{"id":21685,"date":"2026-06-15T21:15:10","date_gmt":"2026-06-15T19:15:10","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/?p=21685"},"modified":"2026-06-15T21:15:10","modified_gmt":"2026-06-15T19:15:10","slug":"luccisione-di-don-bobbio-e-la-repubblica-del-vara","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/citta-della-spezia\/rubrica-luci-della-citta-di-giorgio-pagano\/luccisione-di-don-bobbio-e-la-repubblica-del-vara\/","title":{"rendered":"L&#8217;uccisione di don Bobbio e la Repubblica del Vara"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_21687\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/DSC_0017-elab-BASSA-RIS.jpg\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-21687\" loading=\"lazy\" src=\"http:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/DSC_0017-elab-BASSA-RIS-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" class=\"size-medium wp-image-21687\" srcset=\"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/DSC_0017-elab-BASSA-RIS-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/DSC_0017-elab-BASSA-RIS-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/DSC_0017-elab-BASSA-RIS-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/DSC_0017-elab-BASSA-RIS-150x100.jpg 150w, https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/DSC_0017-elab-BASSA-RIS-1536x1024.jpg 1536w, https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/DSC_0017-elab-BASSA-RIS-120x80.jpg 120w, https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/DSC_0017-elab-BASSA-RIS.jpg 1920w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-21687\" class=\"wp-caption-text\">Veduta dal sentiero Valletti &#8211; passo del Biscia<br \/>(2020) (foto Giorgio Pagano)<\/p><\/div>\n<p class=\"tCF\"><strong>Citt\u00e0 della Spezia, 12 gennaio 2025<\/strong><\/p>\n<p class=\"tG\">I paesini dell\u2019alta Val di Vara ottant\u2019anni fa erano poverissimi, senza strade e servizi. C\u2019era solo la terra da coltivare, ma non fecondissima. Tanta emigrazione in America. Tante bocche da sfamare. Oltre ai contadini del posto, erano arrivati gli sfollati dalle citt\u00e0 bombardate e i partigiani di due Brigate: la Centocroci, dipendente dal Comando spezzino, e la Coduri, dipendente dal Comando genovese. Nella zona operavano i tedeschi ed erano stanziati \u2013 a Velva \u2013 anche gli alpini della Divisione Monterosa, schierati con i fascisti, ma con forti spinte interne alla diserzione.<br \/>\nI parroci erano i punti di riferimento della popolazione, e svolgevano il compito di assistenza per i partigiani: spirituale ma anche materiale, perch\u00e9 bisognava sfamare, nascondere o trarre dai rigori dell\u2019inverno i giovani combattenti. Don Luigi Canessa, parroco di Cassego, era il cappellano della Centocroci, don Giovanni Battista Bobbio, parroco di Valletti, il cappellano della Coduri, il cui Comando aveva sede proprio a Valletti.<br \/>\nNato a Bologna il 3 luglio 1914 ma di famiglia valtarese, di Bedonia, don Bobbio aveva studiato nel seminario di Bedonia e poi in quello di Chiavari. Ordinato sacerdote, era arrivato a Valletti il 14 febbraio 1939. Amato e stimato, si adoper\u00f2 fin da subito in un\u2019opera non facile di accordo con gli alpini della Monterosa. Instaur\u00f2 un rapporto con il colonnello Policario Clerici, del Comando della Monterosa. Ma era un alpino fascistissimo, e con lui non ci fu nulla da fare. Clerici tratt\u00f2 sia con la Coduri che con la Centocroci: ma senza esiti, perch\u00e9 voleva solo risultati a lui favorevoli. Altri alpini, invece, passarono nelle fila partigiane. Don Bobbio fu il cappellano della Coduri non per scelta ideologica ma per missione sacerdotale: il paesino brulicava di partigiani, il suo ruolo non poteva essere che quello.