, direttamente guidata da un Dio personale che interviene a suo piacimento e che quindi crea, lui stesso in prima persona, le anime, lo fa al momento del concepimento nell\u2019istante in cui l\u2019ovulo viene fecondato dallo spermatozoo. La seconda modalit\u00e0, quella assunta da Scalfari, \u00e8 propria della cultura oggi dominante e pensa la natura come un principio assoluto sopra il quale non vi \u00e8 nulla, che si muove producendo \u201csoltanto forme che emergono dall\u2019informe e ad esso ritornano quando il loro ciclo si esaurisce\u201d (pag. 42). In realt\u00e0 considerando la natura si vede a mio avviso che, se essa non \u00e8 governata direttamente dall\u2019alto da un Dio personale visto che conosce il caso e l\u2019assurdo (a meno di non attribuire tali fenomeni al Dio personale, di cui per\u00f2 a questo punto non si dovrebbe parlare pi\u00f9 in termini di Logos e ancor meno di amore), essa al contempo \u00e8 governata dal basso, da una logica cieca per quanto attiene ai dettagli ma perfettamente vigile per quanto attiene alla strategia generale, la quale consiste nella costruzione secondo la logica relazionale di livelli sempre pi\u00f9 raffinati di informazione e di organizzazione, di cui l\u2019Io che appare nell\u2019uomo \u00e8 il livello pi\u00f9 alto, il frutto pi\u00f9 bello. Questa logica relazionale trova nell\u2019amore di cui l\u2019Io \u00e8 capace il suo vertice. Desidero notare che Scalfari ha passaggi molto profondi e molto veri sull\u2019amore, e gi\u00e0 solo per questo il suo libro merita di essere letto. Per esempio scrive: \u201cBisogna dimenticarsi di s\u00e9 per conoscere l\u2019altro senza invaderlo, bisogna modificare la grammatica della psiche per passare dall\u2019io e dal tu al noi\u201d; e ancora afferma che occorre disporre \u201cdi un deposito di amore tale che renda possibile superare l\u2019io e il tu declinando al loro posto il noi\u201d (pag. 45). Si tratta di una visione dell\u2019amore perfettamente cristiana perch\u00e9 si basa sulla logica relazionale, la medesima che \u00e8 presente nel Dio cristiano che \u00e8 trino proprio perch\u00e9 supera l\u2019io e il tu e si dice come noi, e questo noi \u00e8 un uno. A prescindere se esista o no nell\u2019alto dei cieli qualcosa di simile, ci\u00f2 che qui importa sottolineare \u00e8 che il cristianesimo predicando dell\u2019Assoluto tale logica relazionale ha fatto dell\u2019amore il valore ontologico pi\u00f9 alto. E Scalfari nelle sue pagine, parlando dell\u2019amore, l\u2019ha riprodotto. Non senza incoerenza per\u00f2, a mio avviso, con la sua visione della natura.<br \/>\nL\u2019importanza che assume l\u2019amore appare anche dal fatto che il libro si apre e si chiude con pagine molto intense dedicate alle relazioni umane, il rapporto con la madre all\u2019inizio e quello col nipotino alla fine. Il punto decisivo \u00e8 capire che cosa significa, per la natura e per noi che ne siamo un frutto, che \u201cl\u2019amore d\u00e0 riposo e beatitudine\u201d, frase vera e profonda che si legge nella penultima pagina del libro. Da bambino giocando ai soldatini Scalfari racconta che faceva vincere sempre i buoni. Tutti abbiamo fatto vincere i buoni. Perch\u00e9? E perch\u00e9 le favole dell\u2019umanit\u00e0, pur ricolme di orrore e di incubi, si concludono tutte con la vittoria del bene? Si tratta solo di un infantile e consolatorio desiderio di happy end, o c\u2019\u00e8 la manifestazione primordiale di una struttura fondamentale dell\u2019essere? \u201cNon so spiegarmi perch\u00e9 a sei anni ero convinto che chi vince \u00e8 buono. Oppure che chi \u00e8 buono vince\u201d (pag. <\/span><span style=\"font-family: Verdana; color: #2a2a2a;\">1<\/span><span style=\"font-family: Verdana; color: #2a2a2a;\">0). Credere in Dio significa ultimamente essere convinti che chi \u00e8 buono vince, che esiste cio\u00e8 una corrispondenza logica tra la morale e l\u2019essere. La fede in Dio \u00e8 la fede nella razionalit\u00e0 dell\u2019essere. Lo ricorda spesso anche Benedetto XVI.