{"id":19325,"date":"2024-05-08T21:00:41","date_gmt":"2024-05-08T19:00:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/?p=19325"},"modified":"2024-05-08T21:00:41","modified_gmt":"2024-05-08T19:00:41","slug":"cerimonia-commemorativa-del-79-anniversario-della-prima-liberazione-di-carrara-e-delleccidio-di-avenza-10-novembre-2023-intervento-di-giorgio-pagano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/economia-societa-politica-anticorpi-alla-crisi\/cerimonia-commemorativa-del-79-anniversario-della-prima-liberazione-di-carrara-e-delleccidio-di-avenza-10-novembre-2023-intervento-di-giorgio-pagano\/","title":{"rendered":"Cerimonia commemorativa del 79\u00b0 Anniversario della prima liberazione di Carrara e dell&#8217;eccidio di Avenza. 10 Novembre 2023 &#8211; Intervento di Giorgio Pagano"},"content":{"rendered":"<p class=\"tCF\"><strong>Cerimonia commemorativa del 79\u00b0 Anniversario della prima liberazione di Carrara e dell&#8217;eccidio di Avenza<\/strong><br \/>\n10 novembre 2023, Avenza<br \/>\nIntervento di <strong>Giorgio Pagano<\/strong><br \/>\nCopresidente del Comitato provinciale Unitario della Resistenza della Spezia<\/p>\n<p class=\"tG\">La commemorazione della prima liberazione di Carrara e dell\u2019eccidio di Avenza \u00e8 un omaggio alle vittime, \u00e8 un doveroso ricordo di vicende che ci parlano ancora, ed \u00e8 un momento di valorizzazione del ruolo della Resistenza apuana nella lotta di Liberazione.<br \/>\nQuesto ruolo fu riconosciuto dal nemico pi\u00f9 feroce, il maresciallo Kesselring, nel processo che sub\u00ec nel dopoguerra:<br \/>\n\u201cLa guerriglia dei partigiani apuani era un continuo pericolo per i piani del comando germanico in quel territorio e perci\u00f2 doveva essere affrontata con ogni mezzo\u201d.<br \/>\nRicordo, tra i protagonisti della Resistenza apuana, un solo nome per tutti: Gino Menconi, avenzino, che pi\u00f9 di ogni altro si impegn\u00f2 non solo per il suo partito \u2013 il Partito comunista \u2013 ma anche per l\u2019unit\u00e0 della Resistenza apuana e poi per quella parmense, per la quale si immol\u00f2, a Bosco di Corniglio il 17 ottobre 1944.<br \/>\nFu una Resistenza che all\u2019inizio vide protagonisti soprattutto i militari e i vecchi antifascisti. Poi i giovani, soprattutto renitenti alla leva della Repubblica di Sal\u00f2.<br \/>\nL\u2019antifascismo apuano coinvolse tutti gli strati sociali ma fu soprattutto operaio: dei cavatori e dei lavoratori del marmo.<!--more--><br \/>\nUn antifascismo operaio con una grande continuit\u00e0 di lotte, dal Risorgimento in poi: forze repubblicane, anarchiche, socialiste, poi anche comuniste; forze laiche ma anche cattoliche. Con il protagonismo delle donne, a cominciare da quelle dei carretti: le donne che portavano il sale nel Parmense per scambiarlo con beni alimentari, in viaggi lunghi, faticosi, pericolosi.<\/p>\n<p class=\"tG\">Oggi ricordiamo due eventi tra loro legati.<br \/>\nA inizio novembre 1944 a Carrara la RSI si stava dissolvendo. Con lo sfollamento di Massa e lo spostamento della sede della provincia a Pontremoli, la zona di Carrara rest\u00f2 di fatto sotto la responsabilit\u00e0 dei soli tedeschi. Molti fascisti furono uccisi dai partigiani. Il presidio della GNR di Carrara fu costretto a ritirarsi dalla citt\u00e0.<br \/>\nLeggiamo alcuni brani dell\u2019intervento di Pietro Isoppi nel Consiglio Comunale di Carrara, nel 1975, sulla prima liberazione di Carrara.