{"id":8301,"date":"2014-05-12T19:31:53","date_gmt":"2014-05-12T17:31:53","guid":{"rendered":"http:\/\/associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/?p=8301"},"modified":"2014-05-12T19:32:28","modified_gmt":"2014-05-12T17:32:28","slug":"riflessioni-su-un-progetto-di-economia-solidale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/economia-societa-politica-anticorpi-alla-crisi\/riflessioni-su-un-progetto-di-economia-solidale\/","title":{"rendered":"Riflessioni su un progetto di economia solidale"},"content":{"rendered":"<p><strong>Premessa<br \/>\n<\/strong>Giuseppe Lena e Augusto Licausi hanno partecipato, a titolo volontario, in questi ultimi 12 mesi, in rappresentanza dell\u2019Associazione Culturale Mediterraneo, come membri del Comitato Tecnico, al Progetto: \u201cInnovazione e integrazione territoriale per economie sostenibili e solidali\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si \u00e8 trattato della realizzazione di una ricerca\/intervento svolta nel territorio della nostra provincia e nelle aree contigue della Lunigiana, al fine di dar vita a percorsi formativi\/informativi che favoriscano il rafforzamento delle reti di economia e collaborazione solidale.<br \/>\nIstituzione locale di riferimento: l\u2019Amministrazione Provinciale della Spezia; finanziamento da parte del Fondo Sociale Europeo.<br \/>\nIl Progetto era stato presentato dal CNR \u2013 ISSiRFA (Istituto di Studi sui Sistemi Regionali Federali e sulle Autonomie \u201cMassimo Severo Giannini\u201d) in partnership con \u201cSolidarius Italia sas\u201d, il Consorzio Intercomunale \u201cIl Cigno\u201d e \u201cMediterraneo\u201d.<br \/>\nE&#8217; stata un\u2019interessante esperienza di lavoro in comune tra realt\u00e0 organizzative\u00a0nazionali e locali diverse.<!--more--><\/p>\n<p><strong>Il contributo dell\u2019 Associazione Culturale Mediterraneo quale partner del Progetto di Economia Solidale<\/strong><br \/>\nChi siamo:<br \/>\n\u201cI promotori dell\u2019Associazione Culturale Mediterraneo vogliono dar vita ad un luogo di riflessione, di elaborazione e di confronto e offrire alla citt\u00e0 un\u2019occasione di impegno e di partecipazione. Mediterraneo \u00e8 un\u2019associazione di persone di diversa provenienza e con diverse opinioni su molti temi, che credono nella democrazia culturale e cercano di approfondire e far amare valori come la libert\u00e0, l\u2019autonomia, la consapevolezza, la tolleranza, la partecipazione, la solidariet\u00e0 sociale.<br \/>\n\u00e8 questo il \u201cminimo comune denominatore condiviso\u201d che accomuna i promotori dell\u2019associazione.<\/p>\n<p>Mediterraneo vuole essere uno strumento di una citt\u00e0 civile e libera, che si impegna a fare cultura, a partecipare allo scambio di idee, a cogliere le urgenze dell\u2019attualit\u00e0, a incontrare e ascoltare i protagonisti della vita culturale italiana, a far crescere un pensiero critico e riflessivo, a\u00a0 formare, d\u2019intesa con scuole e universit\u00e0, le nuove generazioni.<\/p>\n<p><em>\u201c<\/em><em>\u2026\u00a0<\/em>La politica senza cultura \u00e8 condannata ad avere respiro corto: pu\u00f2 vivere e crescere solo insieme alla cultura<em><\/em><em>\u2026<\/em>\u201d<br \/>\nQuesto \u00e8 l\u2019inizio del Manifesto Programmatico redatto nel 2008 dai promotori\u00a0 dell\u2019Associazione Culturale Mediterraneo.<br \/>\nE&#8217; abitudine rara tornare a rileggere le parole che racchiudono gli impegni fondativi riguardanti un patto pubblico tra persone.<\/p>\n<p>Sembra un\u2019operazione retorica, inutile; spesso si danno per scontati i presupposti. Ma cos\u00ec non \u00e8.<br \/>\nSoffermarsi a riflettere sull\u2019inizio, ci pu\u00f2 dare la misura di quanta e quale strada \u00e8 stata fatta nella coerenza e ci fa capire le motivazioni che hanno condotto la nostra Associazione ad aderire in maniera convinta a questo Progetto.