{"id":21347,"date":"2026-03-06T22:43:06","date_gmt":"2026-03-06T20:43:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/?p=21347"},"modified":"2026-03-07T11:29:59","modified_gmt":"2026-03-07T09:29:59","slug":"le-stragi-nazifasciste-a-danno-delle-comunita-locali-biennale-sulla-resistenza-intervento-di-giorgio-pagano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/economia-societa-politica-anticorpi-alla-crisi\/le-stragi-nazifasciste-a-danno-delle-comunita-locali-biennale-sulla-resistenza-intervento-di-giorgio-pagano\/","title":{"rendered":"&#8220;Le stragi nazifasciste a danno delle comunit\u00e0 locali&#8221; Biennale sulla Resistenza &#8211; Intervento di Giorgio Pagano"},"content":{"rendered":"<p class=\"tCF\"><strong>&#8220;Le stragi nazifasciste a danno delle comunit\u00e0 locali&#8221;<\/strong><br \/>\nBiennale sulla Resistenza &#8211; Santo Stefano di Magra<br \/>\n28 novembre 2024<br \/>\nIntervento di <em>Giorgio Pagano<\/em><\/p>\n<p class=\"tG\">Lo storico Carlo Gentile ha scritto di tre diverse guerre condotte dai nazisti in Italia: contro gli eserciti alleati, \u201ccombattuta quasi senza eccezioni secondo i canoni del diritto di guerra\u201d (un\u2019eccezione fu la strage di Punta Bianca contro i soldati americani); antipartigiana, \u201ccombattuta con estrema durezza e scarso rispetto del diritto bellico\u201d; contro la popolazione civile, \u201ccondotta con modalit\u00e0 in larga prevalenza criminali\u201d.<br \/>\nL\u2019obiettivo era declassare una nazione, controllarla totalmente, annientare il nemico.<br \/>\nGli italiani \u2013 il Re e Badoglio \u2013 per i tedeschi erano traditori. Da qui una mentalit\u00e0 persecutoria contro gli ex alleati.<br \/>\nPer\u00f2 era tornato Mussolini: per cui i tedeschi non si sentivano occupanti, ma alleati della RSI, in continuit\u00e0 con l\u2019alleanza precedente.<br \/>\nProtagonista principale della guerra criminale contro i civili fu la 16a Divisione SS comandata dal generale Max Simon. Nell\u2019Atlante delle Stragi naziste e fasciste fino al 29 settembre 1944 risultano 45 episodi e 1267 vittime a carico di questa Divisione: in grande maggioranza civili inermi. E\u2019 una storia impressionante di atrocit\u00e0, compiute in un arco di tempo molto breve: Romagna in provincia di Pisa (6-11 agosto 1944, 76 vittime); Sant\u2019Anna di Stazzema (12 agosto, 400 vittime); San Terenzo Monti (19 agosto, 159 vittime); Vinca (24-27 agosto, 174 vittime); Certosa di Farneta (10 settembre, 40 vittime); Fosse del Frigido (16 settembre, 159 vittime); Bergiola Foscalina (16 settembre, 72 vittime). Furono tutte operazioni pianificate a tavolino: si circondava un\u2019area e si procedeva allo sterminio di coloro che vi venivano trovati, nessuno escluso.<br \/>\nIl massacro di Monte Sole Marzabotto \u2013 la pi\u00f9 grande strage di civili dell\u2019Europa occidentale \u2013 ebbe le stesse caratteristiche. Il 29 e il 30 settembre 1944 furono sterminate intere comunit\u00e0 che vivevano in villaggi rurali situati nell\u2019altopiano fra le Valli del Reno e del Setta: 770 civili uccisi, per lo pi\u00f9 bambini, donne e anziani.<br \/>\nCarlo Gentile ha studiato la composizione della Divisione. Si trattava di militari che avevano fatto esperienza sul fronte orientale, addestrati all\u2019uso di una disciplinata violenza annientatrice. Max Simon era stato condannato a morte da un tribunale militare russo per i crimini commessi in Ucraina. Venivano tutti dalla Totenkopf, una delle pi\u00f9 famigerate unit\u00e0 del corpo SS, collegata al sistema concentrazionario nazista. Walter Reder era stato a Dachau. Insieme a questo gruppo pi\u00f9 esperto c\u2019erano giovanissimi fanatici invasati dalla propaganda di Goebbels: una miscela esplosiva. Nessuna delle uccisioni nel corso delle stragi \u201cebbe alcunch\u00e9 di spontaneo\u201d o fu conseguenza di \u201ceccessi inconsulti di soldati frustrati e aggressivi\u201d: tutto va ricondotto a codici di comportamento e a modelli \u201cdi violenza militare estrema\u201d.