{"id":17046,"date":"2022-11-18T10:10:05","date_gmt":"2022-11-18T08:10:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/?p=17046"},"modified":"2024-04-22T08:38:18","modified_gmt":"2024-04-22T06:38:18","slug":"la-brigata-garibaldina-ugo-muccini-racconto-sui-partigiani-e-le-partigiane-della-val-di-magra-santo-stefano-magra-biennale-sulla-resistenza-21-ottobre-2022","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/economia-societa-politica-anticorpi-alla-crisi\/la-brigata-garibaldina-ugo-muccini-racconto-sui-partigiani-e-le-partigiane-della-val-di-magra-santo-stefano-magra-biennale-sulla-resistenza-21-ottobre-2022\/","title":{"rendered":"La brigata garibaldina Ugo Muccini Racconto sui partigiani e le partigiane della Val di Magra &#8211; Santo Stefano Magra, Biennale sulla Resistenza &#8211; 21 ottobre 2022"},"content":{"rendered":"<p class=\"testoCentrato\"><strong>La brigata garibaldina Ugo Muccini Racconto sui partigiani e le partigiane della Val di Magra<\/strong><br \/><em>Santo Stefano Magra<\/em><br \/>Biennale sulla Resistenza &#8211; 21 ottobre 2022<br \/><strong>Conferenza di Giorgio Pagano<\/strong><\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\">Sulla storia della Brigata garibaldina Ugo Muccini non mancano le fonti, sia primarie che secondarie.<br \/>\nTra quelle primarie, ci sono ovviamente gli archivi: AISRSP, AMARF, AILSREC, ASSP, ACS. Gli archivi, oltre ai documenti, contengono anche molte testimonianze scritte o video di partigiani e partigiane della Brigata.<br \/>\nCirca le fonti secondarie, segnalo: il volume scritto da Giulivo Ricci e altri contributi dello stesso autore; le voci del sito ISR; i libri su Paolino Ranieri, Flavio Bertone, Rudolf Jacobs (su Jacobs anche i film); le testimonianze raccolte in \u201cEppur bisogna ardir\u201d e in \u201cSebben che siamo donne\u201d; i libri di memorie di Goliardo Luciani, Lido Galletto, Vanda Bianchi, Giuseppina Cogliolo; il romanzo storico di Lamberto Furno; le ricerche di Giorgio Neri sulla Resistenza arcolana<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>.<br \/>\nIn questo racconto utilizzer\u00f2 anche alcune fonti inedite: la memoria di Primo Battistini \u201cTullio\u201d e le sue interviste a Giulivo Ricci e i materiali di Piero Galantini \u201cFederico\u201d (racconti, documenti, riflessioni). Queste fonti mi sono stati messe a disposizione dai figli e saranno presto pubblicate a mia cura. Si tratta di contributi rilevanti per una nuova storia della Muccini, e anche della Resistenza spezzina. Anche perch\u00e9 di e su \u201cTullio\u201d e \u201cFederico\u201d di edito c\u2019\u00e8 poco.<!--more--><br \/>\nLa memoria di \u201cTullio\u201d, in particolare, \u00e8 l\u2019occasione per approfondire il tema della Resistenza santostefanese.<br \/>\nQuindi ci rivedremo, spero, alla luce delle nuove fonti e delle nuove pubblicazioni.<br \/>\nE magari anche per approfondire temi, aspetti, storie di vite partigiane su cui oggi potr\u00f2 fare solo brevi cenni.<br \/>\nMi limiter\u00f2 a una rapida sintesi della storia della Brigata, a qualche approfondimento su \u201cTullio\u201d e su \u201cFederico\u201d e a un omaggio finale a una partigiana sarzanese, Anna Maria Vignolini, responsabile dei Gruppi Difesa della Donna in provincia e poi staffetta nella Muccini.<br \/>\nPremetto che non sar\u00e0 una relazione oleografica. Bisogna fare emergere le soggettivit\u00e0, con la loro moralit\u00e0 e le loro contraddizioni. Le grandezze e le miserie di partigiani in carne e ossa. Come ci hanno insegnato i grandi storici, a partire da Claudio Pavone, e i testimoni-scrittori: Fenoglio, Calvino, Revelli, Meneghello\u2026 L\u2019unico modo per mantenere in vita la Resistenza, il significato della lotta contro il fascismo, \u00e8 fare opera di verit\u00e0, guidati dalla passione e dal rigore. Non c\u2019\u00e8 una storia appiattita che porta all\u2019apoteosi finale. C\u2019\u00e8 una storia tortuosa, tormentata. Anche nella Resistenza ci furono i vinti, e sono vinti che ci parlano ancora.<\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\">La Brigata Muccini prese il nome da un comunista arcolano morto eroicamente combattendo nella guerra di Spagna. Si costitu\u00ec formalmente a fine estate 1944. Ma la sua storia cominci\u00f2 prima, con le formazioni che la precedettero, anche se non avevano quel nome (qualcuno lo afferma, qualcuno lo nega, documentazione non ne esiste).<\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\">La nomea della Muccini \u00e8 quella di \u201cbrigata dei sarzanesi\u201d. Un po\u2019 \u00e8 vero, un po\u2019 no. C\u2019\u00e8 anche, in questa nomea, l\u2019autorappresentazione.<br \/>\nLa Muccini fu essenzialmente, ma non solo, emanazione del gruppo sarzanese del Pci, con una fisionomia decisamente politica e classista. Espressione, scrisse Giulivo Ricci nella sua <em>Storia della Brigata garibaldina \u201cUgo Muccini\u201d<\/em>, \u201cdi un gruppo abbastanza omogeneo [\u2026] unico nell\u2019intera provincia della Spezia, ove altri gruppi esistettero, affondanti le radici negli anni del ventennio, ma meno forti, meno omogenei, meno dotati di coesione e di coerenza nell\u2019azione, e perci\u00f2 pi\u00f9 esposti ai pericoli della divisione, dell\u2019incertezza, della mancanza di direzione unitaria\u201d<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>. Leggiamo ancora Ricci: \u201cNon esisteva iattanza od ostentato senso di superiorit\u00e0; certo, non difettava in molti la coscienza, non gi\u00e0 di essere migliori, ma di essere stati posti in grado, dalle circostanze e dalla volont\u00e0, di conseguire una capacit\u00e0 di valutazione degli avvenimenti e un\u2019organizzazione quali non sempre e non subito altri seppero promuovere\u201d<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>.<br \/>\nNon a caso decine di \u201cquadri\u201d usciti dalle file della Muccini si affermarono negli organismi democratici, istituzionali e sociali, della Val di Magra e della provincia, e anche nel Parlamento e nel Pci nazionale.<br \/>\nMa lo stesso Ricci mise in evidenza il contributo alla Muccini e alla Resistenza in generale anche di Arcola e degli altri Comuni della Val di Magra, Santo Stefano soprattutto, il cui apporto non fu \u201csecondo a quello di alcun altro Comune della provincia della Spezia\u201d<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a> in termini quantitativi, anche se con \u201cle manchevolezze e i punti deboli\u201d<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a> dell\u2019individualismo ribellistico e protestatario del proletariato rurale e operaio santostefanese, di cui era tipica espressione Primo Battistini, uno dei capi della Muccini. Il suo antifascismo, scrisse Ricci, \u201cera istintivo, alieno da ogni preoccupazione politica e partitica, venato di sentimenti anarchici e piuttosto insofferente ai freni\u201d che i comunisti sarzanesi \u201cavrebbero voluto a buon diritto imporre\u201d<a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a>.<br \/>\nUn giudizio che contiene elementi di verit\u00e0 ma che risente all\u2019autorappresentazione tipica del tempo (Ricci scriveva nel 1978); e che va approfondito, reso pi\u00f9 sfaccettato. Ci torner\u00f2.<br \/>\nAggiungo subito che l\u2019apporto alla Muccini venne anche dai castelnovesi, dai lericini e dagli spezzini, soprattutto migliarinesi (alla Spezia non si poteva quasi operare, per pi\u00f9 motivi). L\u2019apporto dei lericini e degli spezzini appare evidente se si pensa ai caduti del monte Barca. In generale ci fu un forte apporto degli operai spezzini o comunque delle fabbriche spezzine: per esempio Cesare Signanini \u201cAdalberto\u201d, uno dei primi uomini a combattere con \u201cTullio\u201d, era di Muggiano, mentre molti operai della Pertusola, per fare un altro esempio, combatterono con il gruppo Orti, guidato da Lido Galletto.<\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\">Esaminiamo le prime azioni della Muccini, dal settembre 1943 al marzo 1944.<br \/>\nFu un peregrinare: per le caratteristiche non del tutto favorevoli alla guerriglia delle colline della Val di Magra.<br \/>\nA Sarzana si form\u00f2 un piccolo gruppo dirigente coeso di ex confinati ed ex condannati, che organizz\u00f2 la manifestazione del 26 luglio 1943.<br \/>\nFigura centrale, all\u2019inizio, fu Anelito Barontini (poi avr\u00e0 un ruolo provinciale, poi ancora regionale). Gli altri erano Paolino Ranieri, Dario Montarese, Guglielmo Vesco, Goliardo Luciani, Emilio Baccinelli\u2026<br \/>\nSi videro la sera dell\u20198 settembre, poi del 9, anche con Ugo Boccardi vulgo \u201cRamella\u201d, anarchico.<br \/>\nCominciarono ad allontanarsi da casa, per sicurezza.<br \/>\nRaccoglievano armi e cercavano giovani.<br \/>\nStavano nascosti a Prulla, a Ghiaia di Falcinello, sul monte Nebbione.<br \/>\nBaccinelli era la guida militare, Ranieri la guida politica, Montarese l\u2019uomo dei collegamenti.<br \/>\nBaccinelli operava come gappista a Sarzana. Il 13 dicembre, dopo due tentativi falliti, fu ferito Michele Rago, commissario prefettizio di Sarzana e segretario del partito fascista.<br \/>\nQuasi subito si instaur\u00f2 un rapporto tra sarzanesi e santostefanesi.<br \/>\n\u201cTullio\u201d (il nome lo assunse solo mesi dopo, nel parmense; prima si faceva chiamare \u201cTenente\u201d o \u201cTenente medico\u201d) sal\u00ec sul monte Grosso non dopo i sarzanesi. Il suo gruppo fece azioni a Fornola, a Caprigliola, alla Trigola. Per l\u2019azione alla Trigola \u201cTullio\u201d fu criticato per le possibili rappresaglie. Un tema complesso e controverso della vicenda resistenziale, che mai ci abbandoner\u00e0 in questo racconto.