{"id":16367,"date":"2022-04-11T20:58:32","date_gmt":"2022-04-11T18:58:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/?p=16367"},"modified":"2022-04-11T20:58:32","modified_gmt":"2022-04-11T18:58:32","slug":"la-strada-e-la-vita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/citta-della-spezia\/rubrica-luci-della-citta-di-giorgio-pagano\/la-strada-e-la-vita\/","title":{"rendered":"La strada \u00e8 la vita"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_16368\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Immagine-1337-elab-BASSA-RIS.jpg\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-16368\" loading=\"lazy\" src=\"http:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Immagine-1337-elab-BASSA-RIS-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"225\" class=\"size-medium wp-image-16368\" srcset=\"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Immagine-1337-elab-BASSA-RIS-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Immagine-1337-elab-BASSA-RIS-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Immagine-1337-elab-BASSA-RIS-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Immagine-1337-elab-BASSA-RIS-1536x1152.jpg 1536w, https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Immagine-1337-elab-BASSA-RIS-160x120.jpg 160w, https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Immagine-1337-elab-BASSA-RIS.jpg 1920w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-16368\" class=\"wp-caption-text\">New York, veduta di Manhattan dall&#8217;Empire State Building<br \/>(2008) (foto Giorgio Pagano)<\/p><\/div>\n<p class=\"testoCentratoFirst\"><strong>Citt\u00e0 della Spezia, 13 marzo 2022<\/strong><\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\"><strong>JACK KEROUAC E LA BEAT GENERATION<\/strong><br \/>\nJack Kerouac nacque cento anni fa, il 12 marzo 1922, a Lowell, Massachussets, una piccola cittadina industriale. I genitori erano di estrazione operaia. La tragedia della famiglia fu la morte del fratello pi\u00f9 grande di Jack, Gerard. La madre visse nella memoria del figlio perduto, il padre divenne alcolizzato. Jack ebbe un\u2019adolescenza difficile, poi incontr\u00f2 all\u2019Upper West Side di New York il gruppo di poeti che fu chiamato Beat Generation, e la sua vita cambi\u00f2. Kerouac, William Borroughs, Allen Ginsberg e altri cominciarono a scambiarsi sogni, progetti, affetti. La lapide commemorativa della tomba di Jack a Lowell porta incisa la firma e le parole \u201cThe Road is Life\u201d (La Strada \u00e8 la Vita). La gente che va a rendergli omaggio lascia sigarette, bottiglie di whisky, \u201cma soprattutto dediche: raccontano perch\u00e9 Kerouac gli ha cambiato la vita\u201d, dice a Lowell Bill Walsh, insegnante e storico.<br \/>\nLa Beat Generation prese avvio il 7 ottobre 1955 a San Francisco, con un reading (lettura pubblica) in cui per la prima volta Ginsberg lesse \u201cHowl\u201d (Urlo), la poesia con il celebre verso iniziale: \u201cHo visto le migliori menti della mia generazione\u2026\u201d. Un verso che, come spiega Francesco Guccini in un\u2019intervista pubblicata in \u201cUn mondo nuovo, una speranza appena nata. Gli anni Sessanta alla Spezia ed in provincia\u201d, lo ispir\u00f2 in \u201cDio \u00e8 morto\u201d. \u201cHowl\u201d \u00e8 celebrazione della pazzia e del desiderio sessuale, \u00e8 ribellione alla societ\u00e0 ossessionata dalla ricchezza e insensibile alla bellezza e all\u2019intelligenza critica, \u00e8 inno all\u2019amicizia tra intellettuali \u201calternativi\u201d. Nella prima performance pubblica di Ginsberg c\u2019era anche Kerouac, mezzo ubriaco, che a ogni pausa lo incoraggiava ad andare avanti, gridando \u201cGo! Go! Go!\u201d.<!