<!--more--><br \/>\nLe testimonianze raccolte su queste stragi sono agghiaccianti. Raccontano i crimini orrendi compiuti in base a un vero e proprio progetto eliminazionista: donne, bambini, vecchi bruciati vivi o sventrati. Le testimonianze esprimono anche il dramma dei sopravvissuti. I sopravvissuti all\u2019eccidio vissero esperienze estreme, al limite della possibilit\u00e0 umana di rielaborarle, \u201ccomprenderle\u201d, farle proprie; le loro esperienze successive hanno un posto centrale nella tragedia delle stragi.<br \/>\nLeggo un brano della testimonianza inedita del partigiano Luciano Bertoli, della Brigata Muccini:<\/p>\n<p class=\"tG\"><em>\u201cIl fragore della dinamite \u00e8 cupo ed ha in s\u00e9 il presagio della sventura. Le case si erano rannicchiate chiudendo le povere poche cose nell\u2019abbraccio della rovina.<br \/>\nLa rabbia tedesca faceva l\u2019ariete con i muri. Ai pi\u00f9 questo sembrava poco ed era vero. In pochi si venne gi\u00f9 a vedere verso sera; cauti che la gente fuggita era corsa nei crepacci nascosta; s\u2019era interrata come le talpe nei buchi e non si sapeva alcunch\u00e9 di sicuro. Il ta-pum lamentevole. Del resto ammoniva. Alla svolta il calpestio di pecore, fra gli arbusti, ci mise il cuore in gola e la mano al grilletto. Quando giunse la polvere dei calcinacci era gi\u00e0 lontana a portare fra il verde dei castagni le case di Bardine. Un letto fra le macerie contorto pareva impossibile che reggesse tanta roba; la coda di un cane, pi\u00f9 in l\u00e0. Pareva, fra un mucchio di sassi, un pennello intristito di troppa calcina.<br \/>\nNessun gemito chiamava a frugare,<br \/>\nAvanti, oltre la rovina, seminati, saltando da un riparo all\u2019altro quasi cercassimo l\u2019ombra per il corpo caldo di troppo sole e la gola arsa. Giouse disse che un panno bianco tra le foglie di vite, sulla balza di fronte, pareva chiedere pace.<br \/>\nSi vide la triste fila quando fin\u00ec la gobba; la spaventosa simmetria degli impiccati. Perch\u00e9 erano vicini uno all\u2019altro messi in fila con studiata mano; il filo di ferro segava la gola paonazza e gli occhi stravolti parevano dispregiare il chiaro del cielo. Il primo, per\u00f2, in fondo era composto; quello accanto aveva l\u2019orbita senza un occhio e le mosche si posavano l\u00ec a lisciarsi le gambe. Uno era molto giovane e faceva meno pena perch\u00e9 il volto di un giovane \u00e8 pi\u00f9 sereno nella morte.<br \/>\nRinaldo ne sleg\u00f2 uno che fece un brutto rumore toccando la terra smossa dai piedi del boia; il rumore di una tavola, senza scricchiolare, per\u00f2.<br \/>\nMi posi  a cavalcioni di un macigno sporco e rugoso perch\u00e9 il sudore mi briciava gli occhi e l\u2019odore della carne morta mi mordeva lo stomaco<\/em>\u201d.<\/p>\n<p class=\"tG\">La responsabilit\u00e0 fu dei comandanti, ma non solo. Responsabili furono in primo luogo Helmut Loos e Walter Reder; ma prima di loro Adolf Hitler (per i due ordini del 1942) e Albert Kesselring (per le misure del 17 giugno 1944 e l\u2019ordine del primo luglio).<br \/>\nI due ordini di Hitler del novembre 1942 e del dicembre 1942 davano ampi poteri ai soldati: uccisione immediata e senza alcuna formalit\u00e0 giuridica di partigiani e civili, nessuna limitazione alla violenza anche contro donne e bambini.<br \/>\nFurono la giustificazione formale ai peggiori eccessi.<br \/>\nA partire dalla primavera 1944 emerse la tendenza a rispondere con ritorsioni sempre pi\u00f9 violente.<br \/>\nKesselring voleva dirigere di persona la lotta antipartigiana. Riusc\u00ec ad accentrare il comando (maggio 1944).