{"id":16864,"date":"2022-09-14T21:19:06","date_gmt":"2022-09-14T19:19:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/?p=16864"},"modified":"2022-09-17T09:50:32","modified_gmt":"2022-09-17T07:50:32","slug":"gramsci-oltre-gramsci-il-dibattito-della-sinistra-nella-seconda-meta-del-novecento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/critica-marxista\/gramsci-oltre-gramsci-il-dibattito-della-sinistra-nella-seconda-meta-del-novecento\/","title":{"rendered":"Gramsci oltre Gramsci: il dibattito della sinistra nella seconda met\u00e0 del Novecento"},"content":{"rendered":"<p class=\"testoCentrato\"><strong>Critica Marxista n 1 2022<\/strong><\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\"><strong>PREMESSA<\/strong><br \/>\nLa storia del dibattito su Gramsci nella cultura italiana \u00e8 stata segnata, in tutto il dopoguerra, da discussioni e controversie legate alla pi\u00f9 complessiva vicenda politica del Paese.<br \/>\n<em>\u00c8<\/em> storia politica e storia della cultura, e soltanto guardando in concreto ai nessi continui tra i due aspetti, distinti ma non separati, pu\u00f2 essere ricostruita e restituita nel suo autentico significato. L\u2019immagine di Gramsci si \u00e8 profondamente intrecciata con il sistema delle identit\u00e0 politiche in conflitto. <em>\u00c8<\/em> giusto porsi il problema se nel lungo periodo ci\u00f2 non abbia comportato qualche ostacolo ai fini di una comprensione effettiva del pensiero gramsciano. Si pu\u00f2 rispondere che s\u00ec, l\u2019avere quasi sempre collocato Gramsci in una trama di problemi di un dibattito fondamentalmente politico ha ritardato lo sviluppo di una effettiva ricerca storica e teorica sul suo pensiero.<br \/>\nAnche dopo l\u2019edizione critica delle opere di Gramsci (1975) non emerse subito una lettura filosofica del suo pensiero. Ci si concentr\u00f2 di pi\u00f9 sulla sua \u201cteoria della politica\u201d, e non si evidenzi\u00f2 che essa \u00e8 un tutt\u2019uno con la filosofia. Riflessione sulla politica, che va alla radice dei problemi della vicenda del comunismo in Italia e nel mondo; ma anche riflessione sulla filosofia, sulla \u201cfilosofia della praxis\u201d, sul marxismo. In questo nesso originale sta la grandezza dell\u2019uomo politico-teorico della politica-filosofo Antonio Gramsci.<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a><!--more--><\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\"><strong>GRAMSCI, TOGLIATTI E l\u2019UNITA\u2019 ANTIFASCISTA<\/strong><br \/>\nLe posizioni di Togliatti negli anni della Resistenza e della Costituzione segnarono una profonda novit\u00e0 nella politica del PCI.<br \/>\nLa presenza di scelte e temi radicalmente innovatori (\u201csvolta di Salerno\u201d, \u201cdemocrazia progressiva\u201d, \u201cpartito nuovo\u201d) doveva indubbiamente molto a Gramsci, anche se non trovava nel suo pensiero l\u2019unica fonte ispiratrice. Si trattava, comunque, di una impostazione che sviluppava l\u2019elaborazione gramsciana sulla necessit\u00e0 di un terreno strategico diverso da quello della Rivoluzione di ottobre. La ricerca di Gramsci sar\u00e0 da allora sempre presente in Togliatti, nonostante l\u2019esaltazione acritica del socialismo sovietico e nonostante le strettoie e i condizionamenti della fase della guerra fredda.<br \/>\nNell\u2019immediato dopoguerra Gramsci \u00e8 il teorico dell\u2019unit\u00e0 antifascista, della funzione nazionale della classe operaia. Togliatti us\u00f2 Gramsci perch\u00e9 aveva \u00abla necessit\u00e0 di dare un passato al PCI\u00bb, a un partito che in pochi mesi era passato dai 5-6 mila militanti del luglio 1943 al milione e 700 mila iscritti del dicembre 1945, \u00abda partito di quadri a partito di massa senza una tradizione storica e teorica unificante\u00bb.<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a> A volte la politica di Togliatti and\u00f2 oltre Gramsci, a volte fu in ritardo rispetto a Gramsci: ma Togliatti la present\u00f2 sempre come la \u201cpolitica di Gramsci\u201d. Per alcuni versi il Segretario del PCI commetteva un arbitrio storiografico, per\u00f2 forniva una \u201cstoria\u201d al partito nuovo, lo distanziava dalle illusioni insurrezionaliste, lo collegava agli intellettuali che provenivano dal liberalismo o dal \u201cfascismo di sinistra\u201d. Togliatti, nella sua unilateralit\u00e0, trasmetteva un Gramsci meno \u201cdi partito\u201d e pi\u00f9 \u201cdi tutti\u201d, patrimonio degli italiani.<br \/>\nNel 1947 furono pubblicate le \u201cLettere dal carcere\u201d: un caso letterario, un enorme successo di pubblico. Tra censure e scelte discutibili, Gramsci veniva immesso nella cultura italiana. Ed era un Gramsci originale, autonomo, che poco aveva a che fare con il mito dell\u2019URSS. Anche se veniva nascosta la sua critica all\u2019URSS.<br \/>\nPoi vennero, dal 1947-1948, la rottura dell\u2019unit\u00e0 antifascista, la guerra fredda, l\u2019anticomunismo. Il PCI entr\u00f2 in una fase difensiva, come principale partito del \u201cblocco socialcomunista\u201d all\u2019opposizione della DC e del centrismo. Anni di isolamento, di pericoli di involuzione stalinista (per volont\u00e0 di Stalin e dei suoi seguaci nel PCI, il Vicesegretario Pietro Secchia in primis), di \u201czdanovismo culturale\u201d: \u00abnon si saprebbe intendere a fondo Gramsci senza Stalin e senza Zdanov\u00bb, scriveva il responsabile culturale del PCI Emilio Sereni nel 1949.