<br \/>\nLa nostra per\u00f2 \u00e8 l\u2019epoca contrassegnata da una sorta di chiasmo maledetto, una prigione dello spirito incatena l\u2019anima del nostro tempo. Il chiasmo lo descrivo cos\u00ec. Coloro che credono in Dio e pongono il Logos e la ragione all\u2019origine del tutto, fanno poi della fede e dell\u2019obbedienza all\u2019autorit\u00e0, e non pi\u00f9 della ragione come vorrebbe la coerenza, il criterio-guida del vivere quotidiano. Viceversa coloro che fanno della ragione il criterio-guida del vivere quotidiano e passano al suo severo vaglio ogni situazione, pongono poi non nella ragione, come vorrebbe la coerenza, ma nel caso, cio\u00e8 nell\u2019assurdo, l\u2019origine delle cose. Mi chiedo come uscire da questa contraddittoria prigione dello spirito che anche nel libro di Scalfari appare vistosamente.<br \/>\nAlla fine il problema di fondo \u00e8 Dio, non a caso scelto da Scalfari come protagonista, per quanto negativo, del suo titolo. Si tratta di comprendere che cosa significa l\u2019idea di Dio, e che cosa significa aderirvi o non aderirvi. Mi sembra che queste parole di Plotino (scelgo volutamente un autore non cristiano) possano aiutare nella risposta: \u201cPi\u00f9 di una volta mi \u00e8 capitato di riavermi, uscendo dal sonno del corpo, e di estraniarmi da tutto, nel profondo del mio io. In quelle occasioni godevo della visione di una bellezza tanto grande quanto affascinante che mi convinceva, allora come non mai, di fare parte di una sorte pi\u00f9 elevata, realizzando una vita pi\u00f9 nobile: insomma di essere equiparato al divino, costituito sullo stesso fondamento di un dio\u201d (Enneadi IV, 8, <\/span><span style=\"font-family: Verdana; color: #2a2a2a;\">1<\/span><span style=\"font-family: Verdana; color: #2a2a2a;\">). \u00c8 solo la paura della morte a generare la religione, come sostiene Scalfari? Queste parole di Plotino dicono di no. C\u2019\u00e8 anche l\u2019amore per la bellezza che possiamo ospitare, se ne diventiamo degni. Nessun dubbio che spesso la religione nella storia si sia basata per affermarsi sulla paura della morte (\u201cricordati che devi morire\u201d). Ma non era questo l\u2019annuncio di Ges\u00f9 di Nazaret che parlava del Regno e portava vita e salute ovunque andava. Non era questo lo spirito di Francesco d\u2019Assisi e del suo Cantico delle creature, n\u00e9 di Florenskij, Bonhoeffer, Teilhard de Chardin e di chiss\u00e0 quanti altri credenti. \u00c8 vero ci\u00f2 che scrive Scalfari, che \u201cDio muore nel momento in cui scopriamo d\u2019averlo inventato per sfuggire la paura\u201d (pag. 75). \u00c8 vero, e un Dio cos\u00ec deve morire, perch\u00e9 \u00e8 un idolo, \u00e8 il Dio-tappabuchi. Ma vi \u00e8 un modo di essere credente che non \u00e8 per nulla equiparabile a un pavido calcolo alla ricerca di far sopravvivere il proprio piccolo io. C\u2019\u00e8 una modalit\u00e0 di credere in Dio che \u00e8 celebrazione della bellezza della vita, non assicurazione contro la paura della morte.<br \/>\nScalfari dice che verso i quarant\u2019anni si liber\u00f2 \u201cdella necessit\u00e0, sempre incombente, di trovare un senso ultimo\u201d (pag. 88). Prima per\u00f2 aveva scritto che la ricerca del senso della vita \u00e8 una prerogativa della nostra specie (cf. pag. <\/span><span style=\"font-family: Verdana; color: #2a2a2a;\">1<\/span><span style=\"font-family: Verdana; color: #2a2a2a;\">4). Certo, rimedia alla contraddizione dicendo che vi sono anche i sensi penultimi, ma, quando si tratta dell\u2019insieme della vita, non \u00e8 cos\u00ec. Il senso, in questo caso, o \u00e8 ultimo o non \u00e8. Un senso provvisorio della vita \u00e8 semplicemente un compromesso, un adattamento, una resa. Dall\u2019inizio della sua avventura spirituale il genere umano \u00e8 stato alla ricerca del senso ultimo del vivere, da cui sono nate le molteplici religioni e le molteplici filosofie. Ma si tratta di capire perch\u00e9 l\u2019uomo ha intrapreso tale ricerca. Solo paura della morte? Certamente la morte ha giocato e gioca il suo ruolo, ma non tutto \u00e8 riducibile a un desiderio di campare. <em>Nihil est in intellectu quod prius non fuerit in sensu<\/em>: se cerchiamo il senso ultimo \u00e8 perch\u00e9 siamo generati da un\u2019azione sensata, logica, ordinata, che \u00e8 la relazione. Gi\u00e0 il nostro