{"id":7096,"date":"2012-03-28T09:25:06","date_gmt":"2012-03-28T07:25:06","guid":{"rendered":"http:\/\/associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/?p=7096"},"modified":"2013-05-02T09:27:49","modified_gmt":"2013-05-02T07:27:49","slug":"leconomia-giusta-di-edmondo-berselli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/economia-societa-politica-anticorpi-alla-crisi\/leconomia-giusta-di-edmondo-berselli\/","title":{"rendered":"&#8220;L&#8217;economia giusta&#8221; di Edmondo Berselli"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Nel libro scritto durante la malattia l&#8217;intelettuale scomparso ad aprile affronta il futuro del capitalismo. Con una ricetta sorprendente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prima di lasciarci, pochi mesi fa, Edmondo Berselli ha scritto questo saggio, denso e acuminato. Diverso, in qualche misura, diverso dai suoi libri precedenti. Dagli articoli che ha continuato a pubblicare, fino alla fine. Diverso, perch\u00e9 &#8220;essenziale&#8221;, nello stile e nei contenuti. Mentre Berselli ha coltivato &#8211; per metodo e filosofia &#8211; lessenzialit\u00e0 dell&#8217;inessenziale. Occupandosi di sport, musica, gossip, vita quotidiana. In modo strettamente contestuale alla cultura (sedicente) alta, alla politica, all&#8217;economia, alle imprese, agli affari. Scivolando fra Liga (bue) e Lega, tra i Post-italiani e Forza Italia, fra &#8220;il pi\u00f9 mancino dei tiri&#8221; (di Mariolino Corso) e gli svarioni dei &#8220;sinistrati&#8221; (politici). Attraverso uno stile in-imitabile. Dove, appunto, nulla \u00e8 divagazione. E tutto lo \u00e8. Perch\u00e9, in questo &#8220;paese provvisorio&#8221;, nulla \u00e8 essenziale. Quanto il fatuo. Ebbene, in questo saggio Berselli sceglie uno stile asciutto. Ma, come sempre, vitale. Forse perch\u00e9 la vita, mentre scriveva, lo stava lasciando. E lui lo sapeva, anche se mai &#8211; mai &#8211; si \u00e8 arreso. E mai &#8211; mai &#8211; ha rinunciato a vivere. Cio\u00e8 a scrivere. Fino in fondo. Ma il tempo stringeva e, complice (come sempre) sua moglie Marzia, ha colpito al cuore una questione che gli stava a cuore &#8211; da sempre. L&#8217;economia giusta, che distribuisce le risorse in modo &#8220;equo&#8221;. Dove le differenze di reddito e di condizione non sono abissali come adesso. \u00abNella societ\u00e0 fordista veniva considerato equo che il presidente o l&#8217;amministratore delegato di una grande impresa guadagnasse trenta volte lo stipendio di un usciere. Oggi, o soltanto fino a ieri, si considerava normale che il reddito del grande manager ammontasse da tre a quattrocento volte la retribuzione di un impiegato di basso livello\u00bb. Berselli ricostruisce &#8211; con approfondita cura analitica, bibliografica e critica &#8211; l&#8217;ascesa e il declino dell'&#8221;economia giusta&#8221;, come ideale e progetto. Partendo da Marx e Leone XIII per giungere fino ad oggi. Ma traccia anche la parabola &#8211; molto pi\u00f9 rapida &#8211; della &#8220;economia libera&#8221; (e iniqua). Una superstizione di successo. All&#8217;origine di leggende, fiorite e sfiorite in fretta. Con esiti devastanti, per le borse, le banche e i mercati globali. E per una moltitudine di poveretti, divenuti ancor pi\u00f9 poveri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il saggio di Berselli \u00e8 un atto di accusa spietato. Verso il liberismo monetarista che ha venduto illusioni, spacciando superstizioni per verit\u00e0 (\u00abi soldi che generano soldi\u00bb, a prescindere dall&#8217;economia). Ma anche verso il riformismo socialdemocratico e democratico-cristiano. Verso i soggetti &#8211; politici e culturali &#8211; che hanno immaginato la &#8220;societ\u00e0 giusta&#8221;, cercando di progettare e di realizzare l&#8217;economia sociale di mercato, che lega insieme impresa, individuo, comunit\u00e0. E Stato. Ma poi si sono arresi al &#8220;pensiero unico&#8221; del monetarismo, quasi senza combattere. Oggi il turbo-capitalismo e il globalismo finanziario sono bersaglio di critiche spietate. Da parte della sinistra, della Chiesa (Berselli cita, al proposito, i ripetuti interventi di Benedetto XVI). E perfino di esponenti della destra (?) di governo (si pensi a Tremonti). Le alternative, per\u00f2, non si vedono. I profeti dell&#8217;economia sociale e i critici della superstizione monetarista oggi appaiono disarmati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Berselli offre, al proposito, due spiegazioni controcorrente. E impopolari. Come nel suo stile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La prima \u00e8 &#8220;culturale&#8221;. \u00abI maestri latitano, di questi tempi. Sono dispersi anche gli ideologi, quegli intellettuali che avevano la formula per tutto, per qualsiasi problema e soluzione di problema\u00bb. Cio\u00e9: mancano le idee e gli idealisti. Manca, in altri termini, la &#8220;cultura politica&#8221;. Senza la quale la politica stessa diventa sterile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La seconda spiegazione \u00e8 conseguente. Per progettare un\u00bfalternativa occorre mettere in discussione una convinzione comune alle socialdemocrazie e al neoliberismo. A Confindustria e a molti esponenti della sinistra. L&#8217;idea della &#8220;crescita&#8221;, condizione irrinunciabile di sviluppo e benessere. Ebbene, scandisce Berselli, a conclusione del saggio, non \u00e8 &#8220;pi\u00f9&#8221; cos\u00ec. Al contrario: \u00abDovremo abituarci ad avere meno risorse. Meno soldi in tasca. Essere pi\u00f9 poveri. Ecco la parola maledetta: povert\u00e0. Ma dovremo farci l&#8217;abitudine\u00bb. D&#8217;altronde, l&#8217;alternativa \u00e8 tra impoverirsi senza ammetterlo, peggio: senza accorgersene. Oppure affrontare il declino del benessere, l&#8217;impoverimento (se vogliamo usare una formula meno aspra, la &#8220;minore ricchezza&#8221;) in modo consapevole. In modo &#8220;giusto&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 l&#8217;ultima lezione di un intellettuale vero (che sentendosi definire tale si ritrarrebbe inorridito). Edmondo Berselli. Non ha mai temuto di sfidare le convenzioni e i luoghi comuni. In questi tempi pesanti, senza ironia e senza vergogna, ci mancano (personalmente: molto) il suo sguardo leggero, il suo anticonformismo ironico e autoironico. Le sue idee, destinate a far discutere a lungo. Come questo saggio, che non va considerato una &#8220;eredit\u00e0&#8221;. Un lascito postumo. Ma un contributo &#8220;vivo&#8221; e attuale al dibattito sul nostro futuro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fonte: <a href=\"http:\/\/ilmiolibro.kataweb.it\/booknews_dettaglio_recensione.asp?id_contenuto=3713590\" target=\"_blank\">www.ilmiolibro.kataweb.it<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel libro scritto durante la malattia l&#8217;intelettuale scomparso ad aprile affronta il futuro del capitalismo. Con una ricetta sorprendente.<br \/>\nPrima di lasciarci, pochi mesi fa, Edmondo Berselli ha scritto questo saggio, denso e acuminato. 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