<br \/>\nIl 30 e il 31 dicembre 1944 furono giorni tra i pi\u00f9 tragici. Il rastrellamento nazifascista part\u00ec dal passo del Biscia, probabilmente per qualche spiata. Il Comando di brigata si ritir\u00f2 a Varese Ligure, per un errore causato da un equivoco. Le vittime furono nove, i prigionieri 32. Le forze sbandate della Coduri si riunirono con quelle della Centocroci. Venti partigiani, addirittura, passarono con la Centocroci. Altri tre saranno i caduti, nei giorni successivi: in totale 12.<!--more--><br \/>\nDon Bobbio era stato preso prigioniero. Ma perch\u00e9 fu ucciso? Aveva fatto da intermediario, come da sua funzione: e di solito gli intermediari non si uccidono. Forse il motivo, come spiega lo storico Sandro Antonini nella sua storia della Brigata Coduri, fu il fatto che, durante il rastrellamento, gli uomini del capitano della Monterosa Lorenzo Malingher perquisirono la canonica e trovarono \u201cdocumenti compromettenti\u201d. Cos\u00ec scrisse in un rapporto del 2 gennaio il comandante della brigata nera Faloppa. Si trattava di carte partigiane, probabilmente.<br \/>\nIl giovane prete fu ucciso senza alcun processo il giorno dopo, 3 gennaio, al poligono di tiro di Chiavari, dopo essere stato trascinato per le vie della citt\u00e0 con una grossa corda al collo.<br \/>\nMons. Paolo Botto, Provicario generale a  Chiavari, l\u2019unico sacerdote che pot\u00e9 avvicinarlo nell\u2019ultima ora, rifer\u00ec che durante la  Messa che don Bobbio ebbe licenza di celebrare disse ai militi presenti:<br \/>\n\u201cDio vi perdoni per ci\u00f2 che state per fare contro di me\u201d.<br \/>\nNell\u2019esame di questa tragica vicenda bisogna considerare che il principale esponente del fascismo chiavarese era il criminale Vito Spiotta, comandante del III battaglione della Brigata Nera Silvio Parodi, vice federale di Genova del Partito Nazionale Fascista. Spiotta, con due fascisti della sua banda, fu condannato a morte dopo un regolare processo e fucilato l\u201911 gennaio 1946.<br \/>\nLa banda Spiotta fu responsabile di rastrellamenti con distruzioni, saccheggi, incendi, e di omicidi seguiti a torture. Il suo operato ricorda molto quello della banda di Aurelio Gallo alla Spezia. <\/p>\n<div id=\"attachment_21689\" style=\"width: 220px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"http:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/2026-06-15-21_11_12-Foto-Don-Bobbio.docx-Modalita-compatibilita-Word.png\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-21689\" loading=\"lazy\" src=\"http:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/2026-06-15-21_11_12-Foto-Don-Bobbio.docx-Modalita-compatibilita-Word-210x300.png\" alt=\"\" width=\"210\" height=\"300\" class=\"size-medium wp-image-21689\" srcset=\"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/2026-06-15-21_11_12-Foto-Don-Bobbio.docx-Modalita-compatibilita-Word-210x300.png 210w, https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/2026-06-15-21_11_12-Foto-Don-Bobbio.docx-Modalita-compatibilita-Word-105x150.png 105w, https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/2026-06-15-21_11_12-Foto-Don-Bobbio.docx-Modalita-compatibilita-Word.png 399w\" sizes=\"(max-width: 210px) 100vw, 210px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-21689\" class=\"wp-caption-text\">don Giovanni Battista Bobbio<br \/>(foto archivio Parrocchia di Valletti)<\/p><\/div>\n<p class=\"tG\">Come per la banda Gallo, nella sentenza si fa riferimento a \u201ctorture\u2026 praticate con raffinata, medievale barbarie\u201d: percosse con bastoni, calci di pistola e fruste appesantite dal piombo, distorsione delle dita, asportazione delle unghie, applicazione di corrente elettrica ai genitali e altre sevizie.<br \/>\nSpiotta aveva una vera e propria ossessione contro i sacerdoti. Emerge dai suoi scritti nel giornale che dirigeva, \u201cLa Fiamma Repubblicana\u201d. Una delle testimonianze pi\u00f9 agghiaccianti dei sopravvissuti alle torture della banda \u00e8, non a caso, quella di un sacerdote, don Luigi Pinamonti.