{"id":8066,"date":"2014-03-17T16:11:00","date_gmt":"2014-03-17T14:11:00","guid":{"rendered":"http:\/\/associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/?p=8066"},"modified":"2014-03-26T17:11:13","modified_gmt":"2014-03-26T15:11:13","slug":"ambiente-e-salute-possiamo-sconfiggere-il-passato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/citta-della-spezia\/rubrica-luci-della-citta-di-giorgio-pagano\/ambiente-e-salute-possiamo-sconfiggere-il-passato\/","title":{"rendered":"Ambiente e salute, possiamo sconfiggere il passato"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_8067\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/011el.jpg\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-8067\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-8067 \" style=\"margin-top: 20px; margin-right: 10px;\" alt=\"Cadimare nascosta, presentazione fotografica multimediale del Gruppo Fotografico Obiettivo Spezia, Cadimare - Sagra dell'Anciua, 13 agosto 2013 (2013) (foto Giorgio Pagano)\" src=\"http:\/\/associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/011el-300x197.jpg\" width=\"300\" height=\"197\" srcset=\"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/011el-300x197.jpg 300w, https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/011el.jpg 800w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-8067\" class=\"wp-caption-text\">Cadimare nascosta, presentazione fotografica multimediale del Gruppo Fotografico Obiettivo Spezia, Cadimare &#8211; Sagra dell&#8217;Anciua, 13 agosto 2013 (2013) (foto Giorgio Pagano)<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Citt\u00e0 della Spezia &#8211; 16 Marzo 2014 &#8211;\u00a0<\/strong>Ha ragione il giornalista di Citt\u00e0 della Spezia Thomas De Luca quando, commentando la manifestazione dei comitati di sabato scorso e il Consiglio Comunale di luned\u00ec sulla vicenda di Pitelli e sui problemi dell\u2019inquinamento del Golfo, afferma che \u201cil ritornello si ripete: Spezia si presenta divisa anche quando in ballo c\u2019\u00e8 un bene del quale tutti si riempiono la bocca, la salute dei cittadini\u201d. Anche perch\u00e9, continua, \u201cla questione \u00e8 complessa e ingarbugliata, il piano politico, quello giudiziario e quello tecnico si accavallano, in un dibattito reso incandescente dalla sfiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni\u201d. Non c\u2019\u00e8 dubbio: le divisioni andrebbero superate, ma per avvicinare societ\u00e0 e istituzioni \u00e8 fondamentale creare pi\u00f9 fiducia. E\u2019 difficile, ma c\u2019\u00e8 un unico modo: saper dialogare, da parte di tutti. Innanzitutto da parte di chi governa, che ha il dovere dell\u2019ascolto. Chi governa ha bisogno del confronto, altrimenti esercita un\u2019azione \u201cdall\u2019alto\u201d, destinata a fallire. Sono stato un uomo delle istituzioni, e conosco bene la loro importanza. Ma, prima da uomo di partito, poi da Sindaco, oggi da cittadino impegnato nella societ\u00e0 civile, ho sempre cercato di combattere una politica elitaria, che non si interessa delle energie popolari, che non si fida pi\u00f9 di chiunque muova una critica, che considera il conflitto come qualcosa da cui liberarsi e non invece come una necessit\u00e0, fisiologica e utile alla democrazia. Certo, quando amministravo ero orgoglioso dei risultati della mia azione, e li difendevo. Ma nel contempo capivo che i cittadini volevano, giustamente, di pi\u00f9. Che ci\u00f2 era il frutto della \u201ceffervescenza\u201d della nostra societ\u00e0: la democrazia non \u00e8 un patto del silenzio, ma l\u2019evoluzione alla ricerca di cose sempre migliori. E la politica non deve vivere in una sfera separata, ma connettersi con i cittadini critici e partecipi, che ricercano appunto cose sempre migliori. Naturalmente anche la societ\u00e0 civile deve saper ascoltare, senza rinserrarsi in un movimentismo contrario a tutto, \u201ca prescindere\u201d, per dirla con Tot\u00f2: deve essere esigente, molto esigente, ma anche responsabile e dialogante, con la volont\u00e0 di contribuire alla ricerca della convivenza sociale sulla base di soluzioni condivise.