{"id":9298,"date":"2015-01-31T13:45:46","date_gmt":"2015-01-31T11:45:46","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/?p=9298"},"modified":"2015-01-31T13:45:46","modified_gmt":"2015-01-31T11:45:46","slug":"lepopea-del-gottero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/citta-della-spezia\/rubrica-luci-della-citta-di-giorgio-pagano\/lepopea-del-gottero\/","title":{"rendered":"L&#8217;epopea del Gottero"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_9299\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/Immagine-2005elab.jpg\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-9299\" loading=\"lazy\" src=\"http:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/Immagine-2005elab-300x168.jpg\" alt=\"Alta via dei monti liguri, veduta del monte Gottero dal monte Dragnone   (2009)    (foto Giorgio Pagano)\" width=\"300\" height=\"168\" class=\"size-medium wp-image-9299\" srcset=\"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/Immagine-2005elab-300x168.jpg 300w, https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/Immagine-2005elab.jpg 800w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-9299\" class=\"wp-caption-text\">Alta via dei monti liguri,<br \/>veduta del monte Gottero dal monte Dragnone<br \/>(2009)    (foto Giorgio Pagano)<\/p><\/div>\n<p class=\"testoGiustificatoFirst\"><strong>Citt\u00e0 della Spezia, 25 gennaio 2015 &#8211; <\/strong>Carlo Borione, uno degli \u201cultimi\u201d, \u00e8 un partigiano che ha vissuto, nel gennaio \u201945, il terribile rastrellamento del Gottero. Aveva 18 anni quando, dopo l\u20198 settembre \u201843, si accamp\u00f2 con gli altri giovani di Isola nel forte di Montalbano abbandonato, e insieme a loro prese le armi e cominci\u00f2 a inviarle ai primi partigiani. Entr\u00f2 a far parte del Fronte della Giovent\u00f9 e delle SAP (Squadre di Azione Patriottica), per fare propaganda e distribuire volantini, fino a quando decise di salire anche lui ai monti. Lass\u00f9 ce n\u2019era bisogno, dopo lo sbandamento seguito al rastrellamento dell\u2019agosto \u201944. Era inviato dai comunisti, doveva andare nella Brigata garibaldina \u201cMuccini\u201d, nei monti di Sarzana, ma non venne la staffetta, e fu indirizzato allora all\u2019altra Brigata garibaldina, quella che operava tra Val di Vara e Lunigiana. Il primo comandante che incontr\u00f2 fu \u201cPrimula Rossa\u201d, sopra Valdurasca, che gli spieg\u00f2 come arrivare alle Cascine di Bassone, sopra Pontremoli. Il suo comandante fu Silvio Mari (nome di battaglia \u201cSilvio\u201d) che aveva combattuto contro i franchisti in Spagna. Carlo scelse come nome di battaglia \u201cBill Secondo\u201d. Il ricordo pi\u00f9 duro, per lui, \u00e8 la morte di Bruno Vesigna, l\u2019amico pi\u00f9 caro, avvenuta a Cornice di Sesta Godano il 19 dicembre \u201844. Nel gennaio \u201945 i garibaldini erano circa 500, al comando di Giovanni Albertini \u201cLuciano\u201d, mentre Armando Isoppo \u201cEzio\u201d era il commissario politico. La Brigata garibaldina \u201cGramsci\u201d era suddivisa in tre battaglioni: il \u201cGramsci\u201d, comandato da \u201cSilvio\u201d; il \u201cVanni\u201d, al comando di Astorre Tanca; il \u201cMatteotti-Picelli\u201d, al comando di Nello Quartieri \u201cItaliano\u201d. I garibaldini erano in maggioranza giovanissimi, operai, come Carlo, o contadini. C\u2019era qualche giovane militare, come Tanca. Erano comunisti, ma anche socialisti, come \u201cPrimula Rossa\u201d e \u201cItaliano\u201d. Non mancavano disertori dell\u2019esercito repubblichino, ma anche disertori tedeschi e combattenti russi, fuggiti dal campo di prigionia. La sede del comando era Santa Maria di Scogna (Sesta Godano), ma i garibaldini erano attestati in tutti i paesi e frazioni della zona.