<br \/>\nFurono giorni di paura, tensione, esaltazione, gioia:<br \/>\n\u201cA mio parere ci\u00f2 che accadde in quelle giornate di novembre fu di grande importanza poich\u00e9 per la prima volta il movimento partigiano (che fino allora aveva operato nelle montagne) si presentava nelle strade della citt\u00e0 a viso aperto assumendo l\u2019enorme responsabilit\u00e0 che gli veniva dall\u2019azione stessa che intraprendeva. Tutto inizi\u00f2, infatti, quando fu deciso di bloccare l\u2019azione di alcune spie (un uomo e una donna) che si erano infiltrati tra i partigiani al piano, alcuni dei quali gi\u00e0 arrestati. [Furono 18 gli arrestati tra il 6 e il 7 novembre; i tedeschi stavano per fucilarli: alle 18 del 7 il partigiano Alessandro Brucellaria \u201cMemo\u201d fu avvisato a Fantiscritti da una telefonata dal piano].<br \/>\nSapevamo per\u00f2 che questa azione avrebbe messo in pericolo indubbiamente la vita dei compagni arrestati e che avrebbero provocato certamente gravi rappresaglie per la citt\u00e0.<br \/>\nRicordo perfettamente che mentre si stava per catturare i due elementi (che erano a mangiare in una trattoria assieme ad alcuni tedeschi) fummo fermati dalle preghiere dei genitori dei prigionieri. Il mattino successivo mentre gli stessi \u2018figuri\u2019 uscivano dall\u2019albergo Carrara ed avendo avvertito il pericolo si recavano alla piazza per prendere un mezzo e fuggire, furono affrontati da alcuni partigiani. Mentre l\u2019uomo riusciva a fuggire la donna tentava di estrarre una pistola dalla borsetta ma veniva colpita e uccisa. [\u2026] Furono coinvolti in questo anche alcuni militari tedeschi che vennero attaccati e uccisi. [L\u2019azione fu diretta da Giovanni Mariga \u201cil Padovan\u201d].<br \/>\nA questo punto fu deciso di fare entrare le formazioni partigiane. Fu veramente un momento grave. Ognuno di noi sentiva il peso della decisione presa che offuscava la gioia e l\u2019esaltazione dell\u2019azione. Era una citt\u00e0 intera, le nostre madri, le nostre famiglie, che mettevamo in prima linea accanto a noi. La rappresaglia tedesca sarebbe stata certamente violenta e inesorabile, ma ricordo chiaramente che mentre si scendeva lungo le strade cittadine [\u2026] si diceva che non si sapeva come sarebbe andata a finire, ma che avremmo dovuto farci ammazzare tutti prima di cedere la citt\u00e0 alla rappresaglia tedesca.<br \/>\nMa quando arrivammo alle soglie della citt\u00e0, vedemmo che erano tutti pronti.<br \/>\n[\u2026]\u00a0 Cittadini di tutte le classi, alcuni con il cappello e il cappotto ma con la pistola in pugno. [c\u2019era anche chi imbracciava un vecchio fucile che non avrebbe mai sparato un colpo].<br \/>\nSentimmo allora veramente tutta la grandezza del momento [\u2026]. E tutto questo forse fu afferrato dallo stesso nemico che, impressionato da una situazione inaspettata e che gli avrebbe creato delle gravi conseguenze subito dietro le linee del fronte, chiese di parlamentare e di incontrarsi con i partigiani a un tavolo di trattativa. [\u2026] Si stabil\u00ec che sarebbero stati restituiti i prigionieri catturati in quei giorni, che non sarebbero stati effettuati atti di rappresaglia da parte tedesca o rastrellamenti di civili.<br \/>\nLa citt\u00e0 non sub\u00ec alcuna rappresaglia e alla sera stessa i partigiani furono liberati fra la commozione e la gioia di tutta la popolazione\u201d.<br \/>\nIl comandante \u201cMemo\u201d e il commissario politico \u201cRigo\u201d scrissero una lettera ai partigiani: dobbiamo essere \u201cgiusti e onesti\u201d, per essere considerati, dagli alleati, \u201cmeritevoli di essere liberi\u201d.<br \/>\nDa questa vicenda emerge il coraggio ma anche la maturit\u00e0, la consapevolezza della Resistenza apuana.<br \/>\nGli alleati non sarebbero arrivati, a quel punto la trattativa era l\u2019unica strada percorribile.<\/p>\n<p class=\"tG\">Non ci fu indifferenza verso Avenza. Si pensava che la tregua reggesse.