<br \/>\nI due gruppi autonomi si unirono. Si pu\u00f2 quindi usare il termine di \u201cbrigata dei sarzanesi e dei santostefanesi\u201d.<br \/>\nRanieri and\u00f2 sul monte Grosso da \u201cTullio\u201d per conoscere i suoi sentimenti politici: \u201cIo risposi che ero un proletario. Quindi traesse lui le debite conclusioni\u201d<a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a>. La risposta di \u201cTullio\u201d dice gi\u00e0 tutto del contrasto che sempre ci fu.<br \/>\nI due gruppi erano insieme al Trambacco di Tresana, alla fine 1943. Erano venti-trenta uomini. Tra i santostefanesi: Angelo Tasso \u201cParma\u201d, Cesare Signanini \u201cAdalberto\u201d, Ottorino Schiasselloni (persona equivoca, forse responsabile della morte di Signanini). Tra i sarzanesi anche il giovane Bertone. E i dirigenti comunisti spezzini Giovanni Albertini \u201cLuciano\u201d e Anselmo Corsini. \u201cTullio\u201d cuoceva le frittelle.<br \/>\nDal Trambacco si muovevano per azioni gappistiche a Sarzana. Leggiamo la testimonianza di Paolo Ambrosini su quanto accadde dopo il ferimento di Rago:<br \/>\n\u201cIn Sarzana ci\u00f2 valse a stuzzicare il vespaio: elementi della X Flottiglia MAS affluirono dalla Spezia e controllarono i principali accessi a Sarzana. Il caposquadra della GNR Dante Pallini, decorato della prima guerra mondiale, fu ucciso. Il giorno 10 gennaio 1944 sei patrioti riuscirono ad eludere i posti di blocco fascisti e, giunti nei pressi della casa dei fratelli Moruzzo, li chiamarono fuori. Da notare che i due uccisi, soltanto per il maggiore (Euro Moruzzo) esistevano motivi gravi tali da giustificare una misura cos\u00ec draconiana. Il minore, Giglio Moruzzo, era aviere, e si trovava a casa per una breve licenza: era sempre stato estraneo all\u2019attivit\u00e0 squadristica del fratello e della famiglia.<br \/>\nSe da parte fascista manc\u00f2 la rappresaglia di massa nei riguardi degli antifascisti locali (arrestati come sospetti di conoscere gli autori di tali uccisioni), ampie misure di carattere militare vennero immediatamente adottate. Un forte rastrellamento a largo raggio ebbe inizio e tutte le vie di entrata in Sarzana furono bloccate: i patrioti non rimasero nella cerchia per puro caso, in quanto, preavvisati a tempo, si erano sganciati in localit\u00e0 Novegigola\u201d<a href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a>.<br \/>\nDi questo rastrellamento nelle colline patirono le conseguenze i contadini. Ritorna, ancora, il tema delle rappresaglie.<br \/>\nNeppure al Trambacco, per\u00f2, c\u2019erano le condizioni della permanenza.<br \/>\nUn gruppo, costituito in prevalenza da sarzanesi, decise di rifugiarsi a Zerla di Albareto (Parma), a nord del monte Gottero: Ranieri, Montarese, Luciani, Vesco\u2026 e alcuni giovani. Ma sulle loro tracce c\u2019erano i fascisti: da qui lo spostamento a Popetto di Tresana e poi a Vallecchia, sopra Castelnuovo Magra. Fu qui che Bertone si aggreg\u00f2 definitivamente.<br \/>\nDal Trambacco, invece, una decina di uomini capeggiati da \u201cTullio\u201d si spostarono pi\u00f9 in alto, alle Prede Bianche, valico tra Val di Magra e Val di Vara, dove il 30 gennaio 1944 furono sorpresi dai tedeschi e sopraffatti. Si salvarono solo grazie all\u2019audacia di \u201cTullio\u201d e di Tasso. Forse la sorpresa deriv\u00f2 da una spia portata su con avventatezza da Albertini (colui che, come vedremo, sar\u00e0 il pi\u00f9 spietato accusatore di \u201cTullio\u201d).<br \/>\nIn quella occasione mor\u00ec un polacco: la prima vittima della Resistenza spezzina. Il nostro primo morto fu uno straniero, e fu un partigiano di \u201cTullio\u201d. Tre partigiani furono incarcerati a Marassi, scrisse Ricci, uccisi per rappresaglia al Turchino il 19 maggio 1944. In realt\u00e0 gli uccisi al Turchino furono due: Angelo Castellini di Arcola e Augusto Calzolari di Pitelli. Il terzo, Ilvio Baldassini di San Bartolomeo, mor\u00ec con la Gramsci nel rastrellamento dell\u20198 ottobre 1944. In sei si salvarono: \u201cTullio\u201d, Tasso, Gerini\u2026<br \/>\nSu indicazione del Pci (Mario Portonato, migliarinese) i sei si recarono a Valmozzola, nel parmense, a rafforzare la banda Betti, formazione guidata da Mario Betti, a cui si aggregarono anche alcuni arcolani. E lo stesso Portonato, poi anche Ranieri.<br \/>\nIl 12 marzo fu il giorno dell\u2019attacco al treno di Valmozzola: la liberazione di alcuni giovani renitenti alla leva, la cattura e l\u2019uccisione di molti fascisti, la morte di Betti e il successivo massacro dei partigiani sul monte Barca (probabilmente una rappresaglia). Betti e \u201cTullio\u201d avevano tenuta nascosta l\u2019azione a Ranieri.<br \/>\nL\u2019attacco di Valmozzola fu un momento decisivo per il movimento partigiano di Spezia e di Parma. Fu la svolta. Ogni anno gli spezzini si recano in pellegrinaggio a Valmozzola\u2026<br \/>\nHo ritrovato in ASSP un documento molto importante: un volantino distribuito alla Spezia, a Vezzano e ad Arcola, a firma del Comando Distaccamento d\u2019Assalto Garibaldi (che non esisteva) con data marzo 1944.<br \/>\nLeggiamo la parte finale, che segue al racconto dei fatti di Valmozzola e dell\u2019eccidio sul monte Barca:<br \/>\n\u201c<u>Lavoratori, cittadini<\/u>!<br \/>\nIl Comando del Distaccamento Garibaldi additando a Voi l\u2019esempio dei suoi Caduti, vi invita a solidarizzare, ad aiutare nella lotta i valorosi distaccamenti \u201cGARIBALDINI\u201d. Invita i giovani a raggiungerli arruolandosi nei volontari della \u201cLIBERTA\u2019\u201d contro l\u2019odiato invasore tedesco e i fascisti traditori.<br \/>\nOgni officina, ogni quartiere sia un punto di lotta contro il nazismo. L\u2019ora della resa dei conti definitiva sta per suonare per i briganti hitleriani e per i loro strumenti di barbarie. Tutti uniti per l\u2019ultimo sforzo. Avanti verso la Vittoria per fare dell\u2019Italia un Paese indipendente.<br \/>\nOnore ai nostri eroici Caduti!<br \/>\nMorte all\u2019invasore tedesco ed ai traditori fascisti!<a href=\"#_ftn9\" name=\"_ftnref9\">[9]<\/a>\u201d.<br \/>\nE\u2019 un documento scritto dal Pci.<br \/>\nAll\u2019origine della svolta c\u2019\u00e8 il nucleo della Muccini, c\u2019\u00e8 \u201cTullio\u201d. Fosse solo per questo, non si pu\u00f2 definire Tullio \u201cunica macchia nera\u201d<a href=\"#_ftn10\" name=\"_ftnref10\">[10]<\/a> della Resistenza spezzina (come fece il Comitato Federale del Pci spezzino nell\u2019agosto 1945). E\u2019 un falso storico. Poi Tullio fu ancora eroe e ancora indisciplinato e, nel dopoguerra, fu anche fuorilegge. Ma \u201cTullio\u201d \u00e8 l\u2019inizio, \u00e8 Valmozzola. \u201cTullio\u201d poteva essere il primo morto della Resistenza spezzina, o l\u2019eroe caduto a Valmozzola. Non lo fu solo per caso. O meglio, grazie al suo coraggio.<\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\">\u201cTullio\u201d subentr\u00f2 nel comando a Betti, ma dopo qualche tempo emerse la critica ai suoi metodi di conduzione. Il casus belli fu l\u2019uccisione di un ufficiale postale, una spia.<br \/>\nCoraggio, intuito, antifascismo istintivo, odio verso i fascisti, grande ascendente verso i giovani: questo era \u201cTullio\u201d. Certo, anche ribellismo, indisciplina. Da qui un contrasto che sempre ci fu con l\u2019antifascismo pi\u00f9 politico, che aveva una visione pi\u00f9 generale\u2026 Con Ranieri non si \u201cpresero\u201d mai. Erano agli antipodi. L\u2019amore per le donne, forse, li un\u00ec. Ma per il resto\u2026 Da ogni parola dell\u2019uno e dell\u2019altro traspare la profonda diversit\u00e0. \u201cTullio\u201d era anarchico pi\u00f9 che comunista? Pu\u00f2 darsi. Devo approfondire ancora. Ma un po\u2019 il \u201cTullio\u201d del dopoguerra, il \u201cTullio\u201d alla testa delle manifestazioni nazionali di Lotta Continua negli anni Settanta fa pensare di s\u00ec\u2026 Certamente, se fu un comunista, fu un comunista molto diverso\u2026<br \/>\nDopo Valmozzola nacque il distaccamento Mario Betti, con il reggiano Ezio Saccani \u201cRenzo\u201d, che era stato con i fratelli Cervi, comandante -soffriva a stare \u201csotto \u2018Tullio\u2019\u201d- e lo spezzino Mario Portonato \u201cClaudio\u201d commissario politico. \u201cTullio\u201d disse: devo andare a Bolano a comandare una formazione.<br \/>\nDobbiamo comprendere bene tutte le vicende. Il CLN di Parma diede l\u2019ordine al gruppo Betti di catturare una spia, Gabotto di Bardi. Gli spezzini -\u201cTullio\u201d non c\u2019era gi\u00e0 pi\u00f9- uccisero sette prigionieri. I locali erano incerti, non vollero far parte del plotone d\u2019esecuzione. Ci furono rappresaglie. I fascisti uccisero i partigiani del Griffith a Bardi, tra cui la nobilissima figura di Giordano Cavestro, medaglia d\u2019oro. Il tema \u00e8 cos\u00ec complesso che non si possono dare patenti univoche. La violenza suscitatrice di rappresaglie non caratterizz\u00f2 solo \u201cTullio\u201d, come sembra emergere dalla vulgata.<br \/>\nA fine aprile gli spezzini si ricongiunsero, sempre con \u201cTullio\u201d comandante. Si separarono da Saccani. Ranieri e altri si erano spostati nel parmense, a Bardi, insieme agli uomini fino ad allora rimasti con Vesco e Bertone a Vallecchia. Il 18 marzo i fascisti avevano ucciso Baccinelli. Il 20 marzo ci fu l\u2019attacco partigiano al treno, alle Ghiaie di Falcinello: da l\u00ec cominci\u00f2 la fama di Bertone.