\u00a0<strong>(Nota n. 1)<\/strong><\/p>\n<p>La rilettura del testo, oggi, ci suggerisce qualche annotazione:<\/p>\n<ul>\n<li>il \u201c\u2026 minimo comune denominatore condiviso\u2026 \u201d ha rappresentato, allora, per i promotori dell\u2019associazione, diversi tra di loro, la costruzione di una \u201czattera\u201d sulla quale salire per dare occasioni alla citt\u00e0 di riflettere su s\u00e8 stessa.<\/li>\n<li>in tutte le iniziative,\u00a0 una particolare attenzione \u00e8 stata rivolta ai portatori naturali di futuro: i giovani. Contribuire a stimolare tra loro la crescita di un pensiero critico e riflessivo costituisce una nostra responsabilit\u00e0 primaria.<\/li>\n<li>Troppo scarsi, inadeguati sono apparsi l\u2019interesse e l\u2019impegno della classe dirigente locale nei confronti delle sollecitazioni che sono emerse dai nostri incontri pubblici, dal nostro lavoro; tranne qualche rara, benvenuta, eccezione.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Dal novembre 2008 ad oggi\u00a0 \u201cMediterraneo\u201d ha organizzato, autonomamente o in collaborazione con le istituzioni, con le scuole e con altre associazioni, una ricca serie di iniziative.<br \/>\nA tal proposito, sono stati costituiti cinque gruppi di lavoro (\u201cRipensare il Mediterraneo, un compito dell\u2019Europa\u201d; \u201cQuale scuola per l\u2019Italia\u201d; \u201cReligioni e politica\u201d; \u201cCrisi climatica e nuove politiche energetiche\u201d; \u201cEconomia, societ\u00e0, politica: anticorpi alla crisi\u201d).<br \/>\nUn\u2019altra modalit\u00e0 operativa scelta, oltre agli incontri, \u00e8 stata quella di partecipare\u00a0 a progetti di pi\u00f9 lunga durata, che vedano coinvolte altre realt\u00e0 associative e istituzionali, quali, ad esempio sui problemi dei <strong>migranti <\/strong> e sul conflitto <strong>israelo-palestinese<\/strong>.<br \/>\nQualche cenno sulle possibili, presenti e future connessioni tra il lavoro svolto in questi settori e l\u2019impostazione strategica di questo Progetto.<br \/>\nSui problemi dei <strong>migranti <\/strong>nella nostra citt\u00e0: \u00e8 stato fatto qualche tentativo di coinvolgimento nelle attivit\u00e0 del Progetto di persone migranti e di operatori nel settore.<br \/>\nIn particolare l\u2019attenzione \u00e8 stata rivolta alla possibilit\u00e0 di dare qualche risposta parziale alla grande schiera di giovani disoccupati (migranti e non), favorendo il contatto tra questi e i produttori agricoli alla ricerca di aiuto stagionale nei campi (anche utilizzando il \u201cvoucher\u201d, che si \u00e8 poi mostrato, per ragioni giuridiche, poco utilizzabile).<br \/>\nUn\u2019altra area parzialmente esplorata \u00e8 stata quella del lavoro artigianale all\u2019interno delle comunit\u00e0 dei migranti. Ma \u00e8 un\u2019attivit\u00e0 di ricerca che richiede molto pi\u00f9 tempo di quello previsto dal Progetto. \u00e8 un lavoro di \u201c<em>scavo<\/em>\u201d che va fatto con loro, con i migranti, sulla base di un rapporto di fiducia reciproca che necessariamente si dipana nel tempo. Bisogna tenere presente che quello che noi europei vediamo delle comunit\u00e0 migranti nelle nostre citt\u00e0 \u00e8 spesso una \u201cfacciata\u201d, che loro, per autodifesa, ci fanno vedere.<br \/>\nEd anche noi, con le nostre classi dirigenti locali, qualche volta, contribuiamo a costruire questa \u201cfacciata\u201d, individuando come interlocutori, come rappresentanti pubblici delle diverse comunit\u00e0 quelle persone che \u201cci fanno pi\u00f9 comodo\u201d, che pi\u00f9 facilmente corrispondono\u00a0 docilmente ai nostri interessi.<br \/>\nSono questi comportamenti (anche non del tutto consapevoli) che riproducono in periodo postcoloniale, alcuni dei comportamenti che risalgono dal profondo dell\u2019et\u00e0 coloniale.