{"id":6821,"date":"2013-03-11T11:32:13","date_gmt":"2013-03-11T09:32:13","guid":{"rendered":"http:\/\/associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/?p=6821"},"modified":"2016-10-04T08:24:42","modified_gmt":"2016-10-04T06:24:42","slug":"la-dolcezza-e-la-serenita-di-bianca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/citta-della-spezia\/rubrica-luci-della-citta-di-giorgio-pagano\/la-dolcezza-e-la-serenita-di-bianca\/","title":{"rendered":"La dolcezza e la serenit\u00e0 di Bianca"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_6822\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2013\/03\/Immagine-037el.jpg\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-6822\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-6822   \" style=\"margin-top: 20px; margin-bottom: 0px; margin-right: 10px;\" title=\"Immagine 037el\" src=\"http:\/\/associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2013\/03\/Immagine-037el-300x228.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"228\" srcset=\"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2013\/03\/Immagine-037el-300x228.jpg 300w, https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2013\/03\/Immagine-037el.jpg 800w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-6822\" class=\"wp-caption-text\">Mauthausen, camera a gas (2005) (foto Giorgio Pagano)<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Citt\u00e0 della Spezia &#8211; 10 Marzo 2013 &#8211;<\/strong>\u00a0Sono sempre stato colpito dalla dolcezza e dalla serenit\u00e0 emanate da Bianca Paganini, la donna spezzina che incarna la Resistenza delle deportate. Bianca, di famiglia borghese di orientamento cattolico e antifascista, fu deportata in Germania per motivi politici con la madre, un fratello e la sorella (tutta la famiglia operava nel movimento Giustizia e Libert\u00e0, ma due fratelli sfuggirono alla cattura). Il fratello Alfredo mor\u00ec nel campo di Flossenburg, la madre Amelia in quello di Ravensbruck (l\u2019unico lager esclusivamente femminile, nato per \u201crieducare\u201d e poi sterminare le deportate politiche di tutta Europa), dove fu prigioniera insieme a Bianca e a sua sorella Bice. L\u2019orrore e la sofferenza vissuti nel campo, giustamente definiti da Bianca \u201cindescrivibili\u201d, emergono comunque dal bellissimo libro \u201cLe donne di Ravensbruck\u201d, la raccolta delle testimonianze di cinque prigioniere politiche italiane, tra cui Bianca (pubblicato nel 1978, purtroppo non pi\u00f9 in commercio). Il dolore nel campo e Bianca sono protagonisti anche del documentario \u201cLe rose di Ravensbruck\u201d, che la Sezione Centro dell\u2019Anpi e quella spezzina dell\u2019Aned hanno presentato in occasione dell\u20198 marzo, Festa della donna. La proiezione \u00e8 stata accompagnata dalla lettura di Catia Castellani di brani della testimonianza della Paganini contenuta nel libro. E\u2019 stata un\u2019occasione per interrogarsi, discutere, riflettere. Per esempio ho capito meglio le ragioni di quella dolcezza e di quella serenit\u00e0 che Bianca trasmette. \u201cCon mio marito -scrive- qualsiasi cosa possa succedere, cerco di essere calma, di non urtarlo: non so se agisco cos\u00ec perch\u00e9 \u00e8 nella mia natura oppure perch\u00e9 me l\u2019ha insegnato la vita nel campo. Ma prima non ero cos\u00ec: spiattellavo quello che veniva. Oggi dico sinceramente quello che penso, ma prima di ferire una persona ci penso dieci volte, perch\u00e9 so quanto si patisce a esser feriti dagli altri..Quell\u2019esperienza non l\u2019auguro a nessuno, non la rifarei per tutto l\u2019oro del mondo, per\u00f2 da tanto male a me, sinceramente, \u00e8 pur derivato del bene\u201d. Cio\u00e8 la comprensione dei veri valori della vita, delle cose che veramente contano e sono dentro di noi: \u201cgli affetti profondi, l\u2019onest\u00e0, la generosit\u00e0, la sincerit\u00e0 verso gli altri\u201d.<!--more--><\/p>\n<div id=\"attachment_6823\" style=\"width: 235px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"http:\/\/associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2013\/03\/Immagine-018el.jpg\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-6823\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-6823\" title=\"Immagine 018el\" src=\"http:\/\/associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2013\/03\/Immagine-018el-225x300.jpg\" alt=\"\" width=\"225\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2013\/03\/Immagine-018el-225x300.jpg 225w, https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2013\/03\/Immagine-018el.jpg 600w\" sizes=\"(max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-6823\" class=\"wp-caption-text\">Mauthausen, la &#8220;scala della morte&#8221; (2005) (foto Giorgio Pagano)<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Certo, \u00e8 stata dura narrare, per i deportati. Sia per paura del dolore della rievocazione sia per il timore di non essere capiti e creduti. Forse soprattutto le ex deportate politiche hanno sofferto di quest\u2019ultimo timore. La specifica oppressione che le donne patiscono si manifest\u00f2 al loro rientro in patria, e in seguito, in forma particolarmente crudele: spesso, scrive la storica Anna Maria Bruzzone nell\u2019introduzione al libro, \u201cesse si videro opporre un muro di disinteresse, di incomprensione, di diffidenza e talora persino di ostilit\u00e0\u201d. La loro partecipazione alla Resistenza \u00e8 stata sminuita. Anche ambiguamente: \u201cchiss\u00e0 che cosa avranno passato lass\u00f9!