<br \/>\nQui c\u2019\u00e8 un\u2019altra analogia con Gallo. Nel rastrellamento del novembre 1944 alla Spezia tanti sacerdoti furono arrestati, torturati e deportati dalla banda Gallo: due a Sarzana, nove a Migliarina, pur non avendo a che fare con la Resistenza. Non tutti, almeno.<br \/>\nTra gli obiettivi di Spiotta c\u2019era don Mario Casale, parroco di Statale, partigiano con la banda Beretta in Val di Taro, poi a lungo parroco di Pugliola. Si legge sulla \u201cFiamma repubblicana\u201d: \u201cSconcio tra gli sconci il vescovo di Sarzana [Giuseppe Stella, vescovo di Spezia, Sarzana e Brugnato nel 1943-45] prese parte ad un banchetto il 24 agosto [1944] nella canonica di Statale ed al fianco si vedeva un ribelle, armato di Sten, e ribelli armati lo hanno scortato fino a Sarzana\u201d.<br \/>\nViene in mente l\u2019incontro di don Canessa, cappellano della brigata Centocroci, con Stella a Scogna di Sesta Godano: \u201cPersevera nel tuo duro lavoro\u201d, gli disse il vescovo. La figura di \u201cBeppe Astro\u201d \u2013 cos\u00ec chiamavano i contestatori del Sessantotto monsignor Stella, tornato vescovo \u2013 va riconsiderata.<br \/>\nSull\u2019ossessione di Spiotta verso i sacerdoti ho fatto una piccola \u201cscoperta\u201d storiografica, che pu\u00f2 aiutare lo sviluppo delle ricerche sulla banda Spiotta. Ho visionato, grazie alla figlia, i quaderni di appunti di Aldo Fiordalisi, un partigiano che nel dopoguerra ha raccolto alcune testimonianze sulla banda. Egli scrive:<br \/>\n\u201cSu un cartello attaccato a un sacerdote caduto era scritto: \u2018Don Bobbio, poligono di tiro\u2019\u201d.<br \/>\nSulle montagne della Liguria, diceva Spiotta, non  doveva \u201crimanere un filo d\u2019erba\u201d.<br \/>\nPer fortuna non fu cos\u00ec.<\/p>\n<div id=\"attachment_21688\" style=\"width: 235px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/008-elab-BASSA-RIS.jpg\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-21688\" loading=\"lazy\" src=\"http:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/008-elab-BASSA-RIS-225x300.jpg\" alt=\"\" width=\"225\" height=\"300\" class=\"size-medium wp-image-21688\" srcset=\"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/008-elab-BASSA-RIS-225x300.jpg 225w, https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/008-elab-BASSA-RIS-768x1024.jpg 768w, https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/008-elab-BASSA-RIS-113x150.jpg 113w, https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/008-elab-BASSA-RIS-1152x1536.jpg 1152w, https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/008-elab-BASSA-RIS.jpg 1440w\" sizes=\"(max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-21688\" class=\"wp-caption-text\">Valletti, lapide in memoria di don Giovanni Battista Bobbio<br \/>(2018) (foto Giorgio Pagano)<\/p><\/div>\n<p class=\"tG\">Dopo la morte di don Bobbio venne nominato cappellano della Coduri don Federico Malacalza detto \u201cdon Libero\u201d, originario di Bobbio, che lo sostitu\u00ec degnamente fino alla Liberazione.<br \/>\nNei giorni successivi al 3 gennaio 1945 ci furono alcuni incontri per verificare il passaggio della Coduri sotto il Comando spezzino. Non se ne fece nulla, perch\u00e9 i capi della Coduri temevano di essere fagocitati da un ingranaggio che non conoscevano del tutto. Poi venne il rastrellamento pi\u00f9 terribile, quello del 20 gennaio 1945, che port\u00f2 alla scissione della Centocroci: una parte and\u00f2 nel Parmense, una parte si stabil\u00ec pi\u00f9 in basso.<br \/>\nEppure Centocroci e Coduri erano state, insieme, protagoniste di una delle pagine pi\u00f9 belle della Resistenza  in Val di Vara, proprio nei mesi immediatamente precedenti al rastrellamento del 30 e 31 dicembre 1944 e all\u2019uccisione di don Bobbio: fu poi chiamata, forse un po\u2019 retoricamente, la \u201cRepubblica del Vara\u201d. Ma fu davvero una interessantissima esperienza di partecipazione democratica, dopo vent\u2019anni di dittatura, in un Paese dove la democrazia non c\u2019era mai stata veramente.