<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a><br \/>\nTra il 1948 e il 1951 furono pubblicati i \u201cQuaderni del carcere\u201d. Il disegno di Togliatti proseguiva: fondava una \u201cdiversit\u00e0\u201d del PCI in un\u2019epoca di pieno conformismo stalinista, ma \u201ctradiva\u201d Gramsci. Togliatti ebbe i manoscritti gi\u00e0 nel 1938-1939, nel 1941 scrisse a Dimitrov che avrebbero potuto essere usati contro il partito. La pubblicazione fu per temi: criticabile dal punto di vista filologico, perch\u00e9 faceva perdere il rapporto tra la riflessione carceraria di Gramsci, la storia del movimento comunista e il marxismo, ebbe per\u00f2 il grande merito di diffondere pi\u00f9 facilmente il pensiero di Gramsci. Scegliere di favorire un tipo di lettura per comparti tematici tradizionali significava infatti guadagnare in forza di attrazione in un ambiente culturale particolarmente predisposto alla lettura \u201cvetero umanistica\u201d (il Gramsci o filosofo, o storiografo, o letterario\u2026). Proprio quel tipo di lettura legato alla forma di coscienza degli intellettuali che Gramsci aveva inteso superare. L\u2019edizione critica del 1975, curata da Valentino Gerratana, \u00e8 indubbiamente di pi\u00f9 complessa lettura, ma contiene il \u201cvero\u201d Gramsci, fa comprendere la visione unitaria del suo pensiero, tutta \u201cpolitica\u201d e insieme anche tutta \u201cfilosofica\u201d. Nella prima edizione i Quaderni cominciavano con \u201cIl materialismo storico e la filosofia di Benedetto Croce\u201d, solo per ultimo venne pubblicato \u201cPassato e presente\u201d, che allo schema di Togliatti meno si adattava. Ma \u00abchi legga l\u2019edizione diacronica del Gerratana percepisce chiaramente che il programma dei \u201cQuaderni\u201d muove dal tentativo di elaborare una visione nuova -negli anni Trenta- dei caratteri del Novecento\u00bb<em>,<\/em><a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a> il cui motore sono le note su \u201cAmericanismo e fordismo\u201d, pubblicate tardi e \u201crovesciate\u201d nell\u2019interpretazione di Felice Platone per conto di Togliatti. Ci torneremo: quelle note costituiscono il punto di riferimento per ricostruire la visione dell\u2019URSS staliniana maturata da Gramsci nei \u201cQuaderni\u201d.<br \/>\nL\u2019altro limite dell\u2019operazione di Togliatti del 1948-1951 fu quello di \u201cposticipare\u201d la conoscenza del primo Gramsci \u2013 quello dell\u2019\u201dOrdine Nuovo\u201d e della costruzione del partito \u2013 che fu pubblicato dopo (tra il 1954 e il 1962, integralmente addirittura fino al 1971). Scritti da cui sarebbero emersi i dissensi tra PCd\u2019I e Internazionale Comunista, gli errori sia di Gramsci che di Togliatti, la rottura nel 1926 tra Gramsci e Togliatti sul giudizio su Stalin. Anche questa scelta andava a scapito di una lettura \u201cpolitica\u201d di Gramsci, a tutto vantaggio dell\u2019interpretazione che metteva l\u2019accento sul \u201cgrande intellettuale italiano\u201d.<br \/>\nL\u2019interpretazione togliattiana di Gramsci nella prima met\u00e0 degli anni Cinquanta fu tesa a collocare Gramsci all\u2019interno del dibattito della cultura italiana del primo Novecento: Gramsci \u00e8 per Togliatti colui che super\u00f2 la crisi del socialismo perch\u00e9 si stacc\u00f2 dal determinismo positivistico tipici sia del riformismo che del massimalismo della Seconda Internazionale, sulla scia di Antonio Labriola e sulla base dell\u2019incontro con la filosofia idealistica e del suo superamento grazie all\u2019elaborazione di uno \u201cstoricismo assoluto\u201d, non speculativo. Gramsci viene radicato sempre pi\u00f9 nella storia nazionale (la cultura democratica di De Sanctis e Croce, la cultura socialista di Labriola), da cui si voleva sradicare il PCI negli anni dell\u2019anticomunismo forsennato. Nella riunione della Commissione culturale del 3 aprile 1952 (responsabile era diventato Carlo Salinari) Togliatti disse: \u00abUna cultura socialista in Italia non esiste ancora. Si deve formare\u00bb.<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a> Non bastava, quindi, il marxismo-leninismo sovietico. Togliatti conduceva anche una battaglia per salvaguardare una autonoma e originale fisionomia del partito in tempi di ferrea centralizzazione del movimento comunista internazionale. Lo \u201cstoricismo assoluto\u201d, la rivoluzione come lungo processo storico, erano l\u2019antidoto alla sconfitta del 18 aprile 1948 ma anche al dogmatismo stalinista. Una grande battaglia \u201ccontrocorrente\u201d su pi\u00f9 fronti, perch\u00e9 tanti presupposti erano venuti a mancare. Bisognerebbe studiare anche la storia della cultura dei militanti e delle masse, che sarebbe di grande interesse. Basti pensare allo straordinario valore formativo che dovettero avere quei 380 mila esemplari di pubblicazioni gramsciane (anche opuscoli, ecc.) diffuse gi\u00e0 nel 1957. Certo: si perdeva la strategia \u201calternativa\u201d di Gramsci. Ma nello stesso tempo si manteneva un\u2019autonomia da Stalin, senza una rottura che il PCI non voleva, n\u00e9 a quell\u2019epoca avrebbe potuto sostenere. Si manifestava anche in questo caso la complessit\u00e0 della contraddizione di Togliatti e dei comunisti italiani.<\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\"><strong>GRAMSCI, TOGLIATTI E IL LENINISMO<\/strong><br \/>\nTogliatti evidenzi\u00f2 sempre, come abbiamo visto, il rapporto tra Gramsci e il PCI, rivendicando una capacit\u00e0 di interpretazione storica che la borghesia, secondo lui, non possedeva. Ci fu, per\u00f2, un momento in cui la capacit\u00e0 di analisi del reale da parte della cultura comunista si attenu\u00f2: riguardo sia alle contraddizioni del \u201csocialismo reale\u201d sia alla nuova condizione del capitalismo italiano. Si pensi, riguardo a quest\u2019ultimo punto, alla sconfitta della CGIL alla FIAT (1955). Togliatti reag\u00ec, rinnovando il suo storicismo e ancorandolo a una rinnovata interpretazione di Gramsci. Fu un ripensamento \u201cliberante\u201d, avvenuto dopo il 1956 e la \u201cdestalinizzazione\u201d. Fu l\u2019anno del XX Congresso del PCUS, della denuncia dello stalinismo, dell\u2019VIII Congresso del PCI e della scelta della \u201cvia italiana al socialismo\u201d nel sistema comunista internazionale diventato, teorizzava Togliatti, \u201cpolicentrico\u201d. Nel frattempo (1955) si era affrontato e chiuso il \u201ccaso Secchia\u201d, nella sua sostanza di scontro tra posizioni politiche diverse. Mentre la CGIL di Di Vittorio reagiva alla sconfitta con la scelta del \u201critorno in fabbrica\u201d. Mario Alicata, da poco responsabile culturale, all\u2019VIII Congresso afferm\u00f2 che era necessario indirizzare \u00abla nostra autocritica non nel senso di essere stati troppo gramsciani, ma nel senso di esserlo stati troppo poco\u00bb.<a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a> Era vero: la riflessione su Gramsci era stata troppo delimitata alla storia d\u2019Italia. Il 1956 segn\u00f2 una svolta anche nella storia delle interpretazioni di Gramsci: \u00abil \u201cgrande intellettuale\u201d, erede della cultura nazionale democratica, cedeva il passo a una visione che collegava Gramsci alla concreta azione di dirigente politico che egli aveva svolto\u00bb<em>.