--more--><br \/>\nIl successo di \u201cHowl\u201d si incroci\u00f2 con quello di \u201cOn the Road\u201d (Sulla strada\u201d), il romanzo di Kerouac che usc\u00ec il 5 settembre 1957. Kerouac aveva gi\u00e0 scritto un romanzo nel 1950, era una grande promessa negli ambienti letterari di New York, ma fugg\u00ec. Disse al critico letterario John Clennon Holmes:<br \/>\n\u201cDevo scegliere tra questa roba e i camion delle strade. Credo che sceglier\u00f2 i camion, dove non dovr\u00f2 spiegare niente e dove non c\u2019\u00e8 niente di spiegato, ma ci sono soltanto cose reali\u201d.<br \/>\n\u201cOn the Road\u201d nacque da quella esperienza nomade, di un giovane vagabondo che incontra solo suoi coetanei, mai \u201canziani\u201d. Tre amici, quattro viaggi: amori, alcol, droghe\u2026 Un linguaggio legato alla vita, ai ritmi della musica del tempo, bebop e jazz. Un viaggio instancabile contro il conformismo: \u201cil tema principale -ha scritto Alberto Mario Banti- \u00e8 il viaggio senza meta, giocato in disperata contrapposizione all\u2019idea di entrare definitivamente nella \u201crat race\u201d (corsa dei topi), nell\u2019ingranaggio distruttivo della societ\u00e0 americana postbellica\u201d. E\u2019 tipico questo dialogo: \u201cDobbiamo andare e non fermarci finch\u00e9 non siamo arrivati\u201d. \u201cDove andiamo?\u201d. \u201cNon lo so, ma dobbiamo andare\u201d.<br \/>\nAll\u2019arrivo a New York, alla fine del suo primo viaggio, Sal (Kerouac stesso) osserva:<br \/>\n\u201cAll\u2019improvviso mi trovai a Times Square. Avevo fatto tredicimila chilometri su e gi\u00f9 per il continente americano, e adesso ero tornato a Times Square e proprio all\u2019ora di punta, anche, e ai miei occhi innocenti da vagabondo toccava di vedere l\u2019assoluta follia e il fantastico, fragoroso via vai di New York con i suoi milioni e milioni di abitanti che sgomitano instancabili per qualche dollaro, l\u2019allucinante sarabanda del prendi, arraffa, dai, sospira, muori, solo per essere sepolti in quelle orribili citt\u00e0 funerarie dietro a Long Island City\u201d.<br \/>\nRicordo una bellissima giornata trascorsa a Spezia con Fernanda Pivano. Lei mi parl\u00f2 della Beat Generation come di una \u201cesperienza spirituale\u201d. Aveva perfettamente ragione. Lo aveva scritto nella Prefazione a \u201cOn the Road\u201d:<br \/>\n\u201cLa ricerca disperata e ininterrotta di un nuovo valore morale, di una nuova ragione del mondo, di una nuova spiegazione della vita, fa di loro una tormentata generazione di mistici e di filosofi\u201d.<br \/>\n\u201cAnarchici\u201d, scrive subito dopo. Desiderosi di estraniarsi dalla societ\u00e0, in lotta contro un impianto morale rinnegato. Individualisti ma anche comunitari, con uno stile di vita basato su una rete di piccoli gruppi. Come le comunit\u00e0 beat che negli anni Sessanta si crearono al Greenwich Village di New York, a North Beach (San Francisco), a Venice Beach (Los Angeles). C\u2019\u00e8 sempre, per la Beat Generation, un barlume di ottimismo, di fiducia, di speranza. Il termine \u201cbeat\u201d ha due accezioni: quella originaria di \u201cbattuto\u201d, \u201cprostrato\u201d, \u201cdistrutto\u201d e quella lanciata da Kerouac, che trasforma lo stato di prostrazione in uno di beatitudine. Beat = Beatific. La beatitudine dei perdenti, degli sfruttati, dei marginali, dei neri, dei pazzi.<\/p>\n<div id=\"attachment_16369\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"http:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Immagine-1659-elab-BASSA-RIS.jpg\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-16369\" loading=\"lazy\" src=\"http:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Immagine-1659-elab-BASSA-RIS-300x169.