<br \/>\nTutto questo gioco di specchi tra mondi diversi provoca irrigidimenti, falsit\u00e0, diffidenza, che non si scalfiscono nel tempo breve e senza strumenti di conoscenza reciproca, costruiti insieme.<br \/>\nPer capire meglio questi aspetti basta riflettere sulla delicatezza che assumono sia il lavoro artigianale dei migranti, spesso condotto all\u2019interno delle loro case, spesso secondo modalit\u00e0 \u201cinformali\u201d, sia il problema dei microcrediti solidali all\u2019interno delle comunit\u00e0.<br \/>\nDato che in tutta l\u2019Africa \u00e8 molto diffuso lo strumento di prestito popolare e solidale (la tontine) che ha come unica garanzia \u201cla fiducia\u201d (\u201cmerce\u201d da noi, in Occidente, molto rara), appare improbabile che questa consolidata abitudine non sia arrivata qui nella valigia dei migranti. Ma sia il \u201clavoro informale\u201d, sia la tontine sono preziosi strumenti per la sopravvivenza qui; e quindi da celare all\u2019\u201c<em>uomo bianco<\/em>\u201d.<br \/>\nQuesti sono soltanto spunti di riflessione per un lavoro da fare, che derivano da uno scacco \u201cannunciato\u201d.<br \/>\nSe in un prossimo futuro si vorr\u00e0, anche nella nostra citt\u00e0, avviare un lavoro di ricerca con le persone migranti, strettamente connesso con gli analoghi problemi dei cittadini \u201cbianchi\u201d poveri, dovr\u00e0 anche essere ristudiata quella parte delle migliori esperienze di cooperazione internazionale, quelle che sono state indirizzate nella direzione metodologica accennata. <strong>(Nota n. 2)<\/strong><br \/>\nL\u2019Associazione Culturale Mediterraneo \u00e8, inoltre, stata promotrice, insieme con il Comune della Spezia ed altre realt\u00e0 istituzionali e associative di <strong>\u201cDialoghi di Pace in Medio Oriente\u201d<\/strong>.<br \/>\nDa molti anni questa \u00e8 la sede per incontri tra quella parte di palestinesi\u00a0 e di israeliani, che, vivendo quotidianamente, sulla propria pelle, il dramma del conflitto permanente tra i loro due popoli, cerca insieme, dialogando, di riannodare i fili di una speranza concreta di pace.<br \/>\nSi sono incontrate persone molto diverse tra di loro, ma animate dal forte, dolente desiderio comune di cercare insieme le strade strette, per uscire da una crisi che divora i loro figli e non solo.<br \/>\nDi solito gli incontri si sono tenuti prima in una scuola, poi in una sala pubblica.<br \/>\nQuesta iniziativa permanente si inscrive nell\u2019ambito di una lunga serie di rapporti di cooperazione tra gli Enti Locali della nostra provincia (capofila il Comune della Spezia) e la citt\u00e0 israeliana di Haifa e la citt\u00e0 palestinese di Jenin.<br \/>\nIn particolare, negli ultimi anni sono stati condotti a termine, con la determinante partecipazione, (qui e l\u00e0), di gruppi di cittadini volontari, \u00a0progetti di cooperazione decentrata\u00a0 per lo sviluppo socioeconomico di Jenin.<br \/>\nCredo che\u00a0 per questo nostro Progetto di economia solidale, sia utile, con lo sguardo volto al futuro, accennare al Progetto svoltosi nel 2011, che aveva quale oggetto: \u201c\u2026..il viaggio come occasione di scambio e di promozione della realt\u00e0 economico-culturale dell\u2019area di Jenin\u201d.<br \/>\nIl Progetto era finalizzato a sostenere lo sviluppo di un\u2019autonoma capacit\u00e0 del tessuto socio-economico di Jenin di realizzare percorsi turistico-culturali come occasione di incontro tra cittadini delle diverse sponde del Mediterraneo con l\u2019intento di far scoprire una ricca tradizione culturale e una vivace realt\u00e0 artigianale, tentando di realizzare, al contempo, collaborazioni e intese professionali.<\/p>\n<p>Si \u00e8 trattato, in sintesi, di un progetto pilota nell\u2019ambito del \u201cturismo culturale\u201d.<\/p>\n<p>Durante 6 viaggi, 50 persone della nostra zona, ospitate presso le famiglie, hanno potuto condividere per una settimana la vita quotidiana degli abitanti di una citt\u00e0 ricca di storia quale Jenin, situata sulla strada tra\u00a0 Gerusalemme e Damasco.