{"id":15080,"date":"2020-09-14T07:59:45","date_gmt":"2020-09-14T05:59:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/?p=15080"},"modified":"2021-01-04T09:41:56","modified_gmt":"2021-01-04T07:41:56","slug":"lungo-lantica-via-del-sale-tra-il-forno-per-i-viandanti-e-il-paese-fantasma","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/citta-della-spezia\/rubrica-diario-dalle-terre-alte\/lungo-lantica-via-del-sale-tra-il-forno-per-i-viandanti-e-il-paese-fantasma\/","title":{"rendered":"Lungo l&#8217;antica via del sale, tra il forno per i viandanti e il paese fantasma"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_15082\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/DSC_0050-elab-BASSA-RIS.jpg\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-15082\" loading=\"lazy\" src=\"http:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/DSC_0050-elab-BASSA-RIS-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" class=\"size-medium wp-image-15082\" srcset=\"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/DSC_0050-elab-BASSA-RIS-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/DSC_0050-elab-BASSA-RIS-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/DSC_0050-elab-BASSA-RIS-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/DSC_0050-elab-BASSA-RIS-1536x1024.jpg 1536w, https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/DSC_0050-elab-BASSA-RIS-120x80.jpg 120w, https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/DSC_0050-elab-BASSA-RIS.jpg 1920w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-15082\" class=\"wp-caption-text\">Porciorasco, ruderi<br \/>(2020) (foto Giorgio Pagano)<\/p><\/div>\n<p class=\"testoGiustificatoFirst\"><strong>Citt\u00e0 della Spezia, 6 settembre 2020 &#8211; <\/strong>L\u2019antichissima strada romana che saliva dalla Riviera di Levante verso il territorio parmense -attraverso cui si trasportava il sale prodotto dalle saline di Sestri, ma anche olio e vino, e al ritorno il grano- transitava per Carro e Castello, superava il fiume Vara e poi saliva verso Costola, Buto, Teviggio, Porciorasco e Caranza. La via del sale consentiva inoltre il collegamento pi\u00f9 rapido tra due importanti abbazie, quella di Brugnato e quella di Bobbio. Seguire l\u2019andamento delle creste e i crinali era il modo pi\u00f9 sicuro per attraversare i monti liguri, perch\u00e9 esposti al sole tutto il giorno e meno soggetti alle aggressioni dei banditi. In seguito la strada per raggiungere l\u2019Emilia fu deviata, per accorciare il cammino, verso Salino e San Pietro Vara, transitando ancora per Teviggio, Porciorasco e Caranza. Nel XII secolo il tragitto fu definitivamente deviato verso San Pietro e Varese, raggiungendo poi il passo delle Centocroci. Il nuovo tracciato favor\u00ec lo sviluppo economico di Varese (si veda il secondo articolo della rubrica) e la staticit\u00e0 dei paesi che si trovavano sull\u2019antica strada, diventata secondaria.<!--more--><br \/>\nIl \u201cviaggio\u201d di oggi ci porter\u00e0 nei paesi -facenti parte del Comune di Varese Ligure- di questa antica strada nella valle dello Stora, affluente del Vara che nasce dal Monte Scassella, tra il passo della Cappelletta e il passo delle Centocroci. Erano paesini sparsi in numerose localit\u00e0, perch\u00e9 la necessit\u00e0 di utilizzare ampi spazi per la coltivazione e per l\u2019allevamento impediva la formazione di un consistente nucleo principale. Solo Porciorasco fa eccezione, come vedremo. Le popolazioni ridussero nei secoli a coltura tutte le terre favorevoli, trasformando le colline in scalinate di fasce. Il resto delle terre serviva per l\u2019allevamento e la pastorizia. Ci\u00f2 