{"id":16411,"date":"2022-05-10T21:47:12","date_gmt":"2022-05-10T19:47:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/?p=16411"},"modified":"2022-05-14T21:49:37","modified_gmt":"2022-05-14T19:49:37","slug":"presentazione-di-generali-e-burocrati-nazisti-in-italia-1943-1945-di-sandro-antonini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/economia-societa-politica-anticorpi-alla-crisi\/presentazione-di-generali-e-burocrati-nazisti-in-italia-1943-1945-di-sandro-antonini\/","title":{"rendered":"Presentazione di &#8220;Generali e burocrati nazisti in Italia. 1943-1945&#8221; di Sandro Antonini"},"content":{"rendered":"<p class=\"testoCentratoFirst\"><strong>Sestri Levante, 8 aprile 2022<\/strong><br \/>\nINTERVENTO DI <em>GIORGIO PAGANO<\/em><\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\">Oggi presentiamo un libro importante, su un tema su cui la ricerca storica si \u00e8 cimentata solo in anni relativamente recenti. Cito le opere pi\u00f9 significative, quelle di Lutz Klinkhammer (1993), di Michele Battini e Paolo Pezzino (1997), di Carlo Gentile (2012).<br \/>\nLe fonti utilizzate da Sandro Antonini sono gli interrogatori dei gerarchi nazisti contenuti nei National Archives americani. Sono tra le fonti pi\u00f9 preziose, insieme ai National Archives inglesi. Documentazione ancora pi\u00f9 abbondante \u00e8 in Italia: l\u2019\u201darmadio della vergogna\u201d e i processi dei Tribunali militari.<br \/>\nRicordo che il Comune e la citt\u00e0 della Spezia furono in prima fila nella battaglia per i processi ai responsabili delle stragi naziste, perch\u00e9 alla Spezia aveva sede la Procura dove erano stati trasferiti ben 214 fascicoli dell\u2019\u201darmadio della vergogna\u201d. Affiancammo alla difesa delle parti civili un legale di fiducia e organizzammo il convegno nazionale \u201cDall\u2019armadio della vergogna ai processi: il cammino della verit\u00e0\u201d. E oggi la citt\u00e0 si candida ad ospitare, a fini di studio e di ricerca, tutta la documentazione dei processi.<\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\">Il libro interessa in particolare la Liguria perch\u00e9 la nostra fu terra di rastrellamenti e di eccidi nazisti. Le violenze e i massacri diminuirono in Italia dall\u2019autunno 1944, ma in Emilia e in Liguria continuarono a verificarsi episodi rilevanti (ricordo, nella IV Zona operativa, quella spezzina, i grandi rastrellamenti del 29 novembre 1944 e del 20-25 gennaio 1945).<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\">La lotta partigiana in Liguria ebbe un carattere sia fortemente antifascista sia fortemente antinazista. \u00c9 un intreccio da approfondire. Il libro di Antonini ci invita a farlo.<br \/>\nLa memoria spezzina della deportazione \u2013 La Spezia \u00e8 la citt\u00e0 italiana con il pi\u00f9 alto numero di deportati percentualmente alla popolazione \u2013 \u00e8 certamente antinazista, ma \u00e8 anche antifascista: perch\u00e9 \u00e8 dall\u2019ex 21\u00b0 Reggimento Fanteria, caserma occupata dalle Brigate Nere e trasformata in comando-carcere e in luogo di terribili torture, che partivano i prigionieri condannati ai campi di concentramento in Germania. Nelle testimonianze che ho raccolto nei libri <em>Eppur bisogna ardir<\/em> e <em>Sebben che siamo donn<\/em>e emerge che i fascisti si comportavano spesso in modo pi\u00f9 feroce dei tedeschi. Ed \u00e8 ancora viva la memoria del dopoguerra, del tempo dei processi contro i crimini fascisti \u2013 nel periodo che va dal giugno 1945 al maggio 1947 \u2013, che rivelarono una vera e propria galleria degli orrori commessi dai fascisti.