<br \/>\nMa la mattina del 10 \u2013 mentre a Carrara si trattava \u2013 i tedeschi arrestarono il partigiano sappista Loris Vanni. Forse per una delazione. I partigiani lo liberarono, fecero prigionieri tre tedeschi ma poi li lasciarono andare.<br \/>\nE invece ci fu il rastrellamento nelle vie e nelle case, e l\u2019eccidio.<br \/>\nUndici i morti: Argante Orsini, Umberto Pisani, Gino Brizzi, Angelo Menconi, Bernardo Bruschi, Ferdinando Tenerani, Paolo Mannini, Vittorio Genovesi, Primo Marchi, Filippo Pisani, Guido Pucciarelli.\u00a0 A cui aggiungere Angelo Pellicano, ucciso nel confinante territorio del Comune di Massa.<br \/>\nI nazisti volevano creare un caso contrapposto a quello di Carrara. Reagirono cos\u00ec a quanto avvenuto a Carrara, perch\u00e9 ne erano fortemente preoccupati.<br \/>\nFu una prima risposta, poi venne quella \u2013 molto pi\u00f9 terribile ancora \u2013 del rastrellamento del 29 novembre 1944.<br \/>\nI partigiani agirono con il loro realismo. I tedeschi con il loro realismo. A Carrara erano molto preoccupati, e furono loro a proporre di trattare. Ad Avenza erano liberi di comportarsi come si erano comportati i tedeschi nelle orrende stragi dell\u2019estate del 1944 In Toscana nord occidentale e poi a Marzabotto Monte Sole, e purtroppo lo fecero.<br \/>\nI partigiani possono anche, forse, aver commesso degli errori. Ma \u00e8 troppo facile dirlo. C\u2019era una guerra feroce, condotta da un oppressore contro un oppresso. Erano giovanissimi: \u201cMemo\u201d, il comandante, aveva trent\u2019anni. La ragione \u00e8 in ogni caso dalla loro parte, il torto dalla parte dei tedeschi. La ragione della libert\u00e0 contro la dittatura, la ragione della moralit\u00e0 \u2013 pur in uno scontro violento \u2013 contro l\u2019odio e la crudelt\u00e0 dell\u2019oppressore.<\/p>\n<p class=\"tG\">Ci fu la convivenza complessa con questa oppressione: la Resistenza armata, la Resistenza sociale e civile, senza la quale la prima non ce l\u2019avrebbe mai fatta, ma anche l\u2019indifferenza e la passivit\u00e0, e pure il collaborazionismo con l\u2019invasore. Ma la grande massa voleva la pace, la libert\u00e0 e la giustizia: per questo fu contro il fascismo. Se la Resistenza, pur avendo breve durata \u2013 venti mesi \u2013 ha avuto cos\u00ec grande influenza nella storia, ci\u00f2 \u00e8 dipeso dalla sua scelta morale e politica di fondo: aver contrapposto al nazifascismo la pace, la libert\u00e0, la giustizia.<br \/>\nUna minoranza prese le armi. Contro un\u2019altra minoranza. Ma in mezzo non ci furono solo indifferenza e passivit\u00e0. Si svilupp\u00f2 la Resistenza sociale e civile, che affianc\u00f2 quella in armi. Ecco perch\u00e9 possiamo parlare di un grande moto popolare.<br \/>\nGran parte del popolo, anche quello non combattente, vi partecip\u00f2 con la sua opera di solidariet\u00e0, dagli operai ai contadini. E decisive furono le donne.<br \/>\nTutti gli strati sociali parteciparono: non \u00e8 vero che il popolo fu scoraggiato e silente. La Resistenza fu una guerra popolare perch\u00e9 il popolo \u2013 anche le donne, che sono coloro che pi\u00f9 aborrono le guerre \u2013 ne comprese il significato e diede tutto se stesso nella lotta per la sopravvivenza, perch\u00e9 anche di questo si tratt\u00f2, e per la vittoria. I partigiani apuani sopravvissero nei durissimi inverni 1943-44 e 1944-45 soprattutto grazie alle famiglie contadine e alle coraggiose donne di queste montagne e di questi paesi, che li ospitarono e li sfamarono per mesi. Oggi ricordiamo dunque non solo lo scontro bellico ma anche la corposit\u00e0 e l\u2019intensit\u00e0 della Resistenza non armata; non solo i comandanti militari, ma anche le donne, gli operai, i contadini, i ragazzi, i sacerdoti.