che unisce questi paesi \u00e8 inoltre il Monte Gottero, che li sovrasta e nelle cui selve le popolazioni raccolgono funghi, lamponi, mirtilli, fragole. Nel terzo articolo della rubrica ho scritto che la vera montagna di Varese \u00e8 lo Zatta: ma vale per il \u201ccapoluogo\u201d e per i paesini attorno al Vara. Per i paesini attorno allo Stora la vera montagna \u00e8 il Gottero, cos\u00ec come per la vicina Sesta Godano. Non a caso uno degli itinerari pi\u00f9 frequentati per la vetta \u00e8 quello che inizia dal passo della Cappelletta, subito dopo Caranza. Ma si pu\u00f2 partire anche dagli altri paesini.<br \/>\nCostola, Buto, Teviggio, Porciorasco e Caranza sono tutti ricchi di fascino e di storia. Il \u201cviaggio\u201d -che si pu\u00f2 fare in macchina o passando per la mulattiera di un tempo- va arricchito dalla lettura, davvero preziosa, dei libri dedicati a ognuno di questi paesi, scritti dal 2002 al 2017 da Buto Cultura e pubblicati a favore delle relative parrocchie, che hanno cos\u00ec potuto finanziare numerosi restauri.<\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\"><strong>COSTOLA<\/strong><br \/>\nA Costola, e poi a Buto, mi accompagna Maurizio Pietronave di Buto Cultura. Il paesino, vera e propria \u201csentinella\u201d della Valle, controllava la via di fondovalle e anche quella, pi\u00f9 antica, di crinale, con un castello sulle cui rovine nel XVI secolo, cessate le esigenze difensive, si costru\u00ec la chiesa di San Vincenzo. Dal paese c\u2019\u00e8 un bellissimo panorama, da cui si ammirano San Pietro e tutte le frazioni del Comune di Maissana, tranne Maissana e Torza, sullo sfondo dei monti Verruga e Porcile (si veda il primo articolo della rubrica).<br \/>\nIn precedenza la chiesa era situata in localit\u00e0 Cavallanova, ma non ne sono rimaste tracce. Dal punto di vista religioso la zona di Costola, come quelle di Buto e di Teviggio, dipendeva in origine dalla Diocesi di Luni, e in particolare dalla pieve di Robiano (poi Godano), e poi dalla Diocesi di Brugnato. Le tre zone non erano, insomma, \u201csotto Genova\u201d, come tutte le altre del territorio varesino.<br \/>\nLa chiesa fu ristrutturata nell\u2019aspetto attuale nel XVIII secolo, in stile barocco. Furono utilizzati materiali di reimpiego: il portale ha elementi del portale originario. La facciata \u00e8 rosa e crema, l\u2019interno \u00e8 ricco di marmi e di affreschi. Sopra l\u2019altare maggiore \u00e8 collocato un crocifisso ligneo. Il campanile fu costruito dopo, alla fine del Settecento.<\/p>\n<div id=\"attachment_15081\" style=\"width: 235px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"http:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/021-elab-BASSA-RIS.jpg\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-15081\" loading=\"lazy\" src=\"http:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/021-elab-BASSA-RIS-225x300.jpg\" alt=\"\" width=\"225\" height=\"300\" class=\"size-medium wp-image-15081\" srcset=\"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/021-elab-BASSA-RIS-225x300.jpg 225w, https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/021-elab-BASSA-RIS-768x1024.jpg 768w, https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/021-elab-BASSA-RIS-1152x1536.jpg 1152w, https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/021-elab-BASSA-RIS.jpg 1440w\" sizes=\"(max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-15081\" class=\"wp-caption-text\">Buto, il campanile (2018) (foto Giorgio Pagano)<\/p><\/div>\n<p class=\"testoGiustificato\"><strong>BUTO<\/strong><br \/>\nDa Costola si va a Buto anche a piedi, attraverso una bella passeggiata. La chiesa attuale, dedicata a san Pietro, era anticamente la cappella cimiteriale. Fu costruita nel 1650 circa, poi ampliata e ristrutturata pi\u00f9 volte, fino alla forma odierna.  