<a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\"><strong>[7]<\/strong><\/a><\/em> <em>\u00c8<\/em> un Gramsci meno \u201cindifferenziato\u201d, meno sfuocato sul piano della cultura. Un Gramsci che diventa, per Togliatti, il teorico della \u201cvia italiana al socialismo\u201d. Al centro fu messo il rapporto tra Gramsci e Lenin, scavalcando Stalin o comunque riducendone il ruolo. E fu messa la traduzione del leninismo in Italia, con la \u201cvia italiana\u201d che riprendeva alcune categorie della \u201cteoria politica\u201d dei \u201cQuaderni\u201d: l\u2019\u201degemonia\u201d nella \u201cguerra di posizione\u201d, per costruire un nuovo \u201cblocco storico\u201d. \u00abLa politica diventa scienza\u00bb<a href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a>, disse Togliatti nel Convegno di studi gramsciani del 1958. In virt\u00f9 della sottolineatura dell\u2019importanza di Lenin nello sviluppo del pensiero di Gramsci, l\u2019\u201degemonia\u201d non era contrapposta alla leniniana dittatura del proletariato, mentre restava in ombra ci\u00f2 che era gi\u00e0 in Gramsci prima del suo incontro con Lenin. Ma questo approccio non imped\u00ec un passo in avanti nella comprensione del pensiero e dell\u2019azione del sardo. Togliatti evidenzi\u00f2 che la concezione del partito di Gramsci \u2013 l\u2019\u201dintellettuale collettivo\u201d \u2013 aveva una sua forma propria, originale, rispetto a quella di Lenin. Quindi colleg\u00f2 strettamente Gramsci e Lenin, ma evidenzi\u00f2 anche qualche distacco concettuale.<a href=\"#_ftn9\" name=\"_ftnref9\">[9]<\/a> Non a caso, in questo contesto, cominci\u00f2 a emergere la richiesta di una nuova edizione critica dei Quaderni (la avanz\u00f2 Gastone Manacorda nel Convegno del 1958), che fu decisa nel 1962. Nel 1962 Togliatti recuper\u00f2 anche la categoria di \u201crivoluzione passiva\u201d, mettendola al centro dell\u2019analitica gramsciana della storia. A poco a poco l\u2019interpretazione del decennio precedente fu smontata. Ma anche la nuova interpretazione doveva evolversi, per poter capire i cambiamenti nel mondo e in Italia, e per poter \u201craggiungere\u201d il \u201cvero\u201d Gramsci. Cos\u00ec non fu. Ed entr\u00f2, per pi\u00f9 motivi, in crisi.<\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\"><strong>LA CRISI DELLO STORICISMO<\/strong><br \/>\nRestituire a Gramsci una dimensione internazionale come teorico della politica significava, per Togliatti, riconoscere un ruolo di minore importanza al rapporto di Gramsci con lo storicismo crociano e con la cultura nazionale. Fu anche il mutamento del clima culturale del Paese ad aprire la via a questo spostamento: veniva infatti maturando una critica alla ricerca di quella \u201cvia nazionale al marxismo\u201d o \u201citalo-marxismo\u201d, che aveva impegnato l\u2019intellettualit\u00e0 comunista \u2013 o almeno una parte significativa di essa, perch\u00e9 nel PCI aveva assunto un peso anche il marxismo-leninismo di marca staliniana \u2013 nei primi anni Cinquanta. La linea De Sanctis-Croce-Gramsci veniva accusata di \u201cprovincialismo\u201d, considerata subalterna all\u2019idealismo e arretrata rispetto agli svolgimenti del pensiero europeo del Novecento. Inserendosi in questo dibattito, Togliatti afferm\u00f2: \u00abIl punto di partenza dell\u2019idealismo per arrivare al marxismo, a Labriola, a Gramsci, \u00e8 cosa che riguarda noi giovani intellettuali del gruppo torinese del 1911-1919, non vi \u00e8 affatto un punto di partenza obbligatorio. Vi \u00e8 la linea di Marx-Labriola-Lenin-Gramsci-Partito Comunista-la nostra lotta di quarant\u2019anni\u00bb.<a href=\"#_ftn10\" name=\"_ftnref10\">[10]<\/a><br \/>\nPolitica e cultura sono sempre intrecciate: \u00abNello stesso momento in cui si apre su pi\u00f9 versanti la crisi della gestione culturale di Gramsci, Togliatti pone mano a una gestione politica\u00bb.<a href=\"#_ftn11\" name=\"_ftnref11\">[11]<\/a> Anche la gestione politica entr\u00f2 in crisi, negli anni Sessanta. Ma vediamo, ancor prima, la crisi della gestione culturale: era soprattutto la crisi dello storicismo, e coinvolse anche Gramsci.<br \/>\nL\u2019\u201ditalo-marxismo\u201d era il marxismo come storicismo, come lo definiva Togliatti, che si richiamava a Gramsci. In effetti la definizione del marxismo come storicismo nacque con Gramsci, in riferimento esplicito allo storicismo di Croce. Il compito che Gramsci si proponeva era quello di confrontarsi con Croce e con la sua egemonia ideale in Italia, per combatterla cogliendone al tempo stesso i temi ancora validi da integrare in una nuova cultura. Come per Croce, anche per Gramsci la filosofia era riflessione sulla attivit\u00e0 degli uomini, considerati nella realt\u00e0 storica in cui operano. Ma per Gramsci la filosofia di Croce era speculativa: concepiva cio\u00e8 la storia come progressiva attuazione dello Spirito, non coglieva il divenire reale ma il suo concetto, e isolava il momento dell\u2019attivit\u00e0 politico-culturale dagli altri momenti della realt\u00e0 sociale ed economica (che Gramsci univa invece nella categoria di \u201cblocco storico\u201d). Per Gramsci il vero storicismo \u00e8 un umanesimo assoluto della storia, che considera gli uomini, concretamente determinati dalla realt\u00e0 sociale in cui operano, come gli unici soggetti della storia. Gramsci (e con lui Togliatti) fu criticato alla fine degli anni Cinquanta e poi negli anni Sessanta e Settanta da chi poneva l\u2019accento sulle \u201cstrutture\u201d, sulle leggi strutturali sottese agli eventi storici. A mio parere la ricchezza del pensiero di Gramsci sta nel guardare alla concretezza dell\u2019evento storico e nel considerare al contempo indispensabile alla comprensione di quell\u2019evento la struttura che gli sta alla base. <em>\u00c8<\/em> un\u2019impostazione filosofica che vuole contrastare non solo l\u2019idealismo ma anche il determinismo meccanicistico delle interpretazioni positivistiche del marxismo, in cui scompare l\u2019uomo, il soggetto. In questa impostazione \u00e8 centrale il concetto di \u201cblocco storico\u201d, fondato sull\u2019unit\u00e0 dialettica e l\u2019intima connessione tra struttura e sovrastruttura.