<br \/>\nTutti fecero la scelta morale: per il bene contro il male, per la vita intesa come cammino non solo individuale ma anche collettivo, per la libert\u00e0 contro la dittatura.<br \/>\nLe pagine pi\u00f9 belle sulla scelta, dal punto di vista dell\u2019analisi storica, le ha scritte Claudio Pavone in <em>Una guerra civile<\/em>, che non a caso ha come sottotitolo <em>Saggio storico sulla moralit\u00e0 della Resistenza<\/em> (cio\u00e8 il titolo che Pavone avrebbe voluto dare al libro). Dopo i primi giorni la spontanea, umana solidariet\u00e0 \u2013 quella manifestatasi subito dopo l\u20198 settembre con l\u2019aiuto ai soldati di un esercito in rotta \u2013 non fu pi\u00f9 sufficiente. Le truppe tedesche cominciarono a dare un minimo di formalizzazione alla loro violenza, i fascisti crearono la Repubblica Sociale:<br \/>\n\u201cLa scelta da compiere divenne pi\u00f9 dura e drammatica\u2026 dovette infatti esercitarsi tra una disobbedienza dai prezzi sempre pi\u00f9 alti e le lusinghe della pur tetra normalizzazione nazifascista\u201d. Il primo significato di libert\u00e0 che assume la scelta resistenziale \u00e8 implicito nel suo essere un atto di disobbedienza:<br \/>\n\u201cUna rivolta contro il potere dell\u2019uomo sull\u2019uomo, una riaffermazione dell\u2019antico principio che il potere non deve averla vinta sulla virt\u00f9\u201d.<br \/>\nContinua lo storico: \u201cPer la prima volta nella storia d\u2019Italia gli italiani vissero in forme varie un\u2019esperienza di disobbedienza di massa. Il fatto era di enorme rilevanza educativa per la generazione che, nella scuola elementare, aveva dovuto imparare a memoria queste parole del libro unico di Stato: \u2018Quale dev\u2019essere la prima virt\u00f9 di un balilla? L\u2019obbedienza! E la seconda? L\u2019obbedienza (in caratteri pi\u00f9 grandi). E la terza? L\u2019obbedienza (in caratteri enormi)\u201d.<br \/>\nUn secondo elemento da prendere in considerazione, secondo Pavone, \u00e8 che la scelta fu compiuta nella \u201cresponsabilit\u00e0 totale nella solitudine totale\u201d, una solitudine profonda a cui non sfuggirono nemmeno i cattolici, che pure avevano alle spalle le uniche istituzioni che non erano crollate.<br \/>\nC\u2019\u00e8 nei resistenti una variet\u00e0 di motivazioni individuali molto ampia, che si iscrivono tutte in un \u201cclima morale\u201d, che accomuna la scelta partigiana a quella compiuta nei campi di internamento in Germania dai militari che preferirono quell\u2019inferno all\u2019adesione alla Repubblica sociale: 650.000, su 800.000, dissero di no. La scelta morale fu rinnovata nei successivi, difficili mesi:<br \/>\n\u201cLa scelta va considerata piuttosto che come un\u2019istantanea illuminazione come un processo che talvolta si apre la strada a fatica, perch\u00e9 affaticati sono gli uomini che lo vivono\u201d.<br \/>\nCiascuno si trov\u00f2 solo di fronte alla propria scelta. Ogni partigiano ebbe un suo caso di coscienza, un suo personale ardimento. Ma da tutte queste storie individuali sorse una storia collettiva. Fu questa dimensione morale, che Piero Calamandrei indicava come una sorta di impulso diffuso, generato \u201cda una voce sotterranea\u201d, a indicare agli italiani la via della ribellione e del riscatto.<\/p>\n<p class=\"tG\">Questa dimensione morale \u00e8 la radice della Resistenza e della Costituzione. Ed \u00e8 la radice che si vuole estirpare.<br \/>\nQuesto \u00e8 il motivo che rende importanti il ricordo, la memoria, la conoscenza della storia.