{"id":15577,"date":"2021-07-20T21:30:46","date_gmt":"2021-07-20T19:30:46","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/?p=15577"},"modified":"2021-07-25T21:07:22","modified_gmt":"2021-07-25T19:07:22","slug":"la-storia-dei-disertori-che-passarono-alla-brigata-centocroci-e-di-oltre-quaranta-bravi-tedeschi-prima-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/citta-della-spezia\/rubrica-luci-della-citta-di-giorgio-pagano\/la-storia-dei-disertori-che-passarono-alla-brigata-centocroci-e-di-oltre-quaranta-bravi-tedeschi-prima-parte\/","title":{"rendered":"La storia dei disertori che passarono alla brigata Centocroci e di oltre quaranta &#8220;bravi tedeschi&#8221;. Prima parte"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_15579\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/014-elab-BASSA-RIS.jpg\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-15579\" loading=\"lazy\" src=\"http:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/014-elab-BASSA-RIS-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"225\" class=\"size-medium wp-image-15579\" srcset=\"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/014-elab-BASSA-RIS-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/014-elab-BASSA-RIS-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/014-elab-BASSA-RIS-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/014-elab-BASSA-RIS-1536x1152.jpg 1536w, https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/014-elab-BASSA-RIS-160x120.jpg 160w, https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/014-elab-BASSA-RIS.jpg 1920w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-15579\" class=\"wp-caption-text\">Compiano, il Castello<br \/>(2014) (foto Giorgio Pagano)<\/p><\/div>\n<p class=\"testoCentratoFirst\"><strong>Prima Parte<\/strong><br \/>\nCitt\u00e0 della Spezia 4 luglio 2021<\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\"><strong>UNA MINORANZA SPESSO DIMENTICATA<\/strong><br \/>\nLa lotta partigiana alla Spezia ebbe un carattere fortemente antifascista (contro i fascisti della Repubblica di Sal\u00f2) ma anche antinazista (contro i tedeschi occupanti). E\u2019 un intreccio da approfondire. La memoria spezzina della deportazione -siamo la citt\u00e0 italiana con il pi\u00f9 alto numero di deportati percentualmente alla popolazione- \u00e8 certamente antinazista, ma \u00e8 anche antifascista: perch\u00e9 \u00e8 dall\u2019ex 21\u00b0 Reggimento Fanteria, caserma occupata dalle brigate nere e trasformata in comando-carcere e in luogo di terribili torture, che partivano i prigionieri condannati ai campi di concentramento in Germania. Nelle testimonianze che ho raccolto nei libri \u201cEppur bisogna ardir\u201d e \u201cSebben che siamo donne\u201d emerge che i fascisti si comportavano spesso in modo pi\u00f9 feroce dei tedeschi. Ed \u00e8 ancora viva la memoria del dopoguerra, del tempo dei processi contro i crimini fascisti -nel periodo che va dal giugno 1945 al maggio 1947-, che rivelarono una vera e propria galleria degli orrori. Tuttavia Spezia non ha mai dimenticato nemmeno gli orrori nazisti: ricordo bene -ero Sindaco- che il Comune e la citt\u00e0 furono in prima fila nella battaglia per i processi ai responsabili delle stragi naziste, perch\u00e9 da noi aveva sede la Procura dove erano stati trasferiti ben 214 fascicoli. Affiancammo alla difesa delle parti civili un legale di fiducia e organizzammo il convegno nazionale \u201cDall\u2019armadio della vergogna ai processi: il cammino della verit\u00e0\u201d. <!