<br \/>\nLe linee guida del 17 giugno invitavano a \u201cdispiegare contro le bande tutti i mezzi a disposizione, agendo con la massima fermezza\u201d. Il testo faceva capire ai soldati che nessuno li avrebbe chiamati a rispondere degli atti di violenza commessi nella \u201clotta alle bande\u201d.<br \/>\nIl primo luglio Kesselring fu ancora pi\u00f9 chiaro: \u201cNon bisogna [\u2026 ] fermarsi alle parole\u201d: era necessario adottare le \u201cmisure pi\u00f9 severe\u201d. il principio della rappresaglia soppiant\u00f2 quello della lotta militare contro i partigiani.<br \/>\nFu un crescendo. Prima delle stragi che ho ricordato ci furono le operazioni nel settore occidentale dell\u2019Appennino compreso tra il Passo della Cisa e il Passo del Cerreto. Tre furono le fasi: Wallenstein I, II e III. La prima tra il primo e il 7 luglio nella fascia meridionale della provincia di Parma, Lunigiana compresa; la seconda riguard\u00f2 anche l\u2019alta Val di Vara, perch\u00e9 aveva l\u2019obiettivo di rioccupare le zone libere del Ceno e del Taro, confinanti con La Spezia; la terza riguard\u00f2 Reggio e Modena.<br \/>\nMolti furono i civili uccisi, le grandi mandrie di bestiame sequestrate, i civili arrestati per la manodopera coatta (aspetto, quest\u2019ultimo, che caratterizz\u00f2 anche i rastrellamenti successivi all\u2019estate, come quello del 29 novembre 1944 in Val di Magra).<\/p>\n<p class=\"tG\">Alle stragi parteciparono i fascisti. Il ricordo degli accenti carrarini, garfagnini, bolognesi nelle stragi della 16a divisione SS \u00e8 presente in tante testimonianze.<br \/>\nI fascisti furono i protagonisti della strage di Forno. Il 9 giugno i partigiani avevano costituito la \u201clibera Repubblica di Forno\u201d, nel territorio di Massa. Il 13 giugno, per rappresaglia, i nazisti della 135a Brigata e i fascisti della Decima Mas, al comando di Umberto Bertozzi, organizzarono la strage: 60 i morti. Bertozzi appare la figura pi\u00f9 sanguinaria e crudele dell\u2019intero gruppo nazifascista.<br \/>\nLa violenza si conferma tratto identitario del fascismo: lo squadrismo degli inizi si trasferisce nella Milizia, vive in Africa e nei Balcani, arriva fino alla RSI. Come per la violenza nazista, non tutto nasce l\u20198 settembre 1943: bisogna ampliare cronologie e geografie.<\/p>\n<p class=\"tG\">Nel dopoguerra non ci fu nessuna giustizia. Prevalse la ragion di Stato, l\u2019estradizione era sgradita sia ai tedeschi che agli italiani, perch\u00e9 la Germania Ovest doveva entrare nella Nato e perch\u00e9, se l\u2019Italia chiedeva l\u2019estradizione, doveva poi concederla per i fascisti italiani autori delle stragi per cui chiedevano l\u2019estradizione i greci, gli albanesi\u2026 Prevalse, inoltre, una malintesa volont\u00e0 di pacificazione: le amnistie, a partire da quella di Togliatti, furono gestite in modo tale da garantire l\u2019impunit\u00e0 per molti e l\u2019assoluta continuit\u00e0 dello Stato. Fu un fallimento totale.  Le vittime furono vittime due volte.<br \/>\nNon and\u00f2 meglio dopo. Ricordo il decreto di archiviazione del 1960 per i fascicoli dell\u2019Armadio della vergogna sulle stragi nazifasciste in Italia, della procura generale militare di Roma.<br \/>\nMa anche l\u2019archiviazione dei fascicoli arrivati alle procure militari nel 1994, una volta scoperto l\u2019Armadio della vergogna.<br \/>\nLa nuova storia \u00e8 quella che comincia nel 2002 alla Spezia, e si conclude nel 2018 a Roma. Protagonista ne \u00e8 stato il Procuratore Marco De Paolis.<\/p>\n<p class=\"tG\">Che cosa emerge dai processi? La grandissima parte dei collaboratori accett\u00f2 gli ordini. Alcuni ufficiali li accolsero con ripugnanza o protestarono. Pochi disertarono. Ci fu qualche comportamento pi\u00f9 umano. Significa che c\u2019\u00e8 sempre una responsabilit\u00e0 personale, che si pu\u00f2 sempre dire no. Successe anche alle Fosse Ardeatine e a Cefalonia. De Paolis cita la scelta del caporale della Wehrmacht Josef Vogt, che a San Polo di Arezzo, il 14 luglio 1944, disse al maresciallo che gli aveva ordinato di uccidere con un colpo alla testa 48 civili: \u201cLa mia pistola non \u00e8 fatta per questo\u201d. E cita la testimonianza di Fernando Piretti al processo di La Spezia del 2006 sul soldato che a Cerpiano, a Montesole, \u201csi \u00e8 rifiutato di sparare [\u2026] lui non si sentiva di di sparare\u201d.