{"id":21327,"date":"2026-02-26T22:39:13","date_gmt":"2026-02-26T20:39:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/?p=21327"},"modified":"2026-02-26T22:39:13","modified_gmt":"2026-02-26T20:39:13","slug":"graziella-e-la-lerici-mai-doma","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/citta-della-spezia\/rubrica-luci-della-citta-di-giorgio-pagano\/graziella-e-la-lerici-mai-doma\/","title":{"rendered":"Graziella e la Lerici mai doma"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_21328\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Graziella-Ghidoni-1elab-CUT.jpg\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-21328\" loading=\"lazy\" src=\"http:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Graziella-Ghidoni-1elab-CUT-300x256.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"256\" class=\"size-medium wp-image-21328\" srcset=\"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Graziella-Ghidoni-1elab-CUT-300x256.jpg 300w, https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Graziella-Ghidoni-1elab-CUT-1024x874.jpg 1024w, https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Graziella-Ghidoni-1elab-CUT-768x655.jpg 768w, https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Graziella-Ghidoni-1elab-CUT-150x128.jpg 150w, https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Graziella-Ghidoni-1elab-CUT.jpg 1078w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-21328\" class=\"wp-caption-text\">Graziella Ghidoni in una immagine recente<br \/>(foto archivio familiare)<\/p><\/div>\n<p class=\"tCF\"><strong>Citt\u00e0 della Spezia, 24 novembre 2024<\/strong><\/p>\n<p class=\"tG\">Con Graziella Ghidoni se ne \u00e8 andata una parte di storia della comunit\u00e0 lericina.<br \/>\nUna storia di umanit\u00e0, di umanesimo. Di lotte per la libert\u00e0, l\u2019uguaglianza, la fratellanza.<br \/>\nFin da bambina Graziella si \u00e8 nutrita di quest\u2019aria, quando era molto difficile respirarla. Perch\u00e9 c\u2019era la dittatura. Graziella era l\u2019unica spezzina in vita che aveva conosciuto il confino fascista. Il confinato era pap\u00e0 Alfredo, operaio militante nel Partito comunista clandestino, arrestato nel 1936, processato dal Tribunale Speciale e condannato a cinque anni da trascorrere nella colonia penale dell\u2019isola di Ponza.<br \/>\nNel 1939 la mamma di Graziella, Lina, ebbe il permesso di far visita al marito e si rec\u00f2 a Ponza con la figlia, che allora aveva sette anni. Stettero insieme quindici giorni, Graziella ricordava di avere incontrato Umberto Terracini e Camilla Ravera, tra i massimi dirigenti del Partito comunista. Marito e moglie avevano naturalmente bisogno di un po\u2019 di intimit\u00e0, dopo la lunga lontananza. In quelle ore del giorno Graziella veniva accudita dal carrarese Gino Menconi \u2013 fu poi tra le vittime dell\u2019assalto al Comando Unico parmense a Bosco di Corniglio, nell\u2019agosto 1944 \u2013 che la passava a prendere per fare una passeggiata.<br \/>\nPoco dopo il rientro a Romito \u2013 dove i Ghidoni abitavano \u2013 la colonia di Ponza fu smobilitata e Alfredo fu trasferito ad Agliano e poi a Bernalda, in Basilicata: nel profondo Sud, zona malarica, poverissima, senz\u2019acqua, senza fognature, con beni alimentari scarsi.<br \/>\nLina e Graziella ottennero di potersi trasferire a Bernalda, per riunire la famiglia. Per il mantenimento, Lina avrebbe dovuto lavorare. Lei fin da giovanissima aveva fatto un po\u2019 di tutto, dal raccogliere la legna nei boschi, a lavorare in un pastificio e poi in fabbrica. A Bernalda c\u2019era bisogno di una parrucchiera per le signore: Lina non si scoraggi\u00f2 e impar\u00f2 il mestiere in una quindicina di giorni dalla sorella del padre. Fece la parrucchiera in tutto il territorio materano, dove conobbe il giovanissimo Rocco Scotellaro, poi celebre scrittore. Graziella frequent\u00f2 a Bernalda la seconda e la terza elementare, e a poco a poco si abitu\u00f2 a quella vita in un ambiente cos\u00ec diverso.