<br \/>\nL\u2019offensiva revisionista in corso dagli anni Ottanta, spinta dalla volont\u00e0 di mettere in discussione il significato storico, politico ed etico della Resistenza e dell\u2019antifascismo, ha raccolto ben pi\u00f9 di un successo. Sta avendo un\u2019accelerazione in questi mesi.<br \/>\nPensiamo all\u2019incredibile vicenda del rifiuto di attribuire una via a Sandro Pertini, da parte della maggioranza del Consiglio comunale di Lucca. Non \u00e8 stato solo un oltraggio al comandante partigiano, ma anche al Presidente della Repubblica. Il tutto tra urla, schiamazzi, grida \u201cA noi!\u201d. E\u2019 una vicenda che colpisce i valori e i sentimenti di tutti i democratici ed \u00e8 simbolica di una deriva sempre pi\u00f9 preoccupante di una destra estrema che sempre pi\u00f9 apertamente si richiama al fascismo e che vuole fare tabula rasa della cultura popolare e istituzionale antifascista di cinquant\u2019anni di repubblica.<br \/>\nIl problema vero, ha scritto la storica Chiara Colombini, non \u00e8 \u201ctanto la perdita della memoria della Resistenza, ma piuttosto la presenza fin troppo concreta di una memoria drogata e deformata\u201d.<br \/>\nSe cos\u00ec \u00e8, serve tornare testardamente a raccontare la storia e le storie delle donne e degli uomini che l\u2019hanno vissuta, cercando di conoscere ci\u00f2 che \u00e8 stato e di rivendicarlo per come \u00e8 stato. Conoscere, rivendicare ogni azione partigiana, come abbiamo fatto oggi.<br \/>\nServe anche tornare testardamente a raccontare che cosa fu il fascismo: il fulcro di questo racconto \u00e8 la violenza.<br \/>\nSe raccontiamo questa storia, queste storie, ci accorgiamo s\u00ec della portata del revisionismo, ma anche delle ragioni della Resistenza. E dei risultati nonostante tutto raggiunti, grazie a queste ragioni, dalla Resistenza: l\u2019aver avviato alla democrazia un Paese uscito da vent\u2019anni di dittatura, la \u201cpresa di parola\u201d delle persone, la conquista della Repubblica e della Costituzione, che ha consentito a quella democrazia di reagire a crisi profondissime. La Resistenza ha creato anticorpi mai andati perduti, che ci parlano ancora e che sono una risorsa per il futuro. Delle ragioni di quel miracolo lontano ci resta la speranza della partecipazione, la voglia di prendere in mano la nostra vita.<br \/>\nL\u2019antifascismo \u00e8 dunque una cultura \u201cfondante\u201d, che serve nel mutare dei tempi.<br \/>\nLeggiamo le parole profetiche dello storico Sergio Luzzatto in <em>La crisi dell\u2019antifascismo<\/em> (2004):<br \/>\n\u201cIn un giorno non lontano, fuori d\u2019Italia e forse anche dentro il nemico avr\u00e0 un altro nome e un altro volto. Probabilmente quel nuovo \u2018ismo\u2019 ancora da battezzare sar\u00e0 una miscela di rigurgito patriottico e di anelito mistico, di religione del mercato e di ideologia dello scontro tra civilt\u00e0: sar\u00e0 un \u2018totalitarismo democratico\u2019 che pretender\u00e0 di far coincidere la globalizzazione economica con l\u2019occidentalizzazione politica e culturale del pianeta, una guerra dopo l\u2019altra, sempre pi\u00f9 restringendo e privatizzando le libert\u00e0 civili. Entro un simile scenario, e mentre la fragilit\u00e0 della democrazia appare evidente persino tra le mura del tempio americano, come non riconoscere che quanto noi italiani intendiamo per antifascismo minaccia di riuscire un patrimonio di cose non solo desuete, ma anche periferiche, marginali?