<br \/>\nA Bardi si ripropose la questione di \u201cTullio\u201d, che si convinse di dover abbandonare il comando e la zona, e si spost\u00f2 nello Zerasco, dando vita al raggruppamento Signanini, poi Brigata Vanni.<br \/>\nIl comando fu assunto da Bertone, con Ranieri commissario politico. La formazione -il distaccamento Baccinelli del Battaglione Betti della XII Brigata Garibaldi Parma- fu protagonista della costituzione della \u201czona libera\u201d del Ceno, una tra le prime, se non la prima, in Italia (10 giugno 1944): gli spezzini eseguirono la parte forse pi\u00f9 importante dell\u2019azione, la liberazione di Bardi. Ranieri fece il primo comizio a Bardi, con Luigi Marchini \u201cDario\u201d e Luigi Leris \u201cGracco\u201d. Ci fu un pranzo in trattoria dei comandanti e dei commissari, Bertone e Ranieri c\u2019erano. Gli spezzini entrarono per protesta cantando \u201cNoi siam la canaglia pezzente\u201d. Ranieri spieg\u00f2. Bertone e Ranieri furono sempre attenti ai principi di democrazia ed eguaglianza. Ecco, la critica al tavolo dei soli comandanti fu un elemento che accomun\u00f2 \u201cTullio\u201d e Paolino.<br \/>\nIntanto nasceva anche la \u201czona libera\u201d del Taro, grazie anche alla nostra Brigata Cento Croci. Ma, nei giorni successivi, i nazifascisti passarono all\u2019offensiva: prima il libero Stato partigiano del Taro, poi quello del Ceno furono sconfitti. Il 15 luglio inizi\u00f2 lo sganciamento dei partigiani da Bardi. Il rastrellamento nella valle sarebbe durato fino al 29 luglio.<\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\">Dopo l\u2019arrivo a Roma degli alleati, il CLN di Spezia chiese, verso il 10 luglio, che il gruppo di Bertone e di Ranieri rientrasse nella zona di Sarzana, alla Nuda di Falcinello. Qui arriv\u00f2, dopo varie vicissitudini, ai primi di agosto, un altro gruppo di partigiani, comandato da Piero Galantini \u201cFederico\u201d, anche lui sarzanese, democratico non ancora comunista, proveniente da una vecchia famiglia antifascista, ex ufficiale. \u201cFederico\u201d era stato probabilmente -non esiste documentazione- il comandante della Brigata 37B, dissolta da un grande rastrellamento a luglio: dalle sue radici nacque la Brigata garibaldina Leone Borrini. Membro della 37 B e poi comandante della Borrini fu Edoardo Bassignani \u201cEbio\u201d, di Merizzo, comunista, ucciso nel cuore del paese, alla presenza della madre, il 3 febbraio 1945. Il tramite tra Bassignani e i sarzanesi fu sempre Goliardo Luciani, che con Bassignani era stato alle Tremiti.<br \/>\nIl 22 luglio fu ucciso \u201cFacio\u201d. Su \u201cFacio\u201d, su \u201cFacio\u201d e \u201cTullio\u201d, occorrerebbe una occasione di riflessione a parte. Non affronto il tema, che esula dalla storia della Muccini.<br \/>\nIl giudizio negativo del Pci e di altri su \u201cTullio\u201d -che \u00e8 parte decisiva delle vicende successive della Muccini- non deriv\u00f2 dal caso \u201cFacio\u201d ma dal rastrellamento del 3 agosto, e dalla critica al comportamento di \u201cTullio\u201d in quel frangente.<br \/>\nNel periodo in cui \u201cTullio\u201d fu al comando della formazione Signanini, poi Vanni (giugno e luglio) ci furono numerose azioni di sabotaggio, assalti\u2026 Era una formazione di 400 uomini. La stragrande maggioranza dei giovani santostefanesi era nella Vanni.<\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\">Il grande rastrellamento del 3 agosto 1944 colse tutta la I Divisione Liguria impreparata. Vanni compresa. \u201cTullio\u201d era a Codolo di Pontremoli con Emilio Battistini \u201cKen\u201d e con Vincenzo Montani \u201cFreccia\u201d.<br \/>\nSecondo Giovanni Albertini \u201cLuciano\u201d (poi secondo Luciano Scotti \u201cVittorio\u201d, capo di stato maggiore della I Divisione Liguria, in una lettera al PCI spezzino in data 15 agosto 1944, e tutta una vulgata) \u201cTullio\u201d era lontano, con una donna, seppe ma non avvis\u00f2.<br \/>\nL\u2019atto di accusa, firmato \u201cIl Commissario Politico (Luciano)\u201d, fu pubblicato da Giorgio Gimelli nel secondo Volume di \u201cCronache militari della Resistenza in Liguria\u201d (1969). Era stato rintracciato da Giulio Mongatti. Ma Gimelli non disse dove. L\u2019originale \u00e8 in AISRSP.<br \/>\nColpisce che sia una lettera al PCI, con un poscritto finale a penna non pubblicato da Gimelli:<br \/>\n\u201cPerci\u00f2 vogliamo il consenso di codesto Comitato Federale per procedere al suo arresto (di \u201cTullio\u201d, NdA) essendoci prove sufficienti per la punizione\u201d<a href=\"#_ftn11\" name=\"_ftnref11\">[11]<\/a>.<br \/>\nColpisce il fatto che le date siano in rosso, quasi come fossero una correzione successiva:<br \/>\n\u201cIl giorno due, vigilia del rastrellamento, il Tullio si trovava a Codolo e precisamente verso le ore cinque veniva avvisato da una certa signorina e da altre che non abbiamo potuto raccogliere i nomi che vi sarebbe stato il giorno seguente un rastrellamento nella zona di Zeri.<br \/>\nIl Tullio non diede ascolto a queste notizie cos\u00ec delicate ed anzi redargu\u00ec gli informatori; durante la sera stessa il Tullio che aveva il dovere di ritornare immediatamente al Comando per avvisare e disporre le forze in condizioni di prevenire le mosse del nemico e parare cos\u00ec gli attacchi se ne rimaneva invece a Codolo come se tutto fosse normale.<br \/>\nLa notte per\u00f2 quando il pericolo si era profilato mortale un contadino cosciente di nome [manca, NdA] il quale sapeva dove il Tullio dormiva si rec\u00f2 immediatamente ad avvisarlo che la situazione precipitava essendo di gi\u00e0 le macchine tedesche passate per andare a Zeri. Il Tullio ancora una volta dette scarsa importanza a ci\u00f2 che il contadino gli disse, e per contro and\u00f2 in una casa ove abitava una signorina che risult\u00f2 essere la sua prediletta, e cost\u00e0 si trattenne un\u2019ora, dichiarando che avrebbe voluto fare un\u2019azione sulla strada carrozzabile di Zeri, da questa gente fu scongiurato a desistere per il bene della popolazione; il Tullio pens\u00f2 bene di mettersi al sicuro in una localit\u00e0 boscosa ad attendere gli eventi.<br \/>\nLa stessa notte Tullio stesso scrive una lettera e la fa pervenire al Commissario Politico Luciano cui diceva che la situazione era calma e nulla vi era di allarmante e che a Pontremoli non vi erano tedeschi e lui sarebbe rientrato il giorno seguente.<br \/>\nIl commissario politico invece dopo mezz\u2019ora aver ricevuto la lettera del Tullio viene avvisato da una staffetta che il 4\u00b0 e 5\u00b0 distaccamento della brigata siti in zona avanzata verso Pontremoli erano stati attaccati dai tedeschi.<br \/>\nLa mattina del tre il rastrellamento era in corso dall\u2019alba il Tullio non solo non rientr\u00f2 ma fu visto da testimoni oculari girovagare in cerca di frutti lontano dalla lotta e quando tent\u00f2 di prendere contatto con i patrioti che si stavano battendo si profil\u00f2 per lui un certo pericolo pens\u00f2 bene di ritornare indietro e and\u00f2 a mangiare in casa di un certo [manca il nome] di Betigna.<br \/>\nIl Tullio rientr\u00f2 il giorno 5 e prese contatto con i Commissari Politici Salvatore [Antonio Cabrelli, il principale responsabile dell\u2019uccisione di \u201cFacio\u201d, NdA] e Luciano i quali lo interrogarono per sapere il motivo della sua assenza.<br \/>\nLui fu molto evasivo e raccont\u00f2 di essere stato impossibilitato di rientrare alla base.<br \/>\nDietro indagini fatte dal Commissario Luciano ci\u00f2 risulta falso ed anzi quanto \u00e8 avvenuto dopo la sua destituzione ha dimostrato di essere un traditore della nostra causa. Nuovi elementi si stanno raccogliendo a suo carico che dimostreranno con sicurezza la sua colpevolezza\u201d<a href=\"#_ftn12\" name=\"_ftnref12\">[12]<\/a>.<br \/>\nIl racconto di quella lunga notte non \u00e8 molto convincente; e mai \u00e8 stata trovata la lettera che \u201cTullio\u201d avrebbe fatto pervenire a \u201cLuciano\u201d.<br \/>\nLeggiamo ora, su quei giorni, un brano della memoria di \u201cTullio\u201d. \u201cTullio\u201d richiamava i fatti dei giorni precedenti che lo \u201cresero maggiormente inviso al Comando; cosa del resto ricambiata da parte mia.\u201d Poi cos\u00ec proseguiva:<br \/>\n\u201cTrascorsero alcuni giorni. Il Comando di Divisione mi incaric\u00f2 di effettuare un nuovo sopralluogo alle batterie tedesche di Pontremoli.<br \/>\nPartii di sera con Vincenzo Montani \u2018Freccia\u2019 ed Emilio Battistini \u2018Ken\u2019, mio cugino. Sostammo a Codolo. Verso le tre o quattro di notte, mentre ci accingevamo a muoverci, udimmo il frastuono degli automezzi tedeschi nella strada sottostante. Intuimmo che cosa stava accadendo, anche se non pensammo ad un rastrellamento quale poi si verific\u00f2. Del resto, eravamo partiti non molte ore prima da Adelano di Zeri senza che nessun indizio fosse ancora giunto al nostro Comando, n\u00e9 alcun messaggio ci era stato successivamente inviato.<br \/>\nGiudicammo impossibile raggiungere direttamente Zeri, dal momento che i tedeschi stavano arrivando con gli automezzi vicino a Noce. Eravamo tagliati fuori. Montammo sui cavalli e scendemmo verso Bassone inoltrandoci per un canale.<br \/>\nPrendemmo quindi un altro canale che porta verso le vette dei monti sopra Zeri, per dirigerci verso la mia Brigata ad Adelano. Il nostro cammino era reso difficoltoso ed incerto dalla presenza di numerosi banchi di nebbia.<br \/>\nEra il mattino del 3 agosto 1944.