{"id":8957,"date":"2014-11-14T12:19:03","date_gmt":"2014-11-14T10:19:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/?p=8957"},"modified":"2014-11-14T12:21:22","modified_gmt":"2014-11-14T10:21:22","slug":"rudolf-jacobs-e-laltra-germania","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/citta-della-spezia\/rubrica-luci-della-citta-di-giorgio-pagano\/rudolf-jacobs-e-laltra-germania\/","title":{"rendered":"Rudolf Jacobs e l&#8217;altra Germania"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_8959\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/Immagine-2292elab.jpg\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-8959\" loading=\"lazy\" src=\"http:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/Immagine-2292elab-300x195.jpg\" alt=\"Varsavia, monumento a Willy Brandt (2009) (foto Giorgio Pagano)\" width=\"300\" height=\"195\" class=\"size-medium wp-image-8959\" srcset=\"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/Immagine-2292elab-300x195.jpg 300w, https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/Immagine-2292elab.jpg 711w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-8959\" class=\"wp-caption-text\">Varsavia, monumento a Willy Brandt<br \/>(2009)<br \/>(foto Giorgio Pagano)<\/p><\/div>\n<p class=\"testoGiustificatoFirst\"><strong>Citt\u00e0 della Spezia, 9 novembre 2014 &#8211; <\/strong>Nel 1998 mi recai a Bayreuth, in Germania, per avviare il processo che avrebbe portato al gemellaggio tra la nostra citt\u00e0 e quella tedesca. Dopo la cena, il Sindaco socialdemocratico Dieter Mronz volle restare solo con me: per chiedere perdono, a nome del popolo tedesco, delle atrocit\u00e0 del nazismo, in generale e in particolare nei confronti del popolo italiano. Era, per lui, l\u2019atto preliminare indispensabile al gemellaggio. A Mronz dissi che apprezzavo molto il suo gesto, ma che tutto era gi\u00e0 cambiato grazie a un grande uomo politico tedesco, il Cancelliere socialdemocratico Willy Brandt: quando, il 7 dicembre 1970, si inginocchi\u00f2 chinando il capo davanti al Monumento agli Eroi del Ghetto di Varsavia, egli si assunse agli occhi del mondo intero la responsabilit\u00e0 del passato, in quanto rappresentante del popolo tedesco. Non certo in quanto persona, perch\u00e9 Brandt era stato fin da subito un oppositore clandestino al nazismo. Non a caso volle che al suo funerale venisse intonato il vecchio canto dei volontari democratici tedeschi nella guerra di Spagna, contro il regime fascista di Francisco Franco. Ma al Sindaco di Bayreuth aggiunsi che La Spezia aveva conosciuto personalmente l\u2019\u201daltra Germania\u201d gi\u00e0 durante il nazifascismo. E gli narrai la storia straordinaria di Rudolf Jacobs, l\u2019ufficiale tedesco che disert\u00f2, si un\u00ec ai partigiani e mor\u00ec in un assalto all\u2019 hotel Laurina, sede sarzanese delle Brigate nere, il 3 novembre 1944 (si veda, su \u201cCitt\u00e0 della Spezia\u201d, il mio \u201cRudolf Jacobs, l\u2019ufficiale partigiano che ha fatto storia\u201d, 3 novembre 2014).<\/p>\n<p><!--more--><div id=\"attachment_8958\" style=\"width: 178px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"http:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/Immagine-234elab.jpg\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-8958\" loading=\"lazy\" src=\"http:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/Immagine-234elab-168x300.jpg\" alt=\"Sant&#039;Anna di Stazzema, lapide con Ode a Kesserling di Piero Calamandrei  (2010)    (foto Giorgio Pagano)\" width=\"168\" height=\"300\" class=\"size-medium wp-image-8958\" srcset=\"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/Immagine-234elab-168x300.jpg 168w, https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/Immagine-234elab.jpg 450w\" sizes=\"(max-width: 168px) 100vw, 168px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-8958\" class=\"wp-caption-text\">Sant&#8217;Anna di Stazzema,<br \/>lapide con Ode a Kesserling di Piero Calamandrei<br \/>(2010) (foto Giorgio Pagano)<\/p><\/div><\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\">La tragica morte di Jacobs mi \u00e8 stata raccontata tante volte da Flavio Bertone \u201cWalter\u201d, allora vicecomandante della brigata garibaldina (comunista) Ugo Muccini, e dal suo amico fraterno Boris Crnica, il partigiano slavo, specialista del lancio di bombe a mano, che fece parte del gruppo di dieci uomini guidato da Jacobs all\u2019assalto all\u2019hotel Laurina: l\u2019arma del tedesco inceppata dopo un colpo solo, il ferimento del suo aiutante Johann Fritz, pure lui tedesco e disertore, le bombe di Boris e il fuoco infernale dei partigiani, che protesse la loro fuga nelle campagne. Sulla vicenda ho poi riflettuto