<br \/>\nAlfredo Ghidoni rientr\u00f2 a Romito nell\u2019agosto 1941, scontati i cinque anni di confino.  Graziella un po\u2019 prima, per sfuggire a un\u2019epidemia di poliomielite. Lina rimase invece a Bernalda per lavorare e guadagnare, torn\u00f2 solo quando il marito trov\u00f2 lavoro come fresatore e tornitore da Motosi, un imprenditore che aiutava i lavoratori antifascisti. Nell\u2019estate del 1943 Alfredo e Lina poterono finalmente avere una loro casa e si trasferirono a Lerici.<!--more--><br \/>\nCominci\u00f2 la Resistenza, Alfredo si dedic\u00f2 alla tipografia clandestina della Rocchetta, nella villa del \u201cFodo\u201d, con l\u2019aiuto anche di Lina. La tipografia fu installata nel novembre 1943, e serv\u00ec sia il PCI che il CLN.  Fu costruita da Tommaso Lupi, partigiano comunista lericino, insieme ad Alfredo e ad altri suoi compagni: il fratello di Lina Armando Isoppo, Argilio Bertella \u201cArg\u00ec\u201d e Anselmo Corsini. Leggiamo il racconto di Graziella:<\/p>\n<p class=\"tG\">\u201c<em>In quel periodo mio padre talvolta portava a casa dei pacchi di cui inizialmente non conoscevamo il contenuto, in seguito lui ci inform\u00f2 che si trattava di risme di carta. La sera, dopo cena, quando faceva buio egli si allontanava da casa con uno zaino sulle spalle in cui aveva riposto parte di quelle risme, rientrava qualche ora dopo portando nello zaino altri pacchi del cui contenuto la mamma fu messa al corrente. Si trattava di stampa clandestina antifascista che, sotto la forma di volantini, veniva distribuita nelle fabbriche della citt\u00e0. Talora la carta arrivava con il vaporetto che faceva servizio tra Lerici e La Spezia, con la complicit\u00e0 di un marinaio che provvedeva a scaricarla sul pontile di attracco: la mamma, dopo averla presa in consegna, tornava a casa mescolandosi con gli operai e i passeggeri che erano scesi dal battello. Spesso, dopocena, quando mio padre con il suo carico usciva di casa, ci univamo a lui per un buon tratto di strada lungo la collina, poi ci salutavamo, e mentre la mamma e io tornavamo a casa, lo vedevamo allontanarsi nel crepuscolo con il suo passo cadenzato, curvo sotto il peso che aveva sulle spalle<\/em>\u201d.<\/p>\n<div id=\"attachment_21329\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"http:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Graziella-Ghidoni-2-elab.jpg\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-21329\" loading=\"lazy\" src=\"http:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Graziella-Ghidoni-2-elab-300x219.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"219\" class=\"size-medium wp-image-21329\" srcset=\"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Graziella-Ghidoni-2-elab-300x219.jpg 300w, https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Graziella-Ghidoni-2-elab-1024x746.jpg 1024w, https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Graziella-Ghidoni-2-elab-768x560.jpg 768w, https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Graziella-Ghidoni-2-elab-150x109.jpg 150w, https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Graziella-Ghidoni-2-elab-1536x1119.jpg 1536w, https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Graziella-Ghidoni-2-elab.jpg 1581w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-21329\" class=\"wp-caption-text\">Lerici, fine anni Quaranta &#8211; da sinistra lo zio Armando Isoppo, la<br \/>mamma Lina con Fuffi, Graziella; il primo a destra \u00e8 il padre Alfredo,<br \/>con la cugina Carla<br \/>(foto archivio familiare)<\/p><\/div>\n<p class=\"tG\">Alfredo era molto accorto: riteneva che il vedere una famiglia intera salire in collina durante il coprifuoco avrebbe suscitato meno sospetti di una persona sola. Ma una sera ci fu uno scontro tra gli aerei degli Alleati e la controarea nazista: le schegge arrivarono vicino ai Ghidoni, e Alfredo decise che da quella volta sarebbe sempre salito solo.