consistere come organismo \u00e8 il frutto di un insieme di incalcolabili relazioni, a partire dalle particelle subatomiche che formano i nostri atomi, e questi le molecole, e queste le cellule, fino al concerto degli organi che si chiama organismo. Per questo dissento profondamente dalla visione dell\u2019organismo offerta da Scalfari: \u201cIl corpo \u00e8 interamente impregnato di volont\u00e0 di potenza, gli organi che lo compongono non hanno altro fine che di preservarla e di accrescerla\u201d (pag. <\/span><span style=\"font-family: Verdana; color: #2a2a2a;\">1<\/span><span style=\"font-family: Verdana; color: #2a2a2a;\">28). C\u2019\u00e8 lo sviluppo della medicina rigenerativa a mostrare la falsit\u00e0 di questa tesi, c\u2019\u00e8 la scoperta dei neuroni-specchio che dimostrano la natura altruistica (in senso ontologico prima ancora che etico) del nostro essere. La logica del corpo \u00e8 la relazione, non la volont\u00e0 di potenza (per quanto la relazione talora si esplichi anche come volont\u00e0 di potenza, soprattutto nella sessualit\u00e0 maschile).<br \/>\nDa questa visione errata della logica dell\u2019organismo discende nel pensiero di Scalfari un\u2019aporia in ordine alla genealogia della morale. Io sono d\u2019accordo con lui nel ritenere che la morale sia un istinto, quindi qualcosa di radicato nella natura, ben pi\u00f9 che derivante dalla cultura, religione compresa. Solo che da questa affermazione occorre trarre le conseguenze per l\u2019ontologia della natura, chiedendoci perch\u00e9 siamo fatti cos\u00ec e perch\u00e9 ospitiamo questo istinto. Sono convinto che non basta rimandare alla sopravvivenza della specie, perch\u00e9 a volte l\u2019istinto morale (come ha mostrato proprio Nietzsche) va contro la sopravvivenza della specie e pu\u00f2 essere contrassegnato come decadenza o peggio ancora nichilismo. E per molti aspetti \u00e8 vero: a volte la morale fa compiere atti biologicamente non necessari, se non addirittura dannosi. Un esempio \u00e8 la cura delle persone handicappate, del tutto infruttuose per il prosieguo della specie e che infatti Nietzsche, come gia Aristotele, voleva fossero abbandonate al loro destino. Io concordo pienamente sul fondamento biologico della morale individuato da Scalfari col chiamarla \u201cistinto\u201d, ma ritengo che l\u2019esistenza di tale istinto contraddica l\u2019interpretazione utilitaristica della natura che Scalfari riprende dal darwinismo, perch\u00e9 nell\u2019istinto morale c\u2019\u00e8 molto pi\u00f9 del mero interesse per la sopravvivenza della specie, c\u2019\u00e8 la passione per la giustizia, per il bene, per la verit\u00e0 (al cui riguardo si vedano le belle pagine dedicate da Scalfari a Ugo La Malfa e a Enrico Berlinguer). Io ritengo che l\u2019istinto morale abbia un fondamento fisico nel senso che deriva dalla logica relazionale che ci costituisce, \u00e8 l\u2019espressione del nostro consistere come organismo in miliardi di relazioni ordinate e armoniche. Noi siamo in salute dal punto di vista fisico se tutte le componenti del nostro organismo girano armonicamente tra loro; allo stesso modo, dal punto di vista spirituale siamo in salute se riproduciamo al di fuori di noi la medesima logica relazionale che ci costituisce fisicamente e che al livello interpersonale si chiama giustizia. Il fondamento dell\u2019etica e del diritto \u00e8 inscritto nella logica del nostro organismo: c\u2019\u00e8 una verit\u00e0 primordiale della nostra natura alla base dell\u2019etica e del diritto.<br \/>\nDesidero concludere con una parola sulla questione della fede in Dio sollevata da Scalfari. Egli scrive: \u201cDio non \u00e8 morto: c\u2019\u00e8 finch\u00e9 qualcuno lo guarder\u00e0\u201d. E poi aggiunge: \u201cQuanto a me, non guardo Dio da moltissimi anni. Forse non l\u2019ho mai guardato\u201d (pag. <\/span><span style=\"font-family: Verdana; color: #2a2a2a;\">1<\/span><span style=\"font-family: Verdana; color: #2a2a2a;\">36-<\/span><span style=\"font-family: Verdana; color: #2a2a2a;\">1<\/span><span style=\"font-family: Verdana; color: #2a2a2a;\">37). Mi chiedo come possa un uomo guardare Dio. E rispondo considerando che vi sono due