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\">Ascoltiamo il racconto di \u201cBill Secondo\u201d sul 20 gennaio e i giorni seguenti: \u201cNella zona di Cornice vi furono sparatorie dei partigiani del battaglione \u201cVanni\u201d, che dovettero ritirarsi per mancanza di munizioni, e anche una reazione di un distaccamento del \u201cGramsci\u201d, che dopo aver respinto i contrattacchi sotto Cornice e lungo il Mangia, obbed\u00ec all\u2019ordine di ritirarsi. Io non ero presente perch\u00e9 stavo rientrando in zona, incontrai parte del distaccamento a Pieve di Zignago, dove ricevemmo l\u2019ordine di avviarci verso Chiusola e salire al Gottero. La neve era molto alta, a ogni passo si sprofondava fino al ginocchio\u2026 Si procedeva in fila indiana sfruttando l\u2019orma tracciata dal partigiano in testa\u2026 Ci guidava Giulio Bastelli, che conosceva la zona, ma gli davamo il cambio perch\u00e9 chi apriva faceva pi\u00f9 fatica\u2026 Partimmo da Pieve che era gi\u00e0 buio, arrivammo ai piedi del Gottero di prima mattina\u2026 Salimmo al monte tra la mattinata e il primo pomeriggio del 21 gennaio\u2026 Numerosi uomini cominciarono a provare dolori lancinanti ai piedi: compariva il nemico peggiore, il congelamento\u2026 Arrivammo alla \u201cCasermetta\u201d dei Due Santi, la piccola caserma della Forestale, e da l\u00ec a Fontana Gilente, il punto concordato. Ma tutto era stato distrutto dai tedeschi, non trovammo nemmeno nulla da mangiare. Ero cos\u00ec stanco che non mi resi conto che Bastelli ci stava guidando verso le cascine di Bassone, dove eravamo accampati diversi mesi prima\u2026 Qui arrivammo nella tarda serata del 22, e trovammo delle patate, che mangiammo bollite nella neve sciolta. Io rimasi, un altro gruppo decise di raggiungere Boschetto, dove erano gi\u00e0 stati, e l\u00ec si fecero una polenta\u2026 Ma furono circondati dai tedeschi, vi fu qualche morto e alcuni prigionieri. Il freddo era terribile, 20-25 gradi sottozero, decidemmo con un altro gruppo di avviarci verso Albareto, nel parmense. Scendendo staccavamo i ghiaccioli dai rami succhiandoli con l\u2019illusione di assorbire qualche sostanza\u2026 Nei punti ghiacciati si cercava di scivolare, a volte rotolavamo perch\u00e9 le gambe cedevano. A un certo punto ci apparve una casetta in mezzo al bosco, con il camino che fumava, ci avvicinammo prudentemente con le armi pronte, bussai alla porta e mi misi di fianco, la porta si apr\u00ec e apparve una donna robusta e colorita: \u2018Via quelle armi, ci disse, qui non c\u2019\u00e8 pericolo, venite dentro!\u2019. Entrammo in una cucina molto ampia con al centro una stufa rotonda e un pentolone che bolliva, e vicino un tavolo con sopra le tagliatelle! La donna ci disse: \u2018State calmi, finch\u00e9 non avrete mangiato non vi lascer\u00f2 andare!\u2019. Partiti da l\u00ec raggiungemmo  Albareto, dove trovammo un calzolaio che ci mise i chiodi agli scarponi. Ma dovemmo allontanarci perch\u00e9 arrivarono i tedeschi. Ci spostammo in continuazione, io mi trovai insieme ad altri a fare la guardia a dei tedeschi fatti prigionieri, che furono scambiati con i partigiani catturati a Boschetto. Una notte ci rifugiammo in una stalla e accendemmo un po\u2019 di fuoco, e stanchi ci addormentammo. A un certo momento mi svegliai e cercai di scaldarmi, mi accorsi che stavo scaldandomi sul mio zaino che stava bruciando, con dentro diverse bombe a mano. Di colpo lo feci volare nella neve: fu un colpo di fortuna!\u201d.<\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\">Borione conclude cos\u00ec il suo racconto: \u201cFu comunque una grande esperienza, da l\u00ec noi diventammo convinti di potercela fare: avevamo avuto perdite limitate, avevamo cio\u00e8 vinto una grande battaglia, che ci avrebbe condotto al pi\u00f9 presto alla Liberazione\u201d. Peccato che lui non abbia potuto festeggiarla: combatt\u00e9 fino agli ultimi giorni precedenti il 25 aprile, a San Benedetto e a Montalbano, dove fu ferito. Un grosso proiettile lo sfior\u00f2, colp\u00ec il muro dietro di lui e le schegge lo ferirono alla gamba e al braccio sinistri. Borione stava sparando da un\u2019altura con un mitragliatore, mentre i suoi compagni all\u2019arma bianca con bombe a mano e raffiche di mitra si scagliavano nell\u2019ultimo scontro con i nazisti.