<br \/>\nLa \u201cRepubblica\u201d nacque alla fine dell\u2019ottobre 1944. I due commissari politici Bruno Monti \u201cLeone\u201ddella Coduri e Terzo Ballani \u201cBenedetto\u201d della Centocroci entrarono nel Consiglio Comunale di Varese Ligure. Subito dopo vennero create delle sotto giunte democratiche comunali con il compito di riunire le popolazioni e di ascoltarle nelle loro esigenze. Furono istituiti dei servizi sanitari grazie a medici locali e sfollati; vennero calmierati i prezzi dei prodotti alimentari e fu stabilita la distribuzione delle carni due volte alla settimana; proprio a Valletti  venne aperto un ufficio assistenziale a favore della popolazione; fu presa l\u2019iniziativa per la riapertura delle scuole, convocando tutte le insegnanti disponibili, una ventina. Anche il territorio della vicina Maissana fu coinvolto nella creazione di una vera e propria \u201czona libera\u201d.<br \/>\nFu una prima \u201cpresa di parola\u201d, espressione del desiderio di riprendere in mano le sorti e i destini popolari. Avvenne in una realt\u00e0 contadina, profondamente cattolica: l\u2019ispirazione cattolica seppe andare oltre un certo bigottismo conservatore e contro la retorica ufficiale del tempo e si sald\u00f2, sul piano umano ed etico, alla lotta per la Liberazione e alla Resistenza. In quella fase i partigiani comunisti \u2013 tali erano \u201cLeone\u201d e Benedetto\u201d \u2013 entrarono in sintonia con i contadini cattolici. In seguito sar\u00e0 pi\u00f9 difficile. Chiss\u00e0, forse da entrambi i lati si sent\u00ec istintivamente che il socialismo aveva, nel suo nucleo pi\u00f9 puro e autentico, qualcosa di profondamente affine al cristianesimo. Era il pensare alla dimensione collettiva: la vita intesa come cammino non solo individuale ma anche per gli altri e con gli altri. La vita intesa come farsi carico della sofferenza degli altri. E\u2019 la riflessione di don Lorenzo Milani in \u201cLettera a una professoressa\u201d: \u201cHo imparato che il problema degli altri \u00e8 uguale al mio. Sortirne tutti insieme \u00e8 politica. Sortirne da soli \u00e8 avarizia\u201d. L\u2019immedesimarsi nell\u2019altro per cercare tutti insieme di liberare e di rendere degne le nostre vite. E\u2019 una lezione perenne, contro l\u2019individualismo oggi cos\u00ec prevalente. E\u2019 la lezione di don Bobbio. Quando gli dissero che Valletti era circondata e lo invitarono a salvarsi lui rispose: \u201cHo questi morti e in casa la mamma che non sta bene: non voglio abbandonare n\u00e9 l\u2019una n\u00e9 gli altri\u201d.<br \/>\nComunque non fin\u00ec come voleva Spiotta. E i varesini si ricordarono ancora dei partigiani. Due mesi dopo la Liberazione invitarono la Coduri per festeggiarla in riconoscenza della esemplare condotta morale prima ancora che militare. Cos\u00ec raccont\u00f2 \u201cLeone\u201d:<br \/>\n\u201cLa Coduri attesa alle porte della citt\u00e0 dalla banda cittadina ha sfilato lungo le vie sotto una pioggia commovente di petali di rose lanciate da tutte le finestre in omaggio alle forze partigiane\u201d.<\/p>\n<p class=\"tG\"><strong>Post scriptum<\/strong><br \/>\nSul ruolo dei sacerdoti nella Resistenza rimando agli articoli di questa rubrica \u201cSacerdoti resistenti\u201d (10 agosto 2014), \u201cLa lezione di Hidalgo\u201d (21 dicembre 2019) e \u201cQuando gli spezzini venivano torturati e sembravano lupi affamati\u201d (17 novembre 2024).<br \/>\nSulle \u201czone libere\u201d rimando all\u2019articolo su www.patriaindipendente.it La vittoria conquistata e perduta. L\u2019epopea eroica delle Zone Libere delle Valli del Taro e del Ceno\u201d  (17 dicembre 2024).<\/p>\n<p class=\"tF\">lucidellacitta2011@gmail.com<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Citt\u00e0 della Spezia, 12 gennaio 2025<br \/>\nI paesini dell\u2019alta Val di Vara ottant\u2019anni fa erano poverissimi, senza strade e servizi. C\u2019era solo la terra da coltivare, ma non fecondissima. Tanta emigrazione in America. 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