<br \/>\nArrivai sul crinale sopra Zeri, in mezzo ad una prateria. Ad un certo momento un colpo di vento disperse la nebbia e ci accorgemmo di essere a circa 50 metri da una squadra di tedeschi che stavano piazzando i mortai per bombardare il nostro Comando di Divisione ed il mio Comando di Brigata. Girammo i cavalli prima che i tedeschi si riavessero dalla sorpresa e ci sparassero addosso. A gran carriera ci lanciammo nuovamente gi\u00f9 per il monte. Arrivati in fondo, risalimmo per un canalone per raggiungere le Cascine di Bassone, ove sostammo fino a sera. Non potevamo fare nulla per rimetterci in contatto coi nostri.<br \/>\nA sera giunsero alle Cascine dei giovani di Bassone riusciti a sfuggire al rastrellamento. Con loro erano anche dei partigiani. Alcuni dei nuovi venuti si arruolarono subito con noi. Mangiammo con loro. Quindi pernottammo.<br \/>\nAl mattino presto partimmo e raggiungemmo posizioni pi\u00f9 elevate. Riuscimmo a sganciare definitivamente il nemico ed arrivammo alle Cascine della Cervara, sul lago Verde. Al lago Verde ci raggiunsero altri partigiani, in maggioranza appartenenti alla mia Brigata. Tra di essi, oltre naturalmente a \u201cFreccia\u201d e \u201cKen\u201d che gi\u00e0 erano con me, ritrovai \u2018Cail\u00f2\u2019, \u2018Crasna\u2019, \u2018Dick\u2019, \u2018Oscar\u2019, \u2018Sandro\u2019, \u2018Bi\u2019 e \u2018Nerone\u2019 (Carlo Guastini, Mario Tavilla, Vittorio Baldassini, Nello Battistini, Sandro Garbini, Renato Zannoni e Luigi Camaiora, NdA). Recuperammo molti dei nostri muli e parte del vettovagliamento. Ci riorganizzammo. Ci raggiunsero alcuni uomini di altre formazioni. Il nostro numero sal\u00ec ben presto a circa 40 uomini. Ci fermammo per 10-15 giorni alle Cascine della Cervara. Dopo una settimana che eravamo lass\u00f9, pass\u00f2 Cabrelli, assieme a pochi altri (tra loro una donna). Gli chiesi se desiderasse fermarsi l\u00ec con me. Non accett\u00f2, adducendo come scusa che doveva passare il fronte. Ebbi l\u2019impressione che mi raccontasse delle frottole. Mentre parlava evitava di guardarmi, quasi che avesse qualcosa sulla coscienza, qualcosa da nascondermi: avevano messo in giro la voce che il maggior responsabile della disfatta di fronte al rastrellamento tedesco ero stato io, perch\u00e9 all\u2019inizio del rastrellamento stesso non ero presente alla mia Brigata, che anzi ero impegnato in avventure galanti. La mia Brigata, trovandosi senza guida, era stata la prima a cedere. Era facile per Cabrelli e Fontana (il colonnello Mario Fontana, comandante della Divisione Liguria, NdA) sostenere una simile tesi, approfittando del fatto che io non fossi presente.<br \/>\nMa i due sapevano il motivo della mia assenza:<br \/>\nerano stati loro ad ordinarmi di effettuare il sopralluogo alle batterie tedesche di Pontremoli in concomitanza dell\u2019inizio del rastrellamento. Avevano mentito consapevoli di mentire. Probabilmente intendevano farmi fare la fine di \u2018Facio\u2019. Ma avevano fatto i loro calcoli senza tener conto della fiducia che riscuotevo presso i miei uomini.<br \/>\n[\u2026] Il dubbio che all\u2019interno nostro ci fosse qualche infiltrato (Cabrelli?) si fece strada in me. Compresi che probabilmente la prossima vittima di tale losco disegno sarei stato io. Per evitare tale eventualit\u00e0, radunai tutti gli uomini, un\u2019ottantina circa, e comunicai loro che intendevo riportarmi vicino alla mia zona d\u2019origine, e pi\u00f9 precisamente nel Canale dei Torchi, nelle Lame di Aulla\u201d<a href=\"#_ftn13\" name=\"_ftnref13\">[13]<\/a>.<br \/>\nNacque il Battaglione Signanini, e le vicende di \u201cTullio\u201d tornarono a incrociarsi con quelle della Brigata Muccini.<\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\">Ma cerchiamo di andare a fondo su quanto accadde il 3 agosto 1944. La domanda chiave \u00e8: quando il Comando seppe del rastrellamento?<br \/>\nNelle due relazioni del comandante della Divisione Liguria Mario Fontana \u201cTurchi\u201d -la prima scritta a ridosso dei fatti, la seconda subito dopo la Liberazione- le versioni divergono radicalmente.<br \/>\nNella \u201cRelazione sull\u2019attivit\u00e0 svolta dal Comando della I Divisione Liguria dal 26 luglio al 4 agosto c.a.\u201d, inviata al CLN di La Spezia e per conoscenza al CLN di Genova, emerge che Fontana non sospettava assolutamente nulla e che fu informato del rastrellamento alle 6,15 del mattino del 3 agosto:<br \/>\n\u201cVerso la fine del mese di luglio [\u2026] si ebbe al Comando la notizia, risultata poi falsa, che circa seimila alpini avrebbero desiderato passare alle Bande dei Patrioti.<br \/>\nIn attesa del colloquio richiesto dal Comandante di questi e fissato dal sottoscritto a Varese Ligure, si dovettero sospendere le ispezioni delle Brigate, gi\u00e0 preventivamente disposte.<br \/>\n[\u2026] Il mattino del giorno 3 agosto alle ore 6,15 circa lo scrivente venne informato dall\u2019avv. Fortelli che i tedeschi avevano attaccato Noce. Recatosi al Comando, questa notizia, oltre che al rumore della fucileria, dei colpi di mitragliatrice e di mortai, veniva confermata dalle fumate che si innalzavano dal paese di Noce e, verso le ore sette, dall\u2019arrivo dei primi sbandati i quali ripiegavano su Adelano, senza vincoli organici.<br \/>\nLo scrivente dichiara a questo proposito che durante l\u2019intera giornata non ricevette da alcun comando comunicazioni di sorta\u201d<a href=\"#_ftn14\" name=\"_ftnref14\">[14]<\/a>.<br \/>\nNel testo successivo, la \u201cRelazione sull&#8217;attivit\u00e0 operativa svolta dai reparti della IV Zona dal luglio 1944 al 25 aprile 1945&#8243;, Fontana scrisse invece che il rastrellamento non fu una sorpresa:<br \/>\n\u201cPer ben comprendere il grave stato di confusione, di indipendenza e di incertezza che caratterizzava questo periodo occorre tener presente che l\u2019azione non costitu\u00ec sorpresa. Erano stati iniziati approcci per la diserzione di seimila alpini ed il dubbio che tali tentativi di avvicinamento costituisse inganno per poter cadere improvvisamente sulle bande fiduciose, aveva consigliato il Comando di emanare direttive per una probabile azione, per l\u2019occultamento del materiale ingombrante, sgombero dei magazzini ecc.\u201d<a href=\"#_ftn15\" name=\"_ftnref15\">[15]<\/a>.<br \/>\nIn realt\u00e0 Fontana cercava, nel secondo testo, di nascondere il fatto di essere caduto nel tranello ordito dal comandante della Divisione alpina Monterosa:<br \/>\n\u201cNon si era ancora del tutto concluso il suo trasferimento in Liguria che gi\u00e0 la Divisione Monterosa impiegava alcune sue aliquote nel rastrellamento del 3-4-5 agosto contro la Divisione Ligure Unificata in provincia di La Spezia, conducendo l\u2019attacco anche nel settore della Brigata Cento Croci, a Monte Scassella.<br \/>\nIn quella occasione, lo stesso comandante della Divisione, tenente colonnello Carloni, fu autore di un tranello ai danni delle formazioni patriottiche proponendo al Comando partigiano -pochi giorni prima del rastrellamento- un convegno a San Pietro Vara (da tenersi il 4 agosto) onde discutere il passaggio della Monterosa alle forze della Resistenza.<br \/>\nQuesto trucco fece probabilmente ritenere ai dirigenti delle forze patriottiche che non vi fosse in vista -almeno per quel momento- alcuna iniziativa bellica da parte fascista e contribu\u00ec quindi a far cogliere di sorpresa lo schieramento partigiano\u201d<a href=\"#_ftn16\" name=\"_ftnref16\">[16]<\/a>.<br \/>\nFontana \u00e8 smentito da Marcello Jacopini e da Gordon Lett, che erano entrambi con lui nello Zerasco, con funzioni di primissimo piano.<br \/>\nLeggiamo il racconto di Marcello Jacopini, rappresentante del Pci nel comitato militare del CLN:<br \/>\n\u201cLa Monterosa stava in realt\u00e0 preparando un attacco in forze contro i partigiani. E cominci\u00f2 con un tranello.<br \/>\nIl comando divisione fece sapere al nostro di essere disposto a passare, armi e bagagli, dalla parte della Resistenza, e propose un convegno a San Pietro Vara, per il 4 agosto.<br \/>\nIl colonnello \u2018Turchi\u2019 ebbe il torto di prestar fede alla proposta confermando che saremmo andati al convegno, all\u2019ora fissata. Senza aspettare altro, fece anche comunicare agli alleati, molto ottimisticamente, che la Monterosa stava per arrendersi al completo alla I divisione partigiana Liguria.<br \/>\nIl 2 agosto, i rapporti quotidiani del nostro servizio informazioni, alle ore 18, non portavano alcuna novit\u00e0 da tutti i posti di vedetta. Nessun movimento di truppe. Solo da Pontremoli giunse notizia dell\u2019arrivo di un reparto di SS tedesche, che si accanton\u00f2 presso Casa Corvi. La sera, a tavola, stappammo qualche bottiglia, uscita fuori da chiss\u00e0 dove. Faceva caldo, l\u2019aria era piena di profumi. Una nebbia bassa pesava sulle piante. Sudati sotto i pesanti camicioni di lana, bevemmo volentieri e, all\u2019aperto, ci mettemmo a cantare, sdraiati sull\u2019erba finch\u00e9 la brezza della notte ci port\u00f2 qualche brivido nella schiena.<br \/>\nAll\u2019alba del 3 fui scosso dalla voce concitata di un compagno: \u2018I tedeschi hanno attaccato. Vieni subito al comando\u2019. Misi la testa sotto la fontana per snebbiare i fumi della bevuta della sera e arrivai al comando: c\u2019erano gi\u00e0 tutti . \u2018Turchi\u2019 mi mise al corrente della situazione.<br \/>\n[\u2026] Eravamo completamente accerchiati. L\u2019operazione era stata brillantemente condotta, tenuto conto che fino alle diciotto del giorno avanti le nostre vedette non avevano notato nulla: semplicemente, era entrata in scena la Monterosa che, d\u2019accordo con i tedeschi, ci aveva proposto il convegno per coglierci di sorpresa il giorno prima\u201d<a href=\"#_ftn17\" name=\"_ftnref17\">[17]<\/a>.