<br \/>\nNel racconto che mi ha fatto \u201cBill Secondo\u201d c\u2019\u00e8 tutta l\u2019epopea del Gottero, che ritroviamo compiutamente nel volume \u201cLa battaglia del Gottero\u201d, curato da Antonio Giacch\u00e9 (un amico prematuramente scomparso), Maria Teresa Mori e Grazia Scoccia Biavaschi. Innanzitutto le istruzioni che aveva dato il Comando della IV Zona operativa: \u201cDifesa elastica dei bassi contrafforti dei monti allo scopo di diminuire e rallentare la pressione nemica\u201d, poi lo sganciamento. I tedeschi videro i partigiani mentre salivano al Gottero, ma erano troppo distanti per colpirli. I partigiani ce l\u2019avevano fatta perch\u00e9 erano diventati un esercito, con una nuova organizzazione militare e una tattica elastica, quella della guerriglia. Ma la vittoria fu possibile -anche questo si evince dal racconto di Borione- soprattutto grazie al decisivo contributo delle popolazioni delle vallate e delle montagne, che sfamarono, protessero e curarono i partigiani. Accanto a ogni \u201cbandito\u201d -cos\u00ec i tedeschi chiamavano i partigiani- agivano uomini e donne di quelle terre, che con il loro coraggio e la loro solidariet\u00e0 consentirono  ai partigiani di muoversi veramente come \u201cpesci nell\u2019acqua\u201d.<\/p>\n<div id=\"attachment_9300\" style=\"width: 235px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"http:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/007elab.jpg\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-9300\" loading=\"lazy\" src=\"http:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/007elab-225x300.jpg\" alt=\"Sesta Godano, Chiusola, lapide a Piero Borrotzu, Medaglia d&#039;Oro della Resistenza (2014)   (foto Giorgio Pagano)\" width=\"225\" height=\"300\" class=\"size-medium wp-image-9300\" srcset=\"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/007elab-225x300.jpg 225w, https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/007elab.jpg 576w\" sizes=\"(max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-9300\" class=\"wp-caption-text\">Sesta Godano, Chiusola,<br \/>lapide a Piero Borrotzu,<br \/>Medaglia d&#8217;Oro della Resistenza<br \/>(2014) (foto Giorgio Pagano)<\/p><\/div>\n<p class=\"testoGiustificato\">L\u2019epopea del Gottero vive anche nel racconto che mi ha fatto un altro degli \u201cultimi\u201d, Carlo Bertolani, nome di battaglia \u201cCarletto\u201d o \u201cCarlin\u201d. Bertolani \u00e8 di Romito, la sua era una famiglia antifascista. Il CLN di Romito si riuniva a casa sua, quando i tedeschi se ne accorsero i genitori riuscirono a fuggire, lui and\u00f2 ai monti. Anche \u201cCarletto\u201d fu garibaldino della Brigata \u201cGramsci\u201d, ma di un altro battaglione, il \u201cVanni\u201d. Il suo distaccamento era sopra Brugnato, era quindi il pi\u00f9 vicino alla zona dove cominci\u00f2 il rastrellamento. Ecco la sua storia di quei giorni: \u201cIl comando ci aveva dato un mitragliatore per difenderci meglio, in aggiunta ai mitra Bren. Combattemmo tutto il giorno, fino al tardo pomeriggio, quando arriv\u00f2 una staffetta dal comando con l\u2019ordine di sganciarsi di notte e di andare a Pieve di Zignago. Smontammo il mitragliatore per nasconderlo nel bosco, i tedeschi ci videro, avemmo dei morti: Mario Capitani di Migliarina, Oronte Petriccioli di Lerici , Giuseppe Meneghetti di San Terenzo, che chiamavamo \u201cil ragazzo\u201d perch\u00e9 non aveva ancora diciotto anni, Mario Avesani. Giungemmo a Pieve per ultimi, le donne ci diedero una fetta di pattona a testa, camminammo tutta la notte, con due metri di neve, e arrivammo ai piedi della vetta del Gottero al mattino. Ci riposammo un po\u2019, poi ci dirigemmo verso Albareto, dove trovammo dei contadini che scappavano e ci gridavano: \u2018Ci sono i tedeschi!\u2019. Tornammo indietro, di notte e un po\u2019 di giorno, fino alla \u201cCasermetta\u201d dei Due Santi. L\u00ec il commissario \u201cEzio\u201d chiam\u00f2 me e il mio compagno di Romito Francesco De Biasi \u201cGringo\u201d. Anche \u201cEzio\u201d era di Romito\u2026 Era il terzo giorno che non mangiavamo, ci disse: \u2018Il posto pi\u00f9 vicino \u00e8 Zeri, andate a vedere se c\u2019\u00e8 da mangiare\u2019. Arrivammo a Zeri che era notte\u2026 Trovammo una capanna piena di letame, passammo la notte seduti sul letame, che almeno faceva caldo, e pieni di pidocchi che ci facevano compagnia\u2026 Poi ripartimmo per il paese. Andai gi\u00f9 io, una donna mi vide e mi grid\u00f2: \u201cVai via, ci sono i tedeschi!