<br \/>\nGli anni successivi al 1956 furono gli anni in cui prese corpo un\u2019esplicita critica allo storicismo. Si contestava la sua capacit\u00e0 di fornire una spiegazione autentica della realt\u00e0, e lo si faceva in nome del momento \u201cscientifico\u201d del marxismo, come tale antiumanistico e antisoggettivistico. In primo piano pass\u00f2 la considerazione dell\u2019oggettivit\u00e0 strutturale, della struttura economica. Si critic\u00f2 il presunto inquinamento idealistico del pensiero gramsciano e togliattiano, il privilegiamento della sovrastruttura, l\u2019accentuazione della sfera politica e ideologica.<br \/>\nVerso la fine degli anni Cinquanta e ancor pi\u00f9 agli inizi degli anni Sessanta conobbero una crescente influenza le posizioni del filosofo Galvano Della Volpe, che colpirono nel segno per la loro richiesta di rigore, di lettura dei testi di Marx, di sistemazione teorica generale del marxismo. Centrale, in Della Volpe, era la tesi di una radicale rottura tra Hegel e Marx.<br \/>\nQuel che qui importa dire \u00e8 che il dellavolpismo investiva tutta una tradizione di pensiero in favore del marxismo concepito come \u201cscienza\u201d. Ma in questo modo si perdeva il momento della dialettica e della contraddizione \u2013 che era invece centrale in Gramsci \u2013 con il rischio di approdare a una nuova forma di positivismo. Smarrire il senso della dialettica e della contraddizione poteva significare smarrire il senso della mediazione politica, delle fasi intermedie della lotta, della rivoluzione come processo.<br \/>\nIn effetti, mentre Della Volpe rest\u00f2 sempre legato al PCI, anche se in un ruolo appartato, alcuni suoi seguaci trassero ispirazione dalle sue posizioni per una critica \u201cda sinistra\u201d alle organizzazioni storiche del movimento operaio. In particolare Mario Tronti, il cui pensiero fu influenzato anche da Raniero Panzieri e dall\u2019operaismo nato dalla cultura socialista. Panzieri stesso fu in un complesso rapporto con il dellavolpismo. La tesi fondamentale sua e della rivista \u201cQuaderni rossi\u201d era che, in presenza di una capacit\u00e0 enormemente accresciuta del capitalismo di condizionare la classe operaia e di integrarne le lotte, occorreva contrapporre totalmente la classe operaia al \u201cpiano del capitale\u201d e alla \u201crazionalit\u00e0 tecnologica\u201d. La distinzione tra fabbrica e societ\u00e0 scompariva nella concezione della fabbrica come luogo rivelatore dell\u2019essenza dello scontro politico. Questo schema teorico di fondo (la \u201ctotalit\u00e0 capitalistica\u201d a cui contrapporre il \u201cpotere operaio\u201d) fu la matrice di molte altre proposte politico-culturali degli anni Sessanta e costituir\u00e0 la base comune di molte posizioni non tanto del Sessantotto studentesco quanto dei successivi gruppi della \u201csinistra extraparlamentare\u201d.<br \/>\nL\u2019antistoricismo fu la caratteristica di fondo anche del pensiero di un filosofo francese che ebbe grande influenza in Italia, Louis Althusser. \u201cPour Marx\u201d e \u201cLire le Capital\u201d, pubblicati nel 1965, furono tradotti in Italia nel 1967 e nel 1968. Althusser, nel nome del marxismo come teoria scientifica, era critico sia verso Hegel sia verso Gramsci: l\u2019umanesimo e la filosofia morale del sardo sarebbero incapaci di conoscere la totalit\u00e0 storico-sociale nella sua struttura. Il filosofo francese definiva come scientifico ogni contesto in cui sia venuta meno ogni intenzionalit\u00e0 umana e soggettiva. Ma cos\u00ec andava non solo contro Gramsci, ma anche contro Marx, perch\u00e9 l\u2019umanesimo e lo storicismo sono presenti anche in Marx. Se l\u2019uomo \u00e8 \u201cmorto\u201d, se la sua volont\u00e0 \u00e8 resa impossibile dalla presenza costringente della struttura, allora chi mai produrrebbe il socialismo? Senza l\u2019umanesimo e lo storicismo non \u00e8 possibile una \u201cfilosofia della rivoluzione\u201d.<br \/>\nIn sintesi: il \u201critorno a Marx\u201d iniziato nel 1956 cominci\u00f2 sempre pi\u00f9 a seguire vie in polemica non solo con il gramscismo di Togliatti, ma anche con lo stesso Gramsci.<br \/>\nL\u2019idea di \u201ctotalit\u00e0\u201d chiusa, applicata all\u2019intera societ\u00e0 capitalistica, anticipava temi che sarebbero poi stati ampiamente divulgati dal pensiero del filosofo tedesco Herbert Marcuse, naturalizzato statunitense. Esponente della Scuola di Francoforte e della \u201cTeoria critica\u201d, scrisse, nel 1964, \u201cL\u2019uomo a una dimensione\u201d, tradotto in Italia nel 1967, che ebbe un posto di rilievo nella formazione delle idee del Sessantotto. Marcuse vi denunciava il carattere fondamentalmente repressivo della societ\u00e0 industriale avanzata, che appiattisce l&#8217;uomo alla dimensione di consumatore, euforico e ottuso, la cui libert\u00e0 \u00e8 solo la possibilit\u00e0 di scegliere tra molti prodotti diversi.<br \/>\nMarcuse \u00e8 interessante se consideriamo il suo approccio umanistico a Marx. Nel dibattito marxista degli anni Sessanta la ricerca fu da un lato verso le leggi strutturali, dall\u2019altro lato verso un orizzonte umanistico, in cui confluirono sia il marxismo rinnovato criticamente sia la sensibilit\u00e0 esistenzialista impegnata storicamente (Jean Paul Sartre). Il testo di riferimento essenziale per quest\u2019ultima ricerca fu \u201cI Manoscritti economico-filosofici del 1844\u201d di Marx (editi per la prima volta nel 1932), interpretati in chiave antieconomicista, con al centro la problematica dell\u2019alienazione. In questo filone ritroviamo riflessioni di autori molto diversi tra loro, da Marcuse a Sartre fino a Erich Fromm.<br \/>\nNel Sessantotto le due ricerche si scontreranno duramente. All\u2019inizio, secondo il filosofo francese Edgar Morin, al centro del pensiero c\u2019era l\u2019esistenza, poi \u00abl\u2019esistenza \u00e8 bandita dal pensiero. L\u2019esistenzialismo \u00e8 diventato marxista e il marxismo \u00e8 diventato strutturalista. [\u2026] si valuta la possibilit\u00e0 di eliminare il concetto di uomo, diventato obsoleto\u00bb.