grazie al bel romanzo storico di Luigi Faccini \u201cL\u2019uomo che nacque morendo\u201d, ispirato liberamente alle vicende di Jacobs ma assai fedele allo \u201cspirito\u201d dei fatti accaduti. Ne emerge la figura non solo di un disertore, ma di un uomo lacerato, che matura progressivamente il suo strappo radicale con il nazismo. Faccini fa dire a Jacobs queste parole, rivolte al partigiano che si fida di lui e lo porta in montagna: \u201cQuesto ufficiale si ribella al nazismo in nome della vita. In nome degli uomini liberi che verranno dopo di noi. E\u2019 un uomo che non si sente un traditore, ma un tedesco orgoglioso di esserlo\u201d. Ancora: \u201cIo non mi considero un traditore del mio Paese. Il mio Paese ha negato l\u2019umanit\u00e0. Io sono diventato nemico di quel Paese. Come potrei sentirmi un traditore se considero il mondo la mia Patria, se considero l\u2019umanit\u00e0 il mio popolo?\u201d, dice Jacobs ai partigiani inizialmente diffidenti, conquistandoli. Sembra quasi che Jacobs voglia andare incontro alla sua sorte, con \u201cun\u2019azione disperata che ha il sapore della catarsi\u201d, scrive Bruno Gravagnuolo nell\u2019introduzione al libro. Non un gesto suicida, ma di liberazione e dignit\u00e0. D\u2019amore verso la nuova patria spezzina di cui si era innamorato, e d\u2019amore verso la prima patria, per riscattarla dall\u2019orrore.<\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\">Ma i tedeschi disertori e partigiani non furono, nella nostra IV Zona Operativa, solo Jacobs e Fritz. Il 17 marzo 1944 un rastrellamento nazifascista sorprese un gruppo di partigiani sul monte Groppo nel Comune di Maissana: si accese un combattimento, alcuni caddero. Tra questi il \u201cTenente Hans\u201d, il primo dei caduti tedeschi della Resistenza spezzina, che si tolse la vita (si veda, in questa rubrica, \u201cIl Tenente Piero e le filandine Elvira e Dora\u201d, 4 maggio 2014). Almeno una decina, forse una quindicina, furono i partigiani tedeschi nei nostri monti. Un altro \u201cHans\u201d cadde l\u201911 novembre 1944 a Cornice di Sesta Godano, mentre inseguiva i nazifascisti in fuga dagli attacchi delle brigate Gramsci e Matteotti, a cui avevano reagito devastando Scogna, Calabria e Godano. Il ripensamento personale era favorito dall\u2019iniziativa della Resistenza: nella tipografia clandestina della Rocchetta di Lerici venivano stampati volantini in lingua tedesca indirizzati ai soldati tedeschi, poi diffusi in prossimit\u00e0 delle caserme dalle ragazze e dai ragazzi delle Sap e del Fronte della Giovent\u00f9.<\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\">Tra i vuoti da riempire nella storia della Guerra di Liberazione c\u2019\u00e8 certamente la ricostruzione del fenomeno della diserzione dei militari della Wehrmarcht, oltremodo difficile perch\u00e9 negata e nascosta dai loro superiori. La pagina di Jacobs fu la pi\u00f9 rilevante, e non a caso \u00e8 ora ricordata non solo nella sua Brema ma anche in tutta la Germania. Anche noi, a Spezia e in Italia, non dobbiamo dimenticarla. Anche perch\u00e9 Jacobs \u00e8 una figura simbolo di quell\u2019\u201daltra Germania\u201d di cui ancora oggi, in tempi radicalmente diversi, ci sarebbe bisogno. Non a caso in Germania in tanti dicono: \u201cManca il Willy Brandt dei giorni nostri\u201d. Se facciamo un bilancio dell\u2019unificazione tedesca a 25 anni dalla caduta del Muro di Berlino e della costruzione successiva dell\u2019\u201dEuropa tedesca\u201d non possiamo che concordare con questa invocazione. L\u2019ex Germania dell\u2019Est, a parte le citt\u00e0-vetrine di Dresda e Lipsia, \u00e8 infatti la parte povera e depressa di un Paese ricco. Mentre l\u2019unificazione della Germania ha portato a una nuova tappa della sua egemonia in Europa, non pi\u00f9, questa volta, con la forza delle armi ma con la capacit\u00e0 di espansione del mercato. Eppure l\u2019austerity, alla fine, non fa nemmeno l\u2019interesse della Germania, che \u00e8 entrata in recessione. Come ha scritto il Premio Nobel per l\u2019economia Joseph E. Stiglitz, la Germania comincia a pagare le scelte scriteriate della sua Cancelliera e della Bundensbank. Se i tedeschi non cambiano non si eviter\u00e0 il tracollo dell\u2019Europa, Germania compresa. Ecco perch\u00e9 c\u2019\u00e8 davvero bisogno, ancora oggi, dell\u2019\u201daltra Germania\u201d.<\/p>\n<p class=\"testoCentrato\"><strong>lucidellacitta2011@gmail.com<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Citt\u00e0 della Spezia, 9 novembre 2014 &#8211; Nel 1998 mi recai a Bayreuth, in Germania, per avviare il processo che avrebbe portato al gemellaggio tra la nostra citt\u00e0 e quella tedesca. 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