<br \/>\nInsomma, pu\u00f2 ben darsi che l\u2019antifascismo giaccia oggi sul suo letto di morte: malato terminale di ritualit\u00e0, di credibilit\u00e0, di senilit\u00e0, e addirittura di eccentricit\u00e0. Ma pu\u00f2 essere che valga la pena di impegnarsi a mantenerlo in vita ancora un po\u2019 -almeno finch\u00e9 non si sia trovato di meglio- senza meritare con questo una denuncia per accanimento terapeutico. E forse il tentativo \u00e8 tanto pi\u00f9 opportuno o addirittura necessario nel contesto della vita politica italiana, dove la morte dell\u2019antifascismo rischia di significare non gi\u00e0 una rinascita, ma l\u2019agonia della democrazia\u201d.<br \/>\nE\u2019 cos\u00ec: non c\u2019\u00e8 democrazia senza antifascismo. Non \u00e8 vero che l\u2019antifascismo \u00e8 giunto al tramonto. E\u2019 pi\u00f9 attuale che mai, contro quei nuovi \u201cismi\u201d che prevedeva Luzzatto: sovranismo cio\u00e8 nazionalismo aggressivo ed escludente. Presente in tutti i Paesi, declinato in tanti sotto \u201cismi\u201d diversi.<br \/>\nAncora la Patria. Ancora la Nazione, la Tradizione\u2026<br \/>\nOggi i leader di questi \u201cismi\u201d dicono \u201cPrima gli italiani\u201d.<br \/>\nMa quando gli stranieri erano gli occupanti tedeschi i loro vassalli fascisti li affiancavano \u2013 e molto volentieri \u2013 nelle stragi dei civili (italiani), nelle cacce all\u2019uomo e nelle deportazioni degli oppositori politici (prevalentemente italiani) ed ebrei (prevalentemente italiani).<br \/>\nC\u2019\u00e8 un \u201cfascismo eterno\u201d.<br \/>\nHa scritto Umberto Eco (1995): \u201cSi pu\u00f2 giocare al fascismo in molti modi, e il nome del gioco non cambia\u201d.<br \/>\nCaratteristiche tipiche del \u201cfascismo eterno\u201d, secondo Eco, sono il culto della tradizione, il culto dell\u2019azione per l\u2019azione e il sospetto verso il mondo intellettuale, la paura della differenza e il razzismo, l\u2019appello alle classi medie frustrate, l\u2019ossessione del complotto e la xenofobia, la concezione della vita come una guerra permanente, l\u2019elitismo e il disprezzo per i deboli, il culto della morte, il machismo, il populismo e il disprezzo per il Parlamento (la riforma costituzionale che la maggioranza sta per varare, basata sulla filosofia dell\u2019uomo solo al comando, che cos\u2019\u00e8 se non un attacco al Parlamento?).<br \/>\nE c\u2019\u00e8 un \u201cantifascismo eterno\u201d.<br \/>\nHa scritto Giovanni De Luna (1995):<br \/>\n\u201cCi si pu\u00f2 riferire all\u2019antifascismo come a una forma particolare della concezione della politica totalmente svincolata dal canonico ambito cronologico del ventennio fascista e definita attraverso elementi che appartengono drammaticamente alla realt\u00e0 del nostro tempo: la tolleranza, la libert\u00e0, i diritti degli uomini, l\u2019uguaglianza, la giustizia, il rispetto delle regole e della convivenza civile\u201d.<\/p>\n<p class=\"tG\">Dobbiamo aggiungere: la pace, una rinnovata coesistenza pacifica.<br \/>\nLa pace era il vero valore, e il vero obiettivo, di chi combatt\u00e9 la guerra di Liberazione. La guerra di Liberazione voleva la fine della guerra, la fine di tutte le guerre, la condanna della guerra, come male non riparabile. E la ricerca della pace, come principio di civilt\u00e0 contrapposto alla barbarie di ogni ideologia della morte. Di cui il fascismo era \u2013 e portava sulle proprie divise \u2013 l\u2019emblema.<br \/>\nNon a caso l\u2019art. 11 della Costituzione recita: \u201cL&#8217;Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libert\u00e0 degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali\u201d. \u201cRipudiare\u201d vuol dire non riconoscere pi\u00f9 come proprio qualcosa che pure \u00e8 nostro, o lo era fino a quel momento. Il carattere micidiale assunto dalla guerra fu cio\u00e8 compreso dai resistenti, che pure avevano vinto anche con le armi, quando divennero costituenti.