<br \/>\nDato che un \u201cnodo\u201d della rete solidale recentemente intessuta \u00e8 costituito dall\u2019Istituto Professionale Einaudi-Chiodo, che ha tra i suoi ambiti di studio\u00a0 il \u201cturismo\u201d, forse, l\u2019analisi di questa esperienza, della metodologia adottata dagli operatori volontari, potrebbe essere utile per costruire un\u2019idea di turismo che sia sempre meno momento per un frettoloso\u00a0 scambio di merci e di stereotipi, ma sempre pi\u00f9 occasione di accoglienza e conoscenza reciproca, di relazioni significative .<\/p>\n<p>Infine nel 2010 \u00e8 nato un gruppo di studio sui temi dell<strong>\u2019economia solidale <\/strong>costituito da giovani universitari della zona, da Soana Tortora di Solidarius Italia e da alcuni soci di \u201cMediterraneo\u201d.<br \/>\nL\u2019intento era quello di collegare di pi\u00f9 l\u2019Universit\u00e0, a partire dagli studenti, con la realt\u00e0 variegata delle esperienze di altraeconomia\u00a0sul territorio.<br \/>\nGli studenti, poi, un bel giorno, sono migrati, come rondini, verso terre lontane; e sappiamo che alcuni di loro stanno facendo esperienze molto interessanti.<br \/>\nIl gruppo, arricchito dalle presenze di Chiara Cavallaro (CNR ISSiRFA), e di Paola Letardi (CNR ISMAR), persone con una buona esperienza\u00a0 nella costruzione di reti di economia solidale, rispettivamente a Roma e a Genova, ha, comunque, continuato a lavorare, cercando di condividere alcune iniziative pubbliche con i Gruppi di Acquisto Solidale (G.a.s.) e alcuni produttori\u00a0 della zona.<\/p>\n<p>Uno dei contributi pi\u00f9 rilevanti da parte nostra, in quel periodo, \u00e8 stato quello di organizzare nel 2011 a Sarzana, nel 2012 alla Spezia, incontri pubblici con Euclides Andr\u00e8 Mance, antropologo e pedagogista brasiliano, esperto di reti di economia solidale, artefice, come socioecomista, di una grande opera di sostegno ad una miriade di aziende brasiliane, nell\u2019ambito del programma \u201cFame zero\u201d del Governo Lula. Tutte queste circostanze hanno permesso all\u2019<strong>Associazione Culturale Mediterraneo<\/strong> di partecipare al Progetto in maniera convinta degli obiettivi da raggiungere e consapevole anche delle difficolt\u00e0 da affrontare. <strong>(Nota n. 3)<\/strong><br \/>\nInnanzitutto ci preme sottolineare come, la partecipazione ai lavori del Progetto, a stretto contatto con Silvano Zaccone, presidente del Consorzio Il Cigno, Fiduciario della Condotta La Spezia-Cinque Terre di Slow Food, ha permesso a noi, e quindi alla nostra associazione, di ampliare i propri orizzonti culturali: le storie di fatica dei produttori, i saperi contadini, l\u2019etnobotanica (gli usi alimentari, terapeutici, magici nell\u2019impiego delle specie vegetali\u00a0 da parte delle comunit\u00e0 del nostro territorio), le lunghe\u00a0 radici nel passato rappresentate dalle vicende dei Liguri Apuani nello sfondo del nostro operare,\u00a0 hanno rivelato un ampio terreno di conoscenza, un ricco patrimonio culturale locale da valorizzare e trasmettere.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 anche su\u00a0 questo piano, quindi, che si \u00e8 rafforzato un \u201cnodo\u201d della rete di collaborazione tra le nostre realt\u00e0 associative.<br \/>\nLa partecipazione nel Comitato Tecnico di Augusto Licausi, volontario della mensa di \u201cMissione 2000\u201d,\u00a0 ha favorito l\u2019incontro con il \u201cTavolo delle povert\u00e0\u201d, la cui portavoce, Eloisa Guerrizio, ha operato attivamente per la riuscita del Progetto.<br \/>\nL\u2019incontro della rete del Tavolo delle Povert\u00e0 (l\u2019esperienza del Buon Mercato, la lotta allo spreco) con la rete dei produttori agricoli ha provocato una scintilla di attenzione tra mondi che si sfiorano tutti i giorni, ma che non si conoscono. E sono partiti dalla concretezza delle c.d. eccedenze dei campi da indirizzare alle mense dei soggetti pi\u00f9 deboli della comunit\u00e0, per poi proseguire con progetti sempre pi\u00f9 intrecciati da legami di interessi reciproci.