<br \/>\nChe cosa fu il fascismo repubblicano? Fu caratterizzato da una forte presenza di estremisti ai vertici e dall\u2019esautorazione dei rappresentanti delle \u00e9lites del potere: anche cos\u00ec si spiega la guerra civile.<br \/>\nC\u2019\u00e8 un nesso tra partecipanti all\u2019occupazione italiana dei Balcani o alla Milizia fascista e appartenenza alla RSI.<br \/>\nLa violenza emerge come tratto identitario del fascismo: lo squadrismo degli inizi si trasferisce nella Milizia, vive in Africa e nei Balcani, arriva fino alla RSI.<br \/>\nIl libro \u00e8 molto netto su questo. Illustra la collaborazione dei gruppi fascisti estremisti con la gerarchia tedesca, dalla quale dipendevano.<br \/>\nCita, non a caso, la circolare del generale Mario Roatta del 1\u00b0 marzo 1942, che dichiar\u00f2 uno stato di guerra contro la popolazione civile nella Croazia occupata dall\u2019Italia, esattamente come erano usi fare gli alleati tedeschi nella guerra antipartigiana. \u201cSe necessario \u2013 si legge nella circolare \u2013 non rifuggire di usare crudelt\u00e0. Deve essere una pulizia completa. Abbiamo bisogno di internare tutti gli abitanti e mettere le famiglie italiane al loro posto\u201d. E ancora: \u201cl\u2019internamento pu\u00f2 essere esteso\u2026 sino allo sgombero di intere regioni, come ad esempio la Slovenia. In questo caso si tratterebbe di traferire, al completo, masse ragguardevoli di popolazione\u201d.<br \/>\nIl fascismo fu brutale. Anche gli ordinamenti giuridici della RSI furono brutali, e la RSI se ne avvalse senza esitazioni.<\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\">Il libro ci invita a pensare l\u2019intreccio tra memoria antinazista e memoria antifascista. Il mondo della Resistenza deve mantenere un vigile equilibrio: l\u2019attenzione posta sulle stragi e sui crimini nazisti, dettata da esigenze sacrosante non solo di memoria storica ma anche di risarcimento morale delle vittime, non deve comportare una rimozione delle colpe italiane grazie al comodo alibi degli \u201citaliani brava gente\u201d. Ci furono anche italiani oppressori e carnefici.<br \/>\nI conti con la storia sono un processo collettivo complesso, che l\u2019Italia deve ancora in gran parte fare.<\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\">Sulla memoria antinazista, che \u00e8 la \u201ccifra\u201d del libro, mi soffermo su un capitolo, emblematico. Molto legato alle nostre terre.<br \/>\nTra il 1943 e il 1944 la Corsica, liberata dai tedeschi, era diventata \u201cpiazzaforte militare\u201d degli Alleati. L\u2019isola fu ribattezzata \u201cUSS Corsica\u201d, la portaerei inaffondabile. Da l\u00ec partirono molte operazioni di sabotaggio e di spionaggio, compreso il volo senza ritorno di Antoine de Saint Exup\u00e9ry, l\u2019autore de \u201cIl piccolo principe\u201d, il cui aereo fu ritrovato molti anni dopo al largo della costa marsigliese. Tra queste operazioni ci fu, a inizio 1944, quella chiamata \u201cGinny\u201d \u2013 nome ispirato, sembra, alla fidanzata di uno dei quindici soldati del commando \u2013 che aveva come obiettivo la distruzione della galleria ferroviaria tra Bonassola e Framura, per interrompere i collegamenti delle forze tedesche che occupavano l\u2019Italia. L\u2019obiettivo fall\u00ec. Un primo blitz, nella notte tra il 27 e il 28 febbraio, non riusc\u00ec perch\u00e9 il commando sbarc\u00f2 in un punto sbagliato. L\u2019operazione \u201cGinny II\u201d fu ritentata il mese successivo. La terraferma fu raggiunta nella notte tra il 22 e il 23 marzo. Ci furono ancora errori, e altre complicazioni. I quindici soldati del commando si nascosero tra le rocce della spiaggia di \u201cSc\u00e0\u201d, poi raggiunsero una stalla abbandonata a Carpeneggio.