--more--><br \/>\nIn questo intreccio tra memoria antifascista e memoria antinazista il mondo spezzino della Resistenza ha mantenuto un vigile equilibrio: l\u2019attenzione posta sulle stragi e sui crimini nazisti, dettata da esigenze sacrosante non solo di memoria storica ma anche di risarcimento morale delle vittime, non ha mai comportato una rimozione delle colpe italiane grazie al comodo alibi degli \u201citaliani brava gente\u201d. Contro l\u2019autorappresentazione del \u201cbravo italiano\u201d in contrapposizione al \u201ccattivo tedesco\u201d -per usare le parole dello storico Filippo Focardi- abbiamo sempre insistito sui crimini del fascismo. Gli italiani, per fare un solo esempio, furono \u201coppressori e carnefici\u201d nei Balcani dopo il 1941. Ma se il Presidente tedesco Rau and\u00f2 a Marzabotto, ancora nessun Presidente italiano ha fatto visita a uno dei luoghi simbolo dell\u2019occupazione italiana in Jugoslavia. Forse perch\u00e9 in Germania c\u2019\u00e8 stato un lungo e travagliato processo di \u201cresa dei conti\u201d con il proprio passato che da noi \u00e8 mancato. Il Presidente tedesco Steinmeier, nei giorni scorsi, ha tenuto uno storico discorso, dietro al leggio dell\u2019ex quartiere generale sovietico a Berlino-Karlshort, l\u2019edificio in cui la Germania firm\u00f2 la capitolazione l\u20198 maggio 1945: ha ricordato il coraggio dei soldati dell\u2019Armata Rossa, pronti a dare la vita per sconfiggere \u201cil peggior regime che abbia mai devastato il pianeta\u201d. Ma in quella \u201cguerra criminale di aggressione\u201d, per usare ancora le parole di Steinmeier, c\u2019erano anche le nostre uniformi. I conti con la storia sono un processo collettivo complesso, che la Germania deve proseguire e l\u2019Italia deve ancora in gran parte fare. Alla fine, se ne saremo capaci, emerger\u00e0 con chiarezza che ci furono \u201cbravi italiani\u201d -oppositori del fascismo, ma anche \u201ccattivi italiani\u201d; e \u201ccattivi tedeschi\u201d, ma anche \u201cbravi tedeschi\u201d -oppositori del nazismo. Spezia pu\u00f2 essere aiutata, in questo processo di diffusione di una maggiore consapevolezza critica, dall\u2019aver avuto, tra gli eroi della Resistenza, un disertore tedesco, il capitano Rudolf Jacobs, che mor\u00ec a Sarzana in un assalto contro le brigate nere il 3 novembre 1944: per riscattare insieme la sua biografia e quella del suo Paese, dimostrando che c\u2019erano anche \u201cbravi tedeschi\u201d.<br \/>\nLo storico Carlo Greppi sta lavorando a un libro importante su Jacobs e ha chiesto la collaborazione mia e di altre persone dell\u2019antifascismo spezzino. Abbiamo aderito con entusiasmo, e ne \u00e8 scaturito un fitto dialogo quotidiano, che ha aiutato tutti. Anche noi spezzini: a cogliere di pi\u00f9 la portata del fenomeno della diserzione tedesca nella nostra Resistenza. Una minoranza spesso dimenticata, ma con una dimensione quantitativa rilevante e un significato civile ed etico straordinario. Questo articolo \u00e8 il frutto di questa sollecitazione, e di ci\u00f2 ringrazio sentitamente Carlo. Nelle storie che racconter\u00f2 oggi e domenica prossima potremo contare, alla fine, oltre quaranta casi di diserzione. Ancora il 25 aprile di quest\u2019anno, in un articolo dedicato a Jacobs su \u201cMicroMega\u201d, scrivevo di \u201cuna quindicina\u201d di casi. Comunque schegge, si potrebbe dire. Ma \u00e8 un numero destinato, con la ricerca storica, a crescere ancora. E poi sono schegge che emozionano e fanno riflettere: la guerra contro il nazifascismo \u00e8 stata universale.<\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\"><strong>LA BATTAGLIA DEL MANUBIOLA<\/strong><br \/>\nAnche tra i tedeschi, ha scritto Filippo Focardi, non mancarono \u201cbagliori di umanit\u00e0 non spenta\u201d. Oltre alla vicenda di Jacobs, ce lo indicano tanti altri episodi. In particolare la diserzione tedesca dopo la battaglia del Manubiola, alle Ghiare di Berceto, il 30 giugno 1944, settantasette anni fa.<br \/>\nFu una grande vittoria dei partigiani, tra le pi\u00f9 memorabili della Resistenza nel Parmense: l\u2019ultima prima della fine del Territorio Libero del Taro, che si estendeva -ufficialmente dal 15 giugno 1944- a ovest del Manubiola fino ai confini liguri e piacentini.