modalit\u00e0 fondamentali di disporre il corpo durante la preghiera: c\u2019\u00e8 chi alza le mani verso il cielo rivolgendole verso l\u2019esterno, e c\u2019\u00e8 chi le raccoglie sul petto quasi ritirandosi dentro di s\u00e9. La prima modalit\u00e0 presuppone un\u2019idea di Dio che lo situa al di fuori di se stessi, la seconda al contrario all\u2019interno di s\u00e9. Tale seconda modalit\u00e0 contrassegna l\u2019esperienza spirituale di cui parlava Plotino e che si ritrova anche nell\u2019Agostino neoplatonico del <em>De vera religione <\/em>secondo il quale \u201cla verit\u00e0 abita nell\u2019uomo interiore\u201d. Un uomo pu\u00f2 non rivolgersi per tutta la vita a Dio considerandolo esterno a se stesso, ma, se cerca il bene e la giustizia dentro di s\u00e9, pu\u00f2 avere lo stesso molto a che fare con lui. Forse \u00e8 il caso anche dell\u2019uomo che non credeva in Dio. <\/span><span style=\"font-family: Verdana; color: #2a2a2a;\" lang=\"EN\">Io glielo auguro.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"background: #fafcff none repeat scroll 0% 0%;\"><span style=\"font-family: Verdana; color: #2a2a2a;\" lang=\"EN\"><br \/>\n<\/span>\n<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"background: #fafcff none repeat scroll 0% 0%;\"><span style=\"font-family: Verdana; color: #2a2a2a;\" lang=\"EN\">Pubblicato su <strong><em>Il Foglio<\/em><\/strong>, <\/span><span style=\"font-family: Verdana; color: #2a2a2a;\" lang=\"EN\">1<\/span><span style=\"font-family: Verdana; color: #2a2a2a;\" lang=\"EN\">8 maggio 2008.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\">\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; color: #204063;\"><a href=\"http:\/\/www.einaudi.it\/einaudi\/ita\/news\/can4\/107-488.jsp\"><em><strong><span style=\"font-family: Verdana; color: #4386ce; text-decoration: none;\">L&#8217;uomo che non credeva in Dio<\/span><\/strong><\/em><\/a> (<a href=\"http:\/\/www.einaudi.it\/einaudi\/ita\/default.jsp\">Einaudi<\/a>) di <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Eugenio_Scalfari\">Eugenio Scalfari<\/a> \u00e8 una singolare autobiografia. Scalfari racconta la propria infanzia, la propria giovinezza; alcuni episodi della sua vita di giorna<\/span><span style=\"font-family: Verdana; color: #204063;\">lista<\/span><span style=\"font-family: Verdana; color: #204063;\">; i suoi rapporti con uomini politici italiani; la morte di una persona cara; e parla a lungo di Nietzsche. Ma si ha l&#8217;impressione che egli guardi da lontano una meta lontana; e che il tema che lo inquieta sia l&#8217;<em><span style=\"font-family: Verdana;\">io<\/span><\/em> di ogni essere umano e soprattutto il suo <em><span style=\"font-family: Verdana;\">io<\/span><\/em>. Il pensiero si svolge, oscilla, si contraddice, e rende mobile, caldo e vivace il suo libro. Cos&#8217;\u00e8 l&#8217;<em><span style=\"font-family: Verdana;\">io<\/span><\/em>? si chiede Scalfari. Vorrei ricordare qualche persona che non possedeva un io. Alessandro Magno non volle essere se stesso &#8211; il figlio di Filippo e di Olimpiade, un uomo non alto, dai capelli biondi, che sapeva a memoria le tragedie di Euripide. Volle imitare qualcosa che era stato, e che molti credevano morto. Con tutta la forza della passione, pose davanti agli occhi della mente un gruppo di figure divine e eroiche &#8211; Dioniso, Ercole, Achille, Ciro di Persia &#8211; e cerc\u00f2 di resuscitarle e reincarnarle nella propria esistenza. Nessun uomo giunse mai a comprendere in se stesso tante persone diverse, distribuite attorno a un centro che continua a sfuggirci. Fu multiforme, molteplice: un nodo imprevedibile di contraddizioni; e conobbe l&#8217;ebbrezza di condurre una vita mitica. Nemmeno Shakespeare fu un io: ma un sistema solare, formato da molti pianeti che ruotavano attorno a un centro; e questo sistema solare si intrecciava a sua volta con le galassie che si perdevano nell&#8217;infinito. Il suo centro era dappertutto: nei diversi soli e negli innumerevoli pianeti che ricevevano luce dai soli. Come dice Scalfari, se era dappertutto, non era in nessun luogo. I grandi mistici cristiani ed islamici cancellarono l&#8217;io; e