<br \/>\nIl tema della responsabilit\u00e0 personale \u00e8 un tema chiave. Dopo l\u2019Armadio della vergogna i processi riaperti dalla Procura Militare di La Spezia hanno messo un punto fermo sulle responsabilit\u00e0.<br \/>\nLa novit\u00e0 introdotta \u00e8 stata questa: non bisogna limitarsi a giudicare soltanto i comandanti, vanno giudicati anche tutti i collaboratori e gli esecutori materiali. Ecco il tema della responsabilit\u00e0 personale.<\/p>\n<p class=\"tG\">Certo, per molti anni non ci sono stati i colpevoli, o quasi. Nel 1950 nelle carceri italiane c\u2019erano solamente cinque ufficiali tedeschi, che scontavano pene miti. Reder, l\u2019unica SS ad aver scontato il carcere, fu amnistiato da Bettino Craxi nel 1985 e nel 1986 ritratt\u00f2 la richiesta di perdono agli abitanti di Marzabotto avanzata nel 1967 dal suo difensore. E nessuno dei condannati nel processo del 2006 ha scontato la pena.<\/p>\n<p class=\"tG\">Le stragi ci fanno riflettere: sul nazismo, sul fascismo, sulla negazione della verit\u00e0  e sulla mancata giustizia che hanno reso le vittime due volte vittime.<br \/>\nE ci fanno riflettere anche sulla guerra, in una fase storica in cui la guerra torna a fare paura e riemergono dal fondo della storia forze brutali e imprevedibili delle quali si era persa memoria.<br \/>\nSi \u00e8 riabilitata la guerra. Sembrava che la guerra fosse diventata tecnologica, molto meno sporca. I fatti ci dimostrano che non \u00e8 cos\u00ec. E\u2019 sempre la guerra di una volta. Dobbiamo riacquistare con urgenza il senso della pace. E dobbiamo comprendere che resta saldo \u201cil fondamentale principio della obbligatoriet\u00e0 per il militare di eseguire soltanto gli ordini legittimi e di non eseguire quelli manifestamente criminosi\u201d.<br \/>\nDobbiamo batterci contro ogni guerra. E dobbiamo batterci, di fronte a situazioni di guerra, contro i crimini di guerra e perch\u00e9 crescano i disobbedienti, uomini in grado di far ricorso a quel sentimento di umanit\u00e0 che le SS di Reder non ebbero nell\u2019estate del 1944. Un sentimento di umanit\u00e0 che oggi purtroppo non percepiamo nemmeno a Gaza, in Libano, in Russia e in Ucraina. \u201cUccidere tutti\u201d \u00e8 un ordine manifestamente criminale, che il militare ha il dovere di non rispettare. Non \u00e8 vero che i problemi si risolvono con la guerra. E non \u00e8 vero che \u201cin guerra tutto \u00e8 permesso\u201d.<\/p>\n<p class=\"tC\"><strong><em>Giorgio Pagano<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Le stragi nazifasciste a danno delle comunit\u00e0 locali&#8221;<br \/>\nBiennale sulla Resistenza &#8211; Santo Stefano di Magra<br \/>\n28 novembre 2024<br \/>\nIntervento di Giorgio Pagano<br \/>\nLo storico Carlo Gentile ha scritto di tre diverse guerre condotte dai nazisti in Italia: contro &#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[40],"tags":[69],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/21347"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=21347"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/21347\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":21353,"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/21347\/revisions\/21353"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=21347"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=21347"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=21347"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}