<!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/IMG_1097el.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignright size-medium wp-image-8068\" style=\"margin-left: 10px;\" alt=\"IMG_1097el\" src=\"http:\/\/associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/IMG_1097el-225x300.jpg\" width=\"225\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/IMG_1097el-225x300.jpg 225w, https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/IMG_1097el.jpg 600w\" sizes=\"(max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/><\/a>Oggi dalla fiducia e dal dialogo sociale, a Spezia, siamo lontani. Come avvicinare posizioni cos\u00ec distanti? Intanto con un lavoro di approfondimento e di precisazione degli obbiettivi, costruito nella e con la discussione pubblica. Cito ancora, questa volta il direttore di Citt\u00e0 della Spezia Fabio Lugarini: \u201cSoltanto una determinazione netta e incontrovertibile su vicende spesse volte ancora in sospeso e per le quali la magistratura non ha comunque cancellato i dubbi della gente pu\u00f2 togliere la polvere dalle spalle\u201d. Provo a dare un contributo affrontando le principali questioni sul tappeto: le bonifiche a terra, quelle a mare, le indagini epidemiologiche sulle cause delle malattie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">BONIFICHE A TERRA. PITELLI: DISCARICA, AREA EX IPODEC, FORNO DI INCENERIMENTO<br \/>\nInnanzitutto un po\u2019 di storia. La discarica di Pitelli fu attivata a partire dal 1979 come impianto di smaltimento dei rifiuti industriali, quando non c\u2019era ancora una normativa in materia. Gli abbancamenti iniziarono direttamente sul terreno. L\u2019impianto fu ampliato con un progetto approvato dalla Regione nel 1989: la finalit\u00e0 era risanare la vecchia discarica non impermeabilizzata costruendone una sopra, dotata di vasche impermeabilizzate. In realt\u00e0 ci\u00f2 avvenne solo parzialmente, per cui ad oggi sussistono ampie superfici della vecchia discarica non sormontate dalla nuova. Ci furono, nei primi anni Novanta, svariati problemi ambientali, fino a quando, nel 1995, la Regione autorizz\u00f2 un impianto con la volumetria precedente, ma trasformato in discarica per rifiuti speciali (provenienti da attivit\u00e0 produttive). Nel 1996 inizi\u00f2 il procedimento penale, volto ad accertare la presenza nel sito di rifiuti non conformi alle autorizzazioni rilasciate, e l\u2019eventuale disastro ambientale. Fu quindi disposto dalla magistratura l\u2019incidente probatorio: nel corso della perizia furono effettuati scavi e carotaggi sia nel corpo della discarica approvata nel 1989 e nel 1995, sia nella porzione esterna alle vasche impermeabilizzate (la vecchia discarica). Quali furono le conclusioni della perizia? Nella parte impermeabilizzata furono riscontrate alcune tipologie di rifiuti non consentite dall\u2019autorizzazione, e nella parte vecchia, mai sottoposta a bonifica, molte tipologie di rifiuti tossico nocivi. Fui eletto Sindaco nel novembre 1997, e Pitelli divent\u00f2 subito una delle mie prime preoccupazioni. Non c\u2019era stato solo un gravissimo fenomeno di dissipazione del territorio, consumato pervicacemente fino al \u201995, con la realizzazione di una discarica per rifiuti industriali e speciali in una collina sul mare, vicina all\u2019abitato; c\u2019era stato anche un utilizzo sciaguratamente illegale di un impianto gi\u00e0 di per s\u00e9 sciagurato. Per questo volli tenere per