<br \/>\nEd ecco il racconto di Gordon Lett, comandante del Battaglione Internazionale:<br \/>\n\u201cUn\u2019ulteriore interminabile discussione ebbe luogo la notte stessa all\u2019osteria del villaggio [Rossano di Zeri, NdA]. Poco prima dell\u2019ora di cena era arrivato un \u2018commissario politico\u2019, fumante d\u2019ira perch\u00e9 gli era stato impedito di tenere un discorso ai rossanesi. Lasciata la stanza della conferenza, Fred [Brattisani, partigiano del Battaglione Internazionale, NdA] aveva fatto immediato ritorno nella Vallata giungendovi pochi attimi prima del sedicente oratore e davanti al Palazzo degli Schiavi aveva trovato adunata una piccola folla in attesa di veder apparire al balcone il novello tribuno. Fred non aveva tergiversato. Aveva spedito una pattuglia armata incontro al \u2018commissario\u2019 e lo aveva fatto dissuadere dal suo proposito; con un senso di sollievo la folla aveva fatto ritorno a casa.<br \/>\nRientrato ad Adelano imbestialito, il \u2018commissario\u2019 si present\u00f2 all\u2019osteria spalleggiato da alcuni dei suoi e la tavola della cena si trasform\u00f2 ben presto in un\u2019arena politica. Stavolta erano presenti parecchi dei nostri, fra i quali i fratelli Beretta [Gino e Guglielmo Cacchioli, della banda Beretta, in quella fase unificata con la Brigata Cento Croci, di cui Gino Beretta era comandante, NdA] che Nello [Sani, partigiano del Battaglione Internazionale, NdA] aveva provveduto a convocare, ritenendo che il nostro gruppo non fosse abbastanza numeroso. In breve ci venimmo a trovare in una vera bolgia. Il colonnello, nella sua qualit\u00e0 di comandante della zona [Fontana, NdA], si spolmon\u00f2 ad affermare che la questione politica doveva restare in sottordine fino a guerra finita, ma inutilmente, Mario [Fortelli, partigiano del Battaglione Internazionale, NdA], per la prima e l\u2019ultima volta in cui lavorammo insieme, perse le staffe e si espresse in termini non strettamente legali.<br \/>\nAlle due del mattino li piantai in asso per andare a dormire. Fuori della porta mi aspettava Nello ed insieme ci dirigemmo alla casa di don Grigoletti.<br \/>\n-Maggiore -mi chiese quando arrivammo- \u00e8 proprio vero che domani notte verr\u00e0 un aereo?<br \/>\n-S\u00ec, Nello, l\u2019aereo verr\u00e0, purch\u00e9 il tempo si mantenga buono.<br \/>\n-E non abbandoneremo i rossanesi, vero?<br \/>\n-Non c\u2019\u00e8 pericolo.<br \/>\n-Bene. Buona notte, Maggiore.<br \/>\nEra la notte del 2 agosto 1944.<br \/>\nFu Mario a svegliarmi il mattino seguente, che albeggiava appena. Nello era con lui.<br \/>\n-Il colonnello ti vuole al comando il pi\u00f9 in fretta possibile. Si sentono scariche di mitraglia dalla direzione di Pontremoli e non sappiamo che cosa significhino.- Prima ancora di lasciare la casa udii distintamente le sparatorie\u201d<a href=\"#_ftn18\" name=\"_ftnref18\">[18]<\/a>.<br \/>\nAmmettiamo per ipotesi che Tullio abbia mentito: che non sia stato mandato in missione. Ma in ogni caso non poteva sapere nulla, perch\u00e9 nessuno sapeva nulla. La notte passata da Jacopini a bere e a cantare\u2026 La bolgia nell\u2019osteria che coinvolse il \u2018commissario\u2019, Lett e i Beretta\u2026 L\u2019inganno della Monterosa\u2026 Difficile addebitare ogni colpa a \u201cTullio\u201d, \u201ctraditore della nostra causa\u201d!<br \/>\nAnche la relazione del comandante della Colonna Giustizia e Libert\u00e0 Vero Del Carpio \u201cBoia\u201d \u00e8 chiara sul fatto che il rastrellamento non era stato previsto<a href=\"#_ftn19\" name=\"_ftnref19\">[19]<\/a>.<br \/>\nLa verit\u00e0 \u00e8 che il 3 agosto fu un disastro.<br \/>\nLo dimostra un brano della testimonianza di Giorgio Giuffredi -del Battaglione Picelli, quasi liquefatto dopo l\u2019uccisione di \u201cFacio\u201d- resa a Giulio Mongatti:<br \/>\n\u201cHo messo in salvo due distaccamenti miei che si trovavano a Sesta Godano e vado sul posto dove era avvenuto il combattimento e trovo dei compagni e mi dicono che era stato un tradimento del colonnello e che i russi lo avevano ucciso\u201d<a href=\"#_ftn20\" name=\"_ftnref20\">[20]<\/a>.<br \/>\nRessero bene la Brigata Cento Croci e il distaccamento di Giustizia e Libert\u00e0 guidato da Daniele Bucchioni: fu grazie a loro che il disastro fu limitato. Ma per le brigate garibaldine e per il Comando il termine giusto \u00e8 \u201cdisastro\u201d. Con responsabilit\u00e0 di tutti coloro che avevano un ruolo di comando.<br \/>\nEd \u00e8 significativo che solo i testi di Fontana e di Jacopini facciano riferimento alle \u201cscorribande amorose\u201d di \u201cTullio\u201d. Non lo fanno n\u00e9 il testo di Lett n\u00e9 quello del \u201cBoia\u201d, pur essendo entrambi in rapporti non certo buoni con \u201cTullio\u201d.<br \/>\nIl termine \u201cdisastro\u201d fu usato anche nella relazione del Comitato Federale del Pci dell\u2019agosto 1945, che evidenzi\u00f2 anche le responsabilit\u00e0 del Comando:<br \/>\n\u201cIl 3 agosto avemmo il primo grande rastrellamento nelle formazioni. Fu un disastro: solo la Cento Croci riusc\u00ec a resistere all\u2019urto, permettendo lo sganciamento e lo sbandamento delle altre brigate senza gravi perdite. Lo stesso Comando di Divisione tagli\u00f2 la corda\u201d<a href=\"#_ftn21\" name=\"_ftnref21\">[21]<\/a>.<\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\">\u201cTullio\u201d fu destituito da comandante della Vanni. Nel giro di poche settimane ricostru\u00ec il battaglione Signanini con 200 uomini e prepar\u00f2 il ritorno nella Muccini che stava per costituirsi. L\u2019ascendente non lo aveva perduto.<br \/>\nMa nella Muccini persisteva la vecchia ruggine, aggravata dalle accuse non provate sul 3 agosto. Fino al 29 novembre tante furono le azioni, ma anche le polemiche.<br \/>\nPaolino Ranieri \u201cAndrea\u201d sostenne che \u201cTullio\u201d doveva rimanere come partigiano, ma con un altro comandante.<br \/>\nPietro Perpiglia, che svolgeva il lavoro politico per il Pci tra le formazioni nel CLN di montagna, diede invece fiducia a \u201cTullio\u201d. Anche perch\u00e9 si era accorto della falsit\u00e0 delle accuse a lui rivolte sui colpi in bianco, ecc. Perpiglia sar\u00e0 criticato, per questo, nella citata relazione del Pci del 1945.<br \/>\nIl 12 settembre 1944 il Comando diede una formale diffida a \u201cTullio\u201d a sospendere ogni attivit\u00e0. Ma sette giorni dopo fu reintegrato nella Muccini come comandante di tre distaccamenti, che poi divennero sette. Fu reintegrato non dal Comando o dal CLN. Ma grazie alla sua forza, al suo fascino tra i partigiani, che erano orgogliosi di militare con \u201cTullio\u201d. Tullio esprimeva un\u2019anima del partigianato, esplosiva, ribelle, protestataria. Era questa la sua forza. Anche la sua debolezza politica, certo. Ma le due anime dovevano convivere. E\u2019 qui che correggerei il giudizio di Ricci, che ho riportato all\u2019inizio. Il maggior senso politico dei dirigenti comunisti sarzanesi (non parliamo dei dirigenti comunisti ai monti in Val di Vara e nello Zerasco, tutta un\u2019altra risma) non era sufficiente di per s\u00e9, aveva bisogno anche dell\u2019altra anima. Si doveva andare verso l\u2019esercito partigiano, ma democratico, senza le tradizionali gerarchie, con il rispetto dell\u2019autonomia delle formazioni. Era questo l\u2019incontro da fare, la sintesi da cercare.<br \/>\nNon era semplice. C\u2019era anche il campanilismo, l\u2019emulazione con i sarzanesi. \u201cTullio\u201d impersonava i santostefanesi. Il contado contro la citt\u00e0, prevenuto verso la citt\u00e0. E viceversa.<\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\">In qualche modo si continu\u00f2 a convivere, fino al 29 novembre 1944. \u201cTullio\u201d non rinunci\u00f2 mai a battersi per la \u201criabilitazione\u201d piena, e a un certo punto pose la questione dell\u2019autonomia della sua formazione dalla Muccini. Ma non ottenne n\u00e9 l\u2019una n\u00e9 l\u2019altra. I \u201csarzanesi\u201d tentarono di togliergli gli uomini, senza riuscirci: non ci fu mai una diserzione, una secessione.<br \/>\nL\u2019autunno 1944 non fu comunque un periodo facile per la Resistenza spezzina. Certamente per la rinuncia degli alleati ad avanzare, ma anche per la complicata ricostruzione delle brigate garibaldine dopo il disastro di agosto in Val di Vara e nello Zerasco. E poi c\u2019era la fame, quella vera.<br \/>\nStudiando le carte di archivio, si scopre che da settembre a novembre il Comando -Fontana e Cabrelli, a volte Tommaso Lupi, vice commissario politico- non faceva che criticare, pressoch\u00e9 quotidianamente, la Vanni e la formazione di Nello Quartieri \u201cItaliano\u201d, variamente denominata nelle diverse fasi. Eugenio Lenzi \u201cPrimula Rossa\u201d, che poi diventer\u00e0 comandante della Vanni, era un bersaglio fisso: per requisizioni e prelevamenti non autorizzati, per azioni non concordate, per assenze ingiustificate. Fontana e Lupi il 28 novembre lo paragonarono a \u201cTullio\u201d. Il 5 ottobre la Vanni veniva criticata per la requisizione di una Fiat Balilla, \u201cnon si comprende a quale scopo dato che per ora i patrioti non hanno possibilit\u00e0 di marciare in automobile\u201d<a href=\"#_ftn22\" name=\"_ftnref22\">[22]<\/a>. Anche contro Quartieri le accuse del Comando contro \u201cazioni non autorizzate\u201d erano uno stillicidio: dalla \u201csevera diffida\u201d<a href=\"#_ftn23\" name=\"_ftnref23\">[23]<\/a> del 23 settembre si pass\u00f2, il 13 novembre, alla notifica che \u201cla Brigata Borrini ha ricevuto ordine di procedere al tuo disarmo anche con la forza\u201d<a href=\"#_ftn24\" name=\"_ftnref24\">[24]<\/a>. Il 3 dicembre il comando di un\u2019altra brigata garibaldina, la Matteotti, fu sciolto per \u201cimpulsivit\u00e0\u201d del comandante Franco Coni<a href=\"#_ftn25\" name=\"_ftnref25\">[25]<\/a>. Per leggere un elogio della Vanni bisogna aspettare il 4 dicembre, per quello della formazione di Quartieri il 12 dicembre. Naturalmente le formazioni e i singoli cercavano ogni tanto di difendersi dalle critiche, esattamente come \u201cTullio\u201d. Ma poi tutto fu dimenticato, tranne che per \u201cTullio\u201d.