<br \/>\nRafforziamo, allora, l&#8217;unit\u00e0 di tutte le forze di pace del nostro Paese e il dialogo tra tutte le forze antifasciste per ricercare, in Ucraina, in Israele e in Palestina e dovunque nel mondo c\u2019\u00e8 la guerra, la via del negoziato. Cessate il fuoco, negoziate! Basta uccidere!<\/p>\n<p class=\"tG\">Ma l\u2019antifascismo \u00e8 sempre stato anche un fatto sociale, \u00e8 sempre stato legato anche alla giustizia sociale. L\u2019antifascismo vive se parla anche dell\u2019oggi. Se parla ai lavoratori, ai ceti pi\u00f9 poveri.<br \/>\nIn un\u2019Italia in cui ci sono quattro morti sul lavoro al giorno, in un\u2019Italia che \u00e8 l\u2019unico Paese europeo in cui i salari sono diminuiti negli ultimi trent\u2019anni, in un\u2019Italia in cui la pandemia ha aggravato e complicato la mappa delle diseguaglianze e della povert\u00e0, possiamo, dobbiamo, ancorarci al vero tratto distintivo della Resistenza italiana ed europea, e in particolare a quel progetto di futuro che \u00e8 la nostra Costituzione.<br \/>\nLeggiamo l\u2019articolo 36:<br \/>\n\u201cIl lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantit\u00e0 e qualit\u00e0 del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a s\u00e9 e alla famiglia un&#8217;esistenza libera e dignitosa\u201d.<br \/>\nO, ancora, l\u2019articolo 41:<br \/>\n\u201cL&#8217;iniziativa economica privata \u00e8 libera. Non pu\u00f2 svolgersi in contrasto con l&#8217;utilit\u00e0 sociale o in modo da recare danno alla salute, all&#8217;ambiente, alla sicurezza, alla libert\u00e0, alla dignit\u00e0 umana\u201d.<br \/>\nEcco qual \u00e8 il problema della politica: tornare\u00a0a questa lezione, a questo progetto per il futuro. Perch\u00e9 \u00e8 solo sulla strada segnata dalla Costituzione nata dalla Resistenza che \u00e8 possibile costruire un\u2019altra Italia, migliore e pi\u00f9 giusta. La Costituzione \u00e8 davvero la via maestra!<\/p>\n<p class=\"tG\">Ognuno ha il diritto di condividere la propria memoria. Ma le istituzioni democratiche possono stare da una parte sola, contro l\u2019altra parte. Dalla parte dell\u2019umanit\u00e0, della libert\u00e0, della giustizia. I \u201cragazzi di Sal\u00f2\u201d, alleati dei nazisti, non esprimevano alcun valore, se non quello della violenza e della morte.<br \/>\nRicordiamo, nell\u2019Ottantesimo, ogni caduto. Dobbiamo farlo perch\u00e9 la Resistenza, quell\u2019esperienza nata quasi ottant\u2019anni fa, difficile, fragile, romantica, coraggiosa, nonostante tutto \u00e8 l\u00ec, e riemerge come un appiglio. E\u2019 la cosa migliore che abbiamo avuto, e che abbiamo.<\/p>\n<p class=\"tF\">Viva la Resistenza antifascista!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cerimonia commemorativa del 79\u00b0 Anniversario della prima liberazione di Carrara e dell&#8217;eccidio di Avenza<br \/>\n10 novembre 2023, Avenza<br \/>\nIntervento di Giorgio Pagano<br \/>\nCopresidente del Comitato provinciale Unitario della Resistenza della Spezia<br \/>\nLa commemorazione della prima liberazione di Carrara e &#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[40],"tags":[69],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19325"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=19325"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19325\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":19326,"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19325\/revisions\/19326"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=19325"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=19325"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=19325"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}