me, all\u2019inizio della consigliatura, la delega all\u2019ambiente. Ricevuti gli esiti della perizia, nel luglio del \u201998 ordinammo la bonifica alle due imprese che avevano utilizzato la discarica. Nel contempo ci impegnammo per inserire l\u2019area vasta di Pitelli tra i siti di bonifica di interesse nazionale, previsti da una legge appena approvata. Pensavamo, in questo modo, che se il privato non fosse intervenuto avremmo potuto farlo noi, \u201cin danno\u201d, anticipando soldi dello Stato, che il Comune avrebbe avuto difficolt\u00e0 a stanziare. Per un certo periodo, in effetti, gestimmo noi l\u2019impianto, di fronte all\u2019inadempienza degli inquinatori, \u201cin danno\u201d. Successivamente la propriet\u00e0 riassunse la responsabilit\u00e0 dell\u2019impianto, lo mise parzialmente in sicurezza, realizz\u00f2 la caratterizzazione e present\u00f2 al Ministero dell\u2019Ambiente un progetto di bonifica, tramite la messa in sicurezza definitiva: terre sopra la discarica, senza asportare nulla, fino ad arrivare in quota. In questo caso \u00e8 decisivo che la discarica sia inserita in una sorta di \u201csarcofago\u201d impermeabilizzato, dal quale non possa fuoriuscire pi\u00f9 nulla. Il progetto fu approvato solo molti anni dopo, e l\u2019avvio dei lavori fu autorizzato, con decreto ministeriale, nel 2010. Di fatto i lavori sono iniziati solo pochi mesi fa, e dovrebbero terminare entro quattro anni.<br \/>\nMa Pitelli non \u00e8 solo la discarica \u201cufficiale\u201d. Accanto c\u2019era, e c\u2019\u00e8, una discarica abusiva di rifiuti speciali: l\u2019area ex Ipodec, che godeva di autorizzazione regionale per il solo stoccaggio degli automezzi per il trasporto dei rifiuti, e che fu usata abusivamente tra il 1976 e il 1996 per lo smaltimento, innanzitutto, dei rifiuti dei cantieri di demolizione navale della zona (come certific\u00f2 la perizia). Anche in questo caso ordinammo la bonifica ai privati, che in questi anni hanno eseguito la messa in sicurezza, fatto la caratterizzazione e presentato il progetto di bonifica, attualmente all\u2019esame della Regione (subentrata al Ministero dell\u2019Ambiente nel 2013, con il passaggio dell\u2019area di Pitelli da sito di interesse nazionale a sito di interesse regionale). Nell\u2019area della discarica c\u2019era inoltre un forno di incenerimento per rifiuti industriali. Al momento del sequestro della discarica l\u2019Asl dispose anche la sospensione dell\u2019autorizzazione del forno, che nel frattempo \u00e8 definitivamente scaduta. Lo smantellamento del forno, compreso nel progetto di bonifica della discarica, \u00e8 gi\u00e0 stato attuato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">IL PROCEDIMENTO PENALE<br \/>\nDiscarica, area ex Ipodec e forno furono interessati dal procedimento penale e dal relativo incidente probatorio. Furono eseguiti moltissimi sondaggi con campionamenti. Ho prima ricordato, in estrema sintesi, le conclusioni dei periti. Non trovarono quindi conferma le testimonianze che avevano indicato la discarica di Pitelli come sito di conferimento di materiali contaminati con la diossina, provenienti da Seveso. Al termine del dibattimento la sentenza di primo grado (marzo 2011) assolse i titolari degli impianti dal reato di disastro ambientale, \u201cperch\u00e9 il fatto non sussiste\u201d. Il che significa che, secondo la magistratura, non c\u2019\u00e8 pericolo per la incolumit\u00e0 pubblica. Nel processo, durato 15 anni, Comune, Regione e Legambiente si costituirono parte civile, facendo la loro parte fino alla fine. Furono chiamati periti di chiara fama, e le indagini furono costosissime. Fino alla fine del mio mandato da Sindaco (2007) fui costantemente informato dagli avvocati del Comune, Sergio Busoni e il compianto Tomaso Acordon, che conoscevano