{"id":11269,"date":"2016-10-20T11:23:39","date_gmt":"2016-10-20T09:23:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/?p=11269"},"modified":"2016-11-05T20:17:15","modified_gmt":"2016-11-05T18:17:15","slug":"non-come-tutti-prefazione-di-piero-bevilacqua","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/economia-societa-politica-anticorpi-alla-crisi\/non-come-tutti-prefazione-di-piero-bevilacqua\/","title":{"rendered":"&#8220;Non come tutti&#8221; &#8211; Prefazione di Piero Bevilacqua"},"content":{"rendered":"<p class=\"testoCentrato\"><strong><em>PREFAZIONE DI PIERO BEVILACQUA<\/em><\/strong><\/p>\n<p class=\"testoGiustificatoFirst\">Giorgio Pagano incarna una di quelle figure \u2013 divenute ormai sempre pi\u00f9 rare nel panorama politico italiano \u2013 che spiegano a posteriori buona parte delle ragioni della grandezza del vecchio Pci, il suo radicamento territoriale, l\u2019alterit\u00e0 morale dei suoi quadri dirigenti, l\u2019efficacia riformatrice della sua azione pluridecennale nella societ\u00e0 italiana. Perch\u00e9 egli \u00e8 stato e continua a essere il politico militante e a un tempo l\u2019amministratore solerte, quotidianamente vicino ai problemi e ai bisogni popolari, ma anche l\u2019intellettuale vigile e informato. E col termine intellettuale non intendo l\u2019organizzatore di premi letterari estivi per esibire un po\u2019 di divismo culturale ai cittadini, ma il militante che studia, che segue il dibattito teorico-politico, che continua ad analizzare la realt\u00e0 in cui opera, non contentandosi della mera empiria amministrativa, ma utilizzando gli strumenti offerti dalla migliore pubblicistica corrente. Egli insomma legge libri \u2013 evento divenuto ormai raro tra gli esponenti del ceto politico \u2013 e perfino ne scrive (questo \u00e8 il suo terzo) intervenendo con la propria originale elaborazione nel dibattito pubblico.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\">Gi\u00e0 queste caratteristiche storiche, per cos\u00ec dire, di Giorgio Pagano mostrano a sufficienza le ragioni di una mia prefazione a questo suo libro. Gran parte della buona amministrazione, della creazione di servizi efficienti, il soddisfacimento di diritti fondamentali dei cittadini, insomma l\u2019estendersi di aree di civilt\u00e0 democratica nella Penisola, in regioni come l\u2019Emilia, la Toscana, la Lombardia, la Liguria, ma non poche volte anche nel nostro Mezzogiorno, si deve al fervido lavoro di figure come la sua, animate da un imperativo che in tutti questi anni anni turbolenti non si \u00e8 mai appannato: perseguire il bene comune, praticare la politica non come mestiere affaristico, ma come leva per allargare l\u2019accesso al benessere sociale e alla libert\u00e0 di un numero crescente di esclusi. Ma il mio consenso al suo lavoro non si limita al sommario e necessariamente rapido inquadramento della sua persona in una storia generale, pur cos\u00ec grande e nobile. Io concordo pienamente con le idee politiche di fondo che Giorgio Pagano elabora con ammirevole chiarezza nelle pagine di questo libro. Nel senso che mi ritrovo nelle posizioni che egli elabora per definire il campo della sinistra nel nostro Paese e pi\u00f9 in generale nelle interpretazioni che egli abbozza circa la nostra storia politica pi\u00f9 o<br \/>\nmeno recente. Un \u201criformismo radicale\u201d \u2013 il tipo d\u2019azione politica auspicata da Pagano \u2013 \u00e8, a me pare, l\u2019espressione calzante per indicare ci\u00f2 che oggi pu\u00f2 distinguere una formazione politica<br \/>\ndi sinistra nella Babele dei linguaggi che assorda e confonde la scena pubblica. Una espressione indicante una strategia di lotta e di allargamento delle basi del potere, che in una democrazia<br \/>\nmatura non pu\u00f2 pi\u00f9 essere, ovviamente, di tipo insurrezionale, ma nello stesso tempo in grado di incidere con efficacia reale nei rapporti di forza fra le classi. Com\u2019\u00e8 noto, il termine riforma, riformismo, riformatore \u00e8 cos\u00ec inflazionato da essere inutilizzabile. Oggi viene anzi maneggiato con significato opposto, rispetto a quello coniato dalla grande tradizione socialista e comunista, dai vertici di Bruxelles e da non pochi epigoni della propaganda neoliberale.