<br \/>\nDiversi distaccamenti di partigiani ricacciarono indietro una colonna della Feldgendarmerie composta da pi\u00f9 di 150 uomini e dodici automezzi, decisa a distruggere la roccaforte partigiana di Borgotaro. Dopo due ore di combattimento i nazisti si arresero: ottanta tedeschi fatti prigionieri, quattordici morti, numerosi feriti, un ingente bottino di armi. I tedeschi uccisero due civili, otto furono le vittime tra gli ostaggi che avevano fatto prigionieri, di cui si fecero anche scudo. Tra i partigiani ci furono due morti e alcuni feriti, tra cui lo spezzino Aldo Costi \u201clo Zio\u201d. La vittoria, come detto, fu breve. Dagli inizi di luglio colonne tedesche attaccarono da vari punti Borgotaro, decretando la fine del Territorio Libero.<br \/>\nAlla battaglia del 30 giugno partecip\u00f2 anche la brigata spezzina Centocroci, operante tra Val di Vara e Val di Taro. Comandante era Gino Cacchioli \u201cBeretta\u201d, vicecomandante Federico Salvestri \u201cRichetto\u201d, che diventer\u00e0 comandante a luglio. Aldo Costi \u201clo Zio\u201d era stato commissario politico della banda nella fase iniziale, da poco era stato nominato responsabile dell\u2019approvvigionamento. Quel giorno c\u2019era pure la banda locale operante tra Buzz\u00f2 e Gotra, guidata da Bruno Zanr\u00e8, che dipendeva dalla Centocroci e, dopo luglio, si sciolse (Zanr\u00e8 pass\u00f2 nel Battaglione Internazionale guidato da Gordon Lett).<br \/>\nGrazie ai prigionieri -ha raccontato \u201cRichetto\u201d nel libro \u201cCentocroci per la Resistenza\u201d di Camillo Del Maestro- \u201cpotemmo trattare la tregua per lo scambio del 18 luglio 1944\u201d (p. 47).<br \/>\nMa -fatto ancor pi\u00f9 importante- qualcuno, tra i tedeschi, pass\u00f2 con i partigiani.<br \/>\nLeggiamo, nel libro \u201cLa Brigata garibaldina Cento Croci. Storia e Testimonianze\u201d, a cura di Giulivo Ricci, Varese Antoni e dei Protagonisti, il racconto di Giorgio Vara:<br \/>\n\u201cGestire tutti quei prigionieri non fu facile, per certo verso facevano pena, avevano pena uno dell\u2019altro e alcuni criticavano Hitler, ma di nascosto. Era difficile capirsi, ma cercavano di spiegare che non volevano la guerra: anche quelli che sembravano pi\u00f9 disponibili e non faziosi (c\u2019erano anche alcuni anziani) facevano capire che anche loro erano contro la guerra, ci facevano vedere fotografie delle loro famiglie e che avevano bambini a casa. Ma avevano paura e cercavano di far in modo che gli altri di loro non capissero quello che volevano dirci. Facevamo loro della gran polenta di castagne, e li abbiamo trattati al meglio, senza un maltrattamento qualunque. Poi sono stati spostati in altra localit\u00e0. Seppi che diversi di loro furono dati in cambio per liberare nostri partigiani; qualcuno di loro si rifiut\u00f2 e appena fu possibile andarono nel Battaglione Internazionale; due austriaci restarono con noi\u201d (p. 137).<br \/>\nLa testimonianza \u00e8 molto interessante. La diserzione, si potrebbe dire, non fu un fenomeno solo ideologico o ideale (come in Jacobs), fu forse nella maggior parte dei casi frutto di un momento occasionale. Appare come un fatto legato alla natura stessa della guerra e della vita militare.<br \/>\nLe motivazioni dei disertori furono le pi\u00f9 diverse. Ma nascevano tutte, comunque, da una scelta morale.<br \/>\nRisulta da pi\u00f9 fonti. Nella testimonianza sulla battaglia del Manubiola del cappellano della Centocroci, il parroco di C\u00e0ssego di Varese Ligure don Luigi Canessa (nel suo libro \u201cLa strada era tortuosa\u201d), leggiamo:<br \/>\n\u201cUn altro [tedesco] esce da una siepe col mauser a tracolla e si presenta ai partigiani: \u2018Bravi combattenti, io non aver sparato perch\u00e9 tutti patrioti: voi in Italia, io, se potessi, in Germania\u201d (p. 59).<br \/>\nAncora: lo storico Roberto Battaglia, nel libro \u201cRisorgimento e Resistenza\u201d riporta la testimonianza raccolta dal ricercatore spezzino Giulio Mongatti:<br \/>\n\u201cUn partigiano della Centocroci [\u2026], interrogato sulla presenza dei tedeschi nella sua brigata, ha cos\u00ec risposto: \u2018Non ricordo pi\u00f9 i loro nomi. Quanto poi alla causa della loro diserzione, ricordo che essi, quando volevano dire qualcosa, dicevano che l\u2019essere lontani da casa, l\u2019avere avuto i loro cari morti sotto i bombardamenti li aveva convinti a porre fine a uno stato di cose intollerabili, a una guerra di cui ormai erano stanchi\u2019\u201d.