<a href=\"#_ftn12\" name=\"_ftnref12\">[12]<\/a><br \/>\nGramsci fu a poco a poco messo in secondo piano, anche dai sostenitori del marxismo umanistico.<br \/>\nIn quella temperie vi fu un solo tentativo, di notevole interesse, di innesto dello strutturalismo nello storicismo gramsciano-togliattiano: quello proposto da Biagio De Giovanni nel libro &#8220;La teoria politica delle classi nel Capitale\u201d (1976), preparato nel precedente &#8220;Hegel e il tempo storico della societ\u00e0 borghese&#8221; (1970).<a href=\"#_ftn13\" name=\"_ftnref13\">[13]<\/a><\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\"><strong>GRAMSCI E L\u2019ULTIMO TOGLIATTI<\/strong><br \/>\nI primi anni Sessanta furono gli anni del centrosinistra e della rottura a sinistra con il PSI. Gli anni del boom: venne alla luce la \u201cdemocrazia dei consumi\u201d, che Gramsci aveva studiato nelle note, dimenticate e non comprese, su \u201cAmericanismo e fordismo\u201d.\u00a0 Ancora: gli anni di Giovanni XXIII e del Concilio Vaticano II e, nel mondo, della decolonizzazione. Togliatti si convinse che tutto questo imponeva la necessit\u00e0 di una grande svolta nel movimento comunista e di un rinnovato umanesimo socialista, in grado di superare il capitalismo partendo dal suo interno. Le tappe fondamentali dell\u2019ultimo cantiere di Togliatti furono tre: il X Congresso del partito (dicembre 1962), il discorso di Bergamo ai cattolici sulla pace nell\u2019era atomica (marzo 1963) e il \u201cMemoriale di Yalta\u201d, cio\u00e8 gli appunti scritti in URSS in vista di un incontro con il leader sovietico Nikita Chru\u0161\u010d\u00ebv, che non si tenne per l\u2019improvvisa morte, il 21 agosto 1964, del Segretario del PCI. Il comunismo riformatore di Togliatti si spinse a delineare una sorta di \u201cvia europea al socialismo\u201d, fondata sull\u2019avvicinamento tra i partiti comunisti e quelli socialisti e socialdemocratici, fino al superamento della rottura del 1917 e alla creazione di un partito unico dei lavoratori. Egli si rendeva altres\u00ec conto che questo percorso sarebbe stato credibile solo con un profilo pi\u00f9 autonomo del comunismo europeo e con la sua adesione senza riserve ai principi del pluralismo politico e culturale. Non solo: secondo Togliatti in URSS e negli altri Paesi socialisti erano necessari cambiamenti radicali in senso democratico, che riprendessero a far circolare lo slancio creativo delle masse. Una preoccupazione cos\u00ec forte non l\u2019aveva mai espressa.<br \/>\nNell\u2019ultimo Togliatti ci fu anche un ripensamento del marxismo, caratterizzato dall\u2019insofferenza per ogni risposta dottrinaria. E assumeva un ruolo sempre pi\u00f9 preponderante l\u2019\u201deretico\u201d Gramsci. Togliatti sapeva che i Quaderni contenevano ci\u00f2 che non era ancora emerso: la visione di un socialismo diverso da quello affermatosi in URSS. C\u2019erano in Gramsci gli elementi per un\u2019analisi critica dello stalinismo, concepito come \u201crivoluzione passiva\u201d \u2013 il grande mutamento ormai \u201criassorbito\u201d \u2013 e criticato per la forma economico-corporativa dello Stato operaio e per il \u201ccesarismo\u201d. Togliatti capiva che non doveva trattenere la figura di Gramsci nell\u2019orizzonte del leninismo. Ma non vi riusc\u00ec. L\u2019interpretazione togliattiana di Gramsci si concluse con la recensione all\u2019antologia \u201cDuemila pagine di Gramsci\u201d, scritta due mesi prima della morte. Essa segn\u00f2 \u201cun vero e proprio distacco da tutte le immagini che fino ad allora egli stesso aveva suggerito di Gramsci\u201d. Era uno scritto \u00abattraversato da una vena di angoscia che forse riflette la consapevolezza della crisi del movimento comunista\u201d e che \u201cmuoveva da un\u2019autocritica per aver vincolato in modo riduttivo la figura di Gramsci alla vicenda del PCI\u00bb.<a href=\"#_ftn14\" name=\"_ftnref14\">[14]<\/a> Scrisse Togliatti: \u201cCerto \u00e8 che oggi, quando ho percorso via via le pagine di questa antologia, attraversate da tanti motivi diversi, che si intrecciano e talora si confondono, ma non si perdono mai, la persona di Antonio Gramsci mi \u00e8 parso collocarsi essa stessa in una luce pi\u00f9 viva, che trascende la vicenda storica del nostro partito. [\u2026] Conta pi\u00f9 di tutto \u2013 ecco il tema \u2013 quel nodo, sia di pensiero che d\u2019azione, nel quale tutti i problemi del nostro tempo sono presenti e s\u2019intrecciano\u00bb.<a href=\"#_ftn15\" name=\"_ftnref15\">[15]<\/a> L\u2019opera di Gramsci doveva essere svincolata da un legame troppo stretto con la \u201cvia italiana al socialismo\u201d, con il leninismo e con lo stesso marxismo. Si pu\u00f2 dire che solo con la nuova edizione dei Quaderni cominciarono ad emergere, stanno ancora emergendo e spero emergeranno, nuove interpretazioni coerenti con quella traccia autocritica dell\u2019ultimo Togliatti.<br \/>\nNel frattempo, in Italia, era entrato in crisi il centrosinistra, che aveva smarrito lo spirito riformista originario. Il che comportava anche la crisi della politica di Togliatti, quella del dialogo dall\u2019opposizione per fare le \u201criforme di struttura\u201d. Il Paese era in un vicolo cieco. Ma anche Togliatti: partito isolato, \u201cvia italiana\u201d a un punto morto, crisi del movimento comunista internazionale e crisi dell\u2019URSS. A Yalta mor\u00ec un uomo che aveva perduto molte delle sue certezze, anche se continuava a cercare nuove soluzioni e a combattere. L\u2019ultimo suo sguardo fu ancora rivolto a Gramsci. Quella svolta generale, che non ci fu dopo la morte di Togliatti, avrebbe avuto ancora bisogno di ancorarsi alla riflessione del sardo.<\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\"><strong>IL SESSANTOTTO SENZA GRAMSCI<\/strong><br \/>\nIl Sessantotto non fu un progetto politico definito e compiuto. In un\u2019atmosfera di speranza e di eccitazione, in una babele di linguaggi in cui c\u2019era tutto il sapere occidentale degli anni Sessanta \u2013 perch\u00e9 il Sessantotto fu lungamente preparato negli anni Sessanta \u2013 il principio unificante fu la rivolta etica, l\u2019istanza liberatrice, la \u201cpresa di parola\u201d da parte di soggetti prima silenziosi o che comunque parlavano a mezza voce.