molto bene tutto quello che \u00e8 depositato nei 140 faldoni dell\u2019incidente probatorio. Il rispetto per la magistratura mi porta a dire: c\u2019\u00e8 stata una sentenza, ma il fatto che non ci sia disastro ambientale non significa ovviamente che non ci siano state nefandezze e che non ci sia inquinamento; i privati vadano dunque avanti con le bonifiche, e il pubblico affronti il problema cruciale del controllo, affinch\u00e9 le bonifiche siano eseguite conferendo i materiali previsti dalle leggi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I NUOVI ALLARMI<br \/>\nE tuttavia: in queste settimane ci sono stati fatti nuovi. Un pentito di camorra e un investigatore privato hanno nuovamente lanciato l\u2019allarme su Pitelli. Lo stesso rispetto per la magistratura mi porta a dire: sia essa a esprimersi in merito a queste parole, alle quali la vera risposta pu\u00f2 venire, appunto, solo dalla magistratura. Tra le testimonianze una ha riguardato anche il tema dello sversamento di fusti radioattivi durante la realizzazione di banchine portuali: gli accertamenti chiesti dal Ministro dell\u2019Ambiente hanno portato ad escludere la radioattivit\u00e0 in superficie. Certamente in superficie nulla poteva trovarsi. Ci sono, per\u00f2 tecniche sofisticate, molto costose, capaci di accertare la presenza di corpi estranei in profondit\u00e0. Che si usano, per\u00f2 solo in caso di indagini dell\u2019autorit\u00e0 giudiziaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">BONIFICHE A TERRA: LE ALTRE AREE DEL SITO DI PITELLI<br \/>\nMa altre considerazioni vanno fatte riguardo le bonifiche a terra. Nella collina di Pitelli non ci sono state solamente le discariche. Ci sono state fabbriche che lavoravano il piombo, come la Pertusola, situata nel Comune di Lerici, e la Pbo a Pagliari. C\u2019era, e c\u2019\u00e8 ancora, molto vicina, la centrale a carbone dell\u2019Enel. Nel 1997 Regione, Provincia e Comune vollero approfondire la conoscenza dell\u2019area vasta interessata dagli impianti \u201ccritici\u201d. Commissionarono un\u2019indagine ambientale e un\u2019indagine sanitaria ed epidemiologica, svolte sotto il controllo dell\u2019Universit\u00e0 di Pisa. Furono eseguite analisi e ricerche su qualit\u00e0 dell\u2019aria, suoli, falde, vegetazione, animali allevati, chiocciole, sedimenti marini e radioattivit\u00e0. Inoltre si procedette a uno studio epidemiologico pilota sull\u2019effetto della residenza presso siti di discarica, incrociando i dati con quelli di un\u2019altra area, posta all\u2019estremo opposto della citt\u00e0. L\u2019indagine concluse che l\u2019area indagata era effettivamente contraddistinta da una compromissione ambientale, dovuta alla presenza di sostanze tossiche, soprattutto piombo e in misura minore zinco e mercurio, nei suoli di un\u2019area ristretta, quella pi\u00f9 vicina a Pertusola e Pbo. L\u2019indagine escluse per\u00f2 la presenza di rifiuti radioattivi interrati, come ha ricordato sulla Nazione del 13 febbraio Franco Palmieri, allora responsabile del settore Asl che poi divenne Arpal. Lo studio epidemiologico riscontr\u00f2 disturbi irritativi reversibili diffusi e fenomeni di anemia in un gruppo di persone, concludendo che \u201csi \u00e8 propensi ad affermare che le alterazioni sanitarie rilevate siano maggiormente attribuibili all\u2019inquinamento proveniente da pi\u00f9 fonti piuttosto che a quello dovuto a una sola fonte puntuale (effetto zona)\u201d. Lo studio sugger\u00ec di continuare nel monitoraggio e di costruire un osservatorio epidemiologico: facemmo entrambe le cose, come poi dir\u00f2. Acquisite e sottoposte all\u2019Asl le risultanze dell\u2019indagine, nel 1999 furono emanate due ordinanze sindacali, per vietare l\u2019uso delle acque nei pozzi della zona a scopo potabile