<br \/>\nMa chi erano i quindici? Erano militari dell\u2019OSS, il corpo dell\u2019esercito statunitense che veniva impiegato in operazioni speciali. I componenti dei commandos venivano generalmente scelti tra i soldati con origini familiari nei Paesi obiettivo delle missioni. In questo caso tredici figli di emigrati italiani in America e due nati in Italia. Raffaella Cortese de Bosis e Marco Patucchi, in una memoria pubblicata in un inserto di \u201cRepubblica\u201d del 29 giugno 2018, hanno raccontato le loro vite. Storie di emigrazione, di viaggi in nave durate settimane per raggiungere Ellis Island, a New York. Erano giovani operai, muratori, macchinisti, barbieri\u2026 Ecco i loro nomi: Santoro Calcara, Angelo Sirico, Alfred L. De Flumeri, Salvatore Di Sclafani, Joseph M. Farrell (la madre era italiana), John J. Leone, Joseph A. Libardi, Dominick C. Mauro, Joseph Noia, Vincent J. Russo, Thomas N. Savino, Rosario F. Squatrito, Paul J. Traficante, Liberty J. Tremonte, Livio Vieceli.<br \/>\nI quindici non ebbero fortuna. A Carpeneggio un giovane contadino, Franco Lagaxio, diede loro del cibo e forn\u00ec informazioni sulla galleria. Ma la mattina del 24 marzo un pescatore scopr\u00ec i gommoni e avvis\u00f2 il Fascio di Bonassola. Lagaxio cerc\u00f2 di avvertire gli italo-americani, ma era ormai troppo tardi. I fascisti e i nazisti avevano gi\u00e0 catturato il commando.<br \/>\nDopo un primo interrogatorio a Bonassola i quindici vennero portati nella villa di Carozzo, nelle colline di Spezia, sede del quartier generale di Kurt Almers, comandante della 135a Brigata. Nonostante le regole della Convenzione di Ginevra che proibivano l\u2019esecuzione di soldati nemici catturati in divisa, il 25 marzo arriv\u00f2 l\u2019ordine del 75\u00b0 Corpo d\u2019armata tedesco di fucilare immediatamente i prigionieri. Il telegramma fu firmato dal generale Anton Dostler, capo del 75\u00b0. Iscritto al partito nazista, era arrivato in Italia il 5 gennaio 1944, promosso dopo le azioni criminali in Ucraina. Almers tent\u00f2 senza successo di far cambiare l\u2019ordine. Nessuno dei quindici fu giudicato da un tribunale. All\u2019alba del 26 marzo furono uccisi a Punta Bianca di Ameglia, dove i tedeschi avevano un deposito, una batteria e un Comando Marina. Furono fucilati o subirono anche altri oltraggi? Lo studioso levantese Giulio Mongatti, in una memoria, sostenne che \u201cda accertamenti compiuti dalle truppe americane alcuni dei giustiziati furono sepolti ancora vivi\u201d.<\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\">Chiss\u00e0, \u00e8 molto probabile che Rudolf Jacobs, il caporalmaggiore tedesco che divenne partigiano, sia stato spinto alla sua scelta di diserzione \u2013 nell\u2019estate 1944 \u2013 anche da un episodio come questo. Lavorava a Punta Bianca, vide l\u2019orrore. Quando ricordiamo l\u2019orrore tedesco non dobbiamo dimenticare che ci fu una minoranza di tedeschi che si oppose. La forza morale di questa scelta ci appare straordinaria, se rapportata alla miseria morale della maggioranza dei militari tedeschi.<\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\">Dostler fu catturato nel dopoguerra e sottoposto a processo nell\u2019ottobre del 1945, nella Reggia di Caserta. Si difese sostenendo di aver obbedito agli ordini di Hitler del 1942.<br \/>\nI due documenti di Hitler del novembre 1942 e del dicembre 1942 erano netti: ampi poteri ai soldati, uccisione immediata e senza alcuna formalit\u00e0 giuridica di partigiani e civili, nessuna limitazione alla violenza anche contro donne e bambini. Furono la giustificazione formale ai peggiori eccessi.