<\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\">Ma facciamo un passo indietro.<br \/>\nCon la fine di luglio 1944 era aumentata nella bassa Val di Magra l\u2019affluenza di partigiani: si pose la questione dell\u2019unit\u00e0 dei tanti distaccamenti. Nacque cos\u00ec, il 19 settembre 1944 nel bosco di Faeta sopra Falcinello, la Brigata Muccini.<br \/>\nGalantini fu eletto comandante, Montarese commissario politico. Galantini non era comunista, ed era un ex ufficiale. Forse fu scelto anche per questo. Certamente anche per le sue qualit\u00e0. Leggiamo Paolino Ranieri:<br \/>\n\u201cFederico un mastino. Calmo, esageratamente calmo. Non so chi \u00e8 quel partigiano che lo ha mai visto una volta correre. Era sempre a studiare i colpi pi\u00f9 audaci per poi parteciparvi. Si metteva in testa e camminava calmo, sparavano e rimaneva calmo, di una calma che inchiodava gli uomini al loro posto\u201d<a href=\"#_ftn26\" name=\"_ftnref26\">[26]<\/a>.<br \/>\nLa Muccini fu una brigata di grande forza. C\u2019era il distaccamento Righi, con gli intellettuali. Il Gerini, molto combattivo. Il Cheirasco, nuovo nome della formazione Orti, di Lido Galletto, partigiano che era sempre stato geloso dell\u2019autonomia organizzativa e ideologica della sua banda, un comunista libertario, un intellettuale.<br \/>\nIl pi\u00f9 bel libro sulla Muccini \u00e8 \u201cLa lunga estate\u201d di Galletto. Leggete l\u2019inizio, le pagine straordinarie sulla violenza anche partigiana, sulla \u201cfuria cruenta degli uomini impazziti per l\u2019orrore della guerra\u201d<a href=\"#_ftn27\" name=\"_ftnref27\">[27]<\/a>. Quelle sui partigiani di Paghezzana, \u201cpassionali, spesso estremisti e tribali\u201d<a href=\"#_ftn28\" name=\"_ftnref28\">[28]<\/a>. E la bellezza dei ritratti dei contadini, degli operai, delle donne, dei vecchi anarchici. L\u2019esistenza agra, la voglia di tornare a vivere. Il rapporto di \u201cOrti\u201d con Vilmo Cargioli \u201cStelio\u201d, che lo sostitu\u00ec quando si dimise da comandante. La poesia di \u201cStelio\u201d, \u201cLamento per Bibi\u201d:<br \/>\n\u201cSenza dottrina, forse, ma con negli occhi una voglia una voglia come di rivoltare il mondo\u201d<a href=\"#_ftn29\" name=\"_ftnref29\">[29]<\/a>.<br \/>\nGalletto colpisce anche per l\u2019acutezza dell\u2019analisi:<br \/>\n\u201cLa creazione della Ugo Muccini sarzanese era stato il capolavoro politico di \u2018Andrea\u2019 Paolino Ranieri per la quale aveva dedicato tutte le sue energie, operando con diplomazia e coagulando la diversa tendenza politica dei partigiani e comandanti di distaccamento, in prevalenza di orientamento comunista. Anche la scelta di \u2018Federico\u2019 (Piero Galantini) a comandante rispondeva ad una logica politica lungimirante.<br \/>\nLa nomina di un comandante, democratico, senza una precisa appartenenza ad un partito creava i presupposti di una pi\u00f9 ampia adesione al movimento partigiano di quelle classi sociali borghesi della societ\u00e0 sarzanese.<br \/>\nSolo \u2018Tullio\u2019 (Primo Battistini) di Santo Stefano Magra ex Sotto-Ufficiale della Marina Militare (in realt\u00e0 Mercantile, NdA) si dichiarava anarchico, con una carica ribellistica notevole.<br \/>\nInfatti non accettava facilmente la subordinazione al Comando di Brigata, creando anche contrasti violenti con i responsabili politici e militari della brigata, che si andavano a determinare subito dopo la costituzione.<br \/>\n[\u201cTulio\u201d] godeva fra i suoi partigiani, tra cui molti di orientamento comunista o libertari, stima e fiducia.<br \/>\n[\u2026] Questa componente partigiana con caratteristiche di origine sociale, ambientale e politica diversa da quella della vecchia guardia comunista sarzanese non si adeguer\u00e0 alla disciplina e alle regole che il Comando di Brigata della Ugo Muccini andr\u00e0 progressivamente a stabilire\u201d<a href=\"#_ftn30\" name=\"_ftnref30\">[30]<\/a>.<br \/>\n\u201cOrti\u201d fu l\u2019unico a porre l\u2019obiezione giusta riguardo alla Muccini: la formula stanziale non era facilmente difendibile n\u00e9 avrebbe permesso le possibilit\u00e0 di manovra indispensabili alla guerriglia. L\u2019unica via di scampo era quella aspra e difficile delle Apuane.\u00a0 Ma ormai tutto andava in un\u2019altra direzione.<br \/>\nIl Comando di Brigata si insedi\u00f2 a Canepari, nella scuola. L\u2019unit\u00e0 delle bande della Val di Magra era un fatto positivo ed esaltante. Ma aveva il punto di debolezza segnalato da \u201cOrti\u201d: la ristrettezza del territorio, la sua accessibilit\u00e0 da ogni lato. La Muccini non era in montagna, ma in colline esposte alle facili avventure dei nazifascisti. Questo punto di debolezza venne purtroppo alla luce durante il grande rastrellamento del 29 novembre 1944.<br \/>\nFino ad allora le azioni furono frequenti, importanti e a volte clamorose. Il 24 settembre 1944 una pattuglia del distaccamento di \u201cTullio\u201d uccise un tedesco a Ressora di Arcola, mentre altri due vennero fatti prigionieri. Dieci giovani vennero fucilati da tedeschi e fascisti per rappresaglia. Tra loro c\u2019era Renato Grifoglio, vecchio comunista di Migliarina, che era stato, insieme a un gruppo di altri migliarinesi, in contatto con i sarzanesi fin dai tempi della banda Betti. In mezzo alla popolazione arcolana, pur fortemente antifascista, l\u2019uccisione del tedesco non venne generalmente approvata.<br \/>\nUn\u2019altra azione contro le brigate nere, effettuata da altri distaccamenti intorno al 20 settembre, conclusasi con la cattura di alcune di esse, indusse i fascisti a prelevare quattordici ostaggi tra la cittadinanza sarzanese, tra i quali i padri di Galantini, di Vesco e del partigiano cattolico Franco Franchini. Nella notte tra il 25 e il 26 cinquanta partigiani della Muccini entrarono in Sarzana e penetrarono nel carcere per liberare gli ostaggi, che per\u00f2 erano stati trasferiti altrove. La notte successiva duecento partigiani, guidati da \u201cFederico\u201d, bloccarono completamente da ogni parte Sarzana. Fu una grande azione di efficienza e di forza, che serv\u00ec anche a rincuorare la popolazione civile. Gli ostaggi furono poi liberati grazie a uno scambio con i fascisti catturati il 9 novembre dalla Brigata Carrara della Divisione Lunense.<br \/>\nIl 3 novembre il sottufficiale tedesco Rudolf Jacobs, che aveva disertato e aderito alla Muccini, organizz\u00f2 un eroico e sfortunato attacco contro la caserma delle brigate nere sita nell\u2019albergo Laurina: Jacobs cadde crivellato di colpi.<br \/>\nIl 27 novembre, durante un attacco ai tedeschi in Garfagnana, condotto dalla Muccini assieme alla Divisione Lunense e agli alleati, che per\u00f2 all\u2019ultimo momento rinunciarono a intervenire, mor\u00ec eroicamente Miro Luperi \u201cReno\u201d, per proteggere la ritirata dei compagni.<\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\">Veniamo al grande rastrellamento del 29 novembre. Stretta nella morsa di 8-10 mila nazifascisti, cannoneggiata dalla Palmaria, da Punta Bianca e da altre postazioni, la Muccini affront\u00f2 furiosi combattimenti fino a sera. Il nemico ebbe 54 vittime, i partigiani 18. Fall\u00ec il tentativo di annientare la brigata, ma venne al pettine il nodo di fondo: la Muccini era ammassata in uno spazio ristretto, mancante di zone di protezione e di vie d\u2019uscita. La lunga resistenza dei santostefanesi a Ponzano Superiore e a Vecchietto salv\u00f2 molti reparti della Muccini. Gran parte della brigata si diresse, sotto la guida di Galantini, verso le Apuane per passare le linee e giungere nelle zone gi\u00e0 in mano agli alleati. La decisione suscit\u00f2 la critica del Partito comunista. \u201cFederico\u201d pass\u00f2 le linee con l\u2019intenzione di chiedere armi e ritornare in zona, ma trov\u00f2 il diniego degli alleati. Solo il 5 aprile 1945 ottenne di essere impegnato con i suoi uomini: si cre\u00f2 la cos\u00ec detta Brigata Muccini di linea, che partecip\u00f2 alla fase finale della lotta. Bertone e Ranieri rimasero invece nascosti nei boschi della zona per occuparsi dei feriti. Ranieri cadde in un\u2019imboscata il 14 dicembre proprio mentre era in cerca di medicinali, fu ferito, arrestato e incarcerato al 21\u00b0 Reggimento alla Spezia, dove rimase prigioniero, nonostante i tanti tentativi di liberarlo, fino al 23 aprile 1945. Flavio Bertone \u201cWalter\u201d riusc\u00ec, il 16 dicembre, a ricostituire formalmente la Muccini, con sei distaccamenti. Con lui, eletto comandante, c\u2019erano Montarese, Portonato e Luciani.<br \/>\nIl Comitato Federale del PCI spezzino si compliment\u00f2 con \u201cWalter\u201d:<br \/>\n\u201cLa decisione che hai presa di raggruppare intorno a te tutte le forze sane della Brigata Muccini che hanno sentito che il loro dovere \u00e8 qui, che il loro posto di combattimento non \u00e8 oltre le linee ma nelle zone che gi\u00e0 altre volte li hanno visti combattere e vincere, nelle zone dove hanno terrorizzato i briganti neri, \u00e8 altamente meritevole, tanto pi\u00f9 meritevole perch\u00e9 presa nel momento che anche i migliori hanno titubato\u201d<a href=\"#_ftn31\" name=\"_ftnref31\">[31]<\/a>.