{"id":16594,"date":"2022-06-06T21:37:13","date_gmt":"2022-06-06T19:37:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/?p=16594"},"modified":"2022-06-06T21:37:13","modified_gmt":"2022-06-06T19:37:13","slug":"leccidio-di-punta-bianca-e-le-nuove-scoperte-sulle-menzogne-di-kesselring-prima-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/ameglia-informa\/leccidio-di-punta-bianca-e-le-nuove-scoperte-sulle-menzogne-di-kesselring-prima-parte\/","title":{"rendered":"L&#8217;eccidio di Punta Bianca e le nuove scoperte sulle menzogne di Kesselring &#8211; Prima parte"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_16596\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Kesselring.jpg\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-16596\" loading=\"lazy\" src=\"http:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Kesselring-300x210.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"210\" class=\"size-medium wp-image-16596\" srcset=\"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Kesselring-300x210.jpg 300w, https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Kesselring-768x536.jpg 768w, https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Kesselring.jpg 796w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-16596\" class=\"wp-caption-text\">Campagna d&#8217;Italia, 1944. Il maresciallo Albert Kesselring, a sinistra, mentre conversa con uno dei suoi ufficiali,<br \/>National Archives americani<\/p><\/div>\n<p class=\"testoCentrato\"><strong>Ameglia Informa, 1\u00b0 maggio 2022<\/strong><\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\">\u201cAmeglia informa\u201d ha pi\u00f9 volte pubblicato articoli sull\u2019operazione \u201cGinny\u201d, la missione alleata del marzo 1944 che aveva come obiettivo la distruzione della galleria ferroviaria tra Bonassola e Framura, per interrompere i collegamenti delle forze tedesche che occupavano l\u2019Italia. L\u2019obiettivo fall\u00ec, i quindici soldati americani del commando furono uccisi dai nazisti a Punta Bianca, il 26 marzo 1944.<br \/>\nLa ricerca storica non ha mai smesso di interrogarsi su questo eccidio.<br \/>\nIn una memoria pubblicata nel 2018 Raffaella Cortese de Bosis e Marco Patucchi raccontarono le vite delle quindici vittime<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>. Erano militari dell\u2019OSS, il corpo dell\u2019esercito statunitense che veniva impiegato in operazioni speciali. I componenti dei commandos venivano generalmente scelti tra i soldati con origini familiari nei Paesi obiettivo delle missioni. In questo caso tredici figli di emigrati italiani in America e due nati in Italia. Storie di emigrazione, di viaggi in nave durati settimane per raggiungere Ellis Island, a New York. Erano giovani operai, muratori, macchinisti, barbieri\u2026 Ecco i loro nomi: Santoro Calcara, Angelo Sirico, Alfred L. De Flumeri, Salvatore Di Sclafani, Joseph M. Farrell (la madre era italiana), John J. Leone, Joseph A. Libardi, Dominick C. Mauro, Joseph Noia, Vincent J. Russo, Thomas N. Savino, Rosario F. Squatrito, Paul J. Traficante, Liberty J. Tremonte, Livio Vieceli.<!--more--><br \/>\nDopo un primo interrogatorio a Bonassola i quindici vennero portati nella villa di Carozzo, nelle colline di Spezia, sede del quartier generale di Kurt Almers, comandante della Brigata 135. Nonostante le regole della Convenzione di Ginevra che proibivano l\u2019esecuzione di soldati nemici catturati in divisa, il 25 marzo arriv\u00f2 l\u2019ordine del 75\u00b0 Corpo d\u2019armata di fucilare immediatamente i prigionieri. Il telegramma fu firmato dal generale Anton Dostler, capo del 75\u00b0. Iscritto al partito nazista, era arrivato in Italia il 5 gennaio 1944, promosso dopo le azioni criminali in Ucraina. All\u2019alba del 26 marzo i quindici giovani furono uccisi.<br \/>\nFurono fucilati o subirono altri oltraggi? Secondo le autopsie effettuate dai medici militari americani una volta individuata la fossa nell\u2019Italia liberata, potrebbero essere stati trucidati a colpi di badile: in alcuni esami autoptici, infatti, venne rilevata l\u2019assenza di fori di proiettile. Una versione controversa. Nel manoscritto senza data dello studioso levantese Giulio Mongatti conservato nell\u2019Istituto Ligure per la Storia della Resistenza, intitolato <em>Un intero \u201ccommando\u201d americano trucidato nella IV Zona Spezzina<\/em>, si legge:<br \/>\n\u201cScavata una fossa comune, legati a tre per volta, si sparava nella testa ad uno di essi (che trascinava seco anche gli altri). Una scarica a casaccio compiva l\u2019esecuzione; da accertamenti compiuti dalle truppe americane [\u2026] alcuni dei giustiziati furono sepolti ancora vivi\u201d.<br \/>\nLa fonte di Mongatti era la \u201ctestimonianza orale del sig. Passalacqua (da Ameglia, ora residente in Levanto), che ebbe i particolari sull\u2019eccidio da un suo concittadino (vulgo: \u201cMonchino\u201d)\u201d<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>.<\/p>\n<div id=\"attachment_16595\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"http:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Immagine-092-elab-BASSA-RIS.jpg\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-16595\" loading=\"lazy\" src=\"http:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Immagine-092-elab-BASSA-RIS-300x169.