{"id":4938,"date":"2011-11-18T15:24:57","date_gmt":"2011-11-18T13:24:57","guid":{"rendered":"http:\/\/associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/?p=4938"},"modified":"2011-11-21T15:36:11","modified_gmt":"2011-11-21T13:36:11","slug":"la-conquista-dei-fiumi-e-questa-lultima-emergenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/interventi-repubblica-il-lavoro\/la-conquista-dei-fiumi-e-questa-lultima-emergenza\/","title":{"rendered":"La &#8220;conquista&#8221; dei fiumi \u00e8 questa l&#8217;ultima emergenza"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La\u00a0 Repubblica-Il Lavoro &#8211; 18 novembre 2011<\/strong> &#8211; La tragedia che ha colpito il Levante ligure ha rivelato che la \u201cquestione del territorio\u201d \u00e8 la pi\u00f9 grave di tutte. E ci impone due riflessioni di fondo. La prima riguarda la foce dei fiumi Vara e Magra: aree in perenne sofferenza perch\u00e9 nel corso degli anni gli insediamenti umani hanno progressivamente \u201cconquistato\u201d le zone attigue ai fiumi. <!--more-->A questo punto non possono esserci dubbi: occorre rivedere i Piani di bacino e riperimetrare le aree esondabili; e, nel frattempo, predisporre piani di salvaguardia che blocchino nuovi insediamenti, anche se gi\u00e0 approvati. Il caso pi\u00f9 eclatante \u00e8 quello del mega centro commerciale di Brugnato, che sta per essere costruito in un\u2019area attigua al Vara, gi\u00e0 dichiarata in parte come esondabile dal Piano di bacino in vigore. O si interviene, o si rischia l\u2019ennesima \u201ctragedia annunciata\u201d.<br \/>\nLa seconda riflessione riguarda le Cinque Terre e la Val di Vara. In queste aree la cementificazione scriteriata c\u2019entra molto meno, al di l\u00e0 di criticit\u00e0 che pure esistono. La parola chiave \u00e8 \u201critorno alla terra\u201d. Lo ha raccontato Michele Serra su Repubblica: l\u2019abbandono di campi, crinali e montagne ha indebolito a morte il territorio, rendendolo sempre pi\u00f9 esposto agli incendi e alle alluvioni. Ci\u00f2 che serve \u00e8 \u201cun patto per la prevenzione e il recupero\u201d, che impegni Governo, Regioni, Autorit\u00e0 di bacino, Province, Comuni, associazioni, sindacati, giovani nella sola grande opera di cui c\u2019\u00e8 bisogno: gli interventi diffusi per rendere sicuro il territorio. Serra si chiede: \u201cE\u2019 una fatica che siamo ancora in grado di affrontare, non solo come classe dirigente, ma come cultura diffusa, come idea corrente del Paese?\u201d<br \/>\nNon \u00e8 affatto facile, perch\u00e9 per decenni la sventatezza nella gestione del suolo si \u00e8 accompagnata all\u2019emarginazione dell\u2019agricoltura. Chi coltivava non \u00e8 stato aiutato a restare, e ai giovani \u00e8 stato dato il messaggio che la cosa pi\u00f9 sensata da fare \u00e8 correre nella pianura di Villettopoli e degli outlet. Ma a chi dice che \u201ci giovani non sono pi\u00f9 disponibili\u201d bisogna rispondere che una cosa \u00e8 chiedere a un ragazzo di fare il boscaiolo o il contadino, tutt\u2019altra cosa \u00e8 chiedergli di partecipare, con un suo ruolo, a un grande progetto di rinascita. Un progetto complessivo che realizzi simultaneamente tutte le iniziative di valorizzazione dell\u2019entroterra, affinch\u00e9 facciano massa critica: agricoltura, manutenzione, energie rinnovabili, turismo sostenibile, enogastronomia, artigianato, cultura. E che incentivi economicamente il ritorno alla terra, perch\u00e9 l\u2019agricoltore \u00e8 colui che mentre produce si prende cura del paesaggio, delle acque e del suolo, della salute e della cultura della sua comunit\u00e0. Tutti beneficiamo degli effetti del suo lavoro, per questo dobbiamo \u201cringraziarlo\u201d remunerandolo. Negli Stati Uniti, dove sono state aperte 300.000 aziende agricole negli ultimi anni, Obama ha varato un programma che incoraggia i giovani, con detassazioni e finanziamenti agevolati, a diventare agricoltori. Ancora: in Italia i giovani sono il 2,9% del totale degli agricoltori, mentre in Francia e Germania la percentuale sale al 7,5%.<br \/>\nSono dati che dovrebbero calamitare l\u2019attenzione dei nostri amministratori. Il loro compito \u00e8 battersi per una ricostruzione di Cinque Terre e Val di Vara che abbia il segno di un nuovo modello di sviluppo. L\u2019Universit\u00e0 potrebbe supportare questa riflessione realizzando, come suggerisce lo storico Piero Bevilacqua, una Maison m\u00e9diterran\u00e9enne des sciences de l\u2019homme analoga a quella di Aix-en-Provence: un luogo dove i giovani geografi, storici, architetti, geologi, economisti facciano dialogare i diversi saperi e ci aiutino a superare l\u2019utilitarismo economicistico che ha portato a far franare territori e economie.<\/p>\n<p><strong>Giorgio Pagano<\/strong><\/p>\n<script type=\"text\/javascript\">AKPC_IDS += \"4938,\";<\/script><p class=\"akpc_pop\">Popularity: 2%<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La\u00a0 Repubblica-Il Lavoro &#8211; 18 novembre 2011 &#8211; La tragedia che ha colpito il Levante ligure ha rivelato che la \u201cquestione del territorio\u201d \u00e8 la pi\u00f9 grave di tutte. 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