<br \/>\nAd esempio: la partecipazione al bando comunale sugli Orti Urbani (e conseguente esito positivo) da parte di Auser, Associazione Buon Mercato e Slow Food, che potrebbero coinvolgere giovani disoccupati (anche migranti). Questa potrebbe essere una <strong>modesta proposta per la costruzione di una \u201cpiccola forza\u201d sinergica<\/strong>, composta dall\u2019unione dei saperi degli anziani con il lavoro dei giovani.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda, poi, <strong>l\u2019Artigianato<\/strong>, bisogna dire che \u00e8 rappresentato per ora nel Progetto soltanto da 3 realt\u00e0, che hanno fatto della \u201cpolivalenza\u201d lo strumento della propria sopravvivenza.<\/p>\n<p>In estrema sintesi:<br \/>\n<strong><em>Giancarlo<\/em><\/strong> \u00e8 artigiano nei settori: pelletteria, cartotecnica, rilegatoria; ha subito i morsi della crisi; svolge un\u2019altra attivit\u00e0, ma, anche per non perdere di vista la sua professione, ha aperto un laboratorio di pelletteria in carcere. Hanno cominciato a produrre, partecipando a un mercato su una pubblica piazza. Una piccola rete di sostegno, guidata dalla pastora della Chiesa Valdese della Spezia, ha permesso l\u2019avvio di questa esperienza.<br \/>\n<em><strong>Moira<\/strong><\/em> collabora con il marito nella produzione di olio, frutta\u00a0 ed ortaggi; ma riserva a s\u00e8 il piacere (e la fatica) di lavorare la lana, secondo le antiche tradizioni rispettose della natura e della salute. Produce una miriade di oggetti utili sia per l\u2019abbigliamento che per alimentare la fantasia.<br \/>\n<em><strong>Alberto<\/strong><\/em>, finalmente pensionato, coltiva a tempo pieno la sua passione utilizzando legno di riciclo per costruire mobili ed altri oggetti utili.<\/p>\n<p>Si conoscevano, ma ognuno lavorava per conto suo.<br \/>\nOra: si stanno collegando sempre di pi\u00f9 tra loro, cercando di costruire un nucleo operativo a tre, che possa, poi, aggregare altri artigiani.<br \/>\nComunque, il processo avviato con prudenza, ma anche con determinazione, sta avanzando; in sintesi:<\/p>\n<ul>\n<li>ipotesi di lavoro: nuovo prodotto comune di Moira e Giancarlo; marchio: Cooperativa L\u2019Ortara di Caprigliola;<\/li>\n<li>possibilit\u00e0 concreta\u00a0 di un punto vendita a Riomaggiore;<\/li>\n<li>ipotesi di lavoro: nuovi prodotti comuni di Moira ed Alberto (giochi e giocattoli); marchio: Cooperativa L\u2019Ortara di Caprigliola; ricerca di un punto vendita; qualche prospettiva concreta.<\/li>\n<li>Laboratorio di pelletteria in carcere: accordo per un punto vendita presso la Bottega del Commercio Equo e Solidale della Spezia.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Si spera, poi, che un altro artigiano che, pur condividendo l\u2019impostazione strategica del Progetto, \u00e8 rimasto ad osservare \u201cda lontano\u201d il nostro lavoro, collabori direttamente con questo primo nucleo. Si tratta di un giovane che opera magistralmente con giovani disabili, costruendo e vendendo ottimi prodotti del loro laboratorio di falegnameria, utilizzando materiale di riciclo. Sappiamo che nella nostra zona ci sono altri professionisti altrettanto capaci e vitali, ma restano chiusi tra muri di difficolt\u00e0, delusione e diffidenza.<\/p>\n<p>L\u2019attuale modello produttivo, la crisi, la forte miopia di gran parte della classe dirigente locale e nazionale hanno emesso di fatto la sentenza di condanna: gli artigiani, le piccole botteghe sono categorie a forte rischio di estinzione. Contribuire a combattere questa tendenza (\u00e8 un\u2019agonia che conduce la nostra societ\u00e0 verso un destino d\u2019impoverimento, di perdita secca di una vitale \u201cbiodiversit\u00e0 socioeconomica\u201d) richiede un duro lavoro che permetta a queste categorie di \u201cinvisibili\u201d di trovare occasioni di partecipazione a reti solidali gi\u00e0 esistenti, introducendo circuiti innovativi, per soddisfare punti d\u2019interesse reciproco.