<\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\">Dichiarato colpevole, Dostler fu fucilato ad Aversa il 1\u00b0 dicembre 1945.<br \/>\nMa Dostler dipendeva dal feldmaresciallo Albert Kesselring, comandante militare in capo del sudovest. Non poteva non averlo informato, n\u00e9 aver proceduto senza la sua autorizzazione. Antonini ha studiato i verbali degli interrogatori dei nazisti negli archivi americani. Kesselring disse di non aver mai saputo nulla della vicenda, ma in quei giorni si trovava a Bonassola! Del resto, se lo avesse ammesso, sarebbe stato fucilato come Dostler. Negli interrogatori anche Karl Wolff, capo delle SS e della polizia, e Siegfred Wetpkhal, capo di stato maggiore del quartier generale tedesco appaiono fumosi, falsi e cinici, come Kesselring.<br \/>\nScrive Antonini:<br \/>\n\u201cLe contraddizioni di Kesselring sono cos\u00ec evidenti da apparire perfino puerili: mente sapendo di mentire. Del resto la menzogna, unita ai vuoti di memoria, \u00e8 la cifra che caratterizza i grandi gerarchi nazisti catturati e sottoposti a processo, su cui incombe la possibilit\u00e0 di una condanna a morte\u201d.<\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\">Va sottolineata la peculiarit\u00e0 dell\u2019eccidio di Punta Bianca.<br \/>\nCarlo Gentile ha scritto di tre diverse guerre condotte dai nazisti: contro gli eserciti alleati, \u201ccombattuta quasi senza eccezioni secondo i canoni del diritto di guerra\u201d; antipartigiana, \u201ccombattuta con estrema durezza e scarso rispetto del diritto bellico\u201d; contro la popolazione civile, \u201ccondotta con modalit\u00e0 in larga prevalenza criminali\u201d.<br \/>\nNel caso di Punta Bianca ci fu l\u2019eccezione.<\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\">La primavera del 1944 \u00e8 una data chiave: a partire dalla primavera 1944 emerge la tendenza a rispondere con ritorsioni sempre pi\u00f9 violente. Anche se ci furono precedenti: l\u2019eccidio di Boves \u00e8 del settembre 1943.<br \/>\nLa strage delle Fosse Ardeatine \u00e8 del 24 marzo 1943. Scrive Antonini:<br \/>\n\u201cE\u2019 assolutamente fuorviante, perch\u00e9 falso, credere che il maresciallo Kesselring non sappia chi siano gli elementi poi avviati alla fucilazione. Un episodio cos\u00ec grave, in cui si decide la morte di oltre trecento persone, con tutto quello che implica, <em>deve<\/em> essere a conoscenza del comandante supremo del sudovest. Simili decisioni giungono dall\u2019alto e, come ha ammesso Kesselring, l\u2019SS Kappler non possiede abbastanza autorit\u00e0 per agire in autonomia\u201d.<br \/>\nMarzo fu il mese dell\u2019assalto al treno a Valmozzola, l\u2019episodio che segn\u00f2 l\u2019inizio della Resistenza spezzina-parmense-lunigianese, e del conseguente eccidio sul monte Barca, in Lunigiana. Poi ci fu l\u2019imboscata partigiana a Cerr\u00e8 Sologno, nel Reggiano. Tra il 18 marzo e la met\u00e0 di aprile del 1944 l\u2019episodio innesc\u00f2 una tragica catena di eventi, al termine della quale si ebbero le stragi di Monchio, Cervarolo e Vallucciole, le cui vittime furono oltre 300.<\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\">Kesselring voleva dirigere di persona la lotta antifascista. Riusc\u00ec ad accentrare il comando, nel maggio 1944.<br \/>\nIl 13 giugno ci fu la strage di Forno, nelle Apuane. Autori Almers e la Decima Mas. 81 i morti.<br \/>\nLe misure di Kesselring del 17 giugno 1944 si richiamarono all\u2019ordine di Hitler del 1942 e assicurarono totale impunit\u00e0 verso la violenza.<br \/>\nCon l\u2019ordine di Kesselring del 1\u00b0 luglio, ha scritto Gentile, \u201cil principio della rappresaglia soppiant\u00f2 quello della lotta militare contro i partigiani\u201d.