si perdevano nell&#8217;oceano dell&#8217;umanit\u00e0, vivendo in Dio, per Dio e con Dio. Si consumavano negli splendori del volto divino e nella maest\u00e0 della sua gloria. Tutte le apparizioni esteriori scomparivano davanti ai loro sguardi: il mondo smarriva le proprie forme, e il significato del bene e del male. Non sapevano se esistevano o non esistevano: se erano manifesti o nascosti; perituri o immortali. Col cuore pieno e vuoto d&#8217;amore, ignoravano di chi erano innamorati. Ignoravano perfino il proprio amore. Alla fine, dimenticavano la loro conoscenza di Dio, o la coscienza di conoscerlo. Come loro, un grande poeta moderno, Pessoa, evase dal carcere del proprio io: con un folle desiderio di fuga, lasci\u00f2 tutti i luoghi, le prigioni, le limitazioni, i principi e le fini, le prigioni, le soluzioni, le barriere, i paesi ed i mondi. Se vedeva altri uomini, provava lo stesso orrore. Cos\u00ec, per evitarli, li fece rinascere in s\u00e9: i suoi sentimenti diventarono i sentimenti di molti individui: il suo animo, il suo cuore e il suo sguardo appartennero a persone diverse fra loro; indossava sempre nuove maschere, ognuna delle quali era pi\u00f9 ambigua della precedente. Scriveva: &#8220;Dio non ha unit\u00e0, come potrei averla io?&#8221;. Negli anni della giovinezza e della maturit\u00e0, Eugenio Scalfari visse secondo la tradizione dell&#8217;io borghese. Pensava che esso fosse robustamente fondato sulla ragione e sulla volont\u00e0, e dominato da loro. Sapeva dai libri di avere un inconscio, ma immaginava di conoscerlo e di tenerlo sotto controllo. Il suo io coincideva con i pensieri coscienti e l&#8217;attivit\u00e0 quotidiana, con la quale si identificava completamente. Cos\u00ec passo dopo passo, esperienza dopo esperienza, sensazione dopo sensazione, evento dopo evento, saliva la scala della sua persona, che egli stesso aveva costruito. Al culmine della maturit\u00e0, Scalfari cominci\u00f2 ad avere dubbi sulla costruzione che aveva fondato. Gli sembrava che fosse una crosta esilissima, nella quale non poteva avere fiducia. L&#8217;inconscio, che credeva di dominare, veniva improvvisamente alla luce, lo folgorava, portandolo in luoghi dove non avrebbe mai immaginato di giungere. In parte con angoscia in parte con gioia, gli parve che il suo io scomparisse e si dissolvesse. Si sentiva lacerato e diviso. Poi, poco a poco, cominci\u00f2 ad amare questa condizione inquietante. Si accorse di non avere un solo occhio. Qualsiasi cosa facesse, possedeva sempre un altro occhio, con il quale guardava dal di fuori e contemplava gli altri con una rinnovata attenzione. Vedeva attorno a s\u00e9 mille casi: non li guardava pi\u00f9 con ansia; ma con infinita simpatia verso la selva pittoresca della vita. Forse lui stesso &#8211; il suo antico <em><span style=\"font-family: Verdana;\">io<\/span><\/em> &#8211; era diventato una collana colorata di casi. Lesse e rilesse Montaigne, Diderot e Nietzsche. Soprattutto Montaigne lo attrasse. Avrebbe dato chiss\u00e0 cosa per abitare la sua biblioteca, lass\u00f9 in alto, nella torre, guardando le cinquantasette sentenze che Montaigne aveva fatto incidere sulle travi del soffitto. &#8216;Tutte queste cose, con il cielo e la terra e il mare, non sono nulla a paragone della somma totale di tutte le cose&#8217;, aveva detto Lucrezio. &#8216;Non comprendo&#8217; aveva detto Sesto Empirico. La biblioteca aveva tre grandi finestre dalle quali entravano il soffio dei venti, i raggi del sole, i riflessi delle nuvole, gli odori degli alberi e, due volte al giorno, il <em><span style=\"font-family: Verdana;\">suono<\/span><\/em> dell&#8217;<em><span style=\"font-family: Verdana;\">Ave Maria<\/span><\/em>. Se si affacciava alla finestra vedeva il castello, la corte, il pollaio, e pi\u00f9 lontano le colline del P\u00e9rigord, dove lo sguardo si perdeva. Cos\u00ec Scalfari comprese che la sua crisi lo aveva portato indietro, nel cuore della tradizione psicologica dell&#8217;Occidente, e insieme avanti, in un futuro di cui non intravedeva i lineamenti. La vita era quella che aveva immaginato Montaigne: una metamorfosi incessante, piena di incidenti effimeri, tracce di un