e per il bestiame, e per regolamentare e in parte vietare l\u2019uso di prodotti ortofrutticoli e degli animali allevati nell\u2019area critica, identificata cartograficamente. Ma quello che mi preme qui \u00e8 ricordare che, dopo l\u2019inserimento di Pitelli nei siti di interesse nazionale, il Ministero dell\u2019Ambiente finanzi\u00f2, nel 2002, la caratterizzazione dell\u2019intera area, con campionamenti dello strato superficiale e alla profondit\u00e0 di un metro e con analisi delle acque. I risultati confermarono quelli dello studio dell\u2019Universit\u00e0 di Pisa. La stragrande maggioranza delle aree indagate risultarono inquinate in relazione all\u2019uso del suolo, ancorch\u00e9 solo nello strato superficiale, soprattutto da piombo e Pcb (poloclorobifenili, derivati dalle lavorazioni navali). Si tratta di aree pubbliche e private, in gran parte inquinate non dai proprietari. Ebbene: chi fa la bonifica di queste aree e chi la paga? Questo \u00e8 un grande problema irrisolto, che riguarda non solo il Comune di Spezia ma anche quello di Lerici. E la cui soluzione non si \u00e8 avvicinata con il passaggio di Pitelli da sito di interesse nazionale a regionale: \u00e8 vero che lo Stato, colpevolmente, ha tagliato in questi anni i finanziamenti per le bonifiche, ma non si vede con quali risorse le Regioni possano esercitare questo ruolo (rimando, su questo punto, al mio \u201cE ora chi finanzier\u00e0 le bonifiche?\u201d, apparso su questa rubrica il 6 gennaio 2013, e ai tanti documentati interventi di Marco Grondacci in notedimarcogrondacci.blogspot.com\/). Proprio il 15 marzo, sul Secolo XIX, l\u2019assessore all\u2019ambiente della Regione Liguria ha lamentato l\u2019esiguit\u00e0 dei fondi disponibili per le bonifiche. Ecco un tema su cui costruire elaborazione, mobilitazione, unit\u00e0 della citt\u00e0. Anche per costringere a intervenire, l\u00e0 dove possibile, i privati inquinatori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">BONIFICHE A TERRA: LE AREE MILITARI<br \/>\nUn altro tema meritevole di analogo impegno \u00e8 quello delle aree militari inserite nel sito di Pitelli, le uniche secretate, mai sottoposte a caratterizzazione. Il riferimento non \u00e8 solo all\u2019ex polveriera (nel 1997 una trasmissione televisiva parl\u00f2 di gas nervini e scorie radioattive l\u00ec collocati, poi lo studio ricordato escluse la radioattivit\u00e0), ma anche all\u2019area del tiro al piattello, appartenente al demanio militare, utilizzata come discarica per i cantieri di demolizione. Non c\u2019entra nulla, invece, la cosiddetta \u201cdiscarica della Marina\u201d, usata dal Comune per i rifiuti urbani, caratterizzata e poi da noi bonificata nei primi anni Duemila (fu la prima discarica bonificata nelle colline del levante). Ricordo che il Comune pose pi\u00f9 volte la questione della caratterizzazione e bonifica delle aree militari in sede di Conferenza dei Servizi, e che tutto venne rimandato a un necessario protocollo di intesa tra Ministero dell\u2019Ambiente e Ministero della Difesa. Ora che \u00e8 subentrata la Regione, il problema resta quello: il Ministro della Difesa \u00e8 ligure, la Regione si dia da fare!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">BONIFICHE A MARE<br \/>\nNel sito di Pitelli fu inserita, perch\u00e9 inquinata, una vasta area a mare. Il piano di caratterizzazione fu progettato da Icram (oggi Ispra, Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale): i risultati furono inclusi nel progetto preliminare di bonifica del 2005, pure elaborato da Icram, a cui devono fare riferimento i progetti definitivi riguardanti le varie zone. Risult\u00f2 una diffusa situazione di inquinamento derivante innanzitutto da lavorazioni industriali, mentre le situazioni effettivamente considerate critiche (sedimenti rossi) risultarono limitate ad alcune zone ristrette. L\u2019asporto integrale dei sedimenti \u00e8 praticamente irrealizzabile per gli altissimi costi (sono 6 milioni e 600.000 metri cubi!); il progetto preliminare approvato propone alcuni scenari di attuazione parziale della bonifica, che prevedono di intervenire solo sui sedimenti rossi (anche se la Conferenza dei Servizi non ha mai assunto una decisione definitiva in merito). Da allora una serie di bonifiche sono intervenute: l\u2019Autorit\u00e0 Portuale ha operato e sta operando, sui moli Garibaldi e Ravano e sul bacino navigabile, per consentire l\u2019accesso di navi di maggiori dimensioni, e nell\u2019area del ponte Revel; cos\u00ec come sono intervenuti alcuni privati nelle aree date in concessione: per esempio la propriet\u00e0 del Porto Mirabello, anche se mancano ancora quattro quadranti in fregio al Lagora, molto inquinati a causa della vicinanza con l\u2019Arsenale. Servirebbe una mappa aggiornata dei sedimenti rossi ancora da asportare, e soprattutto un piano di intervento. Da Calata Paita a Cadimare e a Panigaglia, il \u201crosso\u201d purtroppo non manca. Mancano le proposte di intervento, e le risorse. Che potrebbero provenire anche dai privati inquinatori. Ora, anche per le bonifiche a mare, le competenze sono passate alla Regione Liguria: anche questo \u00e8 un suo grande tema di impegno. Va aggiunto che anche a mare le aree militari sono sottratte alla disciplina dei rifiuti e delle bonifiche. Da questo punto di vista l\u2019Arsenale \u00e8 una terra di nessuno. Si pensi al \u201ccampo in ferro\u201d a Cadimare, una discarica di rifiuti di ogni tipo e specie, la cui caratterizzazione fu fatta solo per volont\u00e0 della magistratura. Ma la bonifica \u00e8 ferma, in attesa che la finanzi un privato pronto a riconvertire l\u2019area. Va trovata una soluzione anche al problema delle bonifiche a mare: perch\u00e9 \u00e8 vero che i sedimenti stanno in fondo al mare, ma c\u2019\u00e8 comunque una fauna che l\u00ec vive, e poi basta un nulla -fenomeni meteo marini o navi che toccano il fondo- per far tornare i sedimenti in sospensione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">LE INDAGINI EPIDEMIOLOGICHE<br \/>\nHo ricordato i risultati del primo studio epidemiologico, quello di fine anni Novanta. Tra i suoi esiti vi fu la realizzazione dell\u2019Osservatorio epidemiologico presso l\u2019Asl (grazie anche al contributo finanziario del Comune), con attivit\u00e0 di sorveglianza sistematica. Nel 2002 fu avviato un monitoraggio in continuo dei tumori. I risultati dello studio 2002-2005, consultabili sul sito dell\u2019Asl, ci parlano, in estrema sintesi, di un eccesso di rischio per leucemia in entrambi i sessi e per tumori al sistema centrale nervoso, quest\u2019ultimo pi\u00f9 marcato in Val di Magra; per tutti gli altri tumori, compresi quelli pediatrici, i dati sono sovrapponibili a quelli nazionali. Lo studio sulla mortalit\u00e0 oncologica nel periodo 1988-2006 ci dice che la mortalit\u00e0 \u00e8 inferiore a quella ligure e nazionale per tutti i tumori ed \u00e8 in calo, a eccezione del tumore al polmone per le donne e di quelli al pancreas e alla pleura e dei linfomi e del melioma multiplo per entrambi i sessi. Solo la mortalit\u00e0 per leucemie presenta un eccesso rispetto ai valori liguri e nazionali a carico delle donne e un aumento in entrambi i sessi. Infine, l\u2019approfondimento sulla mortalit\u00e0 nella V Circoscrizione effettuato dallo studio Sentieri per tutti i siti di interesse nazionale, relativo al periodo 1995-2002 (si veda il mio \u201cStudiare i tumori per risanare l\u2019ambiente\u201d sul Secolo XIX del 15 maggio 2013, ora in www.associazioneculturalemediterraneo.com), non indica eccessi significativi di rischio per