<br \/>\nAnton Dostler, il 13 giugno 1944, scrisse che era necessario \u201cagire con rapidit\u00e0 e durezza draconiana\u201d. E a fine luglio 1944, a Pisa, disse al comandante SS Max Simon: \u201cil nostro dovere \u00e8 agire nel modo pi\u00f9 inesorabile\u201d.<br \/>\nNel maggio 1944 l\u2019OKW, il Comando supremo della Wehrmacht, aveva proceduto a una riforma radicale delle linee guida che garantiva ai partigiani catturati lo status di prigionieri di guerra. Ma le autorit\u00e0 militari in Italia non si adeguarono alle nuove regole. Gli ordini di Kesselring del giugno 1944 confermarono le direttive precedenti.<br \/>\nDa allora fu un crescendo di orrori.<br \/>\nTra Cisa e Cerreto, i rastrellamenti Wallenstein I, II, III, con risultati inferiori alle attese, gli eccidi a Corniglio, Monchio delle Corti\u2026 Ci furono anche perdite tedesche: l\u20198 luglio nei pressi di Varese Ligure (16 morti), l\u201911 luglio nella battaglia di Pelosa di Varese Ligure (31 morti). Da qui l\u2019eccidio di S. Maria del Taro.<br \/>\nContro la Resistenza in IV Zona operativa si scaten\u00f2 poi il rastrellamento di agosto, protagonista Almers con il battaglione Mittenwald, gli alpini tedeschi. Da Kesselring arrivarono \u201ccongratulazioni vivissime\u201d per \u201cla buona riuscita della brillante spedizione\u201d.<\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\">Poi i nazisti compirono le stragi pi\u00f9 infami: S. Anna di Stazzema il 12 agosto, Valla e Bardine il 19 agosto, Vinca il 24 agosto, Monte Sole il 29 e 30 settembre. Tutto all\u2019insegna di una organizzazione meticolosa e di una regia militare: nulla di spontaneo.<br \/>\nIl 21 agosto ci furono le proteste di Mussolini e l\u2019ammissione di Kesselring. Ma nessuna revoca.<\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\">Le misure draconiane dell\u2019estate non riuscirono per\u00f2 ad annientare la Resistenza.<br \/>\nUn documento della 14\u00b0 Armata rilev\u00f2 che nella zona della Spezia \u201cla divisione partigiana si era ripresa con sorprendente rapidit\u00e0\u201d.<br \/>\nKesselring scaten\u00f2 una nuova offensiva militare tra l\u20198 e il 14 ottobre.<br \/>\nVennero le difficolt\u00e0 dell\u2019autunno-inverno: il rastrellamento del 29 novembre 1944 in Val di Magra, quello del 20-25 gennaio 1945 in Val di Vara, noto come \u201cla battaglia del Gottero\u201d. Poi la ripresa partigiana a febbraio, fino all\u2019insurrezione di aprile.<br \/>\nNell\u2019ultima fase i massacri dei civili diminuirono sensibilmente. Antonini riporta un episodio su cui si era gi\u00e0 soffermato nel suo libro <em>Partigiani. Una storia di uomini<\/em>:<br \/>\n\u201cA seguito dell\u2019azione di un distaccamento della brigata Muccini, due soldati tedeschi rimangono uccisi, Subito, il comandante del presidio decide una rappresaglia: \u2018Sintomatico il fatto \u2013 si scrive nel rapporto \u2013 che da parte tedesca si siano fucilati due sconosciuti per due dei loro, pur avendo in mano molti ostaggi. E\u2019 palese che si sia voluto intimorire, ma si \u00e8 avuto paura di provocare indignazione: quindi, manifesta debolezza\u2019\u201d.<\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\">E tuttavia, l\u20198 febbraio 1945, Kesselring eman\u00f2 nuove direttive: ancora una volta all\u2019insegna delle rappresaglie di massa ai danni della popolazione. della presa di ostaggi e della messa a morte dei partigiani e dei loro \u201cfiancheggiatori\u201d.