\u201d. Io scappai, loro cominciarono a sparare, io mi nascosi dietro una roccia, poi arriv\u00f2 una nebbia fittissima\u2026 Sono stato davvero fortunato\u2026 Loro non mi vennero dietro per paura di imboscate\u2026 Con \u201cGringo\u201d tornammo alla \u201cCasermetta\u201d, della nostra Brigata non c\u2019era nessuno, trovammo il Battaglione Internazionale di Gordon Lett, che non si fidava di noi\u2026 Per fortuna con lui c\u2019era un partigiano che ci conosceva\u2026 Rifacemmo la stessa strada per tutto il giorno, Orneto, Chiusola, Zignago\u2026 Ci fermammo in una casa di una contadina a Imara, era cinque giorni che mangiavamo neve e orinavamo sangue, abbiamo mangiato e dormito l\u00ec, De Biasi aveva i piedi congelati\u2026 Venne uno studente di medicina che era ai monti, Lanfranco Venturi \u201cVela\u201d, che lo cur\u00f2. Cur\u00f2 anche il comandante Tanca, pure lui congelato. La donna sgombr\u00f2 una stanza, che divent\u00f2 lo studio del medico, che cur\u00f2 tutti i partigiani\u2026 Cur\u00f2 anche me, mi provoc\u00f2 un dolore terribile, ma mi evit\u00f2 la cancrena\u2026 Ho ancora le cicatrici ai piedi, se cammino \u00e8 grazie a lui\u2026 La Brigata la ritrovai a Santa Maria di Scogna. Sono stato sempre con il \u201cVanni\u201d, fino alla morte di Tanca, il 4 marzo, che \u00e8 stato ucciso perch\u00e9 non poteva portare le scarpe e aveva degli zoccoli da donna, ma \u00e8 voluto salire con noi su un monte per difenderci dai tedeschi ed \u00e8 scivolato, e i tedeschi l\u2019hanno preso e ucciso\u2026 E poi fino alla Liberazione, quando vendemmo cara la pelle a San Benedetto: fummo noi del \u201cVanni\u201d a cacciare i tedeschi dal campanile, da cui sparavano con la mitraglia, la mitraglia l\u2019abbiamo cacciata gi\u00f9!\u201d.<\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\">Ricordiamo tutti gli eroi del Gottero con le parole di Giuliano Secchi, \u201cGiuliano\u201d, vicecomandante della Brigata \u201cGramsci\u201d: \u201cRicordo molto bene i volti di quegli uomini, che marciavano sulla neve, piegati dal carico, dalla stanchezza e dal digiuno. Non appena, per qualche motivo, veniva comandato l\u2019alt in testa alla colonna, molti di loro si lasciavano cadere di lato, per riposarsi anche per pochi istanti, senza parlare, come morti. Provavo per loro una immensa sensazione di compassione e di affetto\u2026\u201d<br \/>\nMa ricordiamo anche tutti i civili. Una famiglia per tutti: la famiglia Moggia di Ser\u00f2. I tedeschi, sconfitti, ripiegarono sui paesi. All\u2019alba del 24 gennaio una mitragliatrice tedesca, su una spianata sopra Ser\u00f2, spaziava sulle case. Il fuoco uccise Giuseppe Moggia, la moglie Giuseppina Scrufari e il loro figlioletto Livio, di due anni. Poco vicino fu ucciso Guerino Guerrieri, sfollato di Spezia. Nella casa si salvarono miracolosamente tre bambini piccoli, gli altri figli dei Moggia, resi orfani dalla ferocia nazista. I montanari di Ser\u00f2 avevano osato sostenere i partigiani con la forza della solidariet\u00e0 ma anche con quella delle armi: pagarono la loro scelta morale con un sacrificio durissimo.<\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\">Post scriptum:<br \/>\nPer una sintesi delle premesse, dello svolgimento e degli esiti della battaglia del Gottero si veda:<br \/>\n\u201cNon un passo indietro. La Resistenza rivive nella mitica battaglia del Gottero\u201d, Citt\u00e0 della Spezia, 20 gennaio 2015<br \/>\nSul rastrellamento di Valeriano, ultimo epilogo della battaglia del Gottero, si vedano, in questa rubrica:<br \/>\n\u201cLa battaglia del Gottero e l\u2019eroismo di Amelio\u201d, 22 gennaio 2012<br \/>\n\u201cDal Gottero a Valeriano vince la guerriglia della montagna\u201d, 2 febbraio 2014<\/p>\n<p class=\"testoCentrato\"><em><strong>lucidellacitta2011@gmail.com<\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Citt\u00e0 della Spezia, 25 gennaio 2015 &#8211; Carlo Borione, uno degli \u201cultimi\u201d, \u00e8 un partigiano che ha vissuto, nel gennaio \u201945, il terribile rastrellamento del Gottero. 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