<\/p>\n<p>A tal proposito fondamentale \u00e8 cercare insieme le forme, i tempi, i metodi appropriati per ravvivare le <strong>\u201cbraci<\/strong>\u201d della fiducia tra le persone. La fiducia quale asse fondativo concreto di ogni collaborazione solidale. La <strong><em>fiducia<\/em><\/strong> come responsabilit\u00e0 nell\u2019assunzione di un rischio comune.<\/p>\n<p>Ed ecco la metodologia della <strong><em>Ricerca-Intervento<\/em><\/strong> che ci viene in aiuto, che apre orizzonti.<\/p>\n<p>Abbiamo, quindi, cercato, in un difficile \u201ccorpo a corpo\u201d con la realt\u00e0, di intercettare gli operatori sul terreno, guidati dalla lanterna laica delle 3 sostenibilit\u00e0 (economica, sociale, ambientale). Ed \u00e8 cos\u00ec che abbiamo, ad esempio, incontrato alcuni produttori agricoli ed allevatori, persone testarde ed appassionate, che stanno vivendo questi principi, impastandoli con la realt\u00e0 faticosa di un mestiere, di una professione individuata sovente come scelta di vita. Ed \u00e8 insieme a queste persone che sono state costruite la fasi del Progetto, operando per cerchi concentrici, individuando gli snodi, contemperando interessi diversi, nel rispetto reciproco delle storie di ognuno.<\/p>\n<p>Due connessioni sono state per noi paradigmatiche, rappresentative del portato di concretezza della metodologia adottata:<\/p>\n<ul>\n<li>l\u2019incontro con la rete del \u201cTavolo delle Povert\u00e0\u201d, cui abbiamo accennato sopra;<\/li>\n<li>la partecipazione al Progetto degli studenti e degli insegnanti dell\u2019Istituto Professionale Einaudi-Chiodo, che hanno predisposto il sito web, offrendo cos\u00ec, da subito, ad esempio, un utile strumento ai\u00a0 produttori per conoscersi meglio tra di loro e farsi conoscere meglio sul territorio, favorendo un intreccio moltiplicatore di occasioni tra domande e d offerte plurime.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Il sito, poi, adeguatamente incrementato ed adeguatamente interrogato, sar\u00e0 utile per rafforzare la rete di collaborazione solidale tra produttori, combattendo l\u2019isolamento e l\u2019 ansia di concorrenza.<\/p>\n<p><strong>Nota n. 1:<\/strong><br \/>\nA tal proposito, interessanti articoli sono leggibili sul sito della Associazione, ad esempio: Giorgio Pagano da La Repubblica del 6\/03\/2014\u00a0 \u201cL\u2019innovazione: alta tecnologia e credibilit\u00e0 sociale\u201d.<\/p>\n<p><strong>Nota n. 2:<\/strong><br \/>\nUn testo illuminante, che ci pu\u00f2 aiutare a lavorare meglio con i migranti, cominciando a\u00a0 comprendere le complesse vicende che i territori di<strong> <\/strong>provenienza hanno vissuto dalla colonizzazione ad oggi, \u00e8:<br \/>\n\u201cVoci e silenzi postcoloniali. Frantz Fanon, Assia Djebar e noi\u201d di Renate Siebert; Carocci Editore, 2012.<br \/>\nL\u2019ambito di ricerca \u00e8 diverso, ma il tema cruciale \u00e8 lo stesso.\u00a0La Siebert, presentandosi al cospetto delle diverse fasi della recente storia di Algeria (prima, durante, dopo la colonizzazione), ci invita a riflettere sempre sulla compresenza dei diversi piani da affrontare nell\u2019analisi di un medesimo contesto e sulle folgoranti relazioni tra gli stessi.<em>\u00a0Pena lo sviamento<\/em>.\u00a0E&#8217; utile riflettere sulla necessit\u00e0, per chi ha desiderio d\u2019immergersi nelle acque limacciose del cambiamento, di procedere attrezzandosi sempre\u00a0 meglio per valutare le diverse luci, i diversi tempi, le diverse lingue, le complessit\u00e0 dialettiche e gli impasti che si presentano.