<br \/>\nSolo il successore Vietinghoff-Sheel provvide ad allineare le procedure alle modifiche emanate dall\u2019OKW nel maggio 1944, anche per quanto riguardava il trattamento da riservare ai partigiani, che dovevano essere trattati come prigionieri di guerra.<\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\">Antonini si sofferma poi sull\u2019operazione Sunrise (Aurora), la trattativa segreta svoltasi tra il capo delle SS Karl Wolff e Allen Welsh Dulles, capo dell\u2019OSS americana in Europa, la futura CIA. Il negoziato riguard\u00f2 la resa separata delle forze tedesche in Italia, unite alle forze fasciste della RSI, favorendo la cessazione dei combattimenti e il passaggio dei poteri in mano alleata. Malgrado l\u2019impegno di Wolff e di Dulles, l\u2019operazione non raggiunse lo scopo, per una serie di contrasti tra gli schieramenti e per la contrariet\u00e0 dell\u2019URSS. Kesselring fu in qualche modo partecipe dell\u2019operazione, ma non fino in fondo.<br \/>\nVenne il 25 aprile. La resa dei nazisti in Italia, firmata segretamente il 29 aprile, divenne effettiva il 2 maggio.<\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\">Il 10 ottobre 1943 il noto fondista tedesco di politica estera Hans Schwarz Van Berk aveva formulato, in un articolo su <em>Das Reich<\/em>, il giudizio secondo cui il movimento di resistenza in Italia non aveva alcun futuro.<br \/>\nE invece fin\u00ec molto diversamente.<br \/>\nA un durissimo prezzo, purtroppo: oltre 23 mila morti, secondo <em>l\u2019Atlante delle stragi naziste e fasciste in Italia<\/em>.<\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\">Kesselring, responsabile delle stragi di Punta Bianca, delle Fosse Ardeatine, di Sant\u2019Anna di Stazzema, del Monte Sole e di tanti altri crimini \u00a0verso innocenti, fu condannato a morte, poi graziato, infine posto in libert\u00e0 nel 1952. Non rinneg\u00f2 mai il passato e disse che gli italiani avrebbero dovuto dedicargli un monumento.<\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\">L\u2019indagine storica di Antonini ci invita a non dimenticare e a non confondere vittime e carnefici, bene e male.<br \/>\nHa valore perenne la poesia che il partigiano Pietro Calamandrei scrisse il 4 dicembre 1952:<\/p>\n<p class=\"testoCentrato\"><em>Lo avrai<br \/>\ncamerata Kesselring<br \/>\nil monumento che pretendi da noi italiani<br \/>\nma con che pietra si costruir\u00e0<br \/>\na deciderlo tocca a noi.<\/em><\/p>\n<p class=\"testoCentrato\"><em>Non coi sassi affumicati<br \/>\ndei borghi inermi straziati dal tuo sterminio<br \/>\nnon colla terra dei cimiteri<br \/>\ndove i nostri compagni giovinetti<br \/>\nriposano in serenit\u00e0<br \/>\nnon colla neve inviolata delle montagne<br \/>\nche per due inverni ti sfidarono<br \/>\nnon colla primavera di queste valli<br \/>\nche ti videro fuggire.<\/em><\/p>\n<p class=\"testoCentrato\"><em>Ma soltanto col silenzio dei torturati<br \/>\npi\u00f9 duro d\u2019ogni macigno<br \/>\nsoltanto con la roccia di questo patto<br \/>\ngiurato fra uomini liberi<br \/>\nche volontari si adunarono<br \/>\nper dignit\u00e0 e non per odio<br \/>\ndecisi a riscattare<br \/>\nla vergogna e il terrore del mondo.<\/em><\/p>\n<p class=\"testoCentrato\"><em>Su queste strade se vorrai tornare<br \/>\nai nostri posti ci ritroverai<br \/>\nmorti e vivi collo stesso impegno<br \/>\npopolo serrato intorno al monumento<br \/>\nche si chiama<br \/>\nora e sempre<br \/>\nRESISTENZA<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sestri Levante, 8 aprile 2022<br \/>\nINTERVENTO DI GIORGIO PAGANO<br \/>\nOggi presentiamo un libro importante, su un tema su cui la ricerca storica si \u00e8 cimentata solo in anni relativamente recenti. 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