<br \/>\nSi pu\u00f2 dunque ipotizzare che un piccolo nucleo degli ottanta tedeschi fatti prigionieri nella battaglia del Manubiola sia passato con i partigiani della Centocroci. Altre fonti sembrano confermarlo, anche se non tutte fanno un riferimento specifico a quella battaglia.<br \/>\nAntonio De Lucchi \u201cTugnin\u201d, nel libro di Del Maestro, racconta:<br \/>\n\u201cNelle nostre file abbiamo ricevuto un tenente tedesco, pi\u00f9 volte ferito e decorato reduce da Stalingrado, era molto coraggioso e deciso: durante un\u2019azione condotta alla Spezia \u00e8 stato fatto prigioniero e prima di morire fucilato ha mandato una lettera di addio alla moglie del comandante\u201d.<br \/>\nAbbiamo inoltre il dato del Registro storico dei riconoscimenti, custodito nell\u2019Archivio dell\u2019Istituto Spezzino per la Storia della Resistenza e dell\u2019Et\u00e0 Contemporanea (ISR). Si tratta di un documento coevo alla Commissione preposta ai riconoscimenti: in esso ci sono i partigiani e i patrioti riconosciuti, i quali, vivi dopo la Liberazione presentarono domanda di riconoscimento e la ottennero grazie ai requisiti che avevano. Non tutti i partigiani erano purtroppo in vita e non tutti, soprattutto tra gli stranieri, chiesero il riconoscimento. Detto questo, il Registro -sugli stranieri \u00e8 stata realizzata da Maria Cristina Mirabello un\u2019apposita scheda, che sar\u00e0 pubblicata negli Strumenti ISR- documenta che nella Centocroci combatterono tre partigiani con ogni probabilit\u00e0 tedeschi: Helbert Lohrmann, Otto Schroter e Lothar Forster. In un documento sull\u2019organico della Centocroci del 23 novembre 1944 \u00e8 presente Antonio Raberger, forse tedesco.<br \/>\nLa conferma, infine, del passaggio di alcuni disertori dalla Centocroci al Battaglione Internazionale (molto forte era il legame sia di \u201cBeretta\u201d che di \u201cRichetto\u201d con Gordon Lett) sembra venire dal figlio di Lett, Brian, che nel suo libro \u201cGordon Lett. Amico dell\u2019Italia. Partigiano a Rossano, Cittadino di Pontremoli, Albareto, Reggio Emilia\u201d, in una foto (la n. 21) della rassegna fotografica collocata nel finale del libro, indica in un gruppo uno degli uomini come \u201cdisertore tedesco\u201d. E\u2019 vero che Gordon Lett aveva scritto nel suo libro \u201cRossano\u201d che \u201cfra i tedeschi i disertori furono pochissimi\u201d (p. 140), ma va precisato che il Battaglione Internazionale era quantitativamente esiguo. In ogni caso il figlio testimonia che almeno un caso ci fu.<\/p>\n<div id=\"attachment_15578\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"http:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/DSC_0016-elab-BASSA-RIS.jpg\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-15578\" loading=\"lazy\" src=\"http:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/DSC_0016-elab-BASSA-RIS-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" class=\"size-medium wp-image-15578\" srcset=\"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/DSC_0016-elab-BASSA-RIS-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/DSC_0016-elab-BASSA-RIS-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/DSC_0016-elab-BASSA-RIS-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/DSC_0016-elab-BASSA-RIS-1536x1024.jpg 1536w, https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/DSC_0016-elab-BASSA-RIS-120x80.jpg 120w, https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/DSC_0016-elab-BASSA-RIS.jpg 1920w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-15578\" class=\"wp-caption-text\">Bardi, il Castello<br \/>(2020) (foto Giorgio Pagano)<\/p><\/div>\n<p class=\"testoGiustificato\"><strong>MARIO, ENRICO E LA LORO SORTE SCONOSCIUTA<\/strong><br \/>\nUn\u2019altra testimonianza della presenza di disertori tedeschi nella Centocroci \u00e8 contenuta nel testo inedito \u201cTullio. Memorie. Cronache resistenziali\u201d, scritto dal comandante partigiano Primo Battistini \u201cTullio\u201d, che ho potuto leggere grazie ai figli Alberto e Oscar.