<br \/>\nIl Pci, come detto, era molto critico. L\u201911 dicembre Antonio Borgatti \u201cSilvio\u201d, segretario della Federazione, scrisse a Jacopini:<br \/>\n\u201cNoi non siamo d\u2019accordo sui passaggi in massa delle linee, assolutamente contrari poi quando si tratti di elementi di comando. [\u2026] la Muccini \u00e8 passata quasi al completo, ma ci ha messi di fronte al fatto compiuto\u201d<a href=\"#_ftn32\" name=\"_ftnref32\">[32]<\/a>.<\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\">Dai documenti vari di Galantini, tutti scritti a Pescia, in territorio alleato, o immediatamente dopo il ritorno a Sarzana, emerge un grande tumulto interiore. \u201cFederico\u201d vuole tornare a combattere, si sente in colpa, non riesce a convincere gli alleati: hanno bisogno di piccoli gruppi esperti, non di una formazione ampia come la sua. \u201cFederico\u201d ha nostalgia della vita partigiana: i racconti sono pieni di entusiasmo e di lirismo. Secondo Ricci, Galantini, nei suoi sforzi per rientrare, \u201criusc\u00ec ad entrare nelle grazie\u201d del capitano Petruzzi [Galantini gli scriveva definendolo tenente, NdA] \u201canche prestandosi a scrivergli dei racconti\u201d<a href=\"#_ftn33\" name=\"_ftnref33\">[33]<\/a>. Daniel J. Petruzzi era un ufficiale italoamericano, \u201caffascinato dalla storia, l\u2019arte e la cultura del paese, elementi ai quali guard\u00f2 non come un turista qualsiasi ma come parte delle proprie radici\u201d<a href=\"#_ftn34\" name=\"_ftnref34\">[34]<\/a>.<br \/>\nIl testo chiave, nei materiali di Galantini, \u00e8 un documento di sei pagine datato 28 aprile 1945. Nel retro \u00e8 scritto \u201cAlla Federazione Comunista di La Spezia. Questa mia autocritica sul mio operato dal 29-11-44 al 23-4-45\u201d. Federico parla di \u201cmomento di debolezza\u201d e di \u201cgrave responsabilit\u00e0 di aver abbandonato la lotta, ma con la speranza di tornare\u201d. E usa il termine \u201cdomanda di grazia\u201d<a href=\"#_ftn35\" name=\"_ftnref35\">[35]<\/a> per chiedere l\u2019iscrizione al PCI. Sono pagine di grande forza, con una loro epicit\u00e0.<\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\">Anche \u201cTullio\u201d pass\u00f2 le linee, ma rientr\u00f2 dopo il Capodanno, con un suo gruppo di trentadue uomini, come sabotatori della Special Force, d\u2019intesa con Gordon Lett e Charles Macintosh. Il Pci fu molto critico, cos\u00ec i Comandi della IV Zona e della Muccini. Fontana scrisse a Lett protestando. Il PCI si rivolse direttamente \u201cai componenti il Gruppo Tullio\u201d per chiarire che il partito non aveva alcun rapporto con \u201cTullio\u201d. Lett rispose a Fontana che il Gruppo Tullio traeva effettivamente legittimazione dal Comando alleato e, in concreto, agiva alle dipendenze dirette della Special Force. I rapporti si deteriorarono ulteriormente. Il Pci tent\u00f2 ancora una volta di dividere \u201cTullio\u201d dai suoi uomini, senza riuscirci. Fontana gli intim\u00f2 pi\u00f9 volte di abbandonare la IV Zona, ma \u201cTullio\u201d non lo fece, spostandosi di continuo. \u201cTullio\u201d entr\u00f2 in rotta di collisione anche con gli alleati, perch\u00e9 approfittava delle sue missioni per uccidere spie fasciste. Venne convocato a Firenze ma non and\u00f2. Fu molto attivo: la sua azione pi\u00f9 spettacolare fu far saltare gli argini del Canale Lunense, sconvolgendo centinaia di metri di binari ferroviari.<br \/>\nAnche la Muccini di \u201cWalter\u201d, pur numericamente esigua e senza aiuti da nessuno, fu molto attiva. Il 2 aprile mor\u00ec in combattimento la prima donna: Amalia Lydia Lalli \u201cKira\u201d, figlia di un esponente socialista, che era entrata nella brigata, inizialmente, come infermiera.<br \/>\nLe brigate nere sarzanesi effettuarono una feroce rappresaglia il 10 aprile, fucilando otto antifascisti. Nella notte \u201cWalter\u201d con dodici uomini, scese a Sarzana e fece saltare con la dinamite la caserma fortificata delle brigate nere: quelle superstiti, prese dal panico, abbandonarono la citt\u00e0.<br \/>\n\u201cWalter\u201d e i suoi uomini furono protagonisti della liberazione di Fosdinovo e di Sarzana, il 23 aprile, prima degli alleati. La Muccini fu raggiunta dalla Muccini di linea: nella piazza di Sarzana ci fu l\u2019abbraccio tra Bertone e Galantini, che sanzionava l\u2019impegno comune degli antifascisti sarzanesi.<br \/>\n\u201cTullio\u201d il 25 aprile era nella sua Santo Stefano:<br \/>\n\u201cMi diressi al mio paese, a Santo Stefano Magra, ove trovai il maggiore Macintosh della Special Force con un\u2019autoblinda. Intanto la popolazione mi si era fatta incontro festeggiandomi e porgendomi fiori.<br \/>\nRiferendomi alla precedente richiesta della Special Force di rientrare a Firenze dissi al maggiore Macintosh che ero a sua disposizione per chiarire ogni cosa; sarei stato disposto anche a sostenere un processo; che per\u00f2 tale processo dovevano farmelo l\u00ec davanti a tutti i miei partigiani, coi quali per tanti mesi avevo diviso fame, fatiche e pidocchi, non avendone come beneficio che una famiglia ridotta in estrema povert\u00e0, un figlio (Sandro) ridotto quasi cieco ed una casa devastata dai tedeschi e dai fascisti.<br \/>\nMacintosh non obbiett\u00f2 nulla, anzi volle stringermi la mano; infine ordin\u00f2 che alla mia famiglia fosse consegnato ogni genere di conforto\u201d<a href=\"#_ftn36\" name=\"_ftnref36\">[36]<\/a>.<\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\">Concludo con un omaggio ad Anna Maria Vignolini \u201cValeria\u201d. Ecco il suo racconto:<br \/>\n\u201cIl 25 luglio, quando tutta Sarzana esult\u00f2 per la caduta del fascismo, presi parte alla manifestazione che si svolse nelle vie cittadine: fu la prima esperienza attiva alla quale partecipai. Dopo l\u20198 settembre e lo sfacelo dell\u2019esercito aiutammo i giovani militari sbandati. Fu quella la svolta. Anche noi ragazze ci davamo da fare, non parlavamo pi\u00f9 di ballo o di ragazzi. Andavamo in bicicletta al fiume in costume, per dare la sensazione di essere innocui bagnanti, invece facevamo riunioni politiche. Cantavamo \u2018Bandiera rossa\u2019 e l\u2019\u2019Internazionale\u2019 sul fiume o nel Campo dei Cappuccini, dove ora c\u2019\u00e8 lo stadio. Prima ero timida, riservata e un po\u2019 paurosa, di svenimento facile, poi il lavoro clandestino mi diede coraggio. Gli ideali portano a osare cose inimmaginabili.<br \/>\nMi fu affidato il compito di organizzare gruppi femminili che aiutassero la costituzione delle prime bande, con la raccolta di denaro e vestiario. Riuscii a formare un gruppo di dieci unit\u00e0. Facevamo propaganda: volantini, manifesti, scritte murali. Mi muovevo soprattutto con la bicicletta. Organizzammo il grande sciopero del marzo 1944 a Spezia, sostenevamo la lotta delle operaie dello jutificio. Mi fu poi affidato il compito di organizzare le donne delle zone di Arcola, Vezzano, Prati di Vezzano, Termo e Limone. Nell\u2019estate del \u201944 cominciai a essere notata dalle brigate nere, il CLN mi consigli\u00f2 di spostarmi da casa, per collocarmi pi\u00f9 vicino alla Brigata Muccini.<br \/>\nAlloggiai nella casa di \u2018Ven\u00f9\u2019 (Benvenuto Ambrosini), futuro suocero di Flavio Bertone \u2018Walter\u2019, nella zona di Giucano, una casa che era l\u2019avamposto della \u2018Muccini\u2019 verso il piano. Quante volte sono passata davanti all\u2019albergo Laurina, sede dei fascisti, con materiale ad altissimo rischio! Lass\u00f9 conobbi Lydia Lalli \u2018Kira\u2019 e diventammo amiche, anche se con compiti diversi: io comunicavo con le donne, lei combatteva con le armi.<br \/>\nDopo il rastrellamento del 29 novembre i fascisti vennero a cercarmi nella casa di Sarzana. Riuscii a spostarmi a Carrara, per portare assistenza ai feriti, trovare cibo e vestiario e per organizzare le donne. Non solo perch\u00e9 la guerra doveva finire ma anche perch\u00e9 le donne non dovevano pi\u00f9 essere gli angeli del focolare ma protagoniste nella societ\u00e0. Le donne di Carrara furono meravigliose: al mercato prendevano patate e pomodori e le tiravano contro i tedeschi. Potevano farlo perch\u00e9 erano tantissime\u201d<a href=\"#_ftn37\" name=\"_ftnref37\">[37]<\/a>.<br \/>\nDopo la Liberazione Anna Maria fu dirigente della Commissione femminile della Federazione spezzina del Pci, consigliere comunale alla Spezia e assessore all\u2019assistenza sociale del Comune di Sarzana. Nel 1951 divent\u00f2 mamma: quando rimase incinta non era ancora sposata, fu criticata dal partito insieme al suo compagno, Turiddu Perugi, partigiano della Muccini. Erano gli anni dei licenziamenti politici. Anche Turiddu perse il lavoro, e rimase per otto anni senza. Lo stipendio del partito non bastava, grazie al diploma Anna Maria riusc\u00ec a entrare in Provincia.<br \/>\nA Carrara aveva conosciuto Bruna Conti, che fu poi la moglie del segretario nazionale del Pci Luigi Longo. Un giorno lo incontr\u00f2, e lui le disse, dandole del \u201cvoi\u201d, come usava: \u201cVoi siete troppo modesta e non avete ambizione sufficiente, perch\u00e9 un pochino occorre\u201d. \u201cMa io sono sempre cos\u00ec\u201d<a href=\"#_ftn38\" name=\"_ftnref38\">[38]<\/a>, mi disse Anna Maria quando mi raccont\u00f2 di questo incontro.<br \/>\nAnche questa \u00e8 una piccola lezione. E\u2019 proprio vero, i vinti ci parlano ancora.