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"169\" class=\"size-medium wp-image-16369\" srcset=\"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Immagine-1659-elab-BASSA-RIS-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Immagine-1659-elab-BASSA-RIS-1024x576.jpg 1024w, https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Immagine-1659-elab-BASSA-RIS-768x432.jpg 768w, https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Immagine-1659-elab-BASSA-RIS-1536x864.jpg 1536w, https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Immagine-1659-elab-BASSA-RIS.jpg 1920w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-16369\" class=\"wp-caption-text\">New York, veduta di Manhattan e dell&#8217;Empire State Building dal fiume Hudson<br \/>(2008) (foto Giorgio Pagano)<\/p><\/div>\n<p class=\"testoGiustificatoFirst\"><strong>DAGLI ANNI SESSANTA AL SESSANTOTTO: UNA TRAVOLGENTE ESPERIENZA ESISTENZIALE<\/strong><br \/>\nFernanda Pivano concludeva la Prefazione, scritta nel 1958, riferendosi cos\u00ec agli autori della Beat Generation: \u201cSi pu\u00f2 credere nel loro avvenire\u201d. Vide giusto. Tutta la cultura degli anni Sessanta si colleg\u00f2 a quell\u2019eredit\u00e0 di protesta, di rifiuto, di creativit\u00e0. Da Bob Dylan alla generazione del Vietnam, al Sessantotto.<br \/>\nQuello di Kerouac \u00e8 un nome ricorrente nei racconti di \u201cUn mondo nuovo, una speranza appena nata\u201d. Attraverso di lui una generazione incontr\u00f2 il pacifismo, l\u2019anticonsumismo, nuovi stili di vita: i capelli lunghi, jeans e minigonne, lo slogan \u201cFate l\u2019amore e non la guerra\u201d. Da queste prime scelte di tipo simbolico si pass\u00f2 rapidamente alla critica di ogni istituzione, in primo luogo la pi\u00f9 prossima, la famiglia, poi la scuola e la societ\u00e0 borghese. Il Sessantotto studentesco spezzino ebbe origine anche dallo spettacolo teatrale \u201cBeat Generation\u201d, rappresentato il 24 giugno 1967 in Sala Dante. Nella conferenza stampa uno degli studenti organizzatori, Carlo Marletti, disse: \u201cIl fenomeno beat non \u00e8 una degenerazione del costume ma un serio intento morale\u201d.<br \/>\nCome tutti i fenomeni storici, la Beat Generation, gli anni Sessanta e il Sessantotto sono un passato irripetibile. Questi fenomeni contengono per\u00f2 lezioni, che aiutano a capire meglio il mondo in cui viviamo.<br \/>\nLa generazione dei beat ebbe molto a che fare con la guerra. Perch\u00e9 la Seconda guerra mondiale e il dopoguerra -la \u201cguerra fredda\u201d- avevano impedito a quella generazione di vivere in modo innocente la propria giovent\u00f9. Era una generazione pacifista perch\u00e9 viveva dentro un mondo costantemente sottoposto alla minaccia della sua autodistruzione nucleare. Uno dei circoli culturali pi\u00f9 interessanti che sorsero negli anni Sessanta a Spezia si chiamava, non a caso, \u201cEinstein\u201d. Ma oggi non viviamo ancora in un mondo simile? Anzi, l\u2019intensit\u00e0 di quella minaccia \u00e8 aumentata ed \u00e8 pi\u00f9 difficile da controllare. A un sistema mondiale che puntava sulla guerra in quegli anni venne contrapposto un senso di solidariet\u00e0 universale, di \u201cglobalizzazione\u201d dei destini individuali e collettivi. Quell\u2019utopia vive ancora, anche se il contesto attuale la rende di difficile attuazione.<br \/>\nPi\u00f9 in generale, la Beat Generation ha preannunciato l\u2019atteggiamento di fondo che ha animato gli anni Sessanta e il Sessantotto: l\u2019ispirazione pi\u00f9 profonda della \u201ccontestazione\u201d non fu strettamente politica ma esistenziale. Il Sessantotto come \u201crivolta etica\u201d raccolse l\u2019eredit\u00e0 di molte diverse forme espressive della creativit\u00e0 culturale nate ai margini della societ\u00e0 di massa, tra cui la Beat Generation.