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"169\" class=\"size-medium wp-image-16595\" srcset=\"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Immagine-092-elab-BASSA-RIS-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Immagine-092-elab-BASSA-RIS-1024x576.jpg 1024w, https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Immagine-092-elab-BASSA-RIS-768x432.jpg 768w, https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Immagine-092-elab-BASSA-RIS-1536x864.jpg 1536w, https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Immagine-092-elab-BASSA-RIS.jpg 1920w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-16595\" class=\"wp-caption-text\">Punta Bianca, resti del presidio tedesco<br \/>(foto Giorgio Pagano)<\/p><\/div>\n<p class=\"testoGiustificato\">Dostler fu catturato nel dopoguerra e sottoposto a processo nell\u2019ottobre del 1945, nella Reggia di Caserta. Si difese sostenendo di aver obbedito agli ordini di Hitler del 1942. I due documenti di Hitler del novembre e del dicembre 1942 erano netti: ampi poteri ai soldati, uccisione immediata e senza alcuna formalit\u00e0 giuridica di partigiani e civili, nessuna limitazione alla violenza anche contro donne e bambini. Furono la giustificazione formale ai peggiori eccessi.<br \/>\nE tuttavia va sottolineata la peculiarit\u00e0 dell\u2019eccidio di Punta Bianca. Lo storico Carlo Gentile ha scritto di tre diverse guerre condotte dai nazisti: contro gli eserciti alleati, \u201ccombattuta quasi senza eccezioni secondo i canoni del diritto di guerra\u201d; antipartigiana, \u201ccombattuta con estrema durezza e scarso rispetto del diritto bellico\u201d; contro la popolazione civile, \u201ccondotta con modalit\u00e0 in larga prevalenza criminali\u201d<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>.<br \/>\nNel caso di Punta Bianca ci fu l\u2019eccezione: i canoni del diritto di guerra non furono rispettati.<br \/>\nDichiarato colpevole, Dostler fu fucilato ad Aversa il 1\u00b0 dicembre 1945.<br \/>\nMa Dostler dipendeva dal feldmaresciallo Albert Kesselring, comandante militare in capo del sudovest. Non poteva non averlo informato, n\u00e9 aver proceduto senza la sua autorizzazione. Lo storico Sandro Antonini, nel libro \u201cGenerali e burocrati nazisti in Italia: 1943-1945\u201d, ha studiato i verbali degli interrogatori dei nazisti nei National Archives americani. Kesselring disse di non aver mai saputo nulla della vicenda. Del resto, se lo avesse ammesso, sarebbe stato fucilato come Dostler.<br \/>\nLe falsit\u00e0 di Kesselring erano state rivelate gi\u00e0 nel 1998 dalla prestigiosa rivista di studi militari germanica <em>Cronache di Storia Militare<\/em>, che pubblic\u00f2 il saggio <em>Kesselring, via Rasella e la \u201cmissione Ginny\u201d<\/em> dello storico statunitense Richard Raiber. Documenti inoppugnabili della Wehrmacht conservati al Bundesarchiv-Militararchiv dimostrano che Kesselring in quei giorni si trovava non a Roma, come ha sempre sostenuto, ma in Liguria. Pernott\u00f2 a Nervi il 22 e a Rapallo il 23, dopo aver ispezionato la costa ligure fino a Ventimiglia. Arriv\u00f2 alla Spezia alle 10,45 del 24 marzo 1944.<br \/>\nScrive Antonini:<br \/>\n\u201cLe contraddizioni di Kesselring sono cos\u00ec evidenti da apparire perfino puerili: mente sapendo di mentire. Del resto la menzogna, unita ai vuoti di memoria, \u00e8 la cifra che caratterizza i grandi gerarchi nazisti catturati e sottoposti a processo, su cui incombe la possibilit\u00e0 di una condanna a morte\u201d<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a>.<\/p>\n<p class=\"testoFirma\">Giorgio Pagano<\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\">\n<a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> Raffaella Cortese de Bosis, Marco Patucchi, <em>Il plotone perduto<\/em>, <em>la Repubblica<\/em>, 29 giugno 2018.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> Relazione di Giulio Mongatti. Fondo Gimelli 2, b. 25, fasc. II, ILSREC.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> Carlo Gentile, <em>I crimini tedeschi di guerra in Italia. 1943-1945<\/em>, Einaudi, Torino, 2015, p. 20.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a> Sandro Antonini, <em>Generali e burocrati nazisti in Italia: 1943-1945<\/em>, Internos, Chiavari (GE), 2022, p. 61.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ameglia Informa, 1\u00b0 maggio 2022<br \/>\n\u201cAmeglia informa\u201d ha pi\u00f9 volte pubblicato articoli sull\u2019operazione \u201cGinny\u201d, la missione alleata del marzo 1944 che aveva come obiettivo la distruzione della galleria ferroviaria tra Bonassola e Framura, per interrompere i &#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[673],"tags":[69],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16594"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=16594"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16594\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":16597,"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16594\/revisions\/16597"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=16594"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=16594"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=16594"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}