{"id":5469,"date":"2012-04-16T09:06:13","date_gmt":"2012-04-16T07:06:13","guid":{"rendered":"http:\/\/associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/?p=5469"},"modified":"2012-04-16T19:04:16","modified_gmt":"2012-04-16T17:04:16","slug":"il-lavoro-in-liguria-ai-tempi-della-crisi-istruzioni-per-luso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/interventi-repubblica-il-lavoro\/il-lavoro-in-liguria-ai-tempi-della-crisi-istruzioni-per-luso\/","title":{"rendered":"Il lavoro in Liguria ai tempi della crisi. Istruzioni per l&#8217;uso"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La Repubblica &#8211; Il Lavoro &#8211; 10 Aprile 2012 &#8211;<\/strong>\u00a0Tre anni di crisi hanno cancellato un milione di posti di lavoro, e a pagare lo scotto pi\u00f9 alto sono stati i giovani. I dati Istat segnano record che riportano allo scorso millennio: la percentuale dei disoccupati \u00e8 salita al 9,3% della popolazione attiva, con un tasso tra i giovani al 31,9%, i peggiori numeri rispettivamente dal 2004 e dal 1999. E abbiamo la pi\u00f9 alta percentuale europea di giovani che n\u00e9 studiano n\u00e9 lavorano: \u00e8 la scelta drammatica di chi \u201csente di aver perso il futuro\u201d, come dice Edgar Morin. In Liguria il tasso di disoccupazione \u00e8 al 6,3% (lo stesso a Genova, il 7,6% a Imperia, il 4,7% a Spezia, il 4,6% a Savona). Siamo tra le regioni con i dati meno negativi, ma ci\u00f2 non deve farci sottovalutare una situazione che, anche da noi, \u00e8 drammatica.\u00a0<!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Servirebbe una svolta, ma non se ne vede il segno. Non aiutano certe campagne politico-culturali sbagliate. Come quella sui \u201cbamboccioni\u201d, sui giovani incapaci di emanciparsi dalla \u201ccultura del posto fisso\u201d: come se il posto fisso esistesse ancora. In realt\u00e0 per molti giovani non esiste neppure il lavoro, e chi ce l\u2019ha di fisso ha solo la precariet\u00e0. Ancora pi\u00f9 insidiosa, perch\u00e9 conduce a un\u2019assurda \u201cguerra tra poveri\u201d, \u00e8 la campagna sul mercato del lavoro diviso tra \u201cnon garantiti\u201d e \u201cipergarantiti\u201d. Ma chi sono questi ultimi? I lavoratori che hanno il \u201cprivilegio\u201d di 700 euro di cassa integrazione? In realt\u00e0 gli \u201cipergarantiti\u201d del lavoro dipendente negli ultimi vent\u2019anni sono diventati sempre pi\u00f9 poveri (guadagnano in media 1400 euro, contro i 1600 di allora), mentre crescevano il Pil e la ricchezza dei veri \u201cipergarantiti\u201d, il 10% della popolazione.<br \/>\nFa parte di questo clima politico-culturale \u201cl\u2019anomalia di partenza\u201d che ha contraddistinto il Governo Monti, come ha detto alla Spezia Sergio Cofferati al convegno dell\u2019Associazione Culturale Mediterraneo e dell\u2019Istituto scolastico Chiodo-Einaudi su \u201cGiovani scuola e lavoro\u201d: \u201cOggi la priorit\u00e0 non \u00e8 la riforma del mercato del lavoro, ma la mancanza di lavoro; e di conseguenza la crescita; discutere a lungo su come organizzare una cosa che non c\u2019\u00e8 \u00e8 perlomeno singolare\u201d. Si vuole regolare il lavoro, ma non c\u2019\u00e8 lavoro, perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 crescita. E quindi serve un piano per lo sviluppo, che richiede innanzitutto regole per la crescita sostenibile. Le parole chiave sono innovazione tecnologica, internazionalizzazione, politica industriale, e non possibilit\u00e0 di licenziare o diminuzione della durata e del valore delle protezioni sociali. I \u201cprofessori\u201d si sono invece dedicati solo a una riforma del mercato del lavoro che contiene, oltre all\u2019ambiguo compromesso sull\u2019articolo 18, anche punti che non innovano sulla questione della precariet\u00e0: si lascia in vita un numero insensato di modelli contrattuali di ingresso, mentre non si garantisce l\u2019universalit\u00e0 degli ammortizzatori sociali, e molti precari che perderanno il posto resteranno senza tutele.<br \/>\nSul terreno delle regole per la crescita abbiamo accumulato ritardi enormi, innanzitutto nella scuola. Per responsabilit\u00e0 del sistema produttivo, che domanda meno conoscenze e competenze di quelle offerte dal sistema formativo. Il quale \u00e8 a sua volta inefficace perch\u00e9 perde troppi giovani rispetto all\u2019obbiettivo minimo di assicurare a tutti almeno un diploma o una qualifica professionale e perch\u00e9 riesce a far pervenire alla laurea troppi pochi giovani. Inoltre i nostri ragazzi raramente riescono a combinare lo studio con qualche esperienza di lavoro. Ritardi che rimandano alla domanda posta, nel convegno, da Lorenzo Caselli: \u201cQual \u00e8 il ruolo della scuola nella comunit\u00e0 nazionale?\u201d. E alla sua risposta: \u201cLa scuola dell\u2019inclusione, che \u00e8 un bene comune, ha oggi un ruolo troppo scarso\u201d.<br \/>\nCerto, mettere al centro occupazione e scuola significa uscire dal neoliberismo in direzione di una politica neokeynesiana che ha bisogno di risorse pubbliche, recuperabili con gli eurobond, la tassa sulle transazioni finanziarie e la lotta non propagandistica all\u2019evasione fiscale. La sinistra europea sta uscendo da un ventennio di letargo e di subalternit\u00e0 culturale: questi devono essere i suoi obbiettivi, il che significa che non ci sono scorciatoie rispetto alla strada del suo rinnovamento culturale, politico e generazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">Giorgio Pagano<\/p>\n<script type=\"text\/javascript\">AKPC_IDS += \"5469,\";<\/script><p class=\"akpc_pop\">Popularity: 2%<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Repubblica &#8211; Il Lavoro &#8211; 10 Aprile 2012 &#8211;\u00a0Tre anni di crisi hanno cancellato un milione di posti di lavoro, e a pagare lo scotto pi\u00f9 alto sono stati i giovani. 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