\u201d. Come dimostrano i tanti film che mescolano indegnamente morbosit\u00e0, pornografia e deportazione femminile, dando di questa un\u2019immagine completamente falsa.<br \/>\nIl fatto che per tutti questi anni il protagonismo delle donne nella lotta di Liberazione sia stato sottaciuto \u00e8 all\u2019origine della scelta del Comitato Unitario della Resistenza di dedicare l\u2019anno 2013 proprio a questo tema. Se ne \u00e8 discusso, sempre in occasione dell\u20198 marzo, nell\u2019incontro dell\u2019Udi su \u201cDonne, diritti e Costituzione\u201d. Ho ricordato, intervenendo, tutte le protagoniste dimenticate: le partigiane armate, mai facilmente accettate da una Resistenza ancora maschilista, e le tante donne della Resistenza senza armi, dalle deportate alle staffette, dalle contadine che nascondevano i partigiani alle operaie che lottavano nelle fabbriche. La Paganini era stata, a tal proposito, chiarissima gi\u00e0 nel libro: \u201cLa donna fu praticamente la linfa della Resistenza, perch\u00e9 senza la donna la Resistenza non sarebbe potuta essere. E\u2019 alle donne che i partigiani devono tutto. Da chi ricevevano aiuto? Non dagli uomini, perch\u00e9 gli uomini non c\u2019erano pi\u00f9, ma dalle donne, che a loro portavano da mangiare, offrivano le case, li curavano, li avvisavano in caso di pericolo, li sottraevano alla cattura. Il contributo della donna fu analogo a quello dell\u2019uomo, se non maggiore. Io non tolgo nessun merito agli uomini, per\u00f2 gli uomini si sono dimenticati che alle loro spalle c\u2019era tutto un mondo di donne, che lavoravano accanto a loro e per loro, e che pagarono nello stesso modo\u201d. Come le tre donne Paganini. Bianca ricorda anche la \u201cpositivit\u00e0\u201d dell\u2019esperienza di Ravensbruck, la capacit\u00e0 delle donne di unirsi, di resistere, di opporsi. \u201cCi fu -scrive- chi venne fucilata perch\u00e9 si era opposta in maniera aperta, e chi faceva una resistenza passiva. Non lavorare o lavorare male e lentamente era un\u2019opposizione. Dir\u00f2 di pi\u00f9: riuscimmo anche a non dimenticarci di essere donne. Quante volte cercavamo di metterci due bigodini fatti con dei fili di ferro! E ci sforzavamo di tenerci pulite il pi\u00f9 possibile. Non lasciarci andare, non perderci completamente, mantenere il senso di femminilit\u00e0 era gi\u00e0, accanto all\u2019aiutarci e al conservare la dignit\u00e0 umana, una cosa molto positiva\u201d. Anche se, aggiunge, \u201ctrovai nelle donne che comandavano una cattiveria spinta all\u2019eccesso, forse maggiore di quella degli uomini\u2026quelle donne, poste in una condizione e in ruoli maschili, vollero essere, anche nel male, uguali agli uomini: in realt\u00e0 furono peggiori di loro, perch\u00e9 noi non dovremmo essere cattive, dato che, per natura, siamo sempre pi\u00f9 dolci\u201d. Pagine che fanno davvero riflettere sulla natura umana, dell\u2019uomo e della donna. Ma non c\u2019\u00e8 solo la soldatessa tedesca che uccide a calci nella pancia una deportata che aveva rubato un pezzettino di stoffa. C\u2019\u00e8 anche il coraggio della madre di Bianca che fa dire a un comandante tedesco nel carcere spezzino: \u201cMille donne come te e io qua non ci sarei\u201d.<br \/>\nE\u2019 vero che oggi la lotta per la liberazione della donna non \u00e8 finita, anzi. La Resistenza fece emergere un movimento di consapevolezza femminile che \u00e8 all\u2019origine di una Costituzione straordinaria, che mette al centro il principio di eguaglianza, anche tra i sessi. Poi, soprattutto negli anni \u201970 del Novecento, si aggiunsero tante conquiste nel campo dei diritti. Ma c\u2019\u00e8 una cultura che resiste ancora nelle pieghe della societ\u00e0, un\u2019idea della donna che, anche se non trova lavoro, dopo tutto un lavoro ce l\u2019ha ed \u00e8 la maternit\u00e0, una concezione della donna come propriet\u00e0, che giunge persino al femminicidio. E\u2019 vera, comunque, anche un\u2019altra cosa: la lotta a questa vecchia cultura, che fa dell\u2019Italia uno dei Paesi pi\u00f9 arretrati d\u2019Europa, si pu\u00f2 fare solo ancorandosi agli ideali di Bianca e delle donne della Resistenza. Custodire la memoria \u00e8 decisivo. Il suo filo \u00e8 molto esile, va continuamente ritessuto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">lucidellacitta2011@gmail.com<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Citt\u00e0 della Spezia &#8211; 10 Marzo 2013 &#8211;\u00a0Sono sempre stato colpito dalla dolcezza e dalla serenit\u00e0 emanate da Bianca Paganini, la donna spezzina che incarna la Resistenza delle deportate. 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