<\/p>\n<p>Dice, ad esempio, a pag. 233:<br \/>\n\u201c\u2026\u2026 Mettere qui ed ora al lavoro i concetti, le intuizioni e le suggestioni che ci vengono da Fanon e Djebar ci pu\u00f2 aiutare a cogliere continuit\u00e0 e rotture tra l\u2019era coloniale e quella postcoloniale e potr\u00e0 agevolare una riflessione critica e autocritica in vista di un futuro progetto comune, basato sulla reciprocit\u00e0, l\u2019uguaglianza nelle differenze e il rispetto reciproco: tra ex colonizzatori ed ex colonizzati, tra donne e uomini, tra generazioni diverse. Tale progetto, in grandi linee, potrebbe essere immaginato nei termini del \u201cnuovo umanesimo\u201d prospettato da Fanon \u2026 \u201d.<\/p>\n<p><strong>Nota n. 3:<\/strong><br \/>\nNon c\u2019\u00e8 stato un livello, un ambito esente dalla difficolt\u00e0 a costruire lentamente una lingua comune, ad esempio:<br \/>\nne il<em> Comitato Tecnico<\/em> (6 persone in rappresentanza dei Partners): il C.T. ha costituito nei confronti del Progetto il motore di avviamento, il motore garante del ritmo e della composizione delle attivit\u00e0 in vista dei risultati attesi: 2 realt\u00e0: 3 persone esterne al territorio (CNR, Solidarius Italia); 3 persone interne (Il Cigno, Mediterraneo).<br \/>\nEsperienze diverse, modi di fare e di dire diversi, ma sensibilit\u00e0 in gran parte comuni. Forti discussioni iniziali, grande attenzione ai punti di convergenza, ma anche di dissenso, ci hanno permesso di adottare un ritmo di tenuta tutto sommato soddisfacente (rispettoso delle differenze, ma teso al raggiungimento degli obiettivi condivisi).<\/p>\n<p>N\u00e8 i G.a.s. (Gruppi di Acquisto Solidali) della zona.\u00a0Negli anni precedenti all\u2019avvio del Progetto avevamo condiviso con loro alcune iniziative.\u00a0Pensavamo (forse a torto) che si potesse adottare uno stile di comunicazione pi\u00f9 rapido, diciamo un p\u00f2 sbrigativo (che d\u00e0 per scontato passaggi comuni), ma alcune incomprensioni latenti, alcune braci sotto la cenere hanno continuato a bruciare\u2026\u2026..ad esempio: il timore della \u201ccolonizzazione\u201d del nostro territorio da parte di esterni \u2026. il pericolo di \u201cconcorrenze professionali\u201d\u2026..<br \/>\nQuesto ha causato una \u201cpresenza non partecipata\u201d (diciamo cos\u00ec) da una parte dei G.a.s. ai lavori del Progetto.\u00a0Ci sono, comunque da segnalare alcuni, recenti, reciproci ripensamenti e conseguenti riavvicinamenti.\u00a0Qui si apre per noi tutti il delicato tema della<strong> diffidenza<\/strong> o meglio della ricerca delle forme, dei tempi, dei metodi appropriati per far crescere un rapporto di <strong>fiducia<\/strong> tra le persone.\u00a0Sin dall\u2019inizio, poi, c\u2019\u00e8 stata sempre la nostra preoccupazione e conseguente attenzione che i fondi pubblici del Progetto avessero un\u2019immediata, diretta ricaduta nel nostro territorio.\u00a0Cos\u00ec \u00e8 stato; \u00e8 avvenuto, infatti, un oculato dosaggio dei finanziamenti secondo le necessit\u00e0 delle attivit\u00e0 del Progetto.<\/p>\n<p>(Giuseppe Lena, Augusto Licausi)<br \/>\nLa Spezia, 6 maggio 2014<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Premessa<br \/>\nGiuseppe Lena e Augusto Licausi hanno partecipato, a titolo volontario, in questi ultimi 12 mesi, in rappresentanza dell\u2019Associazione Culturale Mediterraneo, come membri del Comitato Tecnico, al Progetto: \u201cInnovazione e integrazione territoriale per economie sostenibili e &#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[40],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8301"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=8301"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8301\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=8301"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=8301"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=8301"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}