<\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\">\n<a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> Si vedano: Giulivo Ricci, <em>Avvento del fascismo. Resistenza e lotta di liberazione in Val di Magra<\/em>, Istituto storico della Resistenza \u201cPietro Mario Beghi\u201d, La Spezia, 1975; Giulivo Ricci, <em>Storia della brigata garibaldina \u201cUgo Muccini\u201d<\/em>, Istituto storico della Resistenza \u201cPietro Mario Beghi\u201d, La Spezia, 1978; <em>Brigata Garibaldi U. Muccini<\/em> (scheda online a cura di Maria Cristina Mirabello), presente sul sito dell\u2019Istituto spezzino per la storia della Resistenza e dell\u2019et\u00e0 contemporanea, s.d., ma 2015; Pino Meneghini, <em>Paolino Ranieri<\/em>, Comune di Sarzana, Sarzana, 2008; Andrea Ranieri, <em>Mio babbo partigiano. Patriota senza nazione<\/em>, Castelvecchi, Roma, 2020; Comitato Provinciale Unitario della Resistenza della Spezia, <em>Walter, un uomo della Resistenza<\/em>, Edizioni Giacch\u00e9, La Spezia, 2000; Lorenzo Vincenzi (a cura di), <em>Rudolf Jacobs. Le radici della democrazia europea<\/em>, Comune di Sarzana &#8211; Assessorato alla Cultura\/Istituto storico della Resistenza \u201cPietro Mario Beghi\u201d, La Spezia, 1978; Luigi Monardo Faccini<em>, L\u2019uomo che nacque morendo<\/em>, Nuova Iniziativa Editoriale, Roma, 2005; Carlo Greppi, <em>Il buon tedesco<\/em>, Laterza, Bari-Roma, 2021; Giorgio Pagano, <em>Eppur bisogna ardir. La Spezia partigiana 1943-1945<\/em>, Edizioni Cinque Terre, La Spezia, 2015; Giorgio Pagano e Maria Cristina Mirabello, <em>Sebben che siamo donne. Resistenza al femminile in IV Zona operativa, tra La Spezia e Lunigiana<\/em>, Edizioni Cinque Terre, La Spezia, 2017; Goliardo Luciani, <em>Ricordi 1914-1946<\/em>, Zappa, Sarzana, 1992; Lido Galletto, <em>La lunga estate<\/em>, Ceccotti, Massa, 1995; Pino Marchini, <em>Un berretto pieno di speranze. I ricordi di Vanda Bianchi<\/em>, Edizioni Cinque Terre, La Spezia, 2010; Giuseppina Cogliolo, <em>Una ribelle di nome Fiamma<\/em>, Chillemi, Roma, 2009; Lamberto Furno, <em>Il drago e il Sagro<\/em>, Lucarini, Roma, 1985; Giorgio Neri, <em>Arcola nel movimento partigiano della Bassa Val di Magra-La strage di Ressora<\/em>, in Comune di Arcola-Comitato Unitario della Resistenza, <em>Arcola tra storia e ricordo 1939-1945<\/em>, Centrostampa, Arcola, 1996; Giorgio Neri (a cura di), <em>Percorsi partigiani<\/em>, Comune di Arcola &#8211; ANPI di Arcola, Edizioni Giacch\u00e9, La Spezia, 2005.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> Giulivo Ricci, <em>Storia della brigata garibaldina \u201cUgo Muccini\u201d<\/em>, cit., p. 35<br \/>\n<a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> Ivi, p. 36.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a> Ivi, p. 39.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a> Ivi, p. 40.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a> Ivi, p. 50.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a> Primo Battistini, <em>Tullio. Memorie. Cronache resistenziali<\/em>, manoscritto inedito, p. 8.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a> <em>Nascita del primo gruppo patriottico nel Sarzanese<\/em>, testimonianza di Paolo Ambrosini raccolta da Giulio Mongatti, in <em>Resistenza nello Spezzino e nella Lunigiana \u2013 Scritti e testimonianze<\/em>, Istituto Storico della Resistenza \u201cPietro Mario Beghi\u201d, La Spezia, 1975, p. 125.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[9]<\/a> ASSP, Prefettura di La Spezia, Gabinetto, b. 85, fasc. 1, c. 38. Le parole sottolineate e quelle scritte in maiuscolo sono nel testo originario.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref10\" name=\"_ftn10\">[10]<\/a> <em>Relazione sull\u2019attivit\u00e0 del Comitato Federale dal 1939 all\u2019agosto 1945<\/em>, Soc. An. SIT, La Spezia, Stab, Ind. Tipografico, s.d., ma 1945, p. 15.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref11\" name=\"_ftn11\">[11]<\/a> AISRSP, fasc. 34.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref12\" name=\"_ftn12\">[12]<\/a> Ibidem.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref13\" name=\"_ftn13\">[13]<\/a> Primo Battistini, <em>Tullio. Memorie. Cronache resistenziali<\/em>, cit., p. 70.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref14\" name=\"_ftn14\">[14]<\/a> Giorgio Gimelli, <em>Cronache militari della Resistenza in Liguria<\/em>, Volume II, Istituto Storico della Resistenza in Liguria, Genova, 1969, pp. 193-199. Gimelli citava dall\u2019originale, depositato presso l\u2019Archivio della Resistenza in Liguria, senza indicare una data, che dovrebbe essere di poco successiva ai fatti.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref15\" name=\"_ftn15\">[15]<\/a> <em>Mario Fontana e la IV Zona operativa<\/em>, Istituto Storico della Resistenza \u201cPietro Mario Beghi\u201d, La Spezia, 1972, p. 20. Il volume comprende anche la relazione di Fontana ma non indica la data della sua stesura, che dovrebbe essere di poco successiva alla Liberazione, e comunque precedente il 1948, anno della morte di Fontana.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref16\" name=\"_ftn16\">[16]<\/a> Giorgio Gimelli, <em>Cronache militari della Resistenza in Liguria<\/em>, Volume II, cit., p. 98.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref17\" name=\"_ftn17\">[17]<\/a> Marcello Jacopini, <em>Canta il gallo<\/em>, Edizioni Avanti!, Milano, 1960, pp. 79-81.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref18\" name=\"_ftn18\">[18]<\/a> Gordon Lett, <em>Rossano<\/em>, ELI, Milano, 1958, pp. 118-119.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref19\" name=\"_ftn19\">[19]<\/a> Brigata Colonna Giustizia e Libert\u00e0, <em>Relazione sul rastrellamento avvenuto il 3 agosto 1944<\/em>, 7 agosto 1944, AISRSP, fasc. 73.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref20\" name=\"_ftn20\">[20]<\/a> AISRSP, fasc. 34.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref21\" name=\"_ftn21\">[21]<\/a> <em>Relazione sull\u2019attivit\u00e0 del Comitato Federale dal 1939 all\u2019agosto 1945<\/em>, cit., p. 11.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref22\" name=\"_ftn22\">[22]<\/a> AISRSP, fasc. 271.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref23\" name=\"_ftn23\">[23]<\/a> Ibidem.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref24\" name=\"_ftn24\">[24]<\/a> AISRSP, fasc. 272.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref25\" name=\"_ftn25\">[25]<\/a> Ibidem.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref26\" name=\"_ftn26\">[26]<\/a> Andrea,<em> Federico e Walter<\/em>, in <em>29 novembre, Numero unico della Brigata d\u2019Assalto Garibaldi \u201cUgo Muccini\u201d<\/em>, Sarzana, 1947.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref27\" name=\"_ftn27\">[27]<\/a> Lido Galletto, <em>La lunga estate<\/em>, cit., p. 9.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref28\" name=\"_ftn28\">[28]<\/a> Ivi, p. 122.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref29\" name=\"_ftn29\">[29]<\/a> Ivi, p. 389.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref30\" name=\"_ftn30\">[30]<\/a> Ivi, pp. 345-346.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref31\" name=\"_ftn31\">[31]<\/a> AISRSP, fasc. 746.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref32\" name=\"_ftn32\">[32]<\/a> AISRSP, fasc. 697.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref33\" name=\"_ftn33\">[33]<\/a> Giulivo Ricci, <em>Storia della brigata garibaldina \u201cUgo Muccini\u201d<\/em>, cit., p. 442.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref34\" name=\"_ftn34\">[34]<\/a> Matteo Pretelli, Francesco Fusi (a cura di), <em>Voci di libert\u00e0. I combattenti alleati di origine italiana nella Seconda guerra mondiale<\/em>, EUT, Trieste, 2022.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref35\" name=\"_ftn35\">[35]<\/a> Piero Galantini, <em>Sarzana 26 aprile 1945, Alla Federazione comunista di La Spezia. Questa mia autocritica sul mio operato dal 29.11.1944 al 23.4.1945<\/em>, documento inedito.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref36\" name=\"_ftn36\">[36]<\/a> Primo Battistini, <em>Tullio. Memorie. Cronache resistenziali<\/em>, cit., p. 94.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref37\" name=\"_ftn37\">[37]<\/a> Giorgio Pagano, Maria Cristina Mirabello, <em>Sebben che siamo donne. Resistenza al femminile in IV Zona operativa, tra La Spezia e Lunigiana<\/em>, Edizioni Cinque Terre, La Spezia, 2017, pp. 113-114.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref38\" name=\"_ftn38\">[38]<\/a> Ivi, p. 115.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La brigata garibaldina Ugo Muccini Racconto sui partigiani e le partigiane della Val di MagraSanto Stefano MagraBiennale sulla Resistenza &#8211; 21 ottobre 2022Conferenza di Giorgio Pagano<br \/>\nSulla storia della Brigata garibaldina Ugo Muccini non mancano le &#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[40],"tags":[69],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17046"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=17046"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17046\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":19302,"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17046\/revisions\/19302"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=17046"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=17046"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=17046"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}