<br \/>\nAlmeno fino al Maggio francese. Poi tutto cambi\u00f2. Incominci\u00f2 la diaspora del movimento studentesco<em>, <\/em>alla ricerca della classe operaia, del partito, della dottrina rivoluzionaria.<br \/>\nIn \u201cUn mondo nuovo, una speranza appena nata. Gli anni Sessanta alla Spezia ed in provincia\u201d ho raccontato il bisogno di una soggettivit\u00e0, e il tentativo di costituzione di una soggettivit\u00e0, che fu forse solo \u00absentita, intuita e ricercata ma che non riusc\u00ec ad assumere una forma definita e a operare nel mondo\u00bb<em>.<\/em><a href=\"#_ftn16\" name=\"_ftnref16\">[16]<\/a> A questa mancata costituzione ho dato il nome di \u201cscacco del Sessantotto degli inizi\u201d. Una sconfitta in cui pes\u00f2 l\u2019assenza di Gramsci, sia nel movimento che nelle diverse culture politiche \u201criformiste\u201d e \u201crivoluzionarie\u201d che avrebbero dovuto interpretarlo.<br \/>\nSoffermiamoci sul primo tema posto dal movimento studentesco: il diritto a una nuova scuola, a un nuovo sapere, a una nuova cultura. Vale a dire la \u201cquestione intellettuale\u201d e la riforma degli apparati di egemonia. Ma qualcosa di profondo mut\u00f2 nel movimento, travolto da una politicizzazione estrema che riduceva i conflitti ai vecchi schemi classisti. Mentre il PCI introdusse s\u00ec la profonda novit\u00e0 del carattere non settoriale del movimento studentesco e della pluralit\u00e0 dei soggetti \u201criformisti\/rivoluzionari\u201d, ma non accompagn\u00f2 questa scelta alla necessaria ridefinizione teorica: alla fine prevalse la diffidenza per i tratti \u201cpiccolo-borghesi\u201d del Sessantotto.<br \/>\nLa seconda questione posta dal movimento, connessa alla prima, fu quella delle forme autonome e inedite di politicizzazione, che partivano dal disagio della vita quotidiana e ponevano domande di nuove finalit\u00e0 della politica, di libert\u00e0 e di liberazione, di rinnovamento della cultura, del costume, delle forme di vita, dei rapporti tra le persone e tra i cittadini e lo Stato. Era il tema della libert\u00e0 di ciascun individuo nel decidere la forma della propria vita. Fu definito il \u201cpartire da s\u00e9\u201d. Nulla di pi\u00f9 lontano dal marxismo strutturalista e dall\u2019ideologia classista-operaista.<br \/>\nNei movimenti del Sessantotto matur\u00f2, secondo Marcello Montanari, \u00abl\u2019idea di una \u201crivoluzione nel pensiero\u201d\u00bb: \u00abMaturava una generazione di \u201cgramsciani inconsapevoli\u201d che, pur attraverso il mito della democrazia consiliare o della democrazia costruita \u201cdal basso\u201d individuava la necessit\u00e0 di un rapporto pi\u00f9 organico tra vita e saperi, tra \u201csemplici\u201d e \u201csapienti\u201d\u00bb.<a href=\"#_ftn17\" name=\"_ftnref17\">[17]<\/a><br \/>\nEra una corrente sotterranea, che aveva impregnato di s\u00e9 gli animi dei giovani lungo gli anni Sessanta, e che comprendeva, come suo cardine non isolato, la teoria della nonviolenza, alternativa a quella della presa violenta del potere e della politica come potenza. Era la terza questione posta dal \u201cSessantotto degli inizi\u201d.<br \/>\nIl problema della risposta del PCI a queste istanze era quello di superare un\u2019ottica economicista e classista e di affrontare il tema della riorganizzazione etico-politica della societ\u00e0: \u201cquestione intellettuale\u201d, questione dell\u2019autogoverno della vita, questione della nonviolenza. Una risposta che non poteva essere trovata nella versione leninista del marxismo.<br \/>\nSarebbe stato prezioso Gramsci: il pensatore che aveva messo al centro la \u201criforma intellettuale e morale\u201d, l\u2019idea di una nuova etica e di una \u201cmodernit\u00e0 senza secolarizzazione\u201d, la battaglia per l\u2019egemonia che non si giocava pi\u00f9 solo nella fabbrica, la critica al marxismo ridotto a \u201cideologia operaia\u201d, l\u2019idea di una democrazia organizzata e partecipata in grado di accrescere le capacit\u00e0 di autogoverno dei ceti subalterni, di renderli signori di se stessi e di mutare il rapporto tra governanti e governati, la \u201cguerra di posizione\u201d come strategia non violenta.<br \/>\nMa nella tradizione del PCI questo Gramsci c\u2019era poco. Sempre secondo Marcello Montanari:<br \/>\n\u00abSi pu\u00f2 dire [\u2026] che il PCI non abbia mai incorporato (se si escludono alcuni \u201cpunti di eccellenza\u201d) l\u2019eredit\u00e0 teorica di Gramsci [\u2026]. Insomma, sul terreno della elaborazione teorica, esso \u00e8 stato un partito a-gramsciano, se non addirittura anti-gramsciano\u00bb.<a href=\"#_ftn18\" name=\"_ftnref18\">[18]<\/a><\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\"><strong>L\u2019ECLISSI<\/strong><br \/>\nAlla sconfitta del \u201cSessantotto degli inizi\u201d seguirono, negli anni Settanta, quella del compromesso storico proposto dal PCI e quella del dogmatismo dottrinario e ispirato alla \u201cviolenza rivoluzionaria\u201d della \u201csinistra extraparlamentare\u201d.<br \/>\nL\u2019eclissi ci fu perch\u00e9 manc\u00f2, a tutti, un progetto lungimirante \u2013 un diverso \u201cdisegno della vita\u201d \u2013 capace di incidere sulle strutture profonde del sistema economico, sociale, politico e culturale.<br \/>\nGramsci fu poco letto e ancor meno capito. Il dibattito aperto dagli intellettuali socialisti contro il PCI \u2013 accusato di non staccarsi dalla concezione leninista dell\u2019\u201degemonia\u201d presente in Gramsci \u2013 piegava brutalmente Gramsci a obiettivi politici, ma la risposta del PCI non fu all\u2019altezza. Eppure l\u2019\u201degemonia\u201d di Gramsci \u00e8 con chiarezza nella democrazia, e si contrappone alla dittatura.<br \/>\nCome ha riconosciuto Giuseppe Vacca, intellettuale comunista e acuto studioso del pensiero di Gramsci, tutta una generazione di intellettuali e di dirigenti comunisti fu, negli anni Settanta e Ottanta, \u201ccontinuista\u201d: \u00abera un limite di carattere politico ed era inscritto nell\u2019origine: l\u2019interpretazione che di Gramsci aveva dato Togliatti, soprattutto attorno al 1956\u00bb.