<\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\">Perfino il presidente della Bce, Mario Draghi, usa il termine \u201criforme strutturali\u201d, rubandolo (e macchiandolo, per cos\u00ec dire, con un sigillo di classe avverso) alla storia del Pci. Le \u201criforme di struttura\u201d fu una parola d\u2019ordine coniata da Palmiro Togliatti, diffusa e propugnata dai comunisti italiani tra gli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso. E voleva dire profonde trasformazioni nell\u2019economia, come per esempio la nazionalizzazione dell\u2019energia elettrica e di altri comparti industriali, e un equivalente mutamento nei rapporti fra le classi a vantaggio dei ceti popolari. Nel lessico tecnocratico di oggi queste agognate riforme sono dirette prevalentemente contro la classe operaia e il mondo del lavoro, hanno il fine di ritardare l\u2019andata in pensione delle varie figure, di rendere flessibile la forza lavoro, trasformarla definitivamente in merce pienamente disponibile da parte della imprese. Cos\u00ec comanda l\u2019aspro agone della competizione orchestrata dal capitale su scala mondiale. Ma Pagano non si limita alle definizioni. Ricorrendo agli studi di Norberto Bobbio, agli scritti di Vittorio Foa e di altri militanti o studiosi, entra nel merito delle caratteristiche che dovrebbero segnare e anzi dominare il campo della sinistra. E l\u2019elemento distintivo, l\u2019obbiettivo strategico di essa dovrebbe essere la lotta contro le diseguaglianze. Un obbiettivo di giustizia sociale che basta da solo a distinguere ci\u00f2 che \u00e8 di destra da ci\u00f2 che \u00e8 di sinistra, a separare con una frattura geologica i due campi in schieramenti avversi senza possibilit\u00e0 di camuffamenti. Non dimentichiamo che talora la destra si camuffa di sinistra, con metamorfosi spesso sorprendenti e spettacolari, per imporre il suo interesse classista e le sue soluzioni. Oggi ne abbiamo una prova solare nella politica di Matteo Renzi, che sta realizzando i programmi del centro-destra utilizzando il corpo inerte e ormai svuotato di un partito che doveva essere di centro-sinistra. Com\u2019\u00e8 noto, e come Pagano ricorda, fu proprio Bobbio, nell\u2019ormai celebre Destra sinistra (Donzelli,1993) a dare al perseguimento dell\u2019eguaglianza la connotazione di elemento distintivo della sinistra rispetto alla destra. Per la verit\u00e0, non \u00e8 che si trattasse di chiss\u00e0 quale scoperta teorica. Chi aveva letto almeno un po\u2019 di Marx riusciva ancora a ricordarsi che cosa volesse significare essere di sinistra. Ma Bobbio vi torn\u00f2 su con la sua forza analitica e la sua autorevolezza, in un momento in cui si andavano rimescolando le carte del sistema politico italiano, con l\u2019entrata in scena da protagonista della vecchia destra fascista, riammodernata in Alleanza Nazionale da Giancarlo Fini. E sopratutto ebbe il merito di dare rilievo a una questione destinata a ingigantirsi negli anni a venire.<\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\"> La diseguaglianza, infatti, \u00e8 forse il pi\u00f9 grave e lacerante problema sociale del nostro tempo. Studi di grande valore mostrano come essa sia alla base dell\u2019emarginazione di ceti e individui, spinga al consumo di droghe, alimenti l\u2019evasione scolastica, favorisca la maternit\u00e0 e gli aborti precoci delle adolescenti, induca alla violenza di strada e insomma procuri a un numero crescente di persone l\u2019infelicit\u00e0 del vivere. In una inchiesta a due mani durata 25 anni, pubblicata in Italia da Feltrinelli con il titolo La misura dell\u2019anima (2009), Richard Wilkinson e Kate Pickett, ricordando che \u201cla diseguaglianza \u00e8 violenza strutturale\u201d, hanno mostrato all\u2019opinione pubblica mondiale i guasti insostenibili di questo fenomeno devastante. Il premio Nobel per l\u2019economia Joseph Stiglitz ha dedicato un libro, Il prezzo della disuguaglianza (Einaudi 2013) per certificare come l\u2019ineguale e iniqua distribuzione del reddito danneggi la stessa regolare espansione del capitalismo, operi in maniera controproducente per la stessa acclamata crescita. E anche studiosi italiani, come Maurizio Franzini con Disuguaglianze inaccettabili (Laterza 2013) o Emanuele Ferragina, con A chi tutto a chi niente (Rizzoli 2013), hanno mostrato con dovizia di dati i danni sociali innumerevoli prodotti dal modo diseguale con cui la ricchezza si ripartisce fra i cittadini se \u00e8 il solo mercato a regolarne la dinamica. Oggi disponiamo di uno studio, il grande lavoro (e in parte collettivo) a firma di Thomas Piketty Il capitale nel XXI secolo (Bompiani 2014), che prova, con ampiezza incomparabile di dati e di riscontri analitici, come sia il capitalismo neoliberista della nostra epoca a generare, con i suoi specifici meccanismi di accumulazione, diseguaglianze crescenti tra le classi sociali e a concentrare la ricchezza generale in ambiti sempre pi\u00f9 ristretti di ceti, gruppi e individui. Ma Pagano pone un altro elemento decisivo a fondamento dell\u2019identit\u00e0 storica e presente della sinistra: il lavoro umano, vale a dire il cuore del modo di produzione capitalistico su cui si regge la nostra epoca. E lo fa con una espressione particolarmente efficace e insieme cos\u00ec drammaticamente aderente ai tempi: \u201cQuesta \u00e8 l\u2019altra grande questione che non meno dell\u2019eguaglianza definisce l\u2019identit\u00e0 della sinistra: la libert\u00e0 del lavoro dalla condizione di merce.