<br \/>\nTullio scrive che, dopo il rastrellamento del 3 agosto 1944, lo raggiunsero a Ponzano Superiore (nel gruppo che poi partecip\u00f2 alla formazione della brigata Muccini) \u201cMario, il capitano austriaco degli alpini che passer\u00e0 poi il fronte con me, e un tenente di Colonia in Germania. Essi prima avevano militato nella brigata partigiana Centocroci\u201d.<br \/>\nNon credo si tratti di un alpino: probabilmente \u00e8 un lapsus di Tullio.<br \/>\nMario aveva sentito parlare della fama di \u201cTullio\u201d (mi dice il figlio Alberto sulla base dei ricordi paterni) e -scrive Tullio- \u201csi era messo d\u2019accordo con \u2018Richetto\u2019\u201d \u201cperch\u00e9 lo facessero arruolare nella brigata Vanni (a quei tempi comandata da me a Zeri\u201d). Quindi Mario \u201csi era messo d\u2019accordo con \u2018Richetto\u2019\u201d prima del rastrellamento del 3 agosto 1944: fu dopo il rastrellamento che \u201cTullio\u201d lasci\u00f2 Zeri e si spost\u00f2 in Val di Magra.  Non c\u2019\u00e8 il riferimento alla battaglia del Manubiola, ma Alberto ricorda una diserzione abbastanza consistente.<br \/>\nContinua \u201cTullio\u201d:<br \/>\n\u201cMario mi raggiunse poi, circa due mesi dopo, a Ponzano Superiore, portando con s\u00e9 il tenente di Colonia e diverso equipaggiamento, tra cui diversi timbri necessari a falsificare documenti e salvacondotti tedeschi, e diverse pistole Ver\u00ec per segnalazioni (che si riveleranno molto utili durante il rastrellamento del 29 novembre 1944). Quando passammo il fronte, gli alleati lo misero in un campo di concentramento non permettendogli di tornare con me, come del resto avverr\u00e0 per i russi. Mario era di fede comunista\u201d.<br \/>\n\u201cTullio\u201d scrive di Mario anche in seguito:<br \/>\n\u201cAlcuni giorni dopo, cio\u00e8 verso la fine del novembre 1944 avevo trasferito, per un\u2019audace azione, una nostra pattuglia a La Spezia. Comandava la pattuglia, travestito da comandante degli alpini, il capitano austriaco Mario. Avevamo preso contatti con la Banca d\u2019Italia ed avevamo trovato la collaborazione di un sergente della X Mas di Santo Stefano, in servizio alla banca stessa, tal Vanacore. Si trattava di attendere che la divisione fascista Monterosa effettuasse il deposito dell\u2019intera sua cassa per poi prelevare quell\u2019ingente somma. Per tre giorni la pattuglia rest\u00f2 in citt\u00e0 e, d\u2019intesa col personale della Banca, gli uomini si erano nascosti nei locali della Banca medesima, dormendo nei locali stessi. In quei giorni io ero di pattuglia presso il traghetto di Fornola, vestito da capitano della X Mas, per controllare se circolassero delle spie fasciste. Improvvisamente giunse l\u2019avvertimento che stava iniziando il rastrellamento del 29 novembre. Rientrammo immediatamente, sia io che la pattuglia comandata da Mario, in zona\u201d.<br \/>\nUn disertore tedesco stava per rapinare la Banca d\u2019Italia!<br \/>\nDa questo passo si pu\u00f2 forse capire perch\u00e9 nel precedente Mario \u00e8 definito alpino: Mario si era travestito da alpino perch\u00e9 la Monterosa era la divisione degli alpini. Da qui, probabilmente, il lapsus di \u201cTullio\u201d.<br \/>\n\u201cTullio\u201d cita infine Mario quando scrive del rastrellamento del 29 novembre:<br \/>\n\u201cA notte inoltrata partimmo tutti. Mi servivo del capitano austriaco Mario che con la sua pistola Ver\u00ec faceva segnalazioni atte ad ingannare i tedeschi circa la nostra direzione, riuscendo nell\u2019intento. [\u2026] Venni al Chiapparo, sopra Caprigliola, e mi stabilii in una casetta. Erano con me, fra gli altri, il capitano austriaco Mario, il tenente di Colonia, \u2018Freccia\u2019 e \u2018Vampa\u2019\u201d.