<a href=\"#_ftn19\" name=\"_ftnref19\">[19]<\/a><br \/>\nAncora nel 1974 Vacca pubblic\u00f2 il \u201cSaggio su Togliatti e la tradizione comunista\u201d, in cui Gramsci veniva inscritto entro l\u2019orizzonte del leninismo. Era un modo per rispondere agli attacchi \u201cda sinistra\u201d al PCI, \u00abrilanciando la tradizione del comunismo italiano e accreditandola in senso rivoluzionario\u00bb.<a href=\"#_ftn20\" name=\"_ftnref20\">[20]<\/a> Non per incontrare le aspirazioni di quel \u201cSessantotto degli inizi\u201d ormai dimenticato.<br \/>\nL\u2019edizione critica dei Quaderni \u2013 con la conseguente loro ricostruzione diacronica \u2013 inizi\u00f2 a dare i suoi frutti nel convegno fiorentino del 1977. Franco De Felice e Luisa Mangoni misero al centro della teoria gramsciana la categoria di \u201crivoluzione passiva\u201d.<a href=\"#_ftn21\" name=\"_ftnref21\">[21]<\/a> Giuseppe Vacca cerc\u00f2 pi\u00f9 di altri di \u00abandare alle origini della tradizione comunista e svilupparne una esplicita critica\u00bb, per \u00abrespingere la teoria leninista dello Stato\u00bb<a href=\"#_ftn22\" name=\"_ftnref22\">[22]<\/a>, pur in quel quadro \u201ccontinuista\u201d da lui stesso \u2013 come abbiamo visto \u2013 autocriticamente denunciato negli anni successivi.<br \/>\nGramsci usc\u00ec definitivamente di scena negli anni Ottanta: \u00abnessuno legge pi\u00f9 i suoi scritti\u00bb, si lament\u00f2 Paolo Spriano nel 1986.<a href=\"#_ftn23\" name=\"_ftnref23\">[23]<\/a> La \u201cquestione degli intellettuali\u201d fin\u00ec sostanzialmente gi\u00e0 nella seconda met\u00e0 degli anni Settanta: con il tramonto anche ideologico del PCI e del marxismo, mentre cominciavano a imporsi le filosofie europee della \u201ccrisi della ragione\u201d e del \u201cpensiero negativo\u201d e si rafforzava un\u2019etica basata pi\u00f9 sulle preferenze individuali che sulla ricerca del \u201cbene comune\u201d. Inizi\u00f2 il processo del passaggio da una fase di straordinaria socializzazione della politica a una fase di separazione della politica dalla societ\u00e0, e di crollo della politica stessa, intesa nella sua accezione \u201calta\u201d.<br \/>\nDa allora a oggi gli apporti innovativi agli studi gramsciani non sono certo mancati. Sulla scia del convegno fiorentino, lasciato alle spalle il tema della \u201ctransizione al socialismo\u201d, si \u00e8 avviata una ricerca filologica-storiografica sulle categorie gramsciane, che ha messo \u201cfilosofia e politica allo specchio\u201d con frutti davvero positivi. Ma restano esperienze isolate: \u00abla vicenda dell\u2019hegelomarxismo meridionale come neogramscismo \u00e8 rimasta confinata alla conclusione del decennio Settanta, senza aver dato occasione a peculiari riverberi successivi\u00bb. Mentre negli anni Ottanta si \u00e8 affermata \u00abl\u2019immagine di Gramsci pensatore \u2018totalitario\u2019, punto di incontro tra il liberaldemocratico Bobbio e il cattolico conservatore Del Noce\u00bb.<a href=\"#_ftn24\" name=\"_ftnref24\">[24]<\/a> Un\u2019immagine diffusa ancora oggi.<br \/>\nGramsci dimenticato, dunque, o male interpretato. Eppure le categorie dei Quaderni \u2013 politiche e filosofiche: un tutt\u2019uno \u2013 mostrano tutta la loro forza critica attuale: \u00e8 una forza che le mette al riparo da ogni rischio di naufragio. E che \u00e8 a disposizione dei ceti subalterni e di tutte le persone che vogliono cambiare la propria vita e un mondo sempre pi\u00f9 \u201cgrande e terribile\u201d.<\/p>\n<p class=\"testoFirma\">Giorgio Pagano<\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\">\n<a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> Il tema dell\u2019attualit\u00e0 di Gramsci, a cui pure accenner\u00f2, non \u00e8 l\u2019oggetto di questa riflessione. L\u2019oggetto \u00e8 l\u2019affermarsi di Gramsci nel dibattito politico della sinistra italiana nel dopoguerra. Ho operato una scelta, concentrandomi essenzialmente sul ruolo di Palmiro Togliatti, Segretario del PCI, che fu decisivo nell\u2019opera di diffusione e interpretazione di Gramsci, si pu\u00f2 dire fino alla sua morte (1964). Nella sinistra italiana la tradizione comunista fondata sull\u2019asse Gramsci-Togliatti fu protagonista dagli anni Venti fino agli anni Sessanta. Dopo quegli anni cominci\u00f2 la sua crisi. La mia tesi \u00e8 che ci\u00f2 avvenne anche perch\u00e9 la tradizione comunista fu, nella sostanza, poco gramsciana, se non a-gramsciana.<br \/>\nI punti di riferimento di questo testo sono la mia tesi di laurea in Filosofia morale all\u2019Universit\u00e0 di Genova \u201cLe interpretazioni di Gramsci nella cultura italiana: dal Convegno di Cagliari al Convegno di Firenze (1967-1977)\u201d, del 1984-1985, e il mio libro in due volumi \u201cUn mondo nuovo, una speranza appena nata. Gli anni Sessanta alla Spezia ed in provincia\u201d, scritto con Maria Cristina Mirabello (Edizioni Cinque Terre, La Spezia, 2019 e 2021). Mi sono stati di grande utilit\u00e0, inoltre, alcuni testi dedicati alle interpretazioni di Gramsci nel dopoguerra, puntualmente citati nelle Note.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> Liguori, Guido, Gramsci conteso. Storia di un dibattito 1922-1996, Editori Riuniti, Roma, 1996, p. 30.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> Sereni, Emilio, Scienza marxismo cultura, Le edizioni sociali, Milano, 1949, p. 49.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a> Vacca, Giuseppe, L\u2019interpretazione dei \u201cQuaderni\u201d nel dopoguerra, in Id., Appuntamenti con Gramsci, Carocci, Roma, 1999, p. 151.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a> Togliatti, Palmiro, La politica culturale, (a cura di Luciano Gruppi), Editori Riuniti, Roma, 1974, p. 200.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a> Alicata, Mario, Troppo poco gramsciani, in AA. VV., Gli intellettuali di sinistra e la crisi del 1965, edizione fuori commercio riservata agli abbonati di \u201cRinascita\u201d, Editori Riuniti, Roma, 1978, p. 201.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a> Liguori, Guido, Gramsci conteso. Storia di un dibattito 1922-1996, cit., p. 96.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a> Togliatti, Palmiro, Il leninismo nel pensiero e nell\u2019azione di Gramsci, in AA.VV., Studi gramsciani, Editori Riuniti, Roma, 1958, p. 18.