questa zona della citt\u00e0. Ora occorre andare avanti, come hanno chiesto i comitati e come si \u00e8 impegnato a fare il Comune, e anche l\u2019Asl in un convegno del maggio 2013. Non vanno trascurati i risultati degni di attenzione, quelli relativi alle leucemie e ai tumori al sistema centrale nervoso, verificando se gli eccessi perdurano aumentando il periodo di osservazione. Le analisi fin qui condotte andrebbero inoltre integrate con quelle relative ai ricoveri ospedalieri per alcune patologie cardiorespiratorie. Infine: dopo quello che \u00e8 successo a Vado Ligure -il sequestro della centrale a carbone da parte della magistratura a causa di problemi sanitari e ambientali- la Regione Liguria dovrebbe commissionare uno studio epidemiologico tipo quello effettuato a Taranto, cio\u00e8 riferito ai diversi quartieri cittadini per un lungo periodo di tempo. A Vado non esiste il monitoraggio sanitario che \u00e8 attivo nel nostro territorio da tempo, e quindi si dovrebbe cominciare da zero: tuttavia se l\u00ec partisse un\u2019indagine sarebbe molto utile parteciparvi, per poter confrontare i dati nostri e loro, con l\u2019obbiettivo di capire meglio di quanto non si sia fatto finora le relazioni tra i fattori inquinanti e le malattie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE<br \/>\nQueste note sono solo spunti per una discussione pubblica, che le modifichi, le integri e le arricchisca, con il contributo di istituzioni, associazioni, gruppi di cittadini. Sia sulle bonifiche che sulle indagini epidemiologiche dovrebbe essere la Regione, in virt\u00f9 delle sue competenze, a istituire tavoli permanenti di confronto che coinvolgano tutti e consentano di \u201csvoltare\u201d. Societ\u00e0 civile e istituzioni sono ovviamente realt\u00e0 distinte, il conflitto non potr\u00e0 mancare, ma per la portata degli obbiettivi vale la pena provare a fare un percorso insieme. Perch\u00e9 la salute della citt\u00e0 \u00e8 la condizione perch\u00e9 ci sia tutto il resto.<\/p>\n<p><a href=\"mailto:lucidellacitta2011@gmail.com\">lucidellacitta2011@gmail.com<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Post scriptum: le fotografie di oggi, tratte dalla presentazione fotografica multimediale del Gruppo Fotografico Obiettivo Spezia a Cadimare (13 agosto 2013), sono dedicate al \u201ccampo in ferro\u201d, dentro l\u2019Arsenale, e all\u2019ex bacino galleggiante, che fino a poco tempo fa deturpava la baia di Cadimare. Quest\u2019ultimo \u00e8 stato finalmente rimosso dall\u2019Autorit\u00e0 Portuale, mentre il \u201ccampo in ferro\u201d \u00e8 ancora da bonificare. Anche in un bellissimo borgo marinaro lo sviluppo industrialista ha lasciato ferite profonde. Ma qualcosa sta cominciando a cambiare. Prima dell\u2019ex bacino era stato smantellato un cantiere navale nel centro della baia, dove ora ci sono una piazza e una spiaggia. Cadimare, e Spezia tutta, stanno a poco a poco costruendo un nuovo futuro. Ma il vecchio passato va ancora definitivamente sconfitto.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Citt\u00e0 della Spezia &#8211; 16 Marzo 2014 &#8211;\u00a0Ha ragione il giornalista di Citt\u00e0 della Spezia Thomas De Luca quando, commentando la manifestazione dei comitati di sabato scorso e il Consiglio Comunale di luned\u00ec sulla vicenda &#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[81],"tags":[317,119,69,541],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8066"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=8066"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8066\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=8066"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=8066"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=8066"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}