<br \/>\nLa presenza nella brigata Muccini del capitano e del tenente \u00e8 ricordata anche nella testimonianza in \u201cVoci della memoria\u201d (ISR) di Giuseppina Cogliolo \u201cFiamma\u201d, che fu partigiana anche nella Muccini, condotta ai monti da \u201cTullio\u201d. \u201cFiamma\u201d sul capitano, che sbagliando definisce polacco, dice:<br \/>\n\u201cQuello sapeva, lui \u00e8 scappato dai tedeschi no? Assieme a un tenente, che quello era proprio tedesco. Lui sapeva non so quante lingue. A me m\u2019ha insegnato tante cose, a scrivere a macchina, mi faceva scrivere le lettere in inglese ecco! E lui diceva sempre: \u2018Dopo la guerra scriver\u00f2 un libro dal titolo Una ribelle di nome Fiamma\u2019. Poi io non l\u2019ho pi\u00f9 visto, non so se l\u2019hanno ammazzato, se\u2026 sai, le vicende del dopoguerra non si sanno. E allora m\u2019\u00e8 venuto in mente quella volta, ho detto: \u2018Voglio scriverlo io, Una ribelle di nome Fiamma\u2019. In fondo ribelle la sono sempre anche adesso! Figuriamoci allora!\u201d<br \/>\nGiuseppina Cogliolo ha scritto il libro \u201cUna ribelle di nome Fiamma\u201d, ma non c\u2019\u00e8 traccia dei due disertori.<br \/>\nAnche Giulivo Ricci, nella sua \u201cStoria della brigata Muccini\u201d, racconta di Mario e del tenente, a cui d\u00e0, raccogliendo la testimonianza di Tullio, il nome Enrico.<br \/>\nDopo il rastrellamento del 29 novembre, quando il grosso della Muccini dovette passare il fronte e giungere nella Toscana gi\u00e0 liberata, i due disertori finirono, come scrive \u201cTullio\u201d, in un campo di concentramento. Insieme ai loro connazionali nazisti prigionieri. Non lo meritavano.<br \/>\nDi loro non si seppe pi\u00f9 nulla. Nella \u201cguerra popolare europea\u201d contro il nazifascismo i \u201cbravi tedeschi\u201d avevano fatto la scelta giusta, ma nella Germania del dopoguerra vennero considerati \u201ctraditori\u201d e \u201cnemici del popolo\u201d. Quell\u2019eroica minoranza fu davvero a lungo dimenticata.<\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\"><strong>Post scriptum:<\/strong><br \/>\nSulla battaglia del Manubiola e sulla brigata Centocroci, oltre ai libri citati nell\u2019articolo, rimando a:<br \/>\nGiacomo Vietti, \u201cL\u2019Alta Val Taro nella Resistenza\u201d;<br \/>\nGiacomo Bernardi, \u201c1944: quel luglio di sangue\u201d;<br \/>\ne all\u2019articolo di questa rubrica \u201c<a href=\"http:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/citta-della-spezia\/rubrica-luci-della-citta-di-giorgio-pagano\/richetto-tino-e-la-santa-pattona\/\" rel=\"noopener noreferrer\" target=\"_blank\">\u2019Richetto\u2019, Tino e la \u2018santa pattona\u2019<\/a>\u201d, 18 gennaio 2015.<br \/>\nSu Primo Battistini \u201cTullio\u201d rimando all\u2019articolo di questa rubrica \u201cTullio, eroe e fuorilegge\u201d, 21 giugno 2015.<\/p>\n<p class=\"testoCentrato\"><strong><em>lucidellacitta2011@gmail.com<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Prima Parte<br \/>\nCitt\u00e0 della Spezia 4 luglio 2021<br \/>\nUNA MINORANZA SPESSO DIMENTICATA<br \/>\nLa lotta partigiana alla Spezia ebbe un carattere fortemente antifascista (contro i fascisti della Repubblica di Sal\u00f2) ma anche antinazista (contro i tedeschi occupanti). E\u2019 un &#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[663,81],"tags":[98,69,102],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15577"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=15577"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15577\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":15600,"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15577\/revisions\/15600"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=15577"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=15577"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=15577"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}