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[9]<\/a> Si vedano: Vacca, Giuseppe, L\u2019interpretazione dei \u201cQuaderni\u201d nel dopoguerra, in Id., Appuntamenti con Gramsci, cit., pp. 155-156; De Giovanni, Biagio, Togliatti e la cultura meridionale, in De Felice, Franco, (a cura di), Togliatti e il mezzogiorno, Editori Riuniti, Roma, 1977, pp. 297-299.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref10\" name=\"_ftn10\">[10]<\/a> Togliatti, Palmiro, in Togliatti e il centrosinistra, CLUF, Firenze, 1975, pp. 1080-1082.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref11\" name=\"_ftn11\">[11]<\/a> Paggi, Leonardo, La presenza di Gramsci nella rivista di Togliatti, \u201cRinascita\u201d, 1974, n. 27.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref12\" name=\"_ftn12\">[12]<\/a> Morin, Edgar, Maggio 68. La breccia, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2018, p. 92.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref13\" name=\"_ftn13\">[13]<\/a> Si veda: Basile, Luca, Le avventure della mediazione. Forme, sapere e politica nella parabola marxista di Biagio De Giovanni, in Vacca, Giuseppe, (a cura di), La crisi del soggetto. Marxismo e filosofia in Italia negli anni Settanta e Ottanta, Carocci, Roma, 2015, pp. 297-302 e 304-306.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref14\" name=\"_ftn14\">[14]<\/a> Vacca, Giuseppe, L\u2019interpretazione dei \u201cQuaderni\u201d nel dopoguerra, in Id., Appuntamenti con Gramsci, cit., p. 158.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref15\" name=\"_ftn15\">[15]<\/a> Togliatti, Palmiro, Gramsci, Editori Riuniti, Roma, 1967, pp. 218-220.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref16\" name=\"_ftn16\">[16]<\/a> Montanari, Marcello, \u201cLadri di stelle. Raccontare il \u201968\u201d, in Id., \u201cCultura e vita morale nell&#8217;Italia del Novecento\u201d, Liberaria, Bari, 2012, p. 128.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref17\" name=\"_ftn17\">[17]<\/a> Montanari, Marcello, Sulla questione intellettuale nel PCI (1968-1973), \u201cDemocrazia e diritto\u201d, n. 1-2, 1991 p. 25.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref18\" name=\"_ftn18\">[18]<\/a> Montanari, Marcello, Il revisionismo di Gramsci. La filosofia della prassi tra Gramsci e Croce, Biblion edizioni, Milano, 2016, p. 17.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref19\" name=\"_ftn19\">[19]<\/a> Vacca, Giuseppe, Gramsci e Togliatti, Editori Riuniti, Roma, 1994, p. XVI.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref20\" name=\"_ftn20\">[20]<\/a> Liguori, Guido, <em>Gramsci conteso -Storia di un dibattito 1922-1996<\/em>, cit., p. 165.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref21\" name=\"_ftn21\">[21]<\/a> Si vedano: Politica e storia in Gramsci, Vol. I, Editori Riuniti, Roma, 1977, e Vol. II, Editori Riuniti, Roma, 1979.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref22\" name=\"_ftn22\">[22]<\/a> Montanari, Marcello, Il nostro Gramsci. Riflessione su una generazione di intellettuali gramsciani, in Di Bello, Anna, Marx e Gramsci. Filologia, filosofia e politica allo specchio, Liguori, Napoli, 2011, p. 180. Montanari cita anche il saggio di Vacca \u201cLenin e l\u2019Occidente\u201d (in AA.VV., La crisi del capitalismo negli anni \u201820\u201d, De Donato, Bari, 1978) ed evidenzia che per lo studioso barese \u00abla teoria leninista dello Stato [\u2026] conduce a uno Stato totalitario\u00bb (ibidem). Un testo significativo di questa fase dell\u2019elaborazione di Vacca \u00e8, inoltre, un colloquio con Michele Ciliberto del 1979, che rifletteva autocriticamente sul \u201cSaggio su Togliatti e la tradizione comunista\u201d. Per lo studioso barese \u00abnon si poteva pi\u00f9 guardare solo alla tradizione comunista ma si doveva slargare l\u2019orizzonte all\u2019intera tradizione del movimento operaio\u00bb, ed era \u00abpossibile che si inneschi un processo nel quale si possono ricucire le fratture all\u2019interno del movimento operaio europeo fra partiti comunisti e i partiti socialdemocratici\u00bb, sia pure nel contesto illusorio in cui \u00ablo stesso regime sovietico, lo stesso piano integrale sovietico possa vedere attivarsi al suo interno le ragioni di una evoluzione democratica\u00bb (Colloquio con Giuseppe Vacca, \u201cDimensioni\u201d, n. 11, 1979, p. 92 e p. 96). Sconfitti il Sessantotto e il compromesso storico, Vacca ripensava anche la forma partito e \u00abi limiti di una tradizione che non pu\u00f2 pi\u00f9 essere statalistica\u00bb (ivi, p. 97) e riprendeva la \u201cquestione intellettuale\u201d, la cui mancata ridefinizione teorica era \u00abla vera ragione del perch\u00e9 noi siamo talmente in ritardo nella capacit\u00e0 di elaborare\u00a0 credibili progetti di riforma, di interi apparati dello Stato e della riproduzione, deludendo quindi anche molte delle aspettative che, su un piano puramente delegatario, si erano rivolte a noi negli anni \u201870\u00bb (ivi, p. 99).<br \/>\n<a href=\"#_ftnref23\" name=\"_ftn23\">[23]<\/a> Spriano, Paolo, Ma \u00e8 davvero esistito Antonio Gramsci?, \u201cL\u2019Unit\u00e0\u201d, 26 gennaio 1986.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref24\" name=\"_ftn24\">[24]<\/a> Basile, Luca, La ricezione di Gramsci negli anni Settanta, \u201cFilosofia italiana\u201d, n. 2\/2018, p. 124.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Critica Marxista n 1 2022<br \/>\nPREMESSA<br \/>\nLa storia del dibattito su Gramsci nella cultura italiana \u00e8 stata segnata, in tutto il dopoguerra, da discussioni e controversie legate alla pi\u00f9 complessiva vicenda politica del Paese.<br \/>\n\u00c8 storia politica e &#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[680],"tags":[69],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16864"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=16864"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16864\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":16869,"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16864\/revisions\/16869"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=16864"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=16864"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=16864"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}