\u201d Non poteva essere espressa pi\u00f9 efficacemente. In un\u2019epoca in cui la libert\u00e0 individuale \u00e8 diventata la retorica dominante, di fatto si cancella dallo sguardo generale e dallo stesso immaginario collettivo la progressiva, incalzante impossibilit\u00e0 dei lavoratori di sottrarsi alla pura vendita del corpo nel mercato generale delle merci. Si dimentica la perdita della dignit\u00e0 personale del disoccupato, l\u2019impossibilit\u00e0 di progettarsi la vita di milioni di giovani alle prese con lavori precari, la crescente impossibilit\u00e0 per cos\u00ec tanti uomini e donne, in Italia e in varie parti del mondo, di far corrispondere al lavoro un reddito che consenta di accedere a diritti sempre pi\u00f9 privatizzati e sempre pi\u00f9 costosi. Oggi, e Pagano ne fa cenno qua e l\u00e0, il problema del lavoro, della sua sicurezza e dignit\u00e0 non \u00e8 solo una questione sociale: \u00e8 un problema rilevante di democrazia. Questa infatti non \u00e8 semplicemente una architettura giuridica. Non si esaurisce semplicemente in un repertorio di norme che garantiscono la cosiddetta libert\u00e0 negativa dell\u2019individuo. La mia libert\u00e0 di criticare apertamente il potere senza essere incarcerato \u00e8 certamente un pilastro dello stato di diritto da difendere strenuamente, ma esso non basta a fondare la democrazia. Se io sono privo del reddito per vivere, io devo asservirmi a qualcuno per non morire, la mia libert\u00e0 \u00e8 perduta. \u00c8 evidente che esiste un nesso vincolante tra welfare e democrazia: quello che abbiamo conosciuto e sperimentato dopo la seconda guerra mondiale in tutti i grandi Paesi industrializzati. Oggi che il welfare \u00e8 sotto attacco appare evidente, quasi immediata e automatica conseguenza, come anche gli spazi della democrazia si restringano e le istituzioni del potere tendano ad assumere una configurazione sempre pi\u00f9 escludente e autoritaria.<\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\">Sono molti i temi trattati dall\u2019autore nel saggio introduttivo inedito e nei vari articoli raccolti, ai quali qui non si pu\u00f2 neppure accennare. Eppure, nello spazio modesto di queste brevi note, vorrei riprendere almeno un punto, una considerazione storica appena accennata dall\u2019autore. Pagano allude pi\u00f9 volte ai limiti della concezione riformatrice del vecchio Pci. Credo che si tratti di un problema rilevante che oggi meriterebbe un approfondimento storico di non modesta portata. Anche chi, come me, considera l\u2019esperienza del Pci nella vita italiana tra gli anni \u201950 e \u201970 del \u2019900 come una delle pi\u00f9 grandi pagine della storia italiana, oggi si accorge dei tanti limiti culturali con cui quel partito affront\u00f2 le sfide del suo tempo. Limiti soprattutto di lettura e di comprensione delle dinamiche del capitalismo italiano e internazionale. Ma certamente il partito nuovo di Togliatti costituisce una grande invenzione politica, senza la quale il Paese non sarebbe probabilmente diventato quel che pure \u00e8 diventato. E non a caso i problemi si porranno pi\u00f9 tardi. Ebbene, bench\u00e9 non sia possibile qui argomentare, credo che Pagano non si allontani molto dalla verit\u00e0 storica quando afferma che il Pci comincia il suo declino con il compromesso storico. Non perch\u00e9 i successi elettorali non abbiano immediatamente arriso a quella esperienza. Spesso la storia ama travestirsi e nasconde con trionfi momentanei la strada senza uscite che si \u00e8 imboccato. Quella scelta rivelava sotterraneamente l\u2019esaurimento di un progetto, un declino di creativit\u00e0, il venir meno di una capacit\u00e0 di ripensare un modello di democrazia pi\u00f9 avanzata in un Paese come l\u2019Italia, chiuso entro i vincoli del \u201cblocco atlantico\u201d e proiettato negli spazi di un capitalismo che andava vincendo sul piano mondiale la sua lotta