<br \/>\nLa casa di Lerici divenne un punto di incontro dei dirigenti della clandestinit\u00e0. I Ghidoni avevano un cane, pure lui antifascista: si chiamava Fuffi e abbaiava sempre ai tedeschi, che gli rispondevano  \u201cTu kaputt\u201d. Una volta un tedesco voleva sparargli, fu Graziella a salvarlo. Da allora ha sempre amato i cani, fino all\u2019ultima,  Stella, che tanta compagnia le ha fatto nell\u2019ultima fase della sua vita.<br \/>\nAlfredo fu nuovamente arrestato nell\u2019aprile del 1944. Fu tradotto all&#8217;ex XXI Reggimento Fanteria e torturato dal criminale fascista Aurelio Gallo, ma non parl\u00f2. Era un uomo coraggioso. Come la moglie Lina: una donna forte e indomita, che si oppose all\u2019arresto di Alfredo e and\u00f2 in Questura, ammonendo: \u201cI tempi stanno cambiando, ne risponderete!\u201d. Lina sostitu\u00ec Alfredo nei rapporti con il partito. Graziella ha preso molto dalla mamma, le ha insegnato a essere forte, a resistere, sempre.<br \/>\nCome quando andarono, nel gennaio 1945, un gennaio freddissimo, a trovare, dopo un lungo percorso a piedi, Alfredo, nel frattempo liberato e salito ai monti in alta Val di Vara con la Brigata Cento Croci. Restarono qualche giorno. L\u00ec Graziella fece le prime lezioni di latino, l\u2019insegnante era un sacerdote. Ma cominciava l\u2019ultimo grande rastrellamento, quello del 20 gennaio 1945, e fuggirono in fretta, mentre Graziella aveva la febbre.<br \/>\nGraziella ha camminato mai tanto, da ragazza. E poi non hai mai smesso. Fino all\u2019ultima estate, sotto il sole con il suo cappello elegante.<br \/>\nAlfredo e Lina, due semplici operai, la fecero studiare. Volevano il figlio dottore, come avrebbe detto una canzone. E  Graziella ce la fece. E\u2019 stata un bravo medico, pediatra e anche anestesista, capace e umana. Tanti si ricordano di lei, dopo i molti anni di impegno all\u2019ospedale di Sarzana.<br \/>\nGraziella \u00e8 sempre stata umile, mai saccente. Colta e popolare. Ha scritto un bellissimo libro di storia popolare, \u201cLa Siepe di Bosso\u201d. Gentile, della gentilezza delle classi popolari. Le classi popolari, quando sono colte, hanno una grazia speciale. Come i Ghidoni, come Lupi, come \u201cArg\u00ec\u201d e sua moglie Teresa, come \u201cSgancia\u201d. Abbiamo avuto il privilegio, noi antifascisti lericini, di conoscere la grazia dei borghesi aristocratici come Luigi Fiori, e la grazia delle classi popolari. Due grazie diverse ma unite, ed entrambe indomite.<br \/>\nGraziella era colta e curiosa. Cercava sempre di imparare, a novant\u2019anni all\u2019Unitre.<br \/>\nSi \u00e8 sempre impegnata per la memoria della Resistenza nell\u2019ANPI di Lerici, di cui era presidente onoraria, come lo era stato Luigi Fiori.<br \/>\nE\u2019 sempre stata al servizio della sua comunit\u00e0. A Lerici \u00e8 stata consigliere comunale e assessore per il Partito comunista, lasciando un segno molto importante: l\u2019ambulatorio medico in via Gerini, da lei fortemente voluto. Ci lascia l\u2019insegnamento della sanit\u00e0 pubblica: come presidio di diritti e non solo come fornitore di servizi. Un preciso dovere di chi amministra e di chi governa. Come Graziella ha fatto, servendo la Costituzione. Grazie alle persone come lei l\u2019impianto del servizio sanitario pubblico e universalista appare ancora tanto solido da resistere, nonostante tutto.<br \/>\nGraziella ha sempre resistito, in forme diverse. Qualche giorno fa, sul letto, non pensava alla morte. Mi ha detto: \u201cCi vediamo a camminare\u201d.<br \/>\nLa frase che ha inserito all\u2019inizio del suo libro \u00e8 significativa. E\u2019 di Moni Ovadia: \u201cLa memoria \u00e8 un cammino per il futuro\u201d. La memoria \u00e8 speranza. La sua vita ci insegna che \u00e8 possibile cambiare, sempre. Che la storia non \u00e8 finita. Che l\u2019umanit\u00e0 non \u00e8 mai doma, che Lerici non \u00e8 mai doma.<\/p>\n<p class=\"tF\">lucidellacitta2011@gmail.com<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Citt\u00e0 della Spezia, 24 novembre 2024<br \/>\nCon Graziella Ghidoni se ne \u00e8 andata una parte di storia della comunit\u00e0 lericina.<br \/>\nUna storia di umanit\u00e0, di umanesimo. 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