destino sconosciuto, libri, contraddizioni, imprevisti, misteri. Come le api, Montaigne assimilava tutti i fiori, i colori e le ombre nel miele del suo spirito. Amava la natura che gioca. Amava la fantasia, il capriccio, la sorpresa. Amava il vento e l&#8217;oscillazione. Amava tutto ci\u00f2 che \u00e8 mescolato, confuso, rappezzato, screziato. Amava le fugaci, dorate apparenze, che ci portano lontano da ogni certezza. Cos\u00ec, immerso nella metamorfosi di Montaigne, Scalfari comprese il suo nuovo rapporto con se stesso e con gli altri: cercava di capire gli altri, e di farli diventare se stessi, estraendo da loro la piccola musica che ciascuno possedeva. Divent\u00f2 pi\u00f9 mobile, volubile e affettuoso, come nelle pagine del suo libro, dove tutte le sue tendenze vivono l&#8217;una accanto all&#8217;altra, in una specie di guerra pacifica. [&#8230;]&#8221; (da <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Pietro_Citati\">Pietro Citati<\/a>, <em><span style=\"font-family: Verdana;\">Il romanzo dell&#8217;uomo che non credeva in Dio<\/span><\/em>, &#8220;La Repubblica&#8221;, 0<\/span><span style=\"font-family: Verdana; color: #204063;\">1<\/span><span style=\"font-family: Verdana; color: #204063;\">\/05\/&#8217;08)<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; color: #204063;\"> <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Verdana; color: #204063;\"> <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Verdana; color: #204063;\"> <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Verdana; color: #204063;\"> <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"> <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"> <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"> <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"> <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"> <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"> <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"> <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"> <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"> <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"> <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"> <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"> <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"> <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"> <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"> <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"> <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"> <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"> <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"> <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"> <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"> <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"> <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"> <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"> <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"> <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"> <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"> <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"> <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"> <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"> <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"> <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"> <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"> <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"> <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"> <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"> <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"> <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"> <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"> <\/span><\/p>\n<p><\/mce><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con questo libro Eugenio Scalfari abbraccia l&#8217;avventura della sua esistenza: a partire dalla stagione magica dell&#8217;infanzia, passando per gli anni di formazione (la scoperta della filosofia al liceo di Sanremo, compagno di banco l&#8217;amico Italo 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