Il bel campanile (si veda la foto in basso), autonomo dalla chiesa, fu costruito a met\u00e0 Ottocento, anche con l\u2019utilizzo di pietre prelevate dai ruderi di un vecchio castello. L\u2019interno ha marmi ed affreschi. Nella chiesa si vede bene la sagoma del precedente campanile.<br \/>\nLa chiesa pi\u00f9 antica, risalente al 1200, era nella localit\u00e0 Focetta. Fu una delle celle dei monaci benedettini Brugnatensi, luogo di incontro, di meditazione e di preghiera per i religiosi che lavoravano i campi e insegnavano a coltivarli agli abitanti del luogo. La si vede tuttora, in quello che \u00e8 il nucleo pi\u00f9 antico di Buto: ancora nel Settecento c\u2019era un punto della dogana della Repubblica di Genova, che controllava il commercio.<br \/>\nProseguendo la strada si arriva al confine con il Comune di Sesta Godano: anche a piedi si pu\u00f2 raggiungere Groppo. Proprio al confine si distacca il sentiero per il Gottero, lungo il quale si trova il piccolo eremo delle suore Benedettine (oggi ne \u00e8 rimasta una), \u201cfamose\u201d per le marmellate.<\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\"><strong>TEVIGGIO<\/strong><br \/>\nE\u2019 di grande interesse anche Teviggio, immerso nella pace del verde, con bei panorami. La Chiesa parrocchiale, dedicata ai Santi Rocco e Quirico, ha un\u2019elegante facciata barocca e un grande campanile. La precedente Chiesa di San Quirico fu distrutta da un\u2019alluvione, provocata da uno straripamento del torrente Stora. L\u2019Oratorio di San Rocco -in posizione pi\u00f9 sicura- fu ampliato nella forma attuale alla fine del XVI secolo e trasformato dunque in Chiesa. L\u2019ho visitata grazie ad Adriana Pezzi ed al marito.  L\u2019interno colpisce per la sua bellezza. Vi ammiriamo l\u2019altare dedicato a San Rocco, il pi\u00f9 antico perch\u00e9 proveniente dalla cappella precedente, quella dell\u2019Oratorio; e poi l\u2019altare maggiore con un crocifisso ligneo, l\u2019altare di Nostra Signora di Caravaggio -verso la quale c\u2019\u00e8 la devozione pi\u00f9 grande-, quello di Nostra Signora del Rosario, con una scultura lignea della scuola del Maragliano, l\u2019altare di Santa Lucia, la statua di San Quirico, l\u2019organo, il presepe\u2026 Un vero scrigno.<br \/>\nSul lato sinistro della Chiesa di Teviggio c\u2019\u00e8 una costruzione che racchiude i resti di una loggia per pellegrini, con un forno in mattoni chiuso da una mezzaluna di legno.<br \/>\nDon Sandro Lagomarsini ha pubblicato nel 2019 \u201cLa Devota della Costa. Il genio cristiano di Margherita Antoniazzi\u201d. Margherita fu protagonista, nei territori piacentini, di una straordinaria esperienza cristiana nei primi decenni del Cinquecento. Nata nel territorio di Bardi, nel parmense, esperta di pastorizia, conosceva pascoli, sorgenti e grotte di pi\u00f9 valli appenniniche. Alla sapienza pratica aggiungeva, secondo la voce popolare, una singolare familiarit\u00e0 con la Vergine Maria. Margherita, nell\u2019ambito contadino e montano, realizz\u00f2 i pi\u00f9 alti obiettivi evangelici: il sostegno ai bambini e alle madri sole, la scuola come elemento di elevazione e di libert\u00e0, la promozione della pace dentro le famiglie e le comunit\u00e0. La bambina fu affidata, quando aveva all\u2019incirca dodici anni, nel 1514-1515, a una famiglia di Teviggio, alla Ca\u2019 Bianca. Di fatto era lavoro minorile -guardiana del bestiame- sotto un padrone. Probabilmente l\u2019accordo tra i genitori e la famiglia affidataria avvenne a Compiano, in occasione