con il comunismo. Certo, dopo il 1989, sulla carta, esistevano nel nostro Paese le forze capaci di riprogettare un partito che tenesse conto di quella catastrofe, che si manifest\u00f2 allora sotto forma di crollo, ma che era iniziata almeno dagli anni \u201930, con la trasformazione in dittatura sanguinaria della rivoluzione bolscevica. Ma quelle forze non sono state capaci di imboccare una via forse possibile. Sappiamo come \u00e8 andata a finire. Sappiamo che alla fine, dopo tante metamorfosi, \u00e8 nato il Pd e che la storia di questa superstite sinistra si \u00e8 manifestata e quasi esaurita nel movimento fisico di un continuo indietreggiare: sul piano del legame con le masse popolari, della difesa dei diritti, della elaborazione progettuale, della rappresentanza, dell\u2019organizzazione dei conflitti. Altro tema accennato da Pagano. Senza i conflitti non solo la democrazia, ma l\u2019intera societ\u00e0 imputridisce, come l\u2019acqua che non ha scorrimento. La cultura politica italiana lo sa almeno dai tempi di Niccol\u00f2 Machiavelli, autore di in un celebre capitolo nei Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio. La pagina che mostra come il conflitto tra i patrizi e i plebei nella Roma repubblicana fosse alla base della creazione di istituzioni libere nella citt\u00e0. E non \u00e8 necessario scomodare il lontano e partigiano Marx per ricordare il ruolo dei conflitti nelle societ\u00e0 del nostro tempo. \u00c8 sufficiente il parere autorevole di un liberal-democratico come il Ralf Dahrendorf di Classi e conflitto di classe nella societ\u00e0 industriale (Laterza 1963). Ma queste sono citazioni spropositate, me ne rendo conto, se il soggetto  nell\u2019argomentare \u00e8 il Pd. Quale conflitto, quale analisi delle tendenze del capitalismo del nostro tempo ha mai messo in campo questa formazione? Bastano i sondaggi, le misurazioni dei tecnici degli istituti demoscopici, i nuovi intellettuali di una societ\u00e0 ridotta a mercato elettorale. Gran parte dei dirigenti appartenuta un tempo alla sinistra \u00e8 stata ormai inquadrata con nuove divise nell\u2019esercito dall\u2019avversario, guarda al mondo presente con gli occhi del vincitore, che ha strappato una battaglia storica. E parlano ormai il suo linguaggio. Ma \u00e8 uno sguardo e un linguaggio senza avvenire, perch\u00e9 non saranno certo gli epigoni tardivi, e i convertiti al nuovo potere che saranno in grado di tirar fuori dal disordine e dalle convulsioni un modello di societ\u00e0 giunto all\u2019esaurimento delle sue capacit\u00e0 egemoniche. La sinistra dispersa e politicamente informe non appare oggi in grado di aggregare un grande movimento unitario popolare. Bench\u00e9 oggi possegga gli strumenti teorici per leggere con profondit\u00e0 il corso della storia presente, e abbia la possibilit\u00e0 di indicare nuove e percorribili vie: capaci di mettere in armonia il benessere materiale e l\u2019 espansione delle libert\u00e0 democratiche, il moto di umana emancipazione con la preservazione degli equilibri di un pianeta oggi in pericolo. Ma i tempi della politica e quelli della storia spesso sono sfasati, nonostante oggi la storia corra a una velocit\u00e0 ben diversa da quella delle epoche del passato. Forse si deve consumare fino in fondo la morte di una grande tradizione politica, perch\u00e9 il nuovo progetto trovi gli uomini capaci di renderlo concreto e operante. Ma questo non avverr\u00e0 necessariamente per l\u2019evoluzione spontanea delle cose. Senza il concorso dell\u2019umana volont\u00e0, la storia non cammina. Non cammina secondo i nostri disegni.<br \/>\n<strong>PIERO BEVILACQUA<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>PREFAZIONE DI PIERO BEVILACQUA<br \/>\nGiorgio Pagano incarna una di quelle figure \u2013 divenute ormai sempre pi\u00f9 rare nel panorama politico italiano \u2013 che spiegano a posteriori buona parte delle ragioni della grandezza del vecchio Pci, il &#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[40],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11269"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=11269"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11269\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":11272,"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11269\/revisions\/11272"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=11269"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=11269"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=11269"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}