<br \/>\nAnche a Spezia il Sessantotto fu anzitutto una travolgente esperienza esistenziale. Cos\u00ec l\u2019ha descritta lo storico Agostino Giovagnoli:<br \/>\n\u201cCentinaia di migliaia di ragazzi e ragazze entrarono in un inedito intreccio di relazioni collettive, senza pi\u00f9 confini rigidi tra pubblico e privato, tra personale e politico. \u201cTutto \u00e8 politica\u201d si leggeva sui muri delle Universit\u00e0. Non ci fu solo il senso della liberazione da un controllo autoritario, ma anche la gioia e l\u2019emozione dell\u2019incontro con l\u2019altro. Il ragazzo wasp dei quartieri alti americani divenne amico del giovane black che viveva nel ghetto, il figlio del borghese divenne amico del figlio dell\u2019operaio e cos\u00ec via. La contestazione \u00e8 stata l\u2019esperienza di una festa: la festa di un incontro intenso e continuato che liberava dalla solitudine e dall\u2019isolamento\u201d.<br \/>\nE fu una spinta verso quel nuovo umanesimo che stiamo ancora cercando:<br \/>\n\u201cIl Sessantotto costitu\u00ec il tentativo di una reazione culturale umanista all\u2019avvento di un mondo sempre pi\u00f9 consumista, tecnologizzato, disumanizzato. Fu un atto di ribellione alla morte dell\u2019uomo che tutto ci\u00f2 preannunciava: fu il sogno di un mondo nuovo a misura d\u2019uomo. E\u2019 proprio questo sogno la sua pi\u00f9 importante eredit\u00e0: se gli avvenimenti del 1968 appaiono per pi\u00f9 versi lontani, questa eredit\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 che mai attuale\u201d.<\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\"><strong>Post scriptum<\/strong><br \/>\nDedico l\u2019articolo a un caro amico scomparso in queste ore, Renzo Fregoso, grande poeta del nostro dialetto.<br \/>\nSu questa rubrica avevo festeggiato il suo centesimo compleanno, nell\u2019articolo del 30 gennaio 2022 \u201cUn grande abbraccio a Renzo, poeta centenario\u201d.<br \/>\nL\u2019articolo \u00e8 dedicato anche a Luciano Secchi, che negli anni Sessanta fu giornalista de \u201cL\u2019Unit\u00e0\u201d e Segretario della FGCI, scomparso nei giorni scorsi. Malato da tempo, non pot\u00e9 partecipare a quella grande avventura collettiva che \u00e8 stata la scrittura del libro \u201cUn mondo nuovo, una speranza appena nata\u201d. Ma Luciano \u00e8 presente in tantissime pagine, con i suoi articoli -molto belli quelli del 1964 sulle condizioni di lavoro delle filandine e degli operai dello jutificio Montecatini di Fossamastra- e con i ricordi degli altri testimoni. Colpisce la testimonianza di Mario Margini, dirigente della FGCI genovese, presente al congresso dei giovani comunisti spezzini del 1966: \u201cA Secchi era chiarissimo che stava venendo avanti una nuova generazione\u2026 Una sera andammo a Lerici, all\u2019Ostello della Giovent\u00f9, per vedere di persona le novit\u00e0: l\u00ec capimmo che c\u2019era un altro mondo, e che noi, se non cambiavamo, correvamo il rischio di essere tagliati fuori\u201d.<br \/>\nAnche questo passo ci fa capire che, dall\u2019interessantissima microstoria spezzina, si pu\u00f2 comprendere molto della storia nazionale e internazionale di quegli anni. Da questa consapevolezza \u00e8 nato il convegno di studi \u201cIl prisma spezzino. Il Sessantotto dalla dimensione locale a quella globale\u201d, che si terr\u00e0 venerd\u00ec 25 marzo (ore 15) e sabato 26 marzo (ore 9) alla Spezia in Sala Dante, organizzato dall\u2019\u2019Istituto Spezzino per la Storia della Resistenza e dell\u2019Et\u00e0 Contemporanea e dall\u2019Associazione Culturale Mediterraneo, in collaborazione con l\u2019Ufficio Scolastico Regionale &#8211; Ambito territoriale della Spezia.<br \/>\nLe fotografie di oggi -che ho scattato nel 2008 a New York- sono di una veduta di Manhattan dall\u2019Empire State Building e di una veduta di Manhattan e dell\u2019Empire State Building dal fiume Hudson.<\/p>\n<p class=\"testoFirma\">lucidellacitta2011@gmail.com<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Citt\u00e0 della Spezia, 13 marzo 2022<br \/>\nJACK KEROUAC E LA BEAT GENERATION<br \/>\nJack Kerouac nacque cento anni fa, il 12 marzo 1922, a Lowell, Massachussets, una piccola cittadina industriale. I genitori erano di estrazione operaia. 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