della fiera di San Terenziano. Durante la permanenza di Margherita a Teviggio era gi\u00e0 costruito e funzionante l\u2019Oratorio di San Rocco. Scrive don Sandro:<br \/>\n\u201cMa la cosa pi\u00f9 singolare \u00e8 il forno, dalla muratura in solida pietra lavorata, che dall\u2019Oratorio di San Rocco dista pochi passi e oggi si trova inglobato nella nuova Chiesa. Assieme al suo atrio coperto, il forno costituisce un piccolo Ospitale, dove i viandanti poveri possono cuocere la farina ricevuta in elemosina e, all\u2019occorrenza, anche dormire. E\u2019 la stessa cosa che si poteva fare nel camino della \u201cCasetta\u201d annessa alla Chiesa di San Martino di Zanega, in territorio di Scurtab\u00f2. Quante volte Margherita ha visto, da lontano, i poveri in transito e il fumo uscire dal forno? Ogni volta ha ricevuto la conferma che vivere la fede significa anche condividere il pane e la farina\u201d.<\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\"><strong>PORCIORASCO<\/strong><br \/>\nA Porciorasco la Chiesa, dedicata a San Michele Arcangelo, sorse nel XII secolo. Attorno ad essa furono costruite le case del nucleo centrale, che si consolid\u00f2 nel XVI secolo. L\u2019ipotesi di don Lagomarsini \u00e8 che la Chiesa facesse parte di un complesso monastico rurale: il disegno \u00e8 indubbiamente quello. E\u2019 un\u2019ipotesi affascinante, che potrebbe giustificare la posizione dell\u2019antica Chiesa, l\u2019esistenza di fabbricati importanti, di cui uno da sempre chiamato \u201cforesteria\u201d, la formazione dei terrazzamenti\u2026 Servirebbe una campagna di scavi per confermarla.<br \/>\nLa zona, dal punto di vista religioso, era compresa nella Diocesi di Luni, ma non appartenne alla pieve di Robiano, a differenza di Costola, Buto e Teviggio. Probabilmente fu di fondazione brugnatense.<br \/>\nQuel che sappiamo con certezza \u00e8 che, dalla fine del XVI secolo, la storia del paese si intrecci\u00f2 strettamente a quella della famiglia De Paoli, originaria della Corsica. I De Paoli diedero a Porciorasco tre parroci e costruirono un complesso aziendale, unico nell\u2019Alta Val di Vara, di produzione agricola e artigianale e con attivit\u00e0 commerciale, con il coinvolgimento di gran parte della popolazione del paese. \u201cIn una zona di gente indipendente e riottosa\u201d, ha scritto don Lagomarsini, i De Paoli instaurarono \u201cun regime di infeudamento unico per vastit\u00e0 e importanza economica\u201d.<br \/>\nL\u2019estinzione della famiglia De Paoli avvenne nella prima met\u00e0 del XX secolo; ne diventarono eredi alcuni membri della famiglia Gotelli, originaria di Teviggio. Tra questi emerge la figura di Angela Gotelli, deputata all\u2019Assemblea Costituente per la DC. Grazie a lei il \u201cpalazzo\u201d fu utilizzato, dalla fine di dicembre del 1944 alla fine del gennaio 1945, come sede del Comando partigiano della IV Zona Operativa.<br \/>\nI De Paoli realizzarono il \u201cpalazzo\u201d, visibile ancora ora, anche se in precarie condizioni (si veda la foto nell\u2019articolo \u201c\u2019Richetto\u2019, Tino e la \u2018santa pattona\u2019\u201d della rubrica su questo giornale \u201cLuci della citt\u00e0\u201d, 18 gennaio 2015): la costruzione pi\u00f9 grande del paese, composta da locali a uso abitazione, spazi destinati al lavoro (magazzini e laboratori artigianali), stalle e fienili. E pure una biblioteca e una stanza segreta. Insomma, il palazzo era una piccola \u201ccitt\u00e0 indipendente\u201d. Due versi di Orazio, incisi agli inizi del Settecento sul portale del palazzo, dicono il programma familiare: \u201cParta labore quies \/ iterum paritura laborem\u201d (Il benessere \u00e8 frutto del lavoro e genera a sua volta nuova attivit\u00e0).<br \/>\nL\u2019antica Chiesa ospit\u00f2 sotto l\u2019altare una bellissima statua di legno, della scuola del genovese Anton Maria Maragliano, raffigurante la Madonna di Lavasina, la cui venerazione era nata in Corsica (Lavasina \u00e8 poco a nord di Bastia).  Nella seconda parte del Settecento fu costruito il campanile. La Chiesa fu in demolita in parte e ricostruita all\u2019inizio dell\u2019Ottocento, per allargare la piazza antistante. Alla fine di quel secolo la Chiesa si dot\u00f2 di una Madonna del Sacro Cuore, acquistandola dalla Chiesa di piazza Navona a Roma. Angela Gotelli raccontava che la popolazione non era affezionata alla vecchia Madonna di Lavasina: da qui l\u2019acquisto della nuova statua.<br \/>\nLa Chiesa \u00e8 splendida, anche se abbandonata, piena di crepe e di muffa\u2026 L\u2019ho visitata grazie a Linda Merciari, amica di Varese. Il suo \u201cRicordi di scuola (Diario di una maestra)\u201d ha impreziosito il primo Volume del libro mio e di Maria Cristina Mirabello \u201cUn mondo nuovo, una speranza appena nata\u201d. Nella Chiesa si ammira ancora la Madonna del Sacro Cuore, mentre quella di Lavasina \u00e8 al Museo Diocesano della Spezia. La sua nicchia \u00e8 vuota. Ma sono molto belli anche l\u2019altare maggiore, con il crocifisso e gli affreschi, l\u2019altare di San Michele, le decorazioni del soffitto, un altro crocifisso ligneo, il coro, l\u2019organo, i confessionali, i mobili della sacrestia\u2026<br \/>\nOggi il nucleo centrale di Porciorasco \u00e8 abbandonato. Nel 2006 mor\u00ec Maria Caterina Rossi detta \u201cRina\u201d, per una quindicina d\u2019anni l\u2019unica abitante del paese. Attualmente una casa del paese \u00e8 abitata da una signora di Sestri Levante. Le altre costruzioni sono ruderi (si veda la foto in alto).<br \/>\nUno scozzese ha rilevato tutto il paese, tranne la casa abitata. Il \u201cpalazzo\u201d dai Gotelli, i ruderi dall\u2019Istituto Diocesano per il sostentamento del clero della Spezia. Peccato che non si sia potuto operare lo \u201cscambio\u201d tra vendita dei ruderi e restauro della Chiesa. L\u2019acquirente realizzer\u00e0 un \u201calbergo diffuso\u201d, rispettando la tipologia architettonica degli edifici. I lavori sono in corso. L\u2019italian ghost town, il paese italiano fantasma, come lo definiscono gli articoli scritti dai figli degli emigranti, si salver\u00e0. Ma la Chiesa? Se non si interverr\u00e0 con urgenza, il degrado sar\u00e0 inarrestabile. E anche il sistema di terrazze del suolo andrebbe recuperato. Altrimenti di Porciorasco si perder\u00e0, in ogni caso, la \u201ccomunit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\"><strong>CARANZA<\/strong><br \/>\nCaranza \u00e8 il territorio pi\u00f9 montano tra quelli del nostro \u201cviaggio\u201d. L\u2019ambiente \u00e8 molto bello, ma d\u2019inverno il clima \u00e8 rigido: gli antichi abitanti vivevano in case scavate nel terreno. Il primo stanziamento abitativo fu un castello: lungo la mulattiera storica vi sono alcune tracce. Nessuna traccia, invece, dell\u2019Ospitale che gli abitanti di Caranza, assieme a quelli di Varese e della Val di Taro, realizzarono per i viandanti vicino al passo delle Centocroci. Era dedicato a San Michele.<br \/>\nTracce pi\u00f9 consistenti sono presenti, invece, della prima Chiesa di Caranza, che era poco pi\u00f9 in basso rispetto all\u2019attuale. Massimo Noceti, che mi ha aperto la Chiesa attuale, mi ha spiegato che i rovi rendono inaccessibile il sentiero che conduce alle rovine: altrimenti si vedrebbero ancora l\u2019ingresso con l\u2019inizio del portale a volta, parte dei muri perimetrali, parte dell\u2019abside\u2026 Basterebbe poco per disboscare. A proposito: anche i ruderi del vicino castello del Monte Tanano, costruito alla met\u00e0 del XII secolo dai Fieschi per poter dominare la valle dello Stora, sono inaccessibili per via della vegetazione infestante\u2026<br \/>\nLa Chiesa attuale di Caranza fu edificata nel 1664, ma sub\u00ec rimaneggiamenti e trasformazioni nel 1844 e ancora di pi\u00f9 nel 1934; in quest&#8217;ultimo periodo era prevosto il sacerdote Giovanni Battista Pardini che venne nominato, nel 1953, Vescovo di Jesi nelle Marche. Della Chiesa originaria \u00e8 rimasta la testa della statua di un angelo, visibile perch\u00e9 incastonata nella roccia, appena sotto il piazzale della Chiesa. Una parte della popolazione era contraria alla demolizione, ma la lettera anonima indirizzata al Vescovo \u00e8 del 1933, in pieno regime fascista\u2026 Ovviamente si and\u00f2 avanti. La Chiesa di Caranza, va notato, non dipendeva, come le altre citate in questo articolo, da Luni-Brugnato, ma fu sempre \u201cgenovese\u201d, soggetta cio\u00e8 alle Diocesi prima di Genova, poi di Chiavari.<br \/>\nSia la Chiesa che il campanile attuali hanno certamente il loro fascino\u2026 Ma il passato \u00e8 andato perduto.<br \/>\nResta, oltre alla testa d\u2019angelo, l\u2019architrave in pietra arenaria, collocato sulla facciata dell\u2019Oratorio accanto alla Chiesa. Porta scolpito a bassorilievo il mistero dell\u2019Annunciazione e parecchi stemmi. Secondo la tradizione era nel castello del Monte Tanano. Per don Sandro Lagomarsini ne era autore il Maestro Ilario, su cui si sofferm\u00f2, nella sua \u201cRelatione\u201d, il canonico Antonio Cesena (si veda il secondo articolo della rubrica).<br \/>\nA proposito di passato: a Caranza, dopo l\u20198 settembre 1943, fu fondata la Brigata Centocroci, una delle pi\u00f9 importanti della nostra Resistenza. Tra i fondatori c\u2019era il futuro Comandante, Federico Salvestri \u201cRichetto\u201d, nativo di Teviggio. La riunione si tenne nella casa dei Lunghi, tra la nuova e la vecchia Chiesa. Ora nella casa dei Lunghi abita Marisa Uccelli, che mi ha ospitato. L\u2019edificio \u00e8 molto bello. Le piante hanno tolto la veduta di Porciorasco, ma nei prossimi giorni saranno tagliate. Marisa mi ha offerto le \u201croette\u201d, da lei appena cucinate in vista del mio arrivo. Ci volevano proprio, dopo un piccolo panino al passo delle Centocroci tra una visita e l\u2019altra. Sono piccoli dolci dalla forma di ruota dentellata, dalla ricetta super segreta, tant\u2019\u00e8 che sono un prodotto \u201cslow food\u201d. Ma di ricette, di \u201cTerre Alte\u201d partigiane e di molto altro scriver\u00f2 domenica prossima.<\/p>\n<p class=\"testoCentrato\"><strong><em>Giorgio Pagano<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Citt\u00e0 della Spezia, 6 settembre 2020 &#8211; L\u2019antichissima strada romana che saliva dalla Riviera di Levante verso il territorio parmense -attraverso cui si trasportava il sale prodotto dalle saline di Sestri, ma anche olio